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lunedì 28 maggio 2012

Silvio Ghiselli - Deposizione del 28 aprile 1994 - Prima parte


L'allora Colonnello dei Carabinieri Silvio Ghiselli fu ascoltato il 28 aprile 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.

Presidente: Prego, un altro teste.  
P.M.: Presidente, io avrei terminato con i testi relativi a questo fatto specifico dell'ottobre '81. Passerei, se non ci sono problemi, all'episodio successivo, quello che viene identificato come omicidio del 19 giugno '82, le cui vittime furono Mainardi Paolo e Migliorini Antonella. In ordine di contestazione è il quinto.  
Presidente: Benissimo.  
P.M.: E sentirei il capitano Ghiselli Silvio. Si,prego.  
A.B.: No, Presidente, per carità, non voglio interrompere ma siccome si tratta di una questione temporale che riguarda... io faccio una richiesta bene precisa - ex articolo 507 del Codice di procedura penale - la Corte eccellentissima ha ritenuto di respingere la richiesta di nuove prove avanzata dalla difesa in relazione ad alcuni testimoni, in particolare Spalletti ed altri, io mi permetto, oppure la faccio anche dopo, di richiederne invece la audizione ai fini dell'accertamento della verità. Se lei me lo consente, signor Presidente, dovrei fare… sennò lo faccio anche dopo….  
Presidente: Beh, ormai, Avvocato, lo faccia ora, perché sennò...  
A.B.: Sì, certo. Ci sono alcuni atti nel processo che sono, soltanto a leggerli, abbastanza inquietanti. In particolare le dichiarazioni che vengono rese da Spalletti Dino, dalla moglie di costui e da altri personaggi quali, per esempio, un tal Fosco Ricciolo che poi si sa che è un Fosco Fabbri. In particolare questo Spalletti Dino ricorda e dice che il fratello - è una pagina 17 - loro non so se sanno, io lo dico un po' anche alla Corte, che Spalletti fu immediatamente "preso", fra virgolette, dall'autorità giudiziaria perché fu il primo a ricordare che quella sera, la domenica sera, dicendolo alla moglie, vi era stato un duplice omicidio. Nessuno sapeva di questa particolarità, sicché fu subito preso, arrestato, fermato perché si capisse come mai lui sapeva, meglio e più di altri, di questa particolarità a tutti ignota tranne che a lui. Questo signore fu sentito, vennero fatte delle telefonate a casa di questo signore, anche alla moglie, da parte di un altro cosiddetto "guardone", il quale disse che questo Spalletti non avrebbe mai parlato perché aveva gran paura. Tant'è che lo stesso Spalletti ad un certo punto, dicendo di aver paura, pare che abbia mandato via la propria moglie, i propri figli lontano da casa. Sembrerebbe, da quel che traspare da questi atti del processo, che Spalletti abbia visto l'assassino, sia stato contiguo all'assassino e abbia avuto paura di questo assassino. Io mi permetto di richiedere la audizione di questo signore ai sensi dell'articolo 210 del Codice di procedura penale, di insistere sulla audizione, con i poteri che la Corte ha - ex articolo 507 - posto che noi tutti, dall'una e dall'altra parte, chiediamo, cerchiamo soltanto la verità. E credo che la verità fosse a sua volta molto vicina, e sicuramente la verità, io credo, possa essere nota al signor Spalletti. Io non so se Spalletti dirà qualcosa. Certo si è che Spalletti, la moglie, il cognato sapevano che qualcuno gravitava intorno a Spalletti e Spalletti conosceva questo qualcuno che era piuttosto folle. Dice: "Secondo me mio fratello ha paura - questo il fratello di Spalletti - ma non so dire di più, lo sanno loro, cioè mio fratello e il sedicente Fosco Ricciolo". Questa è una pagina del processo, è un interrogatorio che viene reso al dottor Izzo il 22 giugno 1981. E poi ancora, Agnoletti Carla: "Io una sera che ero a casa di mio cognato, verso le 21.30 ebbi modo di essere presente a una telefonata. Capii che si trattava dell'amico di mio marito, ricordo che questo disse a mio cognato che io avevo fatto male a dire che la domenica ero già informata del delitto. Mio marito, per mezzo dell'avvocato Anticaglio e del Presidente della Misericordia mi ha fatto sapere che aveva paura che noi restassimo soli a casa e che era opportuno il trasferimento in casa dei miei genitori". Questa dichiarazione angosciata della moglie di Spalletti è l'unica che riferisce all'autorità giudiziaria di sapere, quando a tutti era ignota la circostanza della morte di questi due ragazzi, che suo marito le aveva riferito "sono stati uccisi due ragazzi stanotte", che suo marito si è trovato lì. Sicuramente la sua macchina, che aveva un color rosso, fu vista transitare qualche mezz'ora prima della morte, così ricostruita dal punto di vista cronologico dai verbalizzanti. Io credo che questa presenza nel processo, in questo processo, viva da parte di questi due signori - Spalletti per un verso e la moglie di Spalletti per un altro - sia importante. Non lo so se questo processo si concluderà in un modo o in un altro. Certo si è che noi dobbiamo ricercare comunque e dovunque la verità. E io credo molto sommessamente che la verità si può, è tanto vicina a queste persone, tanto contigua a queste persone, che la Corte eccellentissima deve, a mio avviso molto sommessamente, deve farne tesoro di queste indicazioni che con estrema umiltà la difesa propone. Per questo motivo insisto perché l'eccellentissima Corte di Assise di Appello voglia ascoltare...
Presidente: Non ancora, Avvocato, di Primo grado.  
A.B.: Come?  
Presidente: Di Primo grado. Lei ha detto Corte di Assise di Appello.  
P.M.: Per ora è di primo grado.  
Presidente: Non ancora, ho detto.  
A.B.: Mi auguro di no.  
Presidente: Appunto.  
P.M.: Lo ha detto lei.  
A.B.: Perché io penso che sia una Corte di Assise che fa l'uno e l'altro grado, come mi auguro. Comunque grazie, è un augurio mio.  
P.M.: Mi sono consentite due parole? Una.  
Presidente: Avvocato Fioravanti, lei si associa? Le parti civili nulla osservano?  
A.F.: Io mi associo all'Avvocato,
Avvocati Parti civili: Remissivi, siamo remissivi.  
P.M.: Due parole sole.  
A.B.: ... a fare sempre appelli, perché...  
P.M.: Due parole sole, una di metodo e una di merito. Il metodo. Direi che il P.M. per ora ha chiesto di documentare i fatti, e stiamo parlando di fatti. Quindi direi che come metodo, qualunque sia la decisione della Corte, non è questo il momento. Come merito, le valutazioni erano già state fatte, erano tardive, la Corte aveva convenuto su questo. Andiamo allora nel merito stretto. Dice la difesa: sentiamo questi signori. Io dico alla Corte: il P.M. non è che ha problemi nel sentire chiunque. Volevo solo far presente, si tratta di persone che sono state indagate, hanno già detto tutto quello che hanno ritenuto opportuno dire, sono state sentite più volte in varie fasi processuali che riguardavano loro. Signori della Corte, signori Giudici, signor difensore, ma cosa ci possono venire a dire oggi di nuovo? Quindi dico, come metodo, non oggi. Come merito, con questa premessa, io sono remissivo.  
Presidente: Va be', ritiriamoci.  
A.B.: Presidente, io posso dare questi atti nella valutazione?  
Presidente: Certo.  
A.B.: Il Procuratore della Repubblica, il Pubblico Ministero riconosce...  
P.M.: Ma io ho qualche problema che si possa dare atti del fascicolo del P.M., sia pure su una base di un'istanza di questo genere. Perché sennò così introduciamo quello che non ci deve essere.
A.B.: Per la valutazione.  
P.M.: Eh no, la valutazione. No, Avvocato, lei porta fatti diversi e nuovi che consentono alla Corte di fare il 507, oppure...
Presidente: Allora dobbiamo ammetterli senz'altro.  
P.M.: Bene, come credono, signori.  
Presidente: Perché nel dubbio vanno ammessi.  
P.M.: Sì, certo, certo.  
Presidente: Quindi è meglio, preferibile, avvocato Bevacqua ce li dia.  
A.B.: Io preferisco che...  
Presidente: Credo che ai fini dell'ammissibilità e della rilevanza di questi mezzi...  
P.M.: Nessun problema, ho detto sono remissivo.
Presidente: D'altra parte voi sapete che il Giudice, la Corte, il Tribunale...  
P.M.: Liberissimi, perfetto, perfetto.  
Presidente: ... molte volte guarda nel fascicolo del Pubblico Ministero.  
P.M.: Nessun problema.  
Presidente: Ancora prima del giudizio.  
P.M.: Nessun problema, Presidente.  
Presidente: Basta pensare al Tribunale della Libertà.  
P.M.: Nessun problema Presidente.  
A.B.: Io accetto il dubbio, Presidente. Se le ammette, accetto il dubbio. Non c'è problema.  
Presidente: Ce li dia. Allora, diamo lettura della seguente ordinanza: "La Corte, provvedendo sull'istanza difensiva di ammissione ex articolo 507 Codice di procedura penale dell'esame di persone non indicate nell'apposita lista, e a suo tempo non richieste in sede di ammissione delle prove, sentite le altre parti, ritenuto che, a prescindere dall'intempestività della richiesta, anche in rapporto all'articolo 507 del Codice di procedura penale che, come già specificato in altra precedente ordinanza, conferisce alla Corte poteri di ammissione 'ex officio', esercitabili soltanto all'esito dell'istruttoria dibattimentale, non è dato allo stato ravvisare l'assoluta necessità dell'ammissione di mezzi di prova dedotti nell'istanza in esame. Per questi motivi respinge l'istanza". Alleghiamo questo verbale, poi le restituiamo i fogli, avvocato Bevacqua. Andiamo avanti, e allora sentiamo un altro teste, signor Pubblico Ministero.  
P.M.: Si, Ghiselli.  
Presidente: Si accomodi, prego. Legga per cortesia quella formula - diamogliela, grazie - e poi le sue generalità.
 T.G.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.  
Presidente: Le sue generalità?  
T.G.: Silvio Ghiselli, sono Tenente Colonnello dei Carabinieri, sono nato a Xxxxx il XX xxxxxx 19XX.  
Presidente: Xxxxx il XX xxxxxx 'XX, Lucca. Prego, signor Pubblico Ministero.  
P.M.: Colonnello Ghiselli, vuole spiegare alla Corte qual era il suo incarico nell'ambito dell'Arma dei Carabinieri nel giugno '82, quando avvenne l'omicidio ai danni di Mainardi Paolo e Migliorini Antonella?
T.G.: Ero comandante della Compagnia dei Carabinieri di Signa, e quindi nella mia giurisdizione ricadeva il luogo dove avvenne il...
P.M.: Baccaiano quindi, Baccaiano di Montespertoli.  
T.G.: Baccaiano che era in una... del Comune di Montespertoli, appunto nella giurisdizione della Compagnia di Signa.  
P.M.: Ricorda di essere andato sul posto?  
T.G.: Andai sul posto.  
P.M.: Vuol spiegare come, quando, come fu avvertito, quando arrivò cosa c'era?  
T.G.: Io fui avvisato telefonicamente che era successo...  
P.M.: Da chi?  
T.G.: Dall'operatore della Centrale Operativa della Compagnia, il quale aveva avuto a sua volta notizia dalla Stazione che si era verificato...  
P.M.: Dalla Stazione di Montespertoli.
T.G.: Dalla Stazione dei Carabinieri di Montespertoli, che si era verificato nella zona di Baccaiano un delitto, dove si parlava, al momento, di uno o due morti. C'era stata una sparatoria e non mi seppe dire delle indicazioni più precise. Mi portai comunque sul posto, e man mano che... già via radio ebbi alcune precisazioni. Poi, arrivato lì...  
P.M.: Che ore erano, mi scusi?
T.G.: Erano circa le 23.30-24.00 grossomodo, tra il 19 e il 20 di giugno del 1982.  
P.M.: Quando arrivò sul posto c'erano già uomini della sua Stazione, o fu fra i primi?  
T.G.: Si, c'erano già militari della Stazione di Montespertoli.  
P.M.: Ricorda chi c'era? Insomma, il più alto in grado.  
T.G.: Sicuramente il comandante della Stazione.  
P.M.: Chi era? Se lo ricorda.  
T.G.: Era il maresciallo...  
P.M.: Non ha importanza, non ha importanza, era solo per capire. Senta una cosa e quando arrivò lei la situazione dei luoghi come si, cosa constatò?
T.G.: Constatai che rispetto...   
P.M.: Innanzitutto il luogo e poi la situazione di fatto relativo a questo che poi è stato un duplice omicidio; ma sembra di leggere dal sopralluogo che le cose, nel momento in cui interveniste, erano un attimo diverse.
T.G.: Un attimo di… Esatto.  
P.M.: Vuol spiegare alla Corte l'anomalia rispetto agli altri? Cioè l'intervento che faceste voi porta a qualcosa di diverso rispetto alle vittime.  
T.G.: Esatto. Io, quando arrivai sul posto, trovai rispetto alla strada della via del Virginio, trovai, io provenivo...  
P.M.: Una strada statale, una strada asfaltata, facciamo cosi..  
T.G.: Una strada asfaltata.  
P.M.: Rettilinea.  
T.G.: Rettilinea e che si ha a destra e sinistra, fiancheggiata da prati più o meno pianeggianti, anche se quello di sinistra, anche se la zona di sinistra è leggermente più alta del livello stradale. Diciamo, io provenivo dalla via vecchia Volterrana e sulla mia sinistra vedevo la macchina, la 127 a bordo della quale poi si trovava la Migliorini.  
P.M.: Ecco, scusi eh, Colonnello, lei deve essere un attimo cortese con noi. Dà per scontato… noi sappiamo la Migliorini... cioè noi sappiamo che qui è un duplice omicidio. Volevo innanzitutto capire, cioè come vittime cosa trova lei? 
T.G.: Io trovo un...  
P.M.: Lei ora ci sta parlando della donna. C'era anche un uomo?  
T.G.: Quando sono arrivato io?  
P.M.: Quando arrivò lei.  
T.G.: Quando sono arrivato sul posto non c'era l'uomo.  
P.M.: Come mai?  
T.G.: Perché era stato, i primi intervenuti, i primi soccorritori avevano...
 P.M.: Primi soccorritori Carabinieri o civili?  
T.G.: Ritengo che siano, so che sono arrivati più o meno contemporaneamente sia i Carabinieri che il personale della...  
P.M.: Un'ambulanza insomma.  
T.G.: Dell'ambulanza.  
P.M.: Scusi, sa chi aveva avvertito i Carabinieri?  
T.G.: Li aveva avvertiti...  
P.M.: Va bene, era sulla strada, è facile capirlo. Comunque vediamo di chiarire il punto.  
T.G.: Dei ragazzi, mi sembra, che erano passati.  
P.M.: Dei passanti.  
T.G.: Dei passanti.  
P.M.: Furono identificati?  
T.G.: Furono poi identificati.  
P.M.: Bene, andiamo avanti. Quando arriva lei c'è solo la ragazza?  
T.G.: Sulla macchina, sì.  
P.M.: Cosa le riferiscono i suoi? Cosa le riferiscono i suoi in merito al ragazzo, quindi?  
T.G.: Mi riferiscono, mi accennano della situazione appunto, di essere stati avvertiti e di essere intervenuti e che un uomo che si trovava a bordo dell'autovettura è stato portato all'ospedale di Empoli perché in fin di vita.  
P.M.: Così le dicono?  
T.G.: Sì.  
P.M.: Sul posto, quindi, par di capire che la situazione dei luoghi, per soccorrere questo ragazzo, era già stata quanto meno non dico compromessa, ma qualcuno aveva toccato la macchina ovviamente, per forza, per...  
T.G.: Sì, quando sono arrivato io c'erano già un certo numero di persone…  
P.M.: La ragazza era già stata identificata?  
T.G.: Sì, mi sembra di sì.  
P.M.: Quindi per identificarla qualcuno era entrato dentro la macchina - è questo che voglio sapere - almeno per cercare i documenti? O quando arrivò lei la situazione, almeno della donna, era asettica dal punto di vista del sopralluogo?  
T.G.: No.  
P.M.: Capisco che...  
T.G.: Presumo che già qualcuno si fosse avvicinato.  
P.M.: Per necessità, ovviamente, per vedere se era ancora viva anche lei?  
T.G.: Anche perché...  
P.M.: Nessuno, nessuno mette in dubbio questo.  
T.G.: Anche perché era stato preso il ragazzo.  
P.M.: Il ragazzo. Quindi quando arrivò lei, buona parte della ricognizione dei luoghi viene fatta sulla base dei racconti che le fanno i suoi?  
T.G.: Sì.  
P.M.: La macchina, da quel che le dissero, non era stata mossa o era mossa?  
T.G.: Non era stata mossa, da come l’avevano…  
P.M.: Da come le raccontarono i suoi. Vogliamo capire, allora, in che posizione si trovavano quest'auto e questa donna quando arrivò lei.  
T.G.: L'auto...  
P.M.: Lei dice: arrivo sulla strada, mi trovo la macchina sulla sinistra. Ci vuol descrivere grossomodo - sulla sinistra in una strada asfaltata - in che posizione è rispetto a lei che arriva?  
T.G.: E' in posizione obliqua rispetto alla mezzeria, leggermente obliqua, quasi...  
P.M.: Sulla mezzeria opposta alla sua.  
T.G.: Si trova sulla mezzeria opposta alla mia.  
P.M.: Bene.
T.G.: In una posizione obliqua, ma quasi verticale, all'asse della strada.  
P.M.: Quindi il fronte dell'auto rispetto lei che arriva è quasi perpendicolare?
 T.G.: Esatto, quasi perpendicolare.  
P.M.: Non è parallela a lei che arriva.  
T.G.: Il fronte dell'auto è quasi perpendicolare.  
P.M.: Quindi l'auto è come, ipoteticamente, si fosse messa di traverso per una ragione che ancora noi non sappiamo.
T.G.: Grosso modo quasi di traverso, leggermente obliqua in realtà.  
P.M.: Occupa quasi l'intera mezzeria o c'è spazio, la strada è larga?  
T.G.: Occupa buona parte della mezzeria, comunque non pregiudica lo scorrimento del traffico perché essendo sufficientemente larga la strada, sull'altro lato si può...  
P.M.: C'è traffico di persone o è un orario e un posto in cui, tranne voi, non c'è nessun altro? Il traffico normale…  
T.G.: Beh, c'è un certo traffico. Però in relazione all'ora non è, cioè ci sono alcune macchine di ragazzi, di persone. Anche perché la stagione è abbastanza favorevole, quindi c'è un certo movimento. Ma direi che a quel punto poi il tratto viene interrotto dalla nostra presenza sul posto.  
P.M.: Bloccate il traffico o fate i rilievi con il traffico che va avanti.  
T.G.: No, blocchiamo il traffico.
P.M.: Nei due sensi; non passa più nessuno?  
T.G.: No, no, no.  
P.M.: Benissimo, grazie. Veniamo ai rilievi. Cosa riuscite a capire dallo stato dei luoghi possa essere successo? Vediamo la macchina in che condizioni si trova, al di là della posizione: aperture, fari, motore, cose di questo genere.  
T.G.: Innanzitutto la macchina, oltre al particolare della posizione che abbiamo indicato, c'è da rilevare che le ruote posteriori sono fuori della strada, in una fossetta laterale della strada, le ruote posteriori. I fari anteriori sono rotti.  
P.M.: Sono accesi o spenti? Entrambi rotti?  
T.G.: Mi pare di ricordare entrambi rotti.  
P.M.: Buio. Situazione di buio, per i fari davanti.  
T.G.: Sì, sì.  
P.M.: I fari dietro sono accesi?  
T.G.: Mi pare di no, e comunque sono nascosti, diciamo, dalla macchina stessa.  
P.M.: Rimaniamo a questo punto. Andiamo avanti sempre sulla macchina. Uno degli sportelli è sicuramente aperto perché è stato tirato fuori il ragazzo.  
T.G.: Con gli sportelli aperti...  
P.M.: Entrambi? Quando arriva lei. Se lo ricorda, eh! Non importa, non importa.  
T.G.: Quello di sinistra presumo sicuramente di sì perché... Quello di destra non lo ricordo.  
P.M.: Andiamo avanti, andiamo avanti. Un esame esterno e interno dell'auto.  
T.G.: Dall'esame esterno vediamo che c'è un foro sul parabrezza.  
P.M.: Parabrezza frontale.  
T.G.: Sul parabrezza frontale.
P.M.: Parabrezza dell'auto. In che punto grossomodo?  
T.G.: Grossomodo centrale, grossomodo direi, così.  
P.M.: In corrispondenza del centro dei due sedili o in corrispondenza comunque di un sedile?  
T.G.: Direi che grossomodo dovrebbe essere in corrispondenza del centro.  
P.M.: Bene, andiamo avanti.  
T.G.: Grossomodo, ma ripeto ci sono...  
P.M.: Va bene lo vediamo sulle foto se ci aiutano. I finestrini laterali.  
T.G.: I finestrini laterali quello della guida è rotto, mi pare rotto, sì senz'altro. Sul sedile posteriore, a sinistra guardando, cioè sul sedile posteriore destro, sul lato destro...  
P.M.: Prendiamo la direzione della macchina. Guardando...  
T.G.: Guardando la macchina, sulla sinistra.
P.M.: Essendo seduti in macchina?  
T.G.: Essendo seduti in macchina a destra.  
P.M.: Benissimo. Posteriore?  
T.G.: Posteriore. Si trova il cadavere di una donna.  
P.M.: Di una donna. Questo perché il sedile anteriore destro è abbassato o perché la ragazza è proprio dietro e il sedile è al suo posto?  
T.G.: No, risulta seduta dietro.  
P.M.: E il sedile è al suo posto. Cioè è veramente seduta dietro, non è che ...  
T.G.: E' veramente seduta dietro.  
P.M.: E il sedile è nella sua posizione. Si era seduta dietro in precedenza, apparentemente.  
T.G.: Apparentemente sì.  
P.M.: All'interno dell'auto... No, veniamo un attimo ancora all'auto prima di parlare della ragazza. Nota niente che ci può essere utile per capire? Il senso dei vostri rilievi; come mai la macchina si trova in quelle condizioni. Vediamo.  
T.G.: Dunque la macchina ha anche la retromarcia innestata, in posizione di retromarcia...  
P.M.: Il motore, scusi, è acceso o spento.  
T.G.: È spento, mi sembra, spento. Si.  
P.M.: Bene, retromarcia innestata. Quindi si è spento mentre aveva la retromarcia innestata.  
T.G.: Sì, si è spento.  
P.M.: Si possono fare accertamenti su chi l'ha spento? Non ricorda nessun particolare?  
T.G.: Al momento, no. Ricordo però che non troviamo le chiavi.  
P.M.: Quindi allora l'accertamento in questo senso si può fare: è spento perché mancano le chiavi.  
T.G.: Sì, sì. No, sul conto della persona… chiedo scusa avevo frainteso.
P.M.: Le chiavi si trovano?  
T.G.: Le chiavi non si trovano in quella sera.  
P.M.: Si trovano successivamente?  
T.G.: Mi pare di ricordare di sì. Mi pare, ma non...  
P.M.: Bene, lo vedremo. Come la macchina è arrivata in quella posizione si riesce a ricostruire?  
T.G.: Diciamo si…  
P.M.: Cioè ci sono dati obiettivi sul terreno nei dintorni che ci fanno capire una diversa posizione della macchina poco prima di questo fatto o dobbiamo andare solo sulle ipotesi? Cioè dove si trovasse immediatamente prima l'auto, se ci sono, per intendersi, piazzole, luoghi in cui c'è tracce di dove poteva essere la macchina prima, o comunque elementi che ci possano dire come l'auto è arrivata in quel punto. Che mi capisce è anomalo per uno che la percorre, no?  
T.G.: L'elemento che suggerisce una ricostruzione è la presenza praticamente sul lato opposto della strada a quello dove si trova la macchina, quasi alla stessa altezza, quasi di fronte, di una piazzola dove con un, diciamo, una piazzola sterrata a fianco della strada...  
P.M.: Fronte macchina?  
T.G.: Quasi di fronte alla macchina.  
P.M.: Quasi di fronte alla macchina. Distanza, circa? Lei ci ha detto ‘strada abbastanza larga’…
T.G.: Saranno circa dalla macchina, presumo...  
P.M.: A occhio suo, poi lo vediamo dalle foto, se ci riesce.  
T.G.: Saranno sette, otto metri, dieci.  
P.M.: Benissimo.

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