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venerdì 29 aprile 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Terza parte

Segue dalla seconda parte.

Avvocato Filastò: Di questa ipotesi dell'interesse che potevano avere questi signori a far scarcerare Francesco Vinci, non è emerso assolutamente niente nel processo. Il processo da quel punto di vista là, come dicevo prima, è una specie di rivoletto d'acqua che poi finisce nella sabbia e attenzione a. metterci i. piedi perché, tutto sommato, forse, proprio acqua non è; è qualche cosa di peggio, se si pensa a: Sgangarella e a Calamosca. E quindi, ecco, io non ho fatto un tentativo di ricostruzione di una realtà diversa, me ne sono guardato bene. Ora, anche qui, è stato molto enfatizzato quell'accenno a quella ipotesi che ho fatto. Ne ho parlato per dieci minuti. Ho fatto una ipotesi a titolo esemplificativo per dire: guardate, che alternative ce ne sono, c'è questa, per esempio, a me sembra abbastanza cospicua'. Basta, fine, o finiamola con questa musica, con le giornalate in cui dice: 'eh, ve lo dimostrerò'. Ma chi ha mai detto che dimostrerò una certa cosa, io, ma che scherziamo? Non ho né i mezzi né la voglia, né... ma niente ho per poter fare una cosa di questo genere. Semplicemente sto discutendo un processo, dico: 'guardate c'è questa ipotesi qui, ve la racconto, così, ve la affido alla vostra valutazione'. Su sei giorni un quarto d'ora, dieci minuti, un quarto d'ora, sembra che non abbia detto altro. Anche nella replica del Pubblico Ministero, eh: 'e lui ha detto che potrebbe essere un...'. Quest'altra volta non lo dico, non lo dico più. Quindi, la constatazione finale è una indagine che ho definito tendenziosa, mirata a costruire una certa accusa anche a costo di automutilarsi, e di autoescludere tutto un campo di indagini importante. Quanto poi a quella eccezione che dicevo prima vale a dire, su dieci implicati nei delitti del "mostro”, l'unica eccezione, nel senso che l'unica persona che non tocca il carcere è Giancarlo Lotti e che è osservabile. come straordinaria eccezione, anomala; mi spingerei fino a definirla abnorme, soprattutto se si ha sottocchio la galera fatta dagli altri. Pensate un po', prendiamo lo Spalletti, ma lo Spalletti che cos'è che dice quando viene incarcerato la prima volta, dice: 'io ho visto'. 'Ah, te hai visto? E allora dicci come'. Lui non sa dire le cose: subito in galera. E così tutti gli altri, insomma, no, con vari meccanismi; a uno gli si imputa la falsa testimonianza, a quell'altro maltrattamenti in famiglia, a quell'altro un omicidio, che poi era un suicidio, avvenuto in Sardegna; mah, insomma. Come si fa a non definire strumentale la non carcerazione di Giancarlo Lotti? Su questo sono in buona: compagnia, perché il signor Presidente nel corso dell'ultima udienza del 17 marzo del '98, di fronte ai balbettamenti, ai soliti atteggiamenti, alle domande che si trasformano... alle quali si dovrebbe, dar risposta e che invece si trasformano in domande da rivolgere all'avvocato, insomma, spettacolo insopportabile da parte del Lotti, il Presidente ha detto: 'sa cosa gli sarebbe stato bene a lei, le manette', gli ha detto. L'ha detto, perfettamente d'accordo. Oppure si deve credere al Pubblico Ministero il quale dice che questa non carcerazione di Lotti è un fenomeno amministrativo in cui lui non c'entra nulla, lui come Pubblico Ministero? Io, francamente, ecco, non me ne intendo; l'avvocato Mazzeo questa materia l'ha studiata meglio di me, ma insomma, come? Sarebbe ordinaria amministrazione la galera, oppure no, di un cittadino? Mah, insomma, qualcosa non quadra, eh. Fin dall'origine-, senza che intervenga l'ufficio del Pubblico Ministero almeno in forma consultiva? No, non è così, vero. E qui permettetemi una riflessione, senza voler bacchettare nessuno, per carità, qua nessuno bacchetta nessun altro, si fa semplicemente delle riflessioni sul punto. Ma io mi domando, ma secondo me, l'ufficio del Pubblico Ministero avrebbe dovuto riflettere su questo punto prima di prendere quella decisione, che poi perdura fino a oggi, no, perché con questa disinvoltura nell'uso di uno strumento legislativo come quello della legislazione cosiddetta premiale che riguarda i collaboratori ma se ne rende conto, il Pubblica Ministero, che lo mette in discussione, l'Istituto? Per questo che io, a suo tempo, feci un'osservazione che venne interpretata come una sorta di intimidazione nei confronti della Corte, dissi: 'no, se ne parlerà'. Per forza, eh. Capite, voglio dire, è uno strumento delicatissimo quello là, utilissimo, sono perfettamente d'accordo, ultrautile, necessario. Nella guerra che lo Stato sta combattendo nei confronti della criminalità organizzata è assolutamente indispensabile questo strumento. Ma nel momento che lo si usa in questo modo, in forma strumentale, eh, lo devo dire, rispetto ad una prova che non c'è, eh, diventa antipatica la cosa. Cioè, si dà spazio a tutte quelle persone che lo vogliono ridiscutere, lo vogliono mettere in discussione di nuovo, l'istituto, che vogliono annullarlo. Eh, voglio dire, non è mica una bella cosa, perché se venisse meno quella struttura, quell'Istituto, sarebbe un danno per tutti, anche per voi. Qui bisognava pensarci. Prima di mettere in movimento quel meccanismo per cui Lotti, imputato di reati che, va bene, non hanno, nulla a che vedere con quelle previsioni che sono e che riguardano quel tipo di strumento e di previdenza legislativa... dice: 'no, te stai pure tranquillo, tieni la casa, tieni lo stipendio, vattene al ristorante'. No, non si doveva fare, ecco. Convinto che non si doveva fare. Se lo si applica in questo modo, e a me sembra che... no, cioè ne sono convinto, non che mi sembra, son convinto che sia stato usato per tenere al coperto la prova carente di Lotti, non nel senso di preservarla da possibili attacchi, perché capite, una giustificazione potrebbe essere questa: io, a un certo punto, temo che andando in galera te ti trovi gli amici 'degli "amici di merende” che ti fanno fuori in carcere con la "sferra", che come voi sapete è quell’oggetto ricavabile dal manico di un cucchiaio che diventa appuntito e col guai e si ammazza le persone nella galera. Ma avete percepito qualche cosa, di tutte questo in questo processo? Io l'analisi sul reato associativo, sugli altri misteriosi "amici di merende" che in qualche modo graviterebbero intorno a questo gruppo l'ho fatta. Eh, che devo dire, mi è stato risposto, da parte del dottor Giuttari - vedo che stamattina non c'è, tutto sommato non è che mi dispiaccia molto — e insomma, dico: 'ma allora che è venuto fuori?' 'Non si sa, perché le indagini sono in corso'. Ma non è vero nulla, lo sa benissimo che non hanno... non si può far venire fuori l'inesistente. La verità è questa. E allora, da quali possibili attacchi il signor Lotti andava preservato in questo modo? Ma io ho l'impressione, sono convinto che il signor Lotti è stato in questo modo protetto perché si mantenesse tale: collaboratore d'accusa, senza ripensamenti, senza riserve psicologiche che nascessero dalla constatazione che, insomma, quando si parla in un processo, bisogna sapere quello che si dice, perché poi la cosa può riverberarsi a nostro danno e Sollicciano non è un posto gradevole. Eh, voglio dire, può darsi che si sia pensato al Lotti che va a Sollicciano e che a Sollicciano riflette su una certa situazione, ci ripensa, un po' non vorrei dire si munisce di un difensore, perché il difensore gliel'hanno dato, non lo vorrei dire, anche se questo difensore... C'è una pagina del verbale del dibattimento in cui... Tu mi guardi male? 
Avvocato Mazzeo: No, no, me la sto ricordando anch'io.
Avvocato Filastò: Quale? Quella in cui fa quelle domande a non so quale testimone per sapere se un certo periodo di tempo Lotti aveva un sacco di soldi oppure no, è vero? Ma che vuole fargli? Voleva che gli venissero negate le attenuanti generiche? 
Avvocato Bertini: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: No, no, c'è, c'è, c'è, c'è a verbale, nel verbale del dibattimento. Insomma... Ma poi lui, questa cosa, il Lotti, che sto dicendo l'ha detta, l'ha detta. Ai consulenti Fornari e Lagazzi, che riferiscono le loro constatazioni, come vi ho chiarito a suo tempo, gliel'ha detta, che se lui va in galera cambia. Perché non si sa in che modo può cambiare, vero? In gergo carcerario, signor Pubblico Ministero, questa si chiama "fibbia". É una fibbia che le ha fatto. "Fibbia" vuol dire "minaccia". E poi se si trasferisce il discorso nei confronti dell'altro interlocutore privilegiatissimo di questo processo, perché Lotti è un privilegiato, lo sa, è consapevole, lo dice, gli sta bene così. Ma insomma tutte quelle cose che ho già detto, ho detto non voglio ripetere nulla, c'è anche Pucci. E il discorso del Pucci è perfettamente identico. Ma anche Pucci. Pucci arriva, dice: 'io ero sul posto', 'a far che scusi?', dice: 'a fare un bisogno', 'Non è vero. Allora che c'è andato a fare?' E Pucci su questo: 'che c'è andato a fare' risponde con quel vecchio proverbio che dice "per compagnia prese moglie un frate". Bisogna credergli? 'Ah, ' — si dice — 'allora se è così andate pure'. Eh, no, non si può, eh. Come minimo, se sei lì per un altro scopo, se, addirittura, come dice Lotti, nel pomeriggio precedente sei andato a spiare quella coppia che poi verrà ammazzata, ma insomma, Pucci, per piacere, anche te accomodati là. E non c'è niente da fare. O per lo meno, s'è proprio visto che sei un oligofrenico cento per cento, invalidità totale, insomma sei — scusi signor Pucci, non c'è’ — ma insomma, lo scemo del villaggio, insomma alla fine per lo meno, voglio dire, imputato sì, eh, di qualcosa, sì, eh. Montelupo sì, ma insomma, a voler essere cattivi, perché si può anche tenere uno agli arresti domiciliari. Insomma, però, dirgli: 'guardi che lei sta raccontando delle cose per cui lei ha questa imputazione', perché è un'imputazione. Su questo, tra l’altro, ci fu nel dibattimento un intervento dell'avvocato Pepi piuttosto puntuale; e aveva ragione, il collega, che ricordo sempre con stima e affetto, non contraccambiato, insomma io, alla fine, da questo punto di vista da questi e da altri punti di vista, ho criticato un'indagine in certe sue scelte essenziali, di fondo, di partenza, che poi sono quelle che contano, capite? Perché quando un'indagine parte così e parte su questo piede sbagliato, c'è da aspettarsi, per l'appunto, quei risultati che abbiamo avuto in questo dibattimento. E l'ho definita tendenziosa a ragion veduta. E se ho rilevato alcune abnormità, deformazioni, deformazioni suggestive, concitazioni, ma dico la verità: l'ho fatto con la morte nel cuore, non divertendomi punto. Non divertendomi punto, come credo non si sia affatto divertito quell’onesto Giudice del processo Pacciani, il quale poi si dimise e paragonò quell'inchiesta al processo secentesco degli untori della Colonna Infame. Ecco, quindi, se poi ogni tanto il tono si è alzato, e va bene, non invettiva; il tono si è alzato per una certa punta di indignazione che è reale, anche rispetto a quei problemi che accennavo prima, più generali, che riguardano l'applicazione di quella legge sulla collaborazione, sui collaboratori, quella normativa premiale. Una certa indignazione reale, sincera, da cittadino; da cittadino anche, non solo come avvocato. E, però, devo dire che se le mie intonazioni non piacciono al Pubblico Ministero, per certi versi siamo pari, perché a me non piacciono le sue. E non da un punto di vista soltanto formale. Troppa freddezza, troppi tatticismi, in un processo che gronda sangue e che vede sedici vittime innocenti e sedici famiglie in lacrime, benché siano passati ben dodici anni dall'ultimo delitto. E quando parlo di tatticismi io lo dico anche in senso sostanziale. Guardate le richieste di pena. Per lui ha chiesto l'ergastolo, e va bene. 21 anni al Lotti. 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Scusa, eh, ora" mi metto a far l'avvocato Crescipena nei confronti... 
Avvocato Bagattini: Avrei voluto dirlo.
Avvocato Filastò: ...del simpaticissimo avvocato Bagattini. 21 anni a Faggi? Tira baralla Lotti, perché lui è collaboratore... insomma, mah. Non sarà che vale quel detto famoso: "poca prova, poca pena"? Beh, io dico, ma si dovrebbe pagare con il minimo edittale delitti di questa atrocità, di questa natura? Mah, voglio dire, insomma, siamo qui in questo Paese, in questa città con tutte quelle tradizioni che ha, anche giuridiche, oppure siamo da un'altra parte? Ci siamo trasferiti, che lo so io, su un'astronave, su qualche asteroide che gira intorno alla terra? 

mercoledì 27 aprile 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Seconda parte

Segue dalla prima parte

Avvocato Filastò: I professori, tutto sommato, sono innocui, son come gli avvocati difensori. Più in là di qualche votaccio sul registro, alla peggio di qualche bocciatura, non posson fare. I Pubblici Ministeri, l'ufficio del Pubblico Ministero no, invece. E la storia di questa indagine infinita, della non innocuità dei Pubblici Ministeri, porta degli esempi cospicui. Sono state date qui bacchettate, non metaforiche, cioè a dire bacchettate che concretamente erano periodi di detenzione. Beh, in una prima fase al signor Stefano Mele: accidenti, 12 anni di galera. In una seconda fase, al signor Renzo Spalletti: a lui gl'è andata abbastanza bene, solamente 4 mesi. In una terza fase, al signor Francesco Vinci: più di un anno. Il clan dei sardi, la coppia Mele e Mucciarini, Salvatore Vinci. Quarta fase, Pietro Pacciani. Quinta fase, Mario Vanni, Giovanni Faggi. È tutta gente che bacchettate non le ha avute in senso metaforico, vero, Mario? Insomma, due anni si è fatto lei. 
Mario Vanni: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: E però qui la lista si arresta, perché Lotti su 10 persone coinvolte nel caso dei delitti del "mostro di Firenze", l'unico che non ha mai toccato il carcere è Giancarlo Lotti. E qui l'avvocato Voena... Vedete, io cerco di replicare un po', di parare tutte le botte che mi arrivano da destra e sinistra. L'avvocato Voena dice: è il Pubblico Ministero che sceglie l'accusa. E questo è vero. Ed è vero anche che lui sceglie di legare o di sciogliere; sceglie, oppure no, il carcere. E però a me mi doveva essere permesso di criticare. Quando? Criticare quando? Così, per partito preso? Certamente no. Quando queste scelte, giuste o sbagliate che siano, lo abbiamo visto, vanno ad incidere sulla prova. È qui. la critica che ho fatto io. Sulla prova e sulle garanzie di attendibilità o meno che dà la prova. Questo è il punto. Perché, vedano, il Pubblico Ministero dice: io ho sce... Lotti mi sta bene fuori e resterà fuori. Eh, insomma. Però a questo punto io dico : ma questa scelta del Pubblico Ministero è innocua rispetto alla prova rappresentata dal signor Giancarlo Lotti? Oppure rappresenta una forte ipoteca su di essa? Son costretto a rispondere di sì, che è una forte ipoteca; poi vedremo perché un po' meglio. Se io mi accorgo che l'accusa mutila se stessa, non tanto perché ha fatto una scelta e non tanto perché non ha la prova su certi fatti... cioè, per dir la verità, una prova riguardante la, quanto meno, opportunità — io direi necessità - di una riconduzione ad unità, per non usare il latinetto, di tutti i delitti, dal '68 al 1985, diamine se c'era. È l'unica prova palpabile, certa, in questo processo: la unicità dell'arma da sparo, sempre la stessa. Se io mi accorgo che questo smembramento, questa divisione non ha niente a che fare con la prova — perché la prova c'è, è lì - ma perché la. ricostituzione dell'unità conflitterebbe con l'ipotesi accusatoria, costringerebbe voi e noi ad occuparci di casi e di fenomeni che conflittano con una certa impostazione dell'accusa, beh, allora io... è mio dovere additarvi il fenomeno processuale, totalmente anomalo, per esempio rispetto al processo Pacciani. Ed è mio dovere di difensore additarvi la strumentalità della mutilazione. Ed è per questo motivo, - per tentare di ricostituire questa unità di un corpo — che ho detto artificiosamente smembrato che ho tentato di introdurre in questo processo, sia pure "incidenter tantum", a livello soltanto probatorio, i delitti del '68, del '74 e dell' 81 di giugno. Non come l'ha inteso il professor Voena, perché io voglio trovare il "mostro di Firenze". Ma la smettiamo con questa storia? E vediamo ora questa strumentalità dello smembramento, vediamo se è vero, vediamo se la ragione vera è quella; e non per polemizzare, per additare un'anomalia di questo processo, per additare una sua intima, immediata, ab origine debolezza, contraddittorietà. Allora, secondo la tesi di impostazione dell'accusa, del Pubblico Ministero, dall'errore originario — unico autore - che tuttavia avrebbe partorito l'imputato Pietro Pacciani, si sarebbe passati alla illuminazione successiva del gruppo degli "amici di merende". Allora voi capite che qui, a questo punto, immediatamente, subito, voi Giudici vi ponete una serie di interrogativi: questo gruppo come, quando si sarebbe formato? Questa "associazione per delinquere di stampo merendistico " quando si sarebbe costituita, in che modo? E allora, naturalmente, la prima cosa che viene spontanea di osservare è che questa gente, Vanni, Pacciani, Faggi, nel '68 non si conoscevano. Vanni stava a San Casciano ... Nel '68 mi pare che Pacciani abitasse nel Mugello. 
Mario Vanni: Eh.
Avvocato Filastò: E chi l'aveva mai visti! Siamo sicuri vero Vanni? Nel '68 non c'è versi che lei lo conoscesse. 
Mario Vanni:Un c'è versi, no.
Avvocato Filastò: Nel '74 Vanni e Pacciani si conoscevano sì, perché Vanni gli portava la posta a Pacciani. Si conoscevano da pochi mesi. Se non sbaglio, Pacciani si trasferisce a Sant'Anna, a MontefiridoIfi, verso la fine del 1973. Però, ovviamente sì conoscevano, ma non potevano essere in rapporti tali da giustificare un accordo di quella natura. Oppure dobbiamo ipotizzare che una bella mattina il Vanni va a portare la posta a Pacciani, in quei pochi mesi che decorrono da quando Pacciani è arrivato a Montefiridolfi, al delitto del 1974 a Vicchio di Mugello, arriva là con la posta, si guardano: te devi essere un perverso, - dice, come me. Eh. E te sei un “amico di merende", t'ho bell'e individuato. Si fa un... ci si mette d'accordo? No insomma, è assurdo solamente, pensare a una cosa di questo genere, va fuori da qualsiasi senso comune. Nel giugno del 1981, noi sappiamo che dopo quel delitto del giugno del 1981 - ne ho già parlato, ma è per esplicitare quello che è questa critica che io rivolgo all'ufficio del Pubblico Ministero - dopo quel delitto noi sappiamo che va in galera Enzo Spalletti. E dico che possiamo affermare, attendibilmente affermare, che il delitto di Calenzano nell'ottobre del 1981, vale a dire a soli quattro mesi di distanza, in una situazione che fino a quel momento ha avuto dei ritmi diversi - pensate all'intervallo di tempo che c'è fra il '68 e il '74 e fra il '74 e l'81 di giugno - a un tratto la serie si accelera. Beh, io dico che questa accelerazione, posso affermare, attendibilmente affermare che questa accelerazione è avvenuta perché c'è in galera lo Spalletti. E perché bisogna commettere un delitto velocemente, perché Spalletti minaccia di parlare, tra l'altro il processo di Spalletti è pieno di questo, ci son delle prove su questo e divide quel che ha visto - bisogna far questo delitto perché Spalletti vada via e risulti chiaramente che l'autore non è lui, di quel, delitto. Ora, qui, in questo processo, si assiste ad un fenomeno parallelo, equivalente. Si assisterebbe ad un fenomeno parallelo, equivalente. Seguendo quel che dice Lotti, Lotti dice: 'il delitto dei tedeschi venne fatto per fare uscire Francesco Vinci'. É questo che ha detto. É una dichiarazione di Lotti. C'è tutta una attività indagatoria, che prende una buona porzione di questo processo e le indagini preliminari, in cui si cerca di supportare, non di supportare l'affermazione in sé, che può essere anche esatta — 'venne fatto per fare uscire Francesco Vinci, il delitto dei tedeschi' — ma per, in qualche modo, avvicinare questa dichiarazione di Lotti alle persone di Vanni, di Pacciani e compagnia. E allora si cerca, affannosamente, le prove della conoscenza di Pacciani e Francesco Vinci: e non si trovano. Si cerca di individuare Francesco Vinci, come anche lui un "amico di merende": e non c'è nulla. Si cerca di supportare Vinci a tutto questo, attraverso la sua presenza a San Casciano; e ci troviamo il solito Lotti, che lo ha visto altro che lui. Si tira fuori questo famoso Salvatore Indovino, poveretto, che starà lì chissà da quanto tempo, a rivoltarsi nella, tomba da tutte le contumelie che gli sono state dette, assolutamente immeritate per quello che riguarda questa persona. Si cerca di indicare la Milva Malatesta come amante di Francesco Vinci. Come se il fatto di questi due fossero stati amanti... ma quello che vien fuori, quella dichiarazione di Calamosca, riconosce una fotografia. Il Calamosca... Insomma, non voglio parlare di Calamosca, non mi fate parlare di Calamosca per piacere, perché se mi devo mettere a parlare anche di Calamosca preferisco andar via. Questo Calamosca: eh, sì, la Milva era l'amante... Che c'entra. Ammesso anche, che c'entra questo con questa nostra situazione? Fino a lasciare intravedere, in sottofondo — perché come dicevo, come ho già detto e non mi ripeto, nessuno ha avuto il coraggio di esplicitarla questa ipotesi: altro che io, l'ho fatto solo io fino a fare, così, balenare sullo sfondo l’ipotesi esoterica della Calibro 22 che sarebbe stata venduta da Francesco Vinci al mago, come, chissà, feticcio e quelle cose di cui ho parlato e che, come ho detto, hanno questo odore sepolcrale, insopportabile, seicentesco, irrazionale, assurdo, da respingere proprio. Quando ho cominciato questo processo ve l'ho detto: state attenti, Signori, perché qua si sta facendo un processo alle streghe, eh. E tutta questa attività indagatoria, intorno a questo tema, noi l'abbiamo vista arenarsi, in un modo tra l'altro non del tutto dignitoso, senza aver trovato sto parlando non del tutto dignitoso perché mi riferisco al Calamosca e allo Sgangarella - senza aver trovato un solo dato di riscontro al Lotti. Salvo, come dicevo, a intorbidirsi, questa ricerca intorbidirsi nel puzzo di disinfettante carcerario della più classica e della peggiore gabola carceraria in cui io mi sia mai imbattuto, portato avanti dal Calamosca e dallo Sgangarella. Dunque, torniamo all'attendibilità di quella dichiarazione di Lotti Se voi ricostituite, sia pure concettualmente, come il Pubblico Ministero vi ha impedito di fare, unità alla serie dei delitti, immediata viene la domanda. Va be', ammettiamo che questi, il Vanni, il Pacciani, il Faggi e compagni, vogliano far scarcerare i tedeschi... ammazzare i tedeschi per far scarcerare... comincio a essere stanco. E lo Spalletti? Che c'entra lo Spalletti? E li proprio non c'è versi. Andare a trovare o a cercare i rapporti e le relazioni fra lo Spalletti... ma proprio è un fuor d'opera, non esiste. Voglio dire, non ci son riusciti nemmen per Francesco Vinci, figuriamoci per questo infermiere che se ne sta tranquillo, zitto, per carità di Dio, che non apra mai bocca, là... che nessuno ha più visto, mai più sentito, mai più chiamato, nemmeno nel processo Pacciani. Eh, insomma, perché gli "amici di merende" si attiverebbero nell'81, di Scandicci, quando avviene il delitto di Scandicci, per far uscire lui, come il dato cronologico chiarisce in un modo impressionante? No, non quadra. Allora è meglio, il delitto di Scandicci... (fischia) fiùi toglierlo dalla circolazione. Io sono autorizzato a ritenere che la scelta è in questo senso strumentale. E lo siete anche voi. Ed ecco che quindi, anche per il delitto dell'81, la mutilazione dell'accusa mi appare, e spero che apparirà anche a voi, strumentale, per sostenere l'ipotesi degli, "amici di merende". Strumentale a non scomodare anche il signor Spalletti, il quale forse gualche cosa alla fine potrebbe anche venirci a dire; a sostenere su un punto molto importante l'attendibilità di Lotti perché Lotti in quel punto è fondamentale, eh. Capite, voglio dire, tutto quello che ne scalfisce l'attendibilità su quel punto là, scalfisce il personaggio, scalfisce le sue dichiarazioni. In realtà è scalfito, perché non era emerso nulla.

venerdì 22 aprile 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Prima parte

PRESIDENTE: Prego, avvocato Filastò.
Avvocato Filastò: Presidente, Giudici della Corte, io ho ascoltato, ho sentito dal Pubblico Ministero - al quale io intendo replicare, quasi esclusivamente a lui, cercando di mantenere il discorso nei termini di una replica - alcune amplificazioni con accenti di riprovazione che finiscono, come dire, per trasferirsi dall'imputato anche al difensore. Vorrei cominciare parlandovi di alcune cose che accorciano la vita di un avvocato. Facendo tutti i debiti scongiuri, vero, per carità! Una delle quali è il "sangue agli occhi” - per dire che tante volte i toni si alzano - il sangue agli occhi che viene quando si ascolta, dalla parte dialetticamente avversaria, il dato processuale chiaro, evidente documentale, incontrovertibile, artificiosamente travisato. Vi faccio'un esempio: nel corso della sua seconda replica,Pubblico Ministero, parlando di quel documento che riguarda questa 124 - ci torneremo poi dopo - ha detto che nell'atto, nella scrittura privata autenticata il 3 luglio dell'85 non era previsto Lotti Giancarlo. Testuale. Come si fa... voglio dire, ma basta leggerlo, no? C'è scritto: "Addì..." Eccetera, "Formalità presentata il 01/04/86, si trascrive scrittura privata il 03/07/85 di trasferimento della proprietà a favore di Lotti Giancarlo." Questo discorso che non era previsto il Lotti Giancarlo doveva supportare l'ipotesi del mandato a vendere. E questo non è un mandato a vendere, è una scrittura privata, autenticata da un notaro, nella quale non siamo riusciti a mettere le mani, ma forse il notaro ce l'avrà. Ma non ce n'è bisogno, perché che si deve... Che questo è un falso ideologico? Il Conservatore del Pubblico Registro Automobilistico di Firenze ha falsificato il dato? Ha trasformato un mandato a vendere in una scrittura privata autenticata di vendita? (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Che deve fare uno, quando sente dire una cosa di questo genere? Ingoia, ingoia. Ma fa male ingoiare, fa male anche alla salute, purtroppo. Oppure quando si sente un collega. Per carità, insomma, ora mettersi a polemizzare con l'avvocato Curandai, è un po' come sparare sulla Croce Rossa in questo processo. Il quale continua a sostenere che questo signore ha buttato la moglie dalle scale. Ma insomma, voglio dire, ma come si fa? 
Mario Vanni: Unn'è vero.
Avvocato Filastò: E unn'è vero no. Ma non è che noi... Ma non è vero perché lo dice lei, o perché lo dico io. Non è vero perché è agli atti. Con tutto quell'arzigogolo tremendo per cui dice: mah, qui c'è un episodio per cui deve essere per forza che ha buttato dalle scale la moglie. Non lo so, io sono stato a sentirlo e, via via, sentivo un fastidio proprio, un fastidio fisico, anche. Ora io voglio dir questo: il nostro mestiere, è un mestiere dialettico, Presidente. Noi tante volte, insomma, diciamo la verità, qualche volte si stiracchia un po', da una parte e dell'altra, perché abbiamo una tesi da sostenere. Io mi ricordo, ero molto giovane, e discutevo in Corte di Appello un processo a carico di uno di quei criminalacci che c'erano a suo tempo a Firenze, ora non ci son più, questa razza è sparita, è scomparsa. Era uno che, insomma, fosse arrivato oggi a farsi difendere da me, gli avrei detto: patteggiamento subito, non rompere le scatole, oppure giudizio abbreviato, non andiamo a romperci l'anima a fare un processo dove... All'epoca non c'era questa ottima istituzione che è intervenuta ora. E, allora, siccome alla Corte di Appello, vero, c'erano un paio di Presidenti che accidenti se ti davan legnate, eh, bisognava discuterlo. E, insomma, io mi ricordo, a un certo punto ero là che discutevo queste dichiarazioni fatte da questo imputato, che non stavano né in cielo e né in terra, e mi ricordo che dissi: 'ma, Signori della Corte questo le sballa' — dissi così - 'le sballa talmente grosse, quello che dice è talmente fuori da qualsiasi evidenza che insomma, alla fine deve essere vero'. E mi ricordo che Procuratore Generale c'era il professor Fileno Carabba, che si rivolse a mio padre, io ero molto giovane, e disse: 'ma lo senti? Lo senti cosa sta dicendo?' E io mi vergognai come un ladro, dico la verità, diventai rosso in Quel momento… queste arrampicatine sugli specchi, tipo quella di ieri della moglie buttata dalle scale, insistita, non l'ho fatta più, non si fanno più, non è corretto e non va bene. E, quindi, una di quelle cose che ci accorcia la vita è questa. Poi ce n'è un'altra, che è la peggiore, e che è quella di difendere un innocente. Difendere un innocente nella piena consapevolezza, ferma coscienza, consapevolezza, che lo è. Non lo augurerei al mio peggior nemico. E mi è capitato tante volte, e come si soffre. Di' la verità, Antonio. 
Avvocato Mazzeo: A bestia, a bestia.
Avvocato Filastò: Ora, ecco, quindi cose di questo genere, al difensore che fa il suo lavoro con passione alzan la pressione, fanno alzare un po' il tono, tante volte. E al Pubblico Ministero - che questi problemi lui, beato lui, non li ha - lo stile del difensore non piace. Io spero, però, che i miei Giudici mi abbiano capito; abbiano capito l'ansia di questo difensore; abbiano capito che questo difensore, quando per la prima volta si è seduto qui, a questo banco, accanto a quest'uomo, a questo signore, ha avvertito la necessità di modificare un clima. Modificare, ecco, lo devo dire, un pregiudizio, un atteggiamento, un'atmosfera pesante, che c'era su di lui. Ecco perché la ragione di quelle che sono state definite alternativamente intemperanze, oppure invettive. Invettive no, perché io non ho inveito mai con nessuno. Intemperanze forse, anche poco fa. Però, ecco, una cosa al Pubblico Ministero gliela voglio dire, da questo punto di vista: d'accordo col criticare lo stile, ovviamente nessuno da questo punto di vista è perfetto; ma prodursi nell'imitazione... Nell'imitazione, Presidente, si ricorda? Non l'ho presa tanto bene, m'é rimasta un po' sullo stomaco. Perché, vedete, io faccio questo mestiere da 35 anni, ho 60 anni; mi piace e l'ho fatto anche, Signori, per più di 10 anni in un periodo di tempo in cui era molto, molto difficile fare il mio lavoro, molto. Tant'è che ve'erano decine di interrogatori in cui arrivava un avvocato si accorgeva chi era la persona che l’aveva nominato e di quali reati era imputato e diceva: no, no, io rinuncio. E in tutta Italia a far quel lavoro, a farlo seriamente, si rimase in quattro o cinque, correndo su e giù per tutta la Penisola, per tutte le carceri. E mi ha fatto piacere, tempo fa, sentire che un alto Magistrato, proprio della Procura di Firenze — mi è stato riferito - parlando, diceva: 'se un c'erano quegli avvocati lì, noi i processi non si potevano fare'. É stata molto dura. Le rivolte nelle carceri. A Volterra mi son trovato accanto a una mina, io, per ore, parlando al di là di una barricata con dei rivoltosi che mi avevan chiamato per trattare. Un coltello, nelle mani di un altro che due minuti prima aveva portato via di netto il naso - e ho su questo una menzione fatta dal Procuratore Generale di allora - gliel'ho levato dalle mani io. E quando io mi son trovato a difendere molti imputati di terrorismo, io ho capito subito una cosa. Ho detto che sono orgoglioso di fare questo mestiere, perché in quel frangente, in quegli anni, voi Giudici, la struttura, la Giustizia ha resistito, il Paese è rimasto in piedi, per fortuna. E quando andavo nelle carceri da questi ragazzotti ragazzotti, giovani, meno giovani la prima cosa dicevo: 'te che hai intenzione di fare? Io ti difendo. Mi hai chiamato, io ti difendo. Ma te ti difendi? Perché se non ti difendi, guarda, c'è Tizio, Caio, Sempronio che gli va benissimo andare nei processi, sentire l'imputato che dice: mi dichiaro prigioniero politico, non ne voglio saper nulla, tre o quattro insulti ai magistrati e fine del discorso. Io non son di quel tipo. Io se ti difendo, ti difendo fino in fondo’. E così, in questo modo, alla fine, volendo difendere questa gente, da gualche parte bisognava rifarsi, come si potevano difendere alcuni di loro? Eh. Si cominciò a dire: mah, sarà che avete sbagliato, ragazzi? Sarà che eravate proprio di fuori? Non lo dicevo solo io, io ero uno di quelli che lo dicevano, lo dicevo anche prima. Perché quando me li ritrovavo, dove io mi occupavo di cultura, facendo teatro e altre cose e loro venivano là a rompermi le scatole, a contestarmi, dicendo che la rivoluzione col teatro non si faceva, li mandavo a quel paese e si litigava. Poi me li son ritrovati a difenderli. A difenderli. Ed è così, Signori, che, anche col mio modesto contributo, è maturato un fatto storico di un’importanza fondamentale, del quale nessuno, più si ricorda: la dissociazione del gruppo di Prima Linea in toro, come gruppo. Son come singole persone, come gruppo, tutti insieme. Andate a guardare chi li difendeva tutti. Chi era il difensore di tutti. Insieme al grande Magistrato, uomo di grandissimo valore, Giancarlo Caselli, facemmo una specie di riunione, convegno, al carcere di Bergamo, dove tutto questo maturò, prese corpo. Quindi, insomma, credo di non essere proprio l'ultimo arrivato. L'imitazione con la voce roca me la sarei risparmiata molto volentieri, anche perché mi ricorda che forse fumo troppe sigarette, che la voce diventa roca per quello, ne potrei fare a meno. Beh, un'imitazione che poi, fra l'altro, detto da uno che un po' se ne intende, lasciava un po' a desiderare, ecco. Un'esibizione direi, tutto sommato, di livello inferiore anche, allora, del dilettante: non dico alla Corrida di Corrado, ma insomma... Ma lasciamo fare. Il paragone del professore invece, detratte certe implicazioni, tipo la supponenza, io credo di non essere mai stato supponente in questo processo, perché non ho fatto nessun discorso abduttivo, avvocato Voena. So benissimo cos'è l'abduzione, la "abdution" del grande filosofo pragmatista Bierce e non la applico mai nei processi, per carità, non ci mancherebbe, altro. Forse non è nemmeno esatto come ve l'ha descritta l'avvocato Voena, perché in realtà l'abduzione, l'immaginazione, la fantasia, l'impregnarsi di un caso, il saltare al risultato attraverso l'intuizione. No, no, no, qui non si fanno queste cose, non si devono fare, son pericolose. Io ho fatto una, molto pedestre, analisi - insieme al collega Antonio Mazzeo, ci siamo divisi i compiti — molto pedestre analisi degli atti processuali, di quello che è il risultato in questo dibattimento e di quel che era risultato prima, nel corso delle indagini preliminari. Quindi, supponenza direi di no. Sì, alcune volte accenti forti, sì. Comunque, il professore - da questo punto di vista qua il paragone lo accetto , solo da questo punto di vista - il professare se dà le bacchettate, le dà in senso metaforico, il professore. 

martedì 19 aprile 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 18 marzo 1998 - Nona parte

Segue dall'ottava parte

Presidente: Le altre parti civili? 
Avvocato: Nessuna domanda.
Presidente: La difesa?
Avvocato Filastò: Signor Scherma, ci può dire dove si trovava ferma la macchina 128? Cerchi di visualizzarla, di localizzarla visivamente.
Luigi SchermaCerto. Davanti alla sua casa.
Avvocato Filastò: Da quando lei l'ha vista la prima volta davanti a questa sua casa, a quando poi è intervenuto lo sfasciacarrozze che l'ha portato via, lei si ricorda di averla vista spostata questa macchina?
Luigi SchermaNo. Non l'ho mai vista spostata.
Avvocato Filastò: L'ha vista sempre nello stesso posto?
Luigi SchermaSempre ferma e... prima gualche giorno che venisse demolitore, aveva tolto le gomme. E non le so dire di più.
Avvocato Filastò: Senta, lei ci potrebbe dire, se se lo ricorda, il nome di questo demolitore?
Luigi SchermaNo. Non lo ricordo proprio. Può aiutarvi di più forse, il concessionario delle auto dove ha acquistato.
Avvocato Filastò: Che fosse un certo Lotti, per caso, non se lo rammenta.
Luigi SchermaEh, non... non so proprio.
Avvocato Filastò: Senta... No, non ho altre domande.
Presidente: Allora, a questo punto lei può andar via.
Luigi SchermaGrazie.
Presidente: Può andar via non essendoci altri testi da esaminare..
Luigi SchermaBuonasera.
Presidente: Si dichiara chiusa la introduzione della, diciamo, della discussione.
P.M.: Presidente, chiedo scusa a questo proposito. Io chiedo che, se per caso - "se", perché io non lo so - fossero stati acquisiti dalla Corte quella annotazione, relazione intestata Agenzia Falco e quel verbale del signor Scherma, siano restituiti ai difensori che li hanno prodotti, perché sono stati utilizzati ai fini della ammissione delle prove e non possono, a mio avviso, far parte del fascicolo del dibattimento.
Presidente: A questo punto bisogna che la Corte si ritiri.
Avvocato Filastò: Su questa istanza del Pubblico Ministero, per quanto riguarda le investigazioni, cioè a dire il rapporto dell'investigatore Falco, sono remissivo. Non certo per quanto riguarda la certificazione...
Presidente: No, no, quella no. Quella non...
Avvocato Filastò: Quella, c'è; e quella resta.
Presidente: Riguarda il rapportino, se mai, del...
Avvocato Filastò: Il rapporto, se ne può fare a meno.
Presidente: Allora, se siete d'accordo...
Avvocato Filastò: Salvo che eventualmente dal rapporto si potrebbe estrapolare e ? mantenere agli atti del dibattimento, questa indicazione che viene dalla M.B. Investigazioni Mario Buccarella, perché contiene una serie di indicazioni tratte da questo computer di Roma e che riguardano tutte le auto possedute dal signor Lotti: la FIAT 131, la FIAT 128, 124... in successione, fino all'ultima, che è-la FIAT 131, che poi viene... Va be', fino alla FIAT 131. Questo a me serve con particolare riferimento alle indicazioni che riguardano la 124. Sull'anno di immatricolazione che risulta 0000, e sulla targa che, come ho detto prima, risulta sbagliata. Questo, anche per spiegare il motivo per il quale questo accertamento di cui si sta parlando oggi, è avvenuto con il ritardo che sappiamo. Questo qui fa parte del... questo documento che è una lettera spedita a me, allo studio legale Antonino Filastò, da parte di M.B. Investigazioni di Mario Buccarella, fa parte di questo dossier della Falco. E, secondo me, queste due pagine devono rimanere agli atti.
P.M.: Presidente.
Presidente: Pubblico Ministero, che vuole dire lei?
P.M.: Sì. Volevo dire due cose. Questa annotazione di cui... annotazione, scusate, io uso termini impropri, in questo caso. Questa relazione di cui parla il difensore, relativo al fatto che sono stati estratti dal CED della Polizia, questi dati, è sicuramente una relazione che non può essere negli atti del dibattimento. Faccio presente che, comunque... perché è una lettura fatta da terzi, sui quali ovviamente non è possibile introdurre nel dibattimento una, diciamo, lettura di documenti che potrebbero - essere comunque letti ufficialmente, direttamente al CED da parte, di privati. Quindi non c'è spazio. Vorrei però far presente che la lettura al CED, per quello che riguarda quell'auto - è la Firenze E42... quello che è — è una lettura al CED della quale vi è stata data, stamani mattina, — se loro avranno la cortesia di guardarla in Camera di Consiglio - datata 16/03/98, c'è la strisciata originale del CED e no lettura fatta da terzi, dalla quale risulta: prima, quella macchina lì. Prima, com'era targata, Bolzano; poi com'è targata Firenze. E, contrariamente a quanto viene esposto da questi signori, il numero è esatto.
Presidente: Sì, sì.
P.M.: Cioè, se loro controllano... Quindi è un motivo ancora maggiore per dire: signori, carte che non sono ufficiali, non possono entrare in dibattimento. Anche perché vi dicono che sul CED c'è un numero sbagliato. E loro hanno il CED originale che è gestito dalla polizia di Stato. Questo è il CED, il numero è esatto. Per cui, ragione in più, perché non sia ammesso un documento nel quale si parla di numeri sbagliati che non risulta agli atti, perché il CED numeri sbagliati non ne porta.

-DOPO LA SOSPENSIONE-

Presidente: Allora: "La Corte di Assise di I grado di Firenze, sulla richiesta del Pubblico Ministero volta a ottenere l'esclusione dal fascicolo del dibattimento la documentazione prodotta nell'udienza di ieri dell'avvocato Filastò e, in particolare, del rapporto informativo dell'agenzia investigativa Falco con relativi allegati; Rilevato che di tale documentazione sono acquisibili come documenti pubblici soltanto le due certificazioni del PRA relative all'autovettura targata Firenze E42432, dell'autovettura targata FI, Firenze D56735, mentre tutti gli altri documenti devono essere restituiti, non potendo far parte del fascicolo per il dibattimento, ex articolo 431 C.p.p., ed essendo comunque irrilevanti; Ritenuto inoltre che deve essere ripresa la discussione orale interrotta, essendosi esaurita l'attività istruttoria in conseguenza della precedente ordinanza della Corte; Per questi motivi dispone acquisirsi al fascicolo del dibattimento le due certificazioni del PRA sopramenzionate. Restituirsi al difensore del Vanni gli ulteriori documenti prodotti. Dispone riprendersi la discussione orale interrotta." Questi sono i documenti da restituire. Pubblico Ministero, riprendiamo da lei la parola.
P.M.: Presidente, si rimanda a domani mattina.
Presidente: Come?
P.M.: Si riprende domani mattina. Sono le sei e mezzo. É una giornata...
Presidente: Ecco, noi dobbiamo sapere, più o meno, programmare il tempo, per...
P.M.: Presidente, io... Sicuramente mi basta riordinare le idee, due parole. Non ho assolutamente da...
Presidente: Chi parla delle parti civili? 
Avvocato: Presidente, sì. Come voi sapete, la discussione è stata interrotta in sede di replica.
Presidente: Sì capisce. 
Avvocato: Quando noi stavamo per prendere la parola in sede di replica. Quindi, il programma è questo...
Presidente: Chiaramente potete utilizzare questo materiale, questa parte qui, più la replica.  
Avvocato: Sì, ma appunto, più la replica. Quindi parlerà il professor Voena, dopo il Pubblico Ministero e poi l'avvocato Curandai, dopo il professor Voena.
Presidente: Le parti civili? 
Avvocato: Anch'io, in fondo mattinata, se è possibile. 
Avvocato: Bene, sì, sì.
Presidente: Nella mattinata. 
Avvocato: (voce fuori microfono)
Presidente: Benissimo. L'avvocato Bertini parlerà, o no?
Avvocato Bertini: (voce fuori microfono)
Presidente: Si va in continuazione. Ve lo dico subito. Sì, sì. Non ci sono più mattina e pomeriggio. Si va in continuazione. Poi, il Bertini parla, o no?
Avvocato Bertini: (voce fuori microfono)
Presidente: Non è mica obbligatorio parlare, eh.
Avvocato Bertini: Se caso mai, io… se si fa domani...
Presidente: C'è Bertini, c'è l'avvocato... Bagattini, parlano tutti e due, o uno? 
Avvocato Bagattini: Io di sicuro.
Presidente: Uno. 
Avvocato Bagattini: Uno, sicuro.
Avvocato Bertini: Poi c'è anche Zanobini, Presidente, allora. 
Avvocato Zanobini: Sì...
Presidente: Poi l'avvocato Filastò, invece, domani è impedito?
Avvocato Filastò: Io son qui domani l'altro, Presidente.
Presidente: Eh, allora bisogna che parli domani, lei. Se mai facciamo parlare... Se non si dovesse esaurire la discussione, parliamo domani. Va bene?
Avvocato Filastò: Domani non posso.
Presidente: E allora andiamo a domani mattina alle 09.00 all'Aula Bunker dove eravamo prima, che se l'appronteranno... Va bene? 
Segr. d'udienza: (voce fuori microfono)
Presidente: Se è la stessa aula, sinceramente non lo so. 
(voci fuori microfono)
Presidente: É una delle due. Tanto sono tutte e due vuote. 
Avvocato: Si va anche al pomeriggio?
Presidente: Come? 
Avvocato: Si va anche al pomeriggio?
Presidente: Sì, sì. Domani anche il pomeriggio. Sì, si. 
P.M.: Bene. Grazie.
Presidente: Bene. Arrivederci alle 09.00, lì. L'udienza è tolta.

venerdì 15 aprile 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 18 marzo 1998 - Ottava parte

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giovedì 14 aprile 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 18 marzo 1998 - Settima parte

Segue dalla sesta parte.

Presidente: Prego, avvocato Colao.
Avvocato Colao: Era quello che gli volevo chiedere, cioè, il Lotti le chiedeva il permesso per muoversi?
Presidente: No...
Roberto Scherma: Ci mancherebbe altro.
Avvocato Colao: Appunto, basta.
Presidente: Bene.
Avvocato Filastò: Senta, scusi,per chiudere questo discorso, ma a lei risulta che questa 128 era rotta... signor Scherma? Signor Scherma?
Roberto Scherma: Sì.
Avvocato Filastò: A lei risulta che questa 128 era rotta;, vero? Da un certo momento in poi era rotta, da quando è ferma era ferma perché era rotta.
Roberto Scherma: Da quando era ferma, che sappia io era rotta.
Avvocato Filastò: Era rotta.
Roberto Scherma: Eh.
Avvocato Filastò: Tant' è che per portarla via non fu... non se ne andò con le sue gambe, diciamo cosi, questa macchina, ma venne presa da un carro attrezzi, è così?
Roberto Scherma: Sì, sì.
Avvocato Filastò: Grazie, signor Scherma.
Roberto Scherma: Da un demolitore.
Avvocato Filastò: Grazie, signor Scherma.
Presidente: Ma rotta prima di acquistare la macchina, prima di ricevere la 124?
Roberto Scherma: Eh, per forza.
Presidente: Come...
Roberto Scherma: Lui se non la rompeva, un'altra non l'andava a cercare.
Presidente: Va be'.
Roberto Scherma: Quello garantito. Lui quando la rompeva, o che magari batteva e ci voleva troppo per il carrozziere, allora dice: 'ne compro un'altra'.
Presidente: Cioè, la teneva finché non andava più.
Roberto Scherma: O si rompeva il motore, dice: 'qui ci vuole un sacco dì soldi e allora ne compro un'altra'.
Presidente: Va bene. Bene.
Avvocato Colao: No, scusi, Presidente, allora, a questo punto, ma era una rottura di parti meccaniche. (voci sovrapposte)
Avvocato Colao: ...stai tranquillo, scusa, fammi finire. Era una rottura di parti meccaniche o di parti di carrozzeria?
Roberto Scherma: Di quello e quell'altro.
(voci sovrapposte)
Roberto Scherma: Sì. Perché una volta mi ricordo il carrozziere gli disse che ci voleva troppo, un milione e mezzo, due...
(voce fuori microfono)
Avvocato Colao: E io questo volevo sapere, se era la carrozzeria rotta o le parti meccaniche. Lei è sicuro che fosse la carrozzeria o le parti meccaniche?
Roberto Scherma: Una volta era la carrozzeria, un’altra volta doveva essere la parte meccanica. In un'altra macchina o in quella… un me lo ricordo ora.
Avvocato Colao: D'accordo, grazie, basta così.
Presidente: Bene, può andare, grazie.
Avvocato Mazzeo: Presidente, scusi, l'ultima, l'ultima, l'ultimissima. Ma quanto tempo è stata rotta questa 128, prima che lui viaggiasse tranquillo sulla 124 nuova?
Presidente: Cosa? Non ho capito io.
Avvocato Mazzeo: Questa 128 s'è rotta?
Presidente: Eh.
Avvocato Mazzeo: L'ha detto.
Presidente: Sì.
Avvocato Mazzeo: E dopo quanto l'ha visto tutto contento viaggiare sulla macchina nuova? Dopo quanto tempo? Un mesotto ha detto?
Roberto Scherma: No, che... lui un ci stava un mese senza macchina.
Avvocato Mazzeo: Ah, va be'.
Roberto Scherma: Lui se l'ha rotta oggi, stasera stessa andava a girare San Casciano e chi c'aveva qualche macchina.
Presidente: Bene. Grazie.
Roberto Scherma: Grazie.
Presidente: Suo fratello... che è suo fratello o suo figliolo, l'altro?
Roberto Scherma: Il mi' figliolo ora torna, perché che vuole, sta al cantiere, vengono questi camioncini...
Presidente: Ecco, allora ce lo mandi di corsa.
Roberto Scherma: ...per dieci quintali di rena e non trovano nessuno...
Presidente: Va bene.
Roberto Scherma: ...e si fa ridere.
Presidente: In quanto tempo sarà qui?
Roberto Scherma: Allora si è detto: ritorno io e viene lui.
Presidente: Vi interessa questo teste o no?
Avvocato Filastò: A noi sì, Presidente.
Presidente: Allora aspettiamo...
P.M.: Presidente, possiamo rinunciare, no?
Presidente: No, non...
P.M.: Qual è il teste, scusate?
Avvocato Filastò: Luigi Scherma, il figliolo del...
Presidente: É quello delle ruote.
P.M.: (voce fuori microfono)
Presidente: Ce lo mandi subito. Ce lo mandi subito.
Avvocato Filastò: E se nel frattempo, Presidente, si acquisisse questa documentazione per intero.
Presidente: Come?
Avvocato Filastò: Io insisto, eh.
P.M.: Presidente, due parole su questo perché sia...
Presidente: Allora, lei può andare, ci mandi suo fra.... suo coso, va bene?
Roberto Scherma: Sì.
Presidente: Siamo qui a aspettare lui, eh. Bene.
P.M.: Sia ben chiaro che in atti c/è un decreto di perquisizione e sequestro, l'esito di quella perquisizione e sequestro è in quei documenti che sono stati depositati alla Corte come verbale di sequestro e materialmente forniti stamani insieme al verbale di sequestro. Se nel momento della perquisizione e del sequestro è stato preso quei documenti, quelli sono stati trovati e quelli si ritenevano pertinenti alle indagini, perché, fino a prova contraria...
Presidente: Signori, per piacere.
P.M.: ...è il Pubblico Ministero che emette un decreto di sequestro e cita nel suo decreto - andatelo a vedere io non ce l'ho qua in questo momento, si tratta di vedere negli atti — che cosa sia stato. Quello è stato sequestrato. Se poi il signor Lotti abbia altre cose che non sono state ritenute utili alle indagini, è un suo diritto tenerle quanto gli pare. Se poi il signor Lotti li vuole depositare, io non vedo perché non abbia diritto di depositarli o non depositarli, perché quello è stato sequestrato, a quel momento è stato sequestrato - quello che è elencato nel verbale di sequestro, io credo che non ci sia assolutamente nessun mistero in questo. Volevo comunque far presente, per correttezza, che la Allsecures Preservatrice, è stata invitata ieri a fornire anche i documenti relativi a quelle polizze che poi, per fortuna o sfortuna oppure... questo tipo di meccanismo ha messo in moto, aveva il Lotti per conto suo. O comunque, non gli è stato sequestrato e secondo me non c'era motivo nel momento in cui venivano sequestrati documenti in relazione a un omicidio rende... se non sbaglio ci sono agende, c'è tutto quello che gli è stato trovato. Volevo solo accennare che la Allsecures si è riservata di mandare gli originali, o comunque le copie che ha la Compagnia di quelle polizze, e mi stava dicendo il dottor Giuttari, che stanno mandando un fax, perché hanno trovato loro anche il corrispondente. Quindi, se ci fosse dubbio che quelle cose che aveva Lotti non siano autentiche o ci sia qualche problema grossissimo, la Assicurazione ha fatto sapere che ha trovato qualcosa nei famosi magazzini e ce li sta mandando. Sta facendo un fax e il dottor Giuttari lo produrrà alla Corte. Cosi è risolto anche questo dilemma sulla autenticità o meno di quei documenti che aveva Lotti. Allsecures Preservatrice è la Compagnia che ha emesso quelle polizze di cui ai documenti che ha fornito, stamani l'avvocato Bertini, tramite il suo cliente. Questo è materialmente... Se poi la Corte decide di emettere un decreto di sequestro, un. decreto di...
Presidente: Non ho capito di che cosa? Decreto di sequestro di che cosa?
P.M.: Bravo. Presidente, ci siamo già capiti, benissimo. (voci sovrapposte)
Avvocato Filastò: Ecco, Presidente, vorrei essere allora più chiaro io. Quello... Da quello che ho ca...
P.M.: Si può perquisire ex novo il Lotti, per carità, non...
Avvocato Filastò: No...
Presidente: Ora lasciamo parlare l'avvocato Filastò.
Avvocato Filastò: Ha finito?
P.M.: Finitissimo.
Avvocato Filastò: Ovvia. Io ho appreso stamani che il signor Lotti è in possesso o di un'agenda o di un portadocumenti o di...
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: ...o di tutto quello che si vuole, contenente alcuni documenti,, tra i quali questi certificati assicurativi, risalenti al periodo del 1985, un periodo di grande rilevanza per questo processo. Ora, io ho espresso le mie perplessità per il fatto che questi documenti arrivino all'attenzione di questa Corte solamente in questo momento e che non siano stati sequestrati. Perché, secondo me - documenti riguardanti il 1985 — avrebbero dovuti essere sequestrati al Lotti tutti i fogli di carta che riguardava quel periodo. Non si può mai sapere, vero? Siccome, lo stesso processo, con riferimento alla posizione di Faggi, dà la dimostrazione dell'importanza a sentire addirittura il Pubblico Ministero del prelevamento e del mettere da parte tutta la documentazione relativa ad un determinato periodo. Ora, comunque, è inutile piangere sul latte versato. Stamattina l'avvocato Bertini, difensore di Lotti, dice: 'io ho tirato fuori questi documenti da...' Ce lo vuol dire l'avvocato. Bertini che cos'è? Se è una borsa, un portadocumenti, un'agenda, una qualsiasi... un calzino, va bene?
P.M.: É il suo cliente.
Avvocato Filastò: Sì...
Avvocato Bertini: (voce fuori microfono)
P.M.: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Insomma... E lo so che è il suo cliente. Lo so benissimo. Qualunque cosa sia, io chiedo che questa cosa contenente questi, questi documenti, quali essi siano, magari non serviranno a nulla, ci sarà, che lo so io, il Sesto Caio Baccelli del 1985, pubblicazione campagnola, per altro abbastanza attigua agli "amici di merende", qualunque cosa ci sia io desi... io, faccio istanza perché questa cosa venga acquisita dalla Corte: il suo contenente e il suo contenitore, va bene? Non mi sembra di fare un'istanza assurda...
P.M.: In pratica è la perquisizione e il sequestro.
Presidente: No, no, non so... non lo so.
(voce fuori micròfono)Non'ho espresso parere io.
Avvocato Filastò: Facciamo la perquisizione e il sequestro, io non so cosa vuol fare la Corte.
(voce fuori microfono) Non ho espresso parere io.
Avvocato Filastò: Cosa vuol fare il Pubblico Ministero a me io non so, io...
(voce fuori microfono) Io non ho espresso il mio parere, eh.
Avvocato Filastò: Io ho espresso la... ho espresso, semplicemente dal punto di vista della difesa di Mario Vanni, la opportunità, o meglio, la necessità che questo contenitore con il suo contenuto venga acquisito agli atti. Oh, perbacco!
Avvocato Curandai: Presidente, mi perdoni, io non ho ancora espresso il mio parere... Io chiedo la parola per esprimere il parere.
Presidente: Qui dimenticate le regole processuali. Qui si fa: il Pubblico Ministero, le parti civili e il Pubblico Ministero. Per carità, io non ho nulla in contrario, perché Si può anche invertire l'ordine con l'accordo delle parti. Però...
Avvocato Curandai: Ma non mi è stata data la parola, ecco.
Presidente: Non le ho dato la parola? Ho domandato chi vuol parlare, nessuno vuol parlare. Parla per ultimo il difensore. Comunque. . .
Avvocato Curandai: Io l'ho lasciato parlare cortesemente, l'avvocato Filastò, però...
Avvocato Filastò: No cortesemente, mi hai lasciato parlare, perché io ho il diritto di parlare con... Avvocato Curandai: (voce fuori microfono)
(voci sovrapposte e fuori microfono)
Presidente: Avvocato Bertini vuole dare quel contenitore lei? Se...
Avvocato Curandai: Posso esprimere la mia opinione o no, su questo punto?
Presidente: Mi dica.
Avvocato Curandai: Presidente per poter disporre una perquisizione occorrono fondate ragioni per ritenere che l'imputato, in quel momento, sia in possesso di documenti o di cose utili, in questo caso, per il giudizio - si dice in genere per le indagini — e in questo caso addirittura per il giudizio. Ci mancherebbe altro!
P.M.: Ci mancherebbe !
Avvocato Curandai: Quindi, ci sono queste fondate ragioni? Ce le ha spiegate, illustrate, l'avvocato Filastò, queste fondate ragioni, sì o no? Sennò si. commette un abuso in. atti. Ecco, questo è il punto. Ci sono queste fondate ragioni, sì o no? Ecco.
P.M.: L'imputato è già stato perquisito nel corso della perqui...
Avvocato Curandai: Questa è la mia opinione. Però, Presidente, questo è un aspetto delicatissimo.
P.M.: Sennò...
Presidente: Pubblico Ministero, non si può parlare contemporaneamente. Qui si sta facendo, veramente, peggio del mercato. É la prima volta che mi trovo...
Avvocato Curandai: Presidente, io chiedo all'avvocato Filastò in che cosa consisterebbe.
PRESIDENTE: Lei non chiede nulla, lei parla con la Corte. Lei non può parlare con l'avvocato Filastò. Avvocato Curandai: No. L'avvocato... No, io ho chiesto, lo chiedo, voglio sapere.
Avvocato Filastò: Posso?
Avvocato Curandai: Grazie.
Avvocato Filastò: Gli rispondo subito all'avvocato Curandai. Ci si può trovare il tagliando di una assicurazione precedente, relativo alla 124. In quell'inserto, in questo contenitore, può trovarsi, per esempio, un tagliando con una assicurazione precedente: la Zurigo, per esempio. Vale a dire con quella assicurazione accesa da quel signore, che era il precedente proprietario. Per fare un esempio.
Avvocato Curandai: (voce fuori microfono)
Presidente: (voce fuori microfono)
Segue...

mercoledì 13 aprile 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 18 marzo 1998 - Sesta parte

Segue dalla quinta parte.

Presidente: Comunque, lei è andato a pagare e è andato via.
Roberto Scherma: Si, sì, quello subito, fatte tre parole e sono tornato via, io.
Presidente: Senta, la macchina 128, se la ricorda la macchina, 128?
Roberto Scherma: Mi pare che è quella rossa.
Presidente: Rossa, rossa.
Roberto Scherma: Rossa, sì.
Presidente: Quella scodata.
Roberto Scherma: Sì, sì.
Presidente: Quella la pagò anche lei?
Roberto Scherma: No, gli avrò dato dei soldi se ce n'aveva di bisogno, ma...
Presidente: Quella macchina la teneva anche lì a casa vostra, a casa sua, lì...
Roberto Scherma: Sì, a casa sua, diciamo, che…
Presidente: E quando ritirò la macchina, la 124, davanti a casa sua c'erano tutte e, due le macchine, o ce n'era una sola?
Roberto Scherma: Ma mi pare per un po' di tempo c'è stata anche quella che non andava, quella che l'aveva rotta.
Presidente: Quella che era rotta. Non mi ricordo di che, era rotta; quella per un po' di tempo ci deve essere stata, lì.
Presidente: E quando c'era la macchina 124, la blu, Lotti usava anche la 128 no? 0 usava solamente la 124 nuova? Nuova per modo di dire.
Roberto Scherma: Nuova per modo di dire. No, ci sta, questa vecchia che non andava, quando lui aveva quell'altra, un po' di tempo gliel'ho vista là davanti a casa.
Presidente: Sì, ma la domanda mia era un'altra: le macchine sono tutt'e due davanti a casa, no? Lì.
Roberto Scherma: Sì, sì.
Presidente: Volevo dire, Lotti usava sempre la macchina nuova, oppure usava anche l'altra?
Roberto Scherma: No, l'altra no, non credo, non credo io, perché era rotta.
Presidente: Quello che ha visto, quello che ha visto lei, lei non deve dire quello che pensa, quello che ha visto fare, è una cosa diversa.
Roberto Scherma: Io non l'ho... quella lì.. rotta, non gliel'ho vista usare...
Presidente: Da quando c'aveva l'altra nuova.
Roberto Scherma: Gliel'ho ho vista lì davanti per un pò di tempo e poi mi pare che chiamò il coso lì, quello che le prendono, il demolitore...
Presidente: E quanto tempo è stata ferma davanti a casa sua quella macchina lì?
Roberto Scherma: Mah, un po' di tempo c'è stata, un so, un mese, due mesi… Se erano cose di, voglio dire, che erano successe ora da poco tempo, uno magari…
Presidente: Cioè, un mese o due mesi da quando ha ricevuto la macchina... la 124?
Roberto Scherma: Sì, lui andava con quella, diciamo, nuova...
Presidente: Nuova
Roberto Scherma: ...e questa qui era là, rotta doveva essere, perché un gli andava più, che sappia io. Presidente: Quando venne da lei per dire: 'mi voglio comprare un'altra macchina...', eccetera, che cosa gli disse lui?
Roberto Scherma: Che gli dissi io?
Presidente: No, cosa disse Lotti a lei.
Roberto Scherma: E mi disse, dice: 'quella macchina lì vogliono un monte di soldi per riparalla, allora ne cerco un'altra'. 'E cercane un'altra'.
Presidente: Senta, le gomme alla macchina ce l'han tolte o c'era... o ci stavano sempre? A quella 128 rossa.
Roberto Scherma: Le gomme?
Presidente: Eh.
Roberto Scherma: Sì, c'erano.
Presidente: C'erano le gomme.
Roberto Scherma: Io quando gliel'ho vista...
Presidente: Cioè, stava ferma lì, ma con le gomme di una macchina... in sosta, diciamo, così.
Roberto Scherma: Sì, io penso di sì. Ora unn'è che. andavo a guardare preciso...
Presidente: Ma la macchina ferma la si vede se c'ha le gomme o no.
Roberto Scherma: Appunto, appunto, sì, sì...
Presidente: Un c'è mica...
Roberto Scherma: Sì, sì.
Presidente: Basta un attimo.
Roberto Scherma: Penso che sì, c’erano.
Presidente: E fu portata via con le ruote.
Roberto Scherma: No... non lo so... non credo, però.
Presidente: Cioè, aveva sempre...
Roberto Scherma: Credo che è venuto quello con il granchio a mettersela sul camion.
Presidente: Sì, ma le ruote c'erano sempre, voglio dire. Volevo dire... la domanda mia era questa: le ruote c'erano sempre o no?
Roberto Scherma: Sì, penso di sì...
Presidente:  Eh, pensa.
Roberto Scherma: Eh, mah... c'erano...
P.M.: (voce fuori microfono)
Presidente: Va bene, insomma, ora...
Roberto Scherma: Mah, cose... se era successo qualche mese fa, allora uno ce l'aveva più nell'occhio, ma...
Presidente: Va bene, allora domande alle parti, prima il Pubblico Ministero, poi le parti civili e dopo il Pubblico Ministero... Non ci sono ritorni. Non ci sono ritorni. Difesa?
Avvocato Filastò: Senta, solamente una conferma. Lei questa macchina rossa - sto parlando della macchina rossa - ha detto che... gli è stato chiesto quanto tempo l'ha vista ferma e ha parlato di? Di che periodo più o meno?
Roberto Scherma: Mah, l'ho detto prima, il periodo un me lo ricordo.
Avvocato Filastò: Un mese, due mesi, ha detto.
Presidente: Un mese, due, mesi.
Roberto Scherma: Ah, quella proprio ferma, quella rotta.
Avvocato Filastò: Sì, sì, sì.
Roberto Scherma: Sì, penso un paio di mesi, io, così...
Avvocato Filastò: Un paio di mesi. Ecco, durante questi due mesi lei è sicuro di non averla mai vista in movimento questa macchina.
Roberto Scherma: No, io in giro, no, un l'ho vista.
Avvocato Filastò: Ecco. Stava in un posto davanti alla casa del Lotti.
Roberto Scherma: Davanti alla casa del Lotti.
Avvocato Filastò: Sempre lì, in quel posto.
Roberto Scherma: Sì, sempre in quel posto là.
Avvocato Filastò: Grazie.
Avvocato Mazzeo: Si, Presidente. Preliminarmente gradirei, se possibile sapere quanto è l'importo del premio di assicurazione che risulta dal tagliando per la 124, quella che risulta 20 settembre '85.
Presidente: É sei mesi, vero?
P.M.: (voce fuori microfono) In totale 162.000 lire per...
Avvocato Mazzeo: 162.000 lire per sei mesi. Per sei mesi. La domanda al teste è questa: qual era lo stipendio del Lotti a quell'epoca? Nell'85 quanto prendeva al mese Lotti?
Roberto Scherma: Mah, io ora...
Avvocato Mazzeo: Più o meno.
Roberto Scherma: Mah, più o meno, penso, sulle 700-800.000. Per essere precisi, come ripeto, bisogna guardare il libro che c'ha il ragioniere; allora, là...
Avvocato Mazzeo: Sì, benissimo. Un'altra domanda, ecco, ma in quel periodo lì in cui gli si era rotta la macchina 128 rossa', no, che ce l'aveva lì ferma davanti casa, come si muoveva il Lotti?
Roberto Scherma: Come?
Avvocato Mazzeo: Come si muoveva? Cioè, per andare in centro a San Casciano come faceva?
Roberto Scherma: Sì, lui andava a San Casciano, certo.
Avvocato Mazzeo: Come, visto che la macchina era rotta?
Roberto Scherma: No, era rotta quella bianca.
Avvocato Mazzeo: No... il 128, no, quella rossa...
Roberto Scherma: Quella rossa.
Avvocato Mazzeo: ...ha detto lei, era rotta, no? Quando gli si è rotta questa macchina come si muoveva lui?
Roberto Scherma: Quando ha rotto questa macchina?
Avvocato Mazzeo: Eh.
Roberto Scherma: Quando ha rotto anche questa rossa?
Avvocato Mazzeo: Eh. Che c'aveva un motorino, una bicicletta, andava a piedi, pigliava la SITA, che faceva?
Roberto Scherma: No, no, no, lui n'avrà... n'ha presa un'altra, ne ha presa un'altra.
Avvocato Mazzeo: Ha preso, l'altra…
Roberto Scherma: Lui a piedi .un, c'andava mai.
P.M.: A piedi non c'andava mai.
Avvocato Mazzeo: Benissimo'.
Roberto Scherma: No, no.
Presidente: Allora bene... Senta...
P.M.: Presidente, se... ho una domanda...
Presidente: Una domanda qui: ma Lotti, Lotti, lui usava macchine vecchie, prendeva macchine vecchie e poi riprendeva altre macchine vecchie. É mai rimasto a piedi senza una macchina? Ha mai chiesto a lei: 'guarda, Roberto, me lo dai un passaggio per andare a San Casciano? Me lo dai un passaggio per andare al Bargino, per andare...'.
Roberto Scherma: Mah, l'avrò anche portato io qualche volta.
Presidente: "L'avrò". "L'avrò", avete sempre questa cosa: "l'avrò", "sarà"...
Roberto Scherma: Eh, che vuole...
Presidente: L'ha portato o no?
P.M.: Presidente, sono stati sedici anni insieme.
Presidente: Appunto perché sono stati sedici anni insieme.
Roberto Scherma: Lo so ma... Dunque, lì poi c'è un altro fatto, che quando lui magari rimaneva per qualche giorno senza la macchina e aveva bisogno di andare a San Casciano, il passaggio lo trovava. Perché dove lavoro io si carica tutti questi camioncini e allora lui, magari, all'ora che smetteva, capitava qualcheduno, dice: 'che vai a San Casciano?', 'sì', 'allora vengo' con te'. Fo per fare un paragone, non che mi possa ricordare se l'ho portato o se l'ha portato anche qualcheduno di questi. Voglio dire, il sistema era questo qua. Se lui rimaneva a piedi qualcheduno lo portava su.
Presidente: Senta, un'altra domanda. Quanto gli prendeva al mese lei per recuperare le 800.000 lire?
Roberto Scherma: Mah, secondo; se lui, per esempio, a quei tempi guadagnava 800.000 lire, queste 400.000 lire gliele ritiravo un po' per volta.
Presidente: Ho capito un poco alla volta. Che cifra gli prendeva? Questo ha la sua importanza. Al mese dava 700.000 lire al Lotti...
Roberto Scherma: Sì.
Presidente: Eh, dice: 'va be, Lotti, ora da questo mese siccome tu mi devi rimborsare 800.000 lire della macchina che io ti ho pagato, mi ridarai, che ne so, 600-500.000...', un lo so, guant' è che gli dava?
Roberto Scherma: Mah, in un paio di volte. ;
Presidente: Un paio di volte? Che gli dava metà stipendio?
Roberto Scherma: Sì, le 400.000 lire... un 200.000 lire, per volta.
Presidente: 200.000 lire per volta...
Avvocato Colao: Presidente, una domanda.
Presidente: Prego, c'era il Pubblico Ministero prima, avvocato Colao.
P.M.: Sì, grazie Presidente, la domanda è questa: è stato chiesto se ha visto... se il Lotti usciva, quando aveva già la 124, con un 128. Io le chiedo: ma lei vedeva se il Lotti, ad esempio, la sera usciva per conto suo, lei lo vedeva?
Roberto Scherma: Lo vedevo, lo vedevo se ero lì davanti. Eh...
P.M.: Quindi se... allora la mia domanda è: se una sera ...possa essere uscito con la 128, lei non lo sa.
Roberto Scherma: Appunto...
P.M.: Bene, grazie.
Segue...

martedì 12 aprile 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 18 marzo 1998 - Quinta parte

Segue dalla quarta parte.


Presidente: Allora, Scherma Roberto, dove è nato?
Roberto Scherma: A Xxxxx.
Presidente: Quando?
Roberto Scherma: Il XX/XX/XX
Presidente: Residente?
Roberto Scherma: Residente a Xxxxx.
Presidente: Prego, legga quel foglio lì.
Roberto Scherma: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.”
Presidente: Senta, signor Scherma, noi vogliamo sapere da lei una cosa: lei era datore di lavoro del Lotti?
Roberto Scherma: Lotti, sì.
Presidente: Fino a quando Lotti ha lavorato con lei?
Roberto Scherma: Mah, il Lotti ha lavorato con me, mi pare, fino nell'85, '87, non me lo ricordo.
Presidente: Quegli anni lì.
Roberto Scherma: Bisognerebbe guardare il libro matricola che c'ha il ragioniere.
Presidente: Eh. Lui abitava vicino a lei?
Roberto Scherma: Lui abitava... sì, abitava lì accanto a me.
Presidente: Accanto a lei. Eh. Che macchina aveva lui, si ricorda? Fino a quando ha abitato lì.
Roberto Scherma: Eh, ma lui delle macchine ne ha cambiate diverse. Ogni pochino lui ne cambiava qualcuna, perché erano macchine vecchie e allora o la batteva o gli si rompeva, dice: 'per accomodarla ci vuole tanto, allora, no, allora ne cerco un'altra.’
Presidente: Ecco. Lei si ricorda una 124 blu?
Roberto Scherma: No, mi pare che era bianca la 124.
Presidente: Ma lui m'ha detto blu, non lo so, blu, celeste... insomma, non bianca.
Roberto Scherma: A me mi pare che era bianca e poi ce n'ha avuta un'altra rossa.
Presidente: Va be', lasciamo stare per ora la rossa, lasciamola stare per il momento; la vediamo dopo la rossa. Quella 124...
Roberto Scherma: A me mi pare che era... mi ricordo che era bianca.
Presidente: Va bene.
Roberto Scherma: 0 che era qualche altra...
Presidente: La domanda è questa: lei ha mai pagato una 124 a Lotti?
Roberto Scherma: Una 124?
Presidente: L'ha pagata lei per conto del Lotti? Che lui ha ritirato poi insieme a lei?
Roberto Scherma: Eh, può darsi.
Presidente: Può darsi.
Roberto Scherma: Può darsi perché... sì, può darsi perché lui lavorava con me, allora, dice: ‘mi mancano questi soldi e...’
Presidente: A chi l'ha... .
Roberto Scherma: ...il meccanico vuole che, insomma, che tu ci vieni e poi glieli darai, poi glieli dai tu...
Presidente: Poi lei glieli pigliava sulla paga un po', lei.
Roberto Scherma: Sì, certo, e ci mancherebbe'.
Presidente: Glieli pigliava sulla paga.
Roberto Scherma: Eh.
Presidente: E questa macchina da chi l'avete comprata?
Roberto Scherma: Mah, mi pare che questa macchina la comprò dall'officina Bellini.
Presidente: L'officina Bellini.
Roberto Scherma: Perché ne ha comprata più di una, lui, di queste macchine.
Presidente: Sì, sì, lo so.
Roberto Scherma: E ora io un me lo ricordo.
Presidente: Si parla del 124, però, non delle altre.
Roberto Scherma: Mi pare che questa l'abbia comprata lì...
Presidente: Quella che ha pagata lei, quella che ha pagata lei.
Roberto Scherma: Gliel'ho detto, mi pare che era dall'officina Bellini.
Presidente: Sì, l'officina Bellini, sì. Quello che dice il Lotti...
Roberto Scherma: Al cento per cento non glielo... non glielo posso assicurare.
Presidente: No, no, lo dice il Lotti. L'ha detto il Lotti che l'ha pagata lei, 800.000 lire.
Roberto Scherma: Sì...
Presidente: Si ricorda questo pagamento all'officina Bellini in che epoca avvenne? Il giorno, di sera, la stagione o non stagione. Cerchi un po' di far mente locale.
Roberto Scherma: Come? Unn'ho capito la...
Presidente: Lei andò insieme al Lotti all'officina Bellini a pagare questa macchina.
Roberto Scherma: Sì. Non mi ricordo se era l'officina Bellini, insomma, da un meccanico a San Casciano.
Presidente: Ce l'ha detto anche...
Roberto Scherma: Ma mi pare che...
Presidente: Un meccanico a San Casciano, benissimo. É uscito poc'anzi, sta lì fuori, se vuole... è quello che ha ricevuto il pagamento da lei.
Roberto Scherma: Sì.
Presidente: Va bene?
Roberto Scherma: Sì.
Presidente: Allora, si ricorda quando è avvenuto questo fatto? Siamo nell'85, la metto sulla strada.
Roberto Scherma: Eh, un me lo ricordo, come fo? Sarà stato nell'85, nell'87, nell'83, non me lo ricordo.
Presidente: No, va bene...
Roberto Scherma: Non...
Presidente: Comunque, allora voglio sapere una cosa: quando lei ha pagato, la macchina l'avete ritirata subito
Roberto Scherma: Sì, io mi ricordo che siamo andati assieme e questi soldi o gliel'ho dati subito al meccanico, sennò gli ho detto: 'te li do io, la macchina gliela puoi dare', ecco. O glieli diedi subito, un me lo ricordo, diciamo, se questi soldi io gliel'ho dati lì per lì.
Presidente: Comunque, è andato insieme al Lotti...
Roberto Scherma: Insieme a Lotti e io ho detto, questi soldi...
Presidente: E sta dicendo, la macchina l'ha ritirata la stessa occasione, oppure è andato dopo a ritirarla?
Roberto Scherma: Ma io penso che sia andato dopo, però, perché io ci sono andato di furia, così, perché lui dice: 'bisogna che vieni te, sennò la macchina un me la dà, io i soldi non ce li ho, poi me li ritiri', e via discorrendo.
Presidente: Davanti a lei la macchina non l'ha ritirata.
Roberto Scherma: Non... non me lo... mi par di no. Io, come gli ripeto, sono andato lì; questi soldi o gliel'ho dati subito o gliel'ho dati dopo. Gli ho detto: 'va bene, la macchina gliela potete dare'. Ecco.
Presidente: Sì, ho capito, lei ha pagato, in ogni modo. Insomma, per il Bellini andava bene. Comunque pagata.
Roberto Scherma: Mah, fatto queste tre parole, io sono venuto via.
Presidente: É venuto via.
Roberto Scherma: Eh, perché io sono sempre con la furia.
Presidente: E al meccanico come siete andati? Siete andati insieme o siete andati ognuno per conto suo?
Roberto Scherma: Dal meccanico... ci siamo trovati là, mi pare. Mi pare che ci siamo trovati là.
Presidente: No, mi pare...
Roberto Scherma: O che... come fo? Che si era tutti e due lì, sì, quando c'è stato questa discussione di comprare questa macchina.
Presidente: Appunto, un po' alla volta...
Roberto Scherma: Però che ci siamo... che io ho portato lui là...
Presidente: Sì, ma un po' alla volta che rivede l'episodio, rivede la scena, si può ricordare, no?
Roberto Scherma: Eh. . .
Presidente: Voi abitavate tutti e due vicini, lavorate insieme, quindi, non c'era necessità di andare dalla draga, dov'è, al Ponte Rotto...
Roberto Scherma: Sì, è al Ponte Rotto.
Presidente: Potevate andare con una macchina sola, anziché con due, non lo so.
Roberto Scherma: Sì...
Presidente: Però me lo dica lei se c'è andato con una macchina o siete andati con due macchine, una macchina e un motorino, a piedi...
Roberto Scherma: Mah, questo non glielo posso dire di preciso, se lui quando siamo andati dal meccanico l'ho portato io, o sennò gli ho detto: 'va bène, aspettami là stasera e ci sono anch'io'.
Presidente: Non se lo ricorda.
Roberto Scherma: Ecco. O così, sennò ci siamo andati assieme.
Segue...

venerdì 8 aprile 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 18 marzo 1998 - Quarta parte

Segue dalla terza

Presidente: Senta, un'ultima domanda: il signor Scherma Roberto, gli dice qualche cosa a lei?
Gino Coli: Mah, l’è un signore che ci ha la draga dove lavorava Lotti. Giù, in Pesa. Lo conosco come... qualche volta si serve da noi, a volte, così.
Presidente: E lui è venuto a pagare la macchina del Lotti, o è stato qualcun altro a pagare la macchina dì Lotti?
Gino Coli: A me mi sembrava... No, no, venne lui, mi sembra, a pagare.
Presidente: Venne lui?
Gino Coli: Sì. E il Lotti.
Presidente: Eh?
Gino Coli: Lui... Mi sembra Scherma. Però, come... un me lo ricordo se era lui...
Presidente: O sì o no. Va bene, va bene... Lui afferma non lo sa. Lei deve dire se lo sa, o non lo sa.
Gino Coli: Eh…
Presidente: Non si allontani, perché dobbiamo sentire lo Scherma. Va bene?
Gino Coli: Senz'altro.
Avvocato Mazzeo: Permette un'ultima domanda?
Presidente: Va bene? Ah, mi scusi. Prego.
Avvocato Mazzeo: Prego, Presidente. Senta, visto che siamo nel probabile, giustamente, dopo 13 anni... Ma è mai successo, a memoria sua - mettiamola così - è mai successo che un cliente viene da voi, vede una macchina usata lì, sul piazzale e dice: 'ma tienimela ferma, questa mi interessa', eccetera, eccetera. Va bene? Poi dice: 'la compro'. Vi mettete d'accordo sul prezzo di acquisto. In questo caso mi sembrano 800.000 lire, mi sembra di aver sentito...
Presidente: 800.000 lire, sì.
Avvocato Mazzeo: Quanti, Presidente?
Presidente: Così si dice.
Avvocato Mazzeo: Ecco. Va be', qualunque sia stato. Vi trovate d'accordo; si sa che questo è pronto a pagare; voi telefonate al venditore, quello che ve l'ha affidata, e gli dite: 'guarda, amico, vai giovedì che c'è il notaio, lì all'AGI. Fai la dichiarazione di vendita a favore di...', nome cognome, indirizzo, dati anagrafici, eccetera. Se fate questo è probabile, per dire, che abbiate già i soldi, oppure dovete avere una grande fiducia nell'acquirente.
Gino Coli: Eh.
Avvocato Mazzeo: Perché, se anche non ve li ha dati, ve li darà. Giusta?
Gino Coli: Certo.
Avvocato Mazzeo: Ci siamo fin qui. É mai successo che da questo momento siano passati due mesi, che poi chi ha pagato si ripigli questa macchina e vada a giro?
Gino Coli: No.
Avvocato Mazzeo: Grazie.
Presidente: Prego? 
Avvocato Capanni: Posso fare una domanda? Avvocato Capanni. Mi scusi, in quegli anni, a come ricordo io, era consentito fare i passaggi di proprietà trascrivendo la procura a vendere. Le risulta?
Gino Coli: No. 
Avvocato Capanni: Non che lo facevate voi, o... le risulta che era una prassi consentita? Cioè, faccio un esempio...
Gino Coli: Ma non credo, non credo. 
Avvocato Capanni: ...una persona...
Avvocato Filastò: (voce fuori microfono) 
Avvocato Capanni: Ma quello emerge dopo.
Avvocato Filastò: Ha detto: "Non credo", due volte. Ha detto "No", una volta; e "non credo", la seconda. Avvocato Capanni: E io gli faccio un'altra domanda. É mai accaduto che una persona si sia presentata da voi conosciuta magari, ha lasciato una macchina per venderla, sottoscrivendo una procura notarile - quindi dall'agenzia, presso il notaio — a vendere, poi se ne sia andata e abbia ricevuto comunicazione dell'avvenuta vendita, e i soldi in tempo successivo?
Gino Coli: No. 
Avvocato Capanni: A voi non è mai capitato.
Gino Coli: No. 
Avvocato Capanni: Grazie. 
Avvocato: Una domanda, Presidente, mi scusi. Senta, signor Coli - impostiamola così la domanda — è mai capitato che al momento del contratto non vi sia la copertura assicurativa e quindi si aspetti un po' di tempo prima di consegnarla, quando cioè ci sarà la copertura assicurativa?
Gino Coli: Se non c'ha l'assicurazione senz'altro. Ma... 
Avvocato: Benissimo. Grazie.
Gino Coli: ...mi sembra... Mi sembra di no, in quel caso lì, perché a me mi sembrava ci avesse tutto. E la prese la macchina. 
Avvocato: Le sembra ora?
Gino Coli: No, no, no., 
Avvocato: A quel tempo.
Gino Coli: Sì. 
Avvocato: Le sembrava che avesse...
Gino Coli: Sì, era tutto in regola... 
Avvocato: Da cosa lo deduce che le sembrava che avesse la copertura assicurativa?
Presidente: E allora perché non mi spiega, allora... 
Avvocato: Scusi, Presidente...
Presidente: ... il certificato di assicurazione del 20 settembre? Se è così... 
Avvocato: Da cosa le sembra?
Presidente: Scusi, eh, avvocato. Se è così, se la macchina è tutto in regola il 3 luglio, perché , l'assicurazione parte da 20 settembre? Ce lo dica... 
Avvocato: Eh, guardi che qui l'assicurazione è del 20 settembre, eh.
P.M.: Ma non lo sa...
Gino Coli: Non lo so. Non lo so, mi dispiace. Non lo so. 
Avvocato: Ecco, scusi, questo...
Gino Coli: Non me lo spiego. 
Avvocato: Questo "Mi sembra che ce l'avesse", da cosa deriva, questo…
Gino Coli: Io... Perché normalmente, quando si consegna una macchinai non sta ferma lì o coso... normalmente ci hanno tutto. Se poi, questo, è successo questo, io non lo so. Non me lo ricordo.. A questo punto, io non me lo ricordo. 
Avvocato: Benissimo. Grazie. Questo…
Presidente: Si accomodi, per cortesia. Si accomodi.
Gino Coli: Sì.
Presidente: Rimanga... rimanga un attimo qui.
Avvocato Filastò: Presidente, io dovrei fare una istanza.
Presidente: Chi è? 
Segr. d'udienza: (voce fuori microfono)
Presidente: Allora, faccia venire Scherma Roberto. Benissimo. Faccia venire...
Avvocato Filastò: Presidente, dovrei fare una istanza, io.
Presidente: Mi dica.
Avvocato Filastò: Ora io ho sentito dall'avvocato Bertini - perché prima questa cosa non mi constava...
Presidente: Volevo sentire prima il testimone...
Avvocato Filastò: Presidente, ma può servire, proprio per il testimone.
Presidente: Ah, mi dica allora, benissimo. Allora va benissimo.
Avvocato Filastò: Ho sentito dall'avvocato Bertini che quei contratti, quei documenti assicurativi, sono stati acquisiti perché trovati in una agenda di Lotti. È così, o sbaglio?
Avvocato Bertini: Sì, lo ha detto a me.
Avvocato Filastò: No, vorrei ci desse la conferma...
Avvocato Bertini: Cioè un portadocumenti...
Avvocato Filastò: Un'agenda, portadocumenti... Io vorrei che venisse esibito al Pubblico Ministero il decreto di sequestro di questo portadocumenti. 
Avvocato: No, documenti provenienti dall'imputato possono essere sempre esibiti, in qualsiasi stato o grado...
Presidente: No, no, avvocato, scusi. Faccia parlare...
Avvocato Filastò: Insomma, ma io voglio sapere una cosa, Presidente. Me ne devo andare?
Presidente: (ride)
Avvocato Filastò: No, perché io, alla fine, sono anche disposto ad andarmene.
Presidente: No, no, avvocato, no...
Avvocato Filastò: Quindi noi apprendiamo che il Lotti ha, o una agenda, o portadocumenti, qualche cosa di questo genere, che si riferisce a quest'anno 1985. Allora apprendiamo che non è stata sequestrata. È così? Sì...
Avvocato Bertini: Non è un'agenda... 
P.M.: Evidentemente... evidentemente, se tira fuori dei documenti...
Avvocato Filastò: Eh, insomma, Presidente... Ne prendiamo atto. Però, a questo punto, a questo punto, questo portadocumenti, qualunque cosa esso sia, con tutti i documenti che ci sono dentro, riferendosi al 1985, immediatamente va tirato fuori e sequestrato e portato agli atti. Bene, Presidente? Mi pare che questo sia il meno che si possa... É vero che è tardi, che è passato molto tempo, ma visto che è venuto fuori, a questo punto, lo acquisisca immediatamente la Corte. E questo è
Avvocato Mazzeo: Povero Faggi gli hanno sequestrato due casse di agende, Presidente... Scusi, pazienza.
Avvocato Filastò: Ma scherziamo, Presidente! (voce fuori microfono) Ma scherziamo! Ma come?
Presidente: Allora, va bene, ho capito. Andiamo, facciamo entrare il teste.
Avvocato Filastò: Poi...
Presidente: Avvocato Bertini, cos'è questo documento che ha...
Avvocato Bertini: Presidente, il discorso è questo:'non c'è: un riferimento '85. Quello è un porta.... è un inserto in cui ha preso... essendo degli appunti, dei fogli di carta, ha preso questi certificati. Non è un'agenda dell'85.
Avvocato Filastò: E gli appunti, qualunque cosa sia, a noi ci serve. Gli appunti, tutto.
Avvocato Bertini: Sono documenti, proprio, d'identità. 
Presidente: (voce fuori microfono)
Avvocato Mazzeo: Sennò sembra che uno è un prestigiatore che tira fuori dal cilindro.
Presidente: Va be', prendiamo atto dell'istanza poi provvederemo, venga avanti.
Avvocato Mazzeo: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Ma insomma, scusi, Presidente, ma si può vedere questa cosa? Almeno vedere...
Presidente: Senta avvocato... 
(voci sovrapposte)
Avvocato Filastò: Si può vedere?
Presidente: Avvocato, abbia pazienza, ha fatto l'istanza, basta, finiamola lì poi la Corte provvederà. 
(voci sovrapposte)
Presidente: Se il commissario non... che le posso dire? 
(voci sovrapposte)
Avvocato Filastò: La privacy? La privacy? Con dieci morti?
P.M.: Scusi ma tutti i documenti di Vanni sono in questo processo?
Avvocato Filastò: Accidenti! C'è duecento lettere spedite dal carcere da questo poveromo. Ma che scherziamo!
P.M.: (voci sovrapposte)
Avvocato Filastò: (voce fuori microfono)
Presidente: Va bene.
P.M.: Onde evitare inutili polemiche, se la Corte crede, va a vedere in casa di Vanni quante cose ci sono che non sono state sequestrate...
Avvocato Filastò: Ci son state! Non c'è un accidente dì niente. É la casa più nuda che abbia mai visto in vita mia.
Avvocato Mazzeo: É quaranta metri quadrati. 
(voci sovrapposte)
P.M.: La Corte può andare a vedere...
Presidente: Va bene. Ora venga il teste.
P.M.: Comunque, io credo che le cose che sono state sequestrate sono a disposizione.
Presidente: Venga lei, venga lei, venga. Poi deve venir suo fratello. 
(voci sovrapposte)
Presidente: Non si preoccupi delle voci. 
(voci sovrapposte)
Presidente: Signori, basta ora, eh, signori.
Avvocato Bertini: Mai vista una cosa del genere. Non ho detto un'agenda, non dell'85.
P.M.: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: (voce fuori microfono) 
(voci sovrapposte)
Presidente: Cosa? 
(voci sovrapposte)
Avvocato Mazzeo: Presidente... con molta serenità ho rilevato che certi documenti che la Corte nella sua ordinanza di ieri richiedeva, correttamente, al Pubblico Ministero...
Presidente: C'è il verbale di sequestro.
Avvocato Mazzeo: Appunto perché non risultavano consegnati alla Corte, quando invece risultavano i verbali di sequestro. Stamattina venivano consegnati...
P.M.: C'è l'elenco, per fortuna c'è l'elenco.
Avvocato Mazzeo: ...venivano consegnati dall'avvocato Bertini. Io ho chiesto, con molta... dell'avvocato Bertini... (voci sovrapposte)
P.M.: No, no, no .
Avvocato Mazzeo: Ma questi documenti chi li sta consegnando?
P.M.: No, no, no, no.
Avvocato Mazzeo: Come no? L'ha consegnati Bertini e mi ha detto che venivano dalla sua agenda.
P.M.: No, no, no, no e no.
Avvocato Mazzeo: Come no? C'è un verbale.
P.M.: La confusione... la confusione è confusione. Presidente, mi scusi... 
Presidente: Prendiamo il verbale, prendiamo il verbale...
P.M.: Correttamente glielo legga.
Avvocato Mazzeo: Ma perché deve fare così, ma poi è Bertini che l'ha consegnati questi qui, non il Pubblico Ministero. 
(voci sovrapposte)
P.M.: Per carità...
Presidente: Ora c'è il verbale, lo verifichi lei e veda... tutti e due, vai. Per carità.
P.M.: (voce fuori microfono)
Presidente: Allora, sentiamo intanto il testimone, lì. Come si chiama lei? Scherma Roberto? 
Roberto Scherma: Schema Roberto, sì. 
(voci sovrapposte)
Presidente: Capisco che... Pubblico Ministero un po' di pazienza, sennò non arriviamo in porto, qui.
P.M.: Sì, Presidente, ma si continua a fare illazioni...
Presidente: Eh, allora, Scherma Rob... e va be'...
Avvocato Mazzeo: (voce fuori microfono)
Presidente: Scherma Robe...
P.M.: (voce fuori microfono) 
(voci sovrapposte) 
Presidente: Avvocato Mazzeo, Mazzeo, ora la smetta sennò a questo punto bisogna prendere provvedimenti.
Avvocato Bertini: Sono agende... Fra l'altro ci sono anche documenti dell'86, se non sbaglio, da me prodotti, quindi non c'è solo l'85 e basta.
P.M.: (voce fuori microfono)
Presidente: Andiamo. 
(voci fuori microfono)
Presidente: Così si fa al mercato, così si fa al mercato. 
(voci sovrapposte) 
Presidente: Avvocati, così si fa al mercato, meno male che ci sono le telecamere di questo spettacolo che si porta nelle case d'Italia.
Avvocato Filastò: (voce fuori microfono) 
(voci sovrapposte)
P.M.: Eh, c'è un verbale di sequestro con l'elenco e l'ha consegnato il Pubblico Ministero. Per cortesia, prima di dire le cose, lo guarda, poi. vedrà che...
Avvocato Mazzeo: Insomma, quei tre documenti che mi ha dato cortesemente al Giudice a Latere, provenivano dal Pubblico Ministero o dall'avvocato Bertini?
Presidente: Dall'avvocato Bertini.
Avvocato Mazzeo: Oh, grazie...
P.M.: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: (voce fuori microfono)
Avvocato Mazzeo: (voce fuori microfono) 
(voci sovrapposte)
 
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