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lunedì 29 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 12 marzo 1998 - Sesta parte

Segue dalla quinta parte

Avvocato Filastò: Perché possibilissimo? Possibilissimo, perché c'è questa ansia che sta dietro 'a questo interrogatorio, come vedremo meglio, affrontando alla fine i signori: Lotti e Pucci di cui vi ha già parlato - con riferimento alle loro dichiarazioni dibattimentali, con riferimento all'incidente probatorio — a lungo e molto bene il collega: avvocato Mazzeo. E siccome, con l’avvocato Mazzeo ci siamo divisi i compiti per non tediare. questa Corte, che ha già avuto tantissima pazienza ad ascoltarmi per tutti questi giorni; io di quello che ha detto l'avvocato Mazzeo, non ripeto nemmeno una sigla, perché non sarebbe il caso, lo ha già detto lui ed è registrato. A me interessa, a questo punto, alcuni dati che qualificano quell'indagine che il Pubblico Ministero l'ha definita ampia, puntigliosa, attenta e via aggettivando. E questa indagine, da questo punto di vista - con riferimento agli esami di Lotti, in particolare, che da un certo momento diventa un imputato, ma prima è un testimone — io quest'indagine puntigliosa, attenta, eccetera ve la qualifico e ve la raccomando con riferimento ad un punto solo, prima di tutto: che è il verbale di interrogatorio del 12 giugno del 1996 , alle ore 16.30; in cui si legge .- ..alla., metà di questo verbale — questo. A domanda risponde -Lotti, già imputato a questo punto: "Dell'omicidio di Scandicci, del 1981, vicino alla discoteca Anastasia, ne ho sentito parlare solo in televisione; né Pacciani né Vanni me ne hanno parlato. La stessa cosa devo dire anche per gli omicidi precedenti di cui ho sentito parlare solo in televisione." ... Voi pensate, che oltre questa domanda e questa risposta, il processo, con riferimento alla posizione di Lotti, contenga qualche altra cosa? Qualche altra domanda? Qualche altra richiesta di precisazione su questo punto? Sul fatto che abbiamo a che fare con un unico caso criminale che percorre un arco di quasi trentanni, ve ne ho già parlato, ve l'ho già detto e non sto a ripetermi. Inquirenti approfondiscono questo aspetto così e basta; si contentano di questo che dice questo signore, in quest'occasione. E finisce il discorso. E non se ne riparla più, ecco. E allora, voi mettete insieme: non c'è solo la mancata perquisizione alla casa del Ponte Rotto; non ci sono solamente i quindici testimoni di Baccaiano che nessuno pensa di ascoltare; ma persino quando abbiamo l'imputato confesso e chiamante in correità che è lì, che ci può spiegare tutto su questo punto con riferimento agli altri omicidi, ed in particolare quello di Scandicci — che è avvenuto quattro mesi prima, con le stesse identiche, modalità — fa questa domanda, si accontenta della risposta. Come dice Dante: “State contenti, umana gente, al quia che si è possuto aveste saper tutto, mestier non era partorir Maria.” E fine del discorso. No, no, io non ci sto. E penso non ci starete nemmeno voi. Allora, che altro c'è da dire? C'è da dire questo: che il collega vi ha indicato, individuandole, una serie di gravi contraddizioni, gravi contrasti, verosimiglianze, falsità plateali in cui è incorso Lotti; e però, ho sentito dire che tutto questo potrebbe essere, in qualche modo, spiegato con una sorta di progressione attraverso la quale Lotti da cauto e centellinatore delle sue informazioni non parla, non dice, eccetera. Ma non è così. Perché su alcuni punti di notevole importanza, il signor Lotti, non si comporta in questo modo. Per esempio. Siamo al primo interrogatorio — uno dei primi interrogatori – dell’11 febbraio del ‘96, esame, perché allora, a questo punto, lui ancora risponde soltanto come testimone e il Lotti dice: "Quello che aveva la pistola, mi- pare, era più alto.” Beh, scusate, ma più alto o più basso dal punto dì vista della sua volontà di difendersi, non credo che conti molto. Non ha nessuna rilevanza, no? Dal punto di vista di quello che lui vorrebbe fare... tenersi delle informazioni, dire che uno che ha la pistola, e quello con il coltello; uno è più alto e l'altro è più basso; non è che ci sia poi, voglio dire... Allora, perché sbaglia così platealmente rispetto a quello che dirà dopo? Tanto è vero, l'11 febbraio del '96, alle ore 19.15 — dopo che gli sono state lette su contestazione, le dichiarazioni di Pucci e che i due gli è stato detto erano Vanni e Pacciani — dice di aver visto il giovane, uscire dalla tenda e il Pacciani sparargli contro; e il Pacciani dei due, è il più basso. Quindi, si è ribaltata completamente l'altezza di queste due persone. Ma sempre, con riferimento a questo interrogatorio dell'11 febbraio del '96 - che io vi raccomando con particolare attenzione - qui si chiarisce. Perché, qui stiamo esaminando non tanto la confessione che già è stata esaminata, approfondita dal collega, quanto l'aspetto e la chiamata di correo del signor Mario Vanni. Beh, su questo punto... qui, c'è qualcosa che proprio non va. E cos'è che non va? Non va proprio come esce il nome di Vanni. Perché... 
Mario Vanni: Io non so nulla di tutta questa storia. 
Avvocato Filastò: Lo so che non ne sa nulla. È inutile che continua a borbottare. ... Chiarisce un identikit; l'ha fatto Pucci. C'è un esame di Pucci del 2 gennaio del '96 che non avviene, purtroppo, in un ufficio del Pubblico Ministero, avviene in un ufficio di Polizia, beh... E qui Vanni è il leit motiv, eh? Vanni ha prostitute, Vanni falli di gomma, Vanni si accompagna a Pacciani... Fino a contenere questo esame del Pucci — sto parlando di Pucci - una fandonia plateale che riguarda il racconto al bar. Perché, in questa sede, il Pucci dice che al bar avrebbero, parlato di aver visto queste persone che li hanno minacciati; e che, da questo vero, loro avevano avuto paura ed erano scappati. E questo è risultato non assolutamente non vero che le persone interpellate al bar, salvo l'orefice, dice: 'ma, mi pare di aver sentito parlare che qualcuno c'era passato'; nessuno si ricorda una circostanza di questo genere e viceversa per come viene raccontata qui, da Pucci, doveva esservi importante. Poi Lotti, si sta parlando del verbale dell'11 febbraio del '96, a pagina 5, mentre viene interrogato "chiede” tra virgolette - 11 febbraio ’96, verbale, Lotti — chiede all'ufficio che nomi abbia fatto Pucci; ma l'Ufficio non palesa al Lotti tali nomi”. È giusto, eh. Ci mancherebbe altro! Se qui siamo alla ricerca di una chiamata di correo, che sia valida e che non sia, in qualche modo, suggerita o suggestionata da qualcuno, da qualche cosa... guai, vero, a dirgli chi sono queste persone che chiama in correità, il signor Pucci, e che Pucci colloca in una certa situazione. E che cosa avviene? Qui siamo circa alle ore 13.00, perché l'interrogatorio comincia alle ore 11.00, 11.45 visto perché, probabilmente, il signor Lotti si alza tardi la mattina... Comunque alle 13.00, passano cinque o sei ore e si va, immediatamente dopo, alle 18 e qualche cosa, a far che? A fare un confronto con il Pucci. E nell'interno di questo confronto, durante questo confronto il Pucci dice che furono minacciati di essere fatti fuori e gli toccò di andare via. E aggiunge che uno era Pacciani e che quello con il coltello gli sembrava Mario Vanni. E così bell'è fatto col signor Lotti, vero? Ma, da questo momento sa che non fa.. . 
Avvocato Mazzeo: Oh, meno male gliel'hanno detto. 
Avvocato Filastò: ... non c'è verso. Prima, capito? Si è detto: "No, no, sta cosa noi non gliela palesiamo a lei.” Poi si chiama Pucci, gli si fa fare il confronto e dopo, nell'interrogatorio — immediatamente dopo che comincia alle 19.45 — ecco, vah, il Lotti che tira fuori il nome di Vanni. È questo come vien fuori questo nome di sta persona; salvo che, poi al dibattimento — ho parlato l'altro giorno e non ne parlo più - dibattimento : "Vanni?" "Vanni no." Vanni no per tre volte, su tre circostanze diverse che riguardano: la gita dalla Ghiribelli — e questo lo sapevamo di già - se il Vanni andava mai dalla Gabriella; se quella sera erano andati loro, Pucci e Lotti, dalla Gabriella. "Non fu quella sera lì, andammo al cinema." Però in questa occasione, lei, non l'ha riconosciuto lì, agli Scopeti?" "No. In quell'occasione lì, no." "Chi riconobbe dei due, lei?” "A me mi sembra il Pacciani, un lo so." "Quindi anche lei riconobbe solo il Pacciani; è così?" "Sì." "Il Vanni no?" "No, il Vanni no. Il Vanni no." E basta è fine, è così. Allora, qui a questo punto, che altro si può dire? Andare a cercare qualche cosa che non può essere inserito nella cosiddetta "progressione", nella progressività di cui ha parlato il Pubblico Ministero, ma che rappresenta, invece, gualche cosa di diverso. Ma, prima di questo, c'è un'altra cosa imbarazzante, anche questa, da dire. Che cos'è? Confrontate le primissime dichiarazioni di Lotti e di Pucci; e vi accorgerete che tutti e due, entrambi, l'uno e l'altro dicono - a proposito del motivo per cui si sono fermati lì, in quella, piazzola — la stessa falsità.: "Per fare un bisogno." 0 "per pisciare dice un altro. "un po' d'acqua." E ora noi sappiamo che dal loro racconto successivo, dovrebbe essere questa una falsità. Allora, chi è che l'ha messi d'accordo questi due? Come mai si trovano d'accordo a riferire una panzana? Che specie di relazione c'è stata preventivata a questi due? Allora poteva dire: "Ci siam fermati per vedere il panorama." Un altro poteva dire: "Ci siam fermati..." No, tutti e due 'per far l'acqua'. E tutti e due dicono che gli scappava a quell'altro. È un indagine, questa qui, che va avanti così, si struttura in questo modo, procede in questa maniera. E procede in questa maniera, quando? Perché poi, tutte le cose, hanno la loro - spiegazione. E anche questa ce l'ha, spiegazione, ma quando? Voi, a questo punto, l'elemento, il dato sul quale potete affidare una serena valutazione, è quella: "Il catalogo delle donne che amò il padron mio". "Madamina, il catalogo è questo e le donne che amò il padron mio". 
Avvocato Mazzeo: (voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Vale a dire la lista degli atti del Pubblico Ministero. E guardate le date e vedete quanti mai atti vengono fatti nel mese di febbraio del 1996. E guardate l'intensità, il lavoro di questi inquirenti in quel momento, quando sta per scattare la sentenza di assoluzione di Pacciani. E come vedete, molti di questi atti, culminano col mandato, con la misura cautelare in carcere, per il signor Vanni. Che viene immediatamente spedita al dottor Tony, che sta reggendo l'accusa nel processo di Pacciani davanti alla Corte di Assise di Appello. E voi capite, allora. Voi capite il clima, capite la concitazione, capite anche queste cose che avvengono; persone che si trovano d'accordo a parlare di una cosa, che poi dopo si trovano d'accordo a modificare certe dichiarazioni, perché questo anche avviene. E, insomma, questo accani... questa, come dire, ansia indagatoria che prende un po' tutti, perché c'è una tesi accusatoria che deve essere salvata. C'è un processo che deve essere salvato. E qui, a un certo punto, dentro a - questo brutto intreccio, c'è rimasto incastrato questo poveruomo. 
Segue...

venerdì 26 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 12 marzo 1998 - Quinta parte

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giovedì 25 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 12 marzo 1998 - Quarta parte

Segue dalla terza parte

Avvocato Filastò: Ma vedano, questa carta perché è interessante? Per questo aspetto che vi dicevo prima. Ma ce n'è un altro. Secondo la impostazione dell'accusa, queste persone che fuggono da un delitto, invece di prendere rapidamente la strada di casa e andarsene il più possibile velocemente via dal luogo del delitto, si determinerebbero a fare questo assurdo giro — che è un assurdo giro attraverso questa carrareccia o viottolo, perché? Per evitare il passaggio a livello. Ora, primo: il passaggio a livello, dalla piazzola dove è avvenuto il delitto, se è aperto o chiuso non si vede - lo metta questo, dottor Canessa, o grazie - da lì non si vede. Secondo: Benissimo fanno questa stradella, percorrono tutto questo giro pazzesco per superare... arrivano al podere La Rena, prendono questa specie di sentiero che arriva fino a Martino a Scopeto, a Martino.....a Scopeto ritrova... a San Martino a Scopeto. 
(voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Sì, San Martino a Scopeto ritrovano la stradaccia, sempre brutta, tremenda, dissestata, eccetera, arrivano giù, passano la Bricciana, passano ancora... vanno giù ancora per un bel pezzo, scendono fino agli Scopeti, arrivano alle porte di Dicomano, cosa trovano? Un passaggio a livello. C'è il passaggio a livello. Eh, il Pacciani che conosce la strada... se conosce la strada, se ha preso questa strada per evitare il passaggio a livello che fa tutto questo giro per andare a trovarne un altro? 
P.M.: È al contrario, è nella direzione opposta. 
Avvocato Filastò: No, no... 
P.M.: (voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Su questo rifò la scommessa con lei che ho fatto col dottor Giuttari, prima o poi mi sbanca qualcuno, insomma, voglio dire, perché lì poi me lo sono trovato davanti. Ma poi si vede qui, guardi, si vede qua, non c'è nulla da fare, si vede perfettamente: il passaggio a livello eccolo qui, da una parte e dall'altra, non c'è cristi, eccola qua c'è la ferrovia di mezzo. Fra questa strada e Dicomano, c'è la ferrovia di mezzo, c'è il passaggio a livello, non c'è nulla da fare. Allora? Per tornare poi però alla faccenda della strada, sulla quale abbiamo avuto cosi, come dire, un piccolo battibecco io e il Pubblico Ministero, guardino che quello che vi sto dicendo l'ha detto un testimone, che è per l'appunto il teste Caini. In quale, interrogato il giorno 7 luglio '97, e siamo a pagina 51, fascicolo... fascicolo va be', qui c'è troppe indicazioni, il fascicolo non lo trovo, di questa, insomma, di questo verbale, dice... Insomma, dice, parla di questa... che la piazzola è lì da quelle parti. "Sì," — dice — "anche perché la cosa ci sembrò strana, i giorni dopo che venne fuori sul giornale che c'era stato questo, insomma, omicidio che era successo." Il Pubblico Ministero chiede: "Perché, in linea d'aria è lì vicino?" "Eh, insomma, siamo non, 'diciamo, lontanissimi, però ci sarà, mezz'ora,, insomma, a piedi o una macchina un po' robusta ci vuole." 
P.M.: A piedi. 
Avvocato Filastò: No, Pubblico Ministero, non faccia così. Eh, abbia pazienza. 
P.M.: Se c'è stato lo vede. 
Avvocato Filastò: Ma scusi, abbia pazienza, sto leggendo quello che dice il teste, perché dice... il Pubblico Ministero fa: "Mezz'ora a piedi." Dice il Pubblico Ministero, esattamente come ha detto ora, no? Il Pubblico Ministero gli contesta, dice: "Lei ha detto mezz'ora a piedi. Qui si parla di automobili." "No," dice il teste Caini "scusi, dico, mi scusi, mezz'ora con una macchina un po'... un fuoristrada.” Ecco che dice il teste "Perché lì la strada l'è brutta, insomma, una mezz'oretta circa ci sarà dal punto come l'è, sulla Strada Provinciale insomma." E il Pubblico Ministero’è di parere diverso, dice: "Ci vuole qualche minuto, noi l'abbiamo fatta. Noi s'è anche cronometrato" Quanto c'avete messo... 
P.M.: (voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: ...a fa' questa stradella che dice il testimone ci vuole un fuoristrada, come mi è sembrato anche a me. Perché mi è sembrata una strada di quelle che venivano percorse dai contadini, a suo tempo, con la treggia. Cos'era la treggia? La treggia era un vecchissimo strumento di locomozione dei contadini tipo slitta, che non aveva ruote e che serviva in particolare per le strade particolarmente erte, per salire o per scendere. C'erano due tronchi di albero e sopra un intreccio, ben fatto, di giunchi. E l'arcivescovo di Fiesole, all'epoca... dei tempi, quando scendeva giù da Fiesole per andare alla sua pieve a Firenze, veniva giù in treggia. Beh, allora, quindi, tutta una... insomma, elementi di estrema irrilevanza, sotto il profilo probatorio, salvo che anche qui, bisogna dirlo, sempre perché si sta difendendo il signor Mario Vanni, anche questi due testimoni Caini e Martelli, chi ci vedono sulle macchine? Due persone sole, due... il guidatore di una e il guidatore dell'altra. E Vanni? Lei che fece Vanni? Tornò a casa a piedi? 
Mario Vanni: ....(voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: No, davvero, eh. E veniamo a un'altra testimone che va liquidata molto velocemente, vale a dire la Sperduto, "tanto nomini nullum pare logium". Che è una testimone, bisogna dire subito, con riferimento al processo Pacciani, buona per tutte le occasioni. Perché all'epoca del processo Pacciani venne ascoltata per la questione del seno sinistro. Lì si stava cercando la perversione di Pacciani con riferimento alla sua propensione al seno sinistro, tant'è vero che una volta ne aveva tagliato uno, e lì la testimone andò a riferire che il Pacciani ce l'aveva fissa con il suo seno sinistro. Questa volta invece arriva, qui in questo dibattimento, e ci condisce la scenetta sinistra, campagnola che voi sapete. Tanto per cominciare, la signora Sperduto, parla di episodi avvenuti nel '72. E a tutto concedere, parla di un episodio che va in direzione, come abbiamo visto, difforme rispetto al tipo di delitti, perché parla di masturbazione e perché chi si masturba davanti alla sua nudità, non eccelsa, per dir la verità - guardatela insomma, non certamente tale da eccitare e a provocare particolari eccitazioni sotto il profilo sessuale - ma insomma, certamente lo farebbe anche all'interno di quella progressione psicopatologica di tipo sessuale che esprimono i delitti contro le coppie. Noi sappiamo che è un dato obiettivo costante: dal '68 in poi non ci sono mai tracce di liquido spermatico. Ma poi l'avete vista e sentita la Sperduto, i suoi farfugliamenti, i suoi falsi pianti, perché come ho detto prima, piangiucchiava, ma piangiucchiava senza lacrime, con quell'arietta così, il suo "sono emozionata", i discorsi ammezzati, insomma era anche, fra l'altro, una testimone che non era nemmeno stata presentata dal Pubblico Ministero, il quale, certamente, deve aver ritenuto che non fosse una testimone decente da presentare davanti ad un Corte di Assise. Insomma, è venuta, ha detto quello che ha detto, in quel modo come l'ha detto e insomma, va valutata per quello che è: certamente una povera donna; certamente una persona che ne ha viste di tutti i colori; certamente una persona che ha avuto, molte disgrazie. Però è anche una persona che insomma lei esercita un certo mestiere… È inutile nascondersi dietro un dito, la Sperduto è una prostituta, anche lei, e non solo ma è una prostituta che come ci dice la Ghiribelli nel suo esame, addirittura faceva anche la concorrente della figlia. In una certa zona, dice la Ghiribelli, a un certo punto venne la Sperduto, vale a dire Sperduto madre, e la figlia si lamentò dice: guarda questa mamma, oltretutto viene anche a rompermi le scatole sul lavoro, portandomi via un po' di clientela. Insomma, è quello... che poi... Quindi, che la Sperduto sia stata qualche volta visitata dal Vanni, il quale c'ha la moglie malata, c'ha i suoi problemi, questa signora è anche un po' a portata di mano, insomma. Vanni poi non credo che. . . una persona che abbia poi dei particolari gusti raffinati in materia... quando quella signora, poi, fra l'altro, ancora aveva un minimo di appetitività, perché in un momento successivo, io dico è proprio... la signora mi pare fosse da tenersi alla larga, anche dal punto di vista di carattere sessuale. Ma spostiamoci su... spostiamo il discorso dei cosiddetti riscontri nell'omicidio di Calenzano. E qui non troviamo un riscontro, troviamo un contrasto che più netto non potrebbe essere. Perché sul luogo abbiamo una Alfa Romeo GT rossa; ne parla sia Parisi Rossella che Tozzini, quello che ora è diventato il marito. Questo avvistamento fatto da questi signori, in una situazione in cui tutto ci lascia intendere che loro hanno visto anche loro il serial killer della provincia di Firenze. Basta andare sul posto per capirlo. Perché quella volta il posto del delitto era stato scelto male dal mostro. Non ci sono vie di uscita. Cioè a dire, ce n'è una da una parte, che va verso Prato, un'altra per chi voglia invece tornare, diciamo cosi, verso i monti, c'è solo quella. E passando solo in quella direzione si deve per forza transitare da quel ponticino. E per attraversare quel ponticino non c'è niente da fare, bisogna rallentare a meno di non essere pazzi. E questo è un pazzo, è un allucinato, tant'è vero che non rallenta, tant'è vero che lo prende a velocità, tant'è vero che costringe questi altri due a fermarsi. E loro allora lo possono vedere bene in visto, notano l'espressione preoccupata, allucinata — questo allucinato lo ... - dico io, la teste Parisi usa degli altri aggettivi ma un'espressione strana, di questa persona, e siamo verso l'ora del delitto, più o meno. E questo signore Faggi ne parleranno certamente di questo i suoi difensori, che hanno già parlato i suoi difensori, Faggi non è, perché Faggi non ha quella macchina. Non è Pacciani, perché Pacciani non ha quella macchina; non è Vanni perché lui di macchine proprio manco l'idea... mai avute. Non è nemmeno Lotti, perché Lotti quella macchina non ce l'ha; e quindi è un'altra persona, non c'è niente da fare. Ed è un'altra persona anche in termini di identikit, perché se voi avete osservato, questo predetto indizio che dovrebbe in qualche modo aggredire il signor Faggi, è un indizio al contrario. Il signor Faggi ha una caratteristica personale molto evidente che è quella di avere i capelli a V sulla fronte. Un'attaccatura di capelli particolarissima, non molte persone hanno, e questa persona invece — così come viene descritta approfonditamente dai testimoni: Parisi e Tozzini — invece, questa caratteristica fisica non ce l'ha. 
Segue...

mercoledì 24 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 12 marzo 1998 - Terza parte

Segue dalla seconda parte.

Avvocato Filastò: E allora? Come fa lei a dire: io mi sono tenuta per me questa cosa perché c'erano altre piste? Non è vero nulla. Prima cosa, prima osservazione. Quindi, invece, se fosse stata genuina, se fosse stata sicura del fatto suo, quale momento migliore per andare dagli inquirenti e dire: ecco qua, io so questo, ho visto questa persona ho visto questa automobile con questo comportamento strano… Come avevano fatto a suo tempo, meno di tre anni prima, nell'ottobre dell'81, perché questo avevano fatto, i freddi, puntualissimi, cauti, attendibilissimi testimoni Parisi Graziella e suo marito, di cui in questo momento non… Come? Eh?
(voce fuori microfono) Tozzini. 
Avvocato Filastò: Tozzini, grazie. 
(voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Eh, certamente. A proposito dell'omicidio di Calenzano. Invece lei non ne parla nemmeno in famiglia, neppure con gli amici. Allora vale per lei quella domanda che rivolse a suo tempo, giustamente, correttamente, il dottor Giuttari al teste De Pace. Domanda alla quale quel testimone, come noi sappiamo, rispose con il riferimento alle sorbe. Vale a dire, si deve chiedere per forza: 'scusi signora, ma lei come fa a ricordare a otto anni di distanza che l'incontro avvenne proprio quel giorno lì?'' Cioè il giorno del delitto. E lei risponde. Dice: "Perché io all'epoca frequentavo questi amici il fine settimana, prima e dopo il delitto." Un periodo di tempo molto lungo. Questa frequentazione degli amici al fine settimana, non ha la frequentazione che avviene quel giorno lì e basta. É quel giorno del delitto, vale a dire, di Vicchio. è una frequentazione che in quel tempo si svolge per tutto... per diversi mesi. E sono tutti i fine settimana che questa signora va a trovare questi amici. Non so poi con quanto diletto di questi amici, perché questa signora, io non l'ho vista ma a leggere quello che ha scritto, mi da l'idea di una di quelle persone, quelle signore che quando parlano ci vuole, come diceva mia nonna, un soldo per farle cominciare e due per farle smettere. Ma qui, a questo punto, la teste fornisce un dato di riferimento e con questo scopre la sua, certamente involontaria, soggettiva, umorale, passionale, verbosa tendenziosità. Vale a dire, ci vuol far credere di aver sentito gli spari. E però nell'indicare questo punto di riferimento, gli spari, che son l'unica cosa che in questo momento ci servirebbe per dire che questa signora ha fatto questo incontro quel giorno, ci parla di un boato. Ecco. E lei stessa, quando poi - ce -lo vuol - descrivere, ci descrive una situazione per cui noi dobbiamo per forza ritenere che ha sentito lo scoppiò di pneumatico di un TIR, come lei dice essere stato quel suono. Oppure ha sentito un colpo di fucile da caccia grossa, al cinghiale almeno. Oppure ha sentito il "bang" di un aereo supersonico. Queste sono le tre ipotesi che si possono fare, non se ne possono fare altre. Tutto fuori che diversi cadenzati colpi di pistola Calibro 22. E poi il Pubblico Ministero, all'udienza, si è prodotto, come ho detto l'altra volta, in quella teoria abbastanza strana per cui i diversi colpi distanziati, sia pure ravvicinati l'uno all'altro, di Calibro 22, una eco che ci sarebbe in quel posto — io ci sono andato, ho battuto le mani ho fatto: oh! Eco non c'è - li trasformerebbe in un unico suono, in un unico fragore. Ne ho già parlato e non sto a insistere. Tutto questo senza contare il tempo. Cioè a dire, il momento del boato. Quando lei sente questo colpo. Vedano, qui la signora fornisce delle indicazioni, dice che era il crepuscolo inoltrato, vale a dire subito dopo cena. Tant'è vero, dice, che il crepuscolo era inoltrato e non era un'ora molto tarda, perché lei dice che era all'aperto con questa sua amica a fumare una sigaretta e loro vedevano nel giardino, lei dice che poteva ancora distinguere la maglietta bianca della bambina. E poi questa signora ci tiene a metterci al corrente - io non c'ero ma ha messo al corrente la Corte e tutti ' gli astanti - che era il primo giorno che la bambina inaugurava la prima minigonna... É una testimone fatta così, la signora Frigo, ci tiene a raccontare molte cose: bla bla, bla bla, bla bla, eccetera. E allora non torna più con l'avvistamento. Perché questo avvistamento di questa automobile, ce lo dice lei, avviene alla mezzanotte meno cinque, perché lei addirittura ha visto l'orologio nella casa di questi signori che la ospitavano. E quindi, dopo gli spari pretesi, siccome, voglio dire, a tutto concedere, siccome ancora ci si vede, tanto da poter vedere la maglietta della bambina che ha la minigonna e tutto il resto, e quindi siamo dopo cena, possiamo massimo arrivare alle 22.30, proprio massimo, alle 22.30 dell'ora legale; dice forse ancora un po' di questa mezza luce di crepuscolo inoltrato c'è, ma massimo, ma io direi... 
(voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Eh? 
(voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: La fine di luglio, insomma, va be', ma tanto per ammettere, no, "ad abundantiam". E che succede? Dagli spari al momento in cui questi scappano deve passare un'ora e mezzo, come minimo, due ore? Ma siamo matti? Va bene essere disinvolti, ma fino a questo punto mi sembra veramente straordinario. Quindi, l'incontro è avvenuto quella sera? C'è proprio da dire, da sospettare di no, o quantomeno di avere un ampissimo margine di dubbio su questo e quindi su questo dato cronologico, rispetto a questa testimone che dovrebbe fornire un riscontro, siamo molto al di sotto delle sorbe del De Pace, purtroppo. Tuttavia la signora Frigo ha sicuramente riconosciuto Pacciani. E siccome Pacciani è altrettanto sicuramente colpevole, bisognerebbe passare sopra a tutto e crederle. Mah, insomma, questa signora Frigo appariva agli inquirenti, all'epoca del processo Pacciani, quando preventivamente aveva dato a loro una indicazione precisa su Pacciani, talmente, talmente attendibile e seria, da non presentarla neppure come prova a carico. E questo dovrebbe liquidarla la signora. Senonché, senonché… Qui si tenta una sorta di incrocio e di coniugazione della testimonianza della signora Frigo, con la testimonianza dei testi Caini-Martelli. Chi sono questi Caini-Martelli? Sono una coppia di persone, che si,trovano sulla stessa strada da cui parte la signora Frigo — e sulla strada per la quale questa signora Frigo fa questa constatazione - i quali notano, mentre sono ad una fontanina a prendere l'acqua per portare a casa - come molte persone fanno andando nei week-end in campagna per riportarsi poi l'acqua buona a casa - notano queste due macchine che procedono in una certa direzione a velocità spedita, una appresso all'altra, ravvicinatissime l'una all'altra e che addirittura li impauriscono. Beh, ora, l'avvistamento di questi due coniugi, senza la Frigo — che avrebbe visto una macchina prima dirigersi in quella direzione quel giorno lì - diventa assolutamente privo di significato. Perché? Perché questi due signori o la signora, perché anche qui c'è la signora che parla molto, il signore invece fa dei discorsi molto più secchi, ma insomma. Secondo la signora, perchè la domanda immediata, spontanea che viene da fare, dice: ma non saranno stati due grulli che correvano per quella stradaccia per fare i furbi, come tanta gente c'è che fa queste cose? Ecco, qui siete quasi tutti più giovani di me, però io quando ero ragazzo imbecille — sono stato un ragazzo imbecille anch'io - insieme a alcuni ci si divertiva a fare il gioco del filo di lana. Il gioco del filo di lana consisteva in questo: che si partiva con un'automobile davanti, poi c'era una macchina dietro, fra quella davanti e quella dietro si metteva un filo di lana e si partiva, anche per stradacce. Se, essendo io davanti, il filo di lana si spezzava, aveva perso... come stava la cosa, scusate? Ma insomma, quello dietro doveva fare in modo di non spezzare il filo di lana. Se il filo di lana si spezzava perdeva quello di dietro e vinceva quello davanti. 
P.M.: (voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Eh? 
P.M.: Si spezza sempre. 
Avvocato Filastò: No a me qualche volta m'è riuscito di tenerlo intero. Ero piuttosto bravino a guidare la macchina quando ero ragazzo. E si viaggiava così vicini l'uno all'altro. Ora, non voglio dire che questi facessero una cosa di questo genere, ma due persone su una strada di questo tipo si allenano a fare dei percorsi accidentatissimi e questi sì che possono essere queste due persone. Ma, dice la testimone, non sono tali perché non sono giovani. Come, perché, gli imbecilli devono essere tutti per forza giovani e basta? E gli imbecilli ci sono anche tra le persone un po' più anziane, purtroppo. E fra le persone che fanno di queste cose se ne trova disgraziatamente anche di età, e non c'è niente da fare. Ma vedete, sono i dati topografici, Signori, che proprio non tornano, e su questo mi sono permesso di portarvi due carte molto dettagliate, una in scala 10 mila e una in scala 25 mila, di questa zona. Poi ve le consegnerò per integrare quello che voi avete, perché avete anche di già una vostra... Ma qui, queste sono credo più dettagliate e quindi vi aiuteranno meglio. Non solo dettagliate ma sono anche datate. Questa qui, questa qui è datata… sono dati che sono : aggiornati al 1988. Quest'altra sono dati che sono invece del 1950. Questa, viene dall'Istituto Geografico Militare, va bene. E qui si vede perfettamente questa strada, che è una strada che parte dalla via Sagginalese, superato Vicchio, che costeggia la Sieve, che costeggia il fiume Sieve, ed è una strada che si inerpica passando, in pochissimi metri, da quota 240 a quota 396-400, in pochissime decine di metri, quindi una salita ripidissima, e che è una strada che, passato il podere La Rena si interrompe. Infatti è una constatazione che fanno anche gli inquirenti, dicono: qui la strada non c'è più... Dice: ma c'era prima. Come, c'era prima? In questa pianta che vi do, che è del 1950, si vede benissimo che la strada si interrompe e che poi diventa un sentieraccio. Io ci sono andato. Voi non ci siete andati ma io sì, io ci sono andato. 
P.M.: Anche noi. 
Avvocato Filastò: Anche voi. E avete fatto quella specie di... 
P.M.: Sì, con il maresciallo dei Carabinieri... 
Avvocato Filastò: Dei. Carabinieri... Avevate una macchina molto buona. Avevate una macchina con cui a un certo punto... Io, quando mi sono affacciato su quella specie di tratturo, vero, che è praticamente una proda erbosa, con l'erba nel mezzo, con due grossi solchi laterali, non dico che uno con molto spirito di avventura possa fare una cosa di questo genere, ma con una macchina normale ci vuole molto spirito di avventura per fare una cosa di questo genere. Io non mi ci sono avventurato. La mia moglie — guidava lei — dice: te un tu vorrai mica mi infili lì dentro io. Le ho detto : no, per carità, torniamo indietro. 

martedì 23 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 12 marzo 1998 - Seconda parte

 

 Segue dalla prima parte.
Avvocato Filastò: A questo punto passiamo a una breve analisi, disamina, di alcuni cosiddetti "riscontri testimoniali", cominciando dal Nesi Lorenzo. Il quale Nesi Lorenzo dice di aver visto il Pacciani all'incrocio tra via degli Scopeti e la via di Faltignano, domenica 8 settembre 1985. La circostanza che espone il Nesi Lorenzo è incerta storicamente e di nessun significato probatorio, riferita a Pacciani. Se poi la riferiamo a Vanni, nello stesso momento in cui il Nesi dice questo, dice che insieme a Pacciani c'era un'altra persona, non riconosce quest'altra persona. E, se fosse stato Vanni, Vanni che lui conosce da ben 40 anni, lo avrebbe certamente riconosciuto. Ne abbiamo già parlato. Ma vediamo un tantino più. da vicino il Nesi Lorenzo. Egli depone all'udienza del 23 maggio del '94, nel corso del processo Pacciani. Questa è la sua prima deposizione, durante la guale il Nesi si sofferma a parlare di una circostanza che riguarderebbe il possesso di una pistola da parte di Pacciani. E riporta la sua constatazione di aver visto Pacciani cacciare i fagiani con una pistola. Come si faccia poi a cacciare i fagiani con le pistole, questo probabilmente lo sa il Nesi. Io, fra l'altro non sono cacciatore, ma mi 'risultava che i fagiani, senza pallini, non si ammazzano. Però, quello che è importante, è che... Senza fucile, da caccia che spari a pallini, insomma, ecco. Quello che è importante è che il Nesi depone all'udienza dei 23... la prima volta, all'udienza del 23 maggio del '94. E di questo avvistamento che, fra l'altro, sarebbe avvenuto dall'altra parte del bosco degli Scopeti, non nella zona vicino, ma dall'altra parte esattamente, non ne parla. Non ne parla di questo avvistamento di ! questa automobile. Poi ricontatta gli inquirenti, oppure viene ricontattato, non si sa bene. Dice di avere riconosciuto, a. questo punto, aver fatto questo incontro, di avere riconosciuto Pacciani al 9 0% e dice di averlo riconosciuto al 90% non perché ci ha pensato meglio, o perché i suoi ricordi sono migliorati, ma perché Pacciani ha mostrato di non riconoscerlo o di non conoscerlo durante l'udienza, durante la quale il Nesi aveva parlato per la prima volta. E da questo atteggiamento di Pacciani, che mostra di non conoscerlo, lui ha desunto che Pacciani temeva di sentirlo riferire, 1'avvistamento a quell'incrocio di via di Faltignano. Il massimo della non serenità di un testimone e proprio il peggio che possa capitare. In cui, a un certo punto, un testimone, si orienta intorno ad un ricordo, fa un riconoscimento addirittura che, da una certa percentuale ne raggiunge un'altra, in conseguenza di una sua deduzione. Pacciani, va bene, Pacciani si sa quello che era.. Quando arrivavano i testimoni che parlavano... dicevano qualcosa di male di lui, l'aggrediva anche. Alla Sperduto gli disse anche: 'ma cosa fai te gui che tu puzzi di "vorpe".' Insomma, no? E così fece con Nesi; Nesi se n'ha a male: 'ma allora era lui quello che ho visto'. E quando parte così, un testimone, nasce in questo modo, tutto quel che dice deve evidentemente essere preso con le molle e considerato con molta, molto scetticismo. Quindi, questo grado di certezza che, se non ci fosse stato l'episodio al dibattimento, egli avrebbe avuto dal 70-80% all'udienza precedente, diventa al 90% in ragione di questa deduzione. É_un qualche cosa che avvicina il teste Nesi alla testimone Frigo e anche ai testimoni Rontini. Anche loro riconoscono Vanni, a distanza di tanti anni, solo dopo che cosa? Solo dopo la deposizione di Vanni al dibattimento del processo Pacciani. Deposizione di Vanni che noi... in cui abbiamo parlato, di cui ho parlato alla scorsa udienza, rammentandovi fino a che punto questo Vanni, nel corso di quella deposizione che voi avete e che potete rileggere per rendervi conto della verità di quello che sto dicendo - in quella deposizione Vanni è pesantemente sospettato. E da sospettato come è e come sostanzialmente avverte di essere, si comporta in quel modo da poveraccio che, a un certo punto, sente arrivarsi, sente offuscarsi il suo orizzonte; sente delle brutte nubi che si stanno addensando sopra la sua testa. E, in qualche modo, cerca a modo suo, da sempliciotto qual è, di ripararsi. E questo, evidentemente, in una psiche turbata come certamente, lo è sempre stata, del signor Renzo Rontini, in perfetta buona fede, per carità di Dio!, assume immediatamente questo tono: ‘quello là io l'ho già visto. Quello là io lo devo aver già incontrato’. E ci ripensano lui e la moglie. E tutto a un tratto si trovano d'accordo per dire che lo hanno incontrato, quando? Ma tutti quegli anni prima. Qui siamo nel '94, siamo a 10 anni prima. Lo hanno incontrato per la strada, la moglie, per caso dice, a Vicchio. Lo ha incontrato lui, lo ha visto. lui davanti al bar che girava, di notte, sotto gli alberi. Ma voglio dire, 10 anni prima. Ma pensateci un momento voi che avete fatto certamente degli incontri. Come si... Io, se dovessi rammentare chi ho incontrato davanti a un certo bar 10 anni fa, ma certamente non ci penso nemmeno. Non sarei assolutamente in grado di riconoscere nessuno; come nessuno al mondo può essere in grado di fare una cosa di questo genere. Solamente una persona, sollecitata da quest'ansia di verità che è certamente commendevole e che, alla quale, io irti sento umanamente di partecipare con tutto il cuore, può a un certo punto individuare in questo Vanni, in questo personaggio che lì al dibattimento appare così sospettabile e così a malpartito, può arrivare a definire che quello è la persona che lui ha visto in quella occasione, a quel tempo, eccetera. Ed è un avvicinamento, questo del teste Nesi, che si può fare anche con riferimento, una analogia, che può essere tentata anche il suo riferimento alla testimone Frigo. E poi io vedremo meglio del testimone Frigo. Per tornare al Nesi, ricordiamoci che i testi Nesi... non so se qui ci sono, ma i testi Nesi Rolando e Marretti Carla, non confermano l'avvistamento di Pacciani. E che il Nesi — come del resto farà poi la Frigo — nella immediatezza di questo avvistamento, non disse nulla, né a loro, né a nessun altro, né successivamente.. Quindi, per chiudere col teste Nesi, che ci ha richiamato alla mente il testimone Rontini e la moglie, si tratta di un teste equivoco, soggettivo e aleatorio quanti altri mai.. Poi pensiamo anche un attimo a quale può essere il significato di questo avvistamento. Perché l'avvistamento avviene in un punto per cui, per arrivare da lì alla piazzola dove è avvenuto il delitto, c'è un'ora, un'ora e mezzo di cammino a piedi. 
P.M.: (voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Come no! 
P.M.: Si è fatto il sopralluogo. No. 
Avvocato Filastò: No, avete fatto il sopralluogo... 
P.M.: Con la Corte. Con la Corte. 
Avvocato Filastò: Avete fatto tutta la strada, un'ora e mezzo. Lo dice la sentenza di I Grado, lo dice la sentenza... 
P.M.: No, quella è un'altra cosa. Sono due i sopralluoghi. 
Avvocato Filastò: Io sto parlando dell'incrocio di via di Faltignano, dall'altra parte del bosco. 
P.M.: 400 metri... 
Avvocato Filastò: In ogni caso è una situazione che, anche ammesso che lì ci fosse passata la macchina di Pacciani con Pacciani a bordo, Pacciani in quei giorni si sa che era da quelle parti. Non sta mica a Parigi, Pacciani; non sta mica a Francoforte. Sta a Mercatale Val di Pesa. E per andar da San Casciano da dove si può esser trovato, alla sua casa, bisogna che passi da quelle strade. Quindi non dice assolutamente niente. Ma comunque, qual è il significato importante, casomai, della testimonianza del Nesi Lorenzo? Il significato importante è che il Vanni, nella macchina, non c'era. Altrimenti lui lo avrebbe visto e avrebbe riconosciuto la persona di cui è sodale da 40 anni. E veniamo alla Maria Grazia Frigo. La Maria Grazia Frigo esordisce dicendo: "Sono ossessionata da otto anni da un episodio che mi è capitato." "Ossessionata", così la riferisce la sua testimonianza il dottor Giuttari, che poi trova riscontro con quello che dirà. E l'ossessione non è un aspetto psicologico che conferisce attendibilità ad una testimone, al contrario. Specialmente quando questa testimone parla a distanza di otto anni di tempo. Ora, questa testimone, per analizzarla brevemente, vede prima di tutto una autovettura e un autista. Su questo non c'è dubbio. Anche su questo. Vede una autovettura ed un autista. Questo autista lei, a otto anni di distanza, esattamente in un clima abbastanza analogo a .quello che vi ho descritto e che riguarda il Nesi Lorenzo e che riguarda i coniugi Rontini, riconosce Pacciani. Ora voglio dire: qui...piccola parentesi. Un ricordo che tutti voi certamente avrete, come ce l’ho io, su tutto questo battage giornalistico che si è fatto sulla persona di Pacciani, tutte le amplificazioni. E tutta la gente, che si è divisa fra innocentisti e colpevolisti. Insomma, questa persona, a otto anni di distanza, riconosce su questa macchina Pacciani. Beh, insomma, è un riscontro, questo, che riguarda la Frigo... Ora, voglio dire, la battuta è anche troppo facile: che è un riscontro raggelante. È un riscontro proprio da polmonite per l'accusa. E per quel giudice che volesse motivare servendosi di questa teste per una sentenza di condanna di Vanni. Come il Nesi, è un teste congetturale, soggettivo, incerto, ipotetico, con numerose ipotesi alterative. Ultima delle quali, a tutto concedere, non solo questa testimone, come ho detto, non è utile all'accusa contro Vanni, ma è contrastante con essa in modo netto. Perché ho detto congetturale? Perché questa signora parla, dice che questo avvistamento è avvenuto la notte dell'omicidio. Quale notte? Perché? Eh?' No, no, dimmi Pellegrini, per carità. 
Avvocato Pellegrini: Vicchio. Credevo ti mancasse la parola Vicchio. 
Avvocato Filastò: No, no, l'omicidio di Vicchio, certo, si sta parlando... grazie. Si sta parlando... Ha ragione il collega, siamo passati dagli Scopeti a Vicchio, nel frattempo. Ma per me, insomma... Dunque, la notte dell'avvistamento, avviene l'incontro. Quest'incontro. Ma quale notte, è quella del delitto? E come... Lo dice lei. Mah, lo dice lei congetturando a otto anni di distanza. E come congettura? La Frigo, che, come dicevo prima, è la quintessenza del teste mass mediatico, cioè a dire, indotto dalla pressione e dalla suggestione dei media. Lei vede una foto di Pacciani su L'Unità: giornale, fra l'altro, che lei evidentemente legge e che ha sempre tenuto un atteggiamento nei confronti di Pacciani ultracolpevolista. Vede questa foto di Pacciani su L'Unità e allora va... dice: .'ah, ecco, lo riconosco'; e va a parlarne. Ma è il tempo della sua apparizione, della sua comparsa di questo suo discorso che conta. Quando va a parlarne: il giorno dopo? La settimana dopo? Il mese dopo? L'anno dopo? No, otto anni dopo. E otto anni dopo per dire anche che questa cosa lei non l'ha nemmeno palesata agli altri, agli amici, al marito. Se l'è tenuta in seno. E se l'è tenuta in seno, lei spiega e dice perché qui al dibattimento. Perché — dice la Frigo — c'erano altre piste: i sardi, Vinci, Mele e Mucciarini. E dice immediatamente una gravissima inesattezza. Perché gravissima inesattezza? Perché lei parla con riferimento all'omicidio dì Vicchio. E proprio l'omicidio di Vicchio è il delitto che provoca la scarcerazione di Mele e Mucciarini, che provoca la scarcerazione di Vinci, che provoca la fine, la cesura finale, l'annullamento della pista dei sardi. 

lunedì 22 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 12 marzo 1998 - Prima parte

Presidente: Allora Vanni coi difensori, Bagattini, Zanobini, Bertini. Le parti civili... Benissimo. Allora prenda... Va bene? Prego, avvocato Filastò. 
Avvocato Filastò: Presidente, Signori Giudici, il profilo della informazione su questo caso purtroppo non è ... Ed ecco perché, a scanso di equivoci e di deformazioni, ai Giudici - perché mi interessano loro e soltanto loro - desidero precisare che io ho fatto una ipotesi; una ipotesi che non scalfisce di un millimetro il mio rispetto e la mia considerazione per tutti coloro che, nella Polizia e nei Carabinieri, fanno il loro dovere, oltretutto non poi eccessivamente pagati, per la tutela dei cittadini. In un paese, dove questo dovere, è particolarmente duro da svolgere. Istituzioni e persone che hanno dato e continuano a dare il loro, tributo di sangue. Mi pare di avere già accennato che il mio nonno materno era carabiniere. E qui si tratterebbe, secondo quella mera ipotesi che io ho fatto, di un pazzo. Oltretutto abilissimo - vedi quello che ha detto il dottor Nocentini — a mimetizzarsi. E la mela marcia ci può essere dappertutto: fra i poliziotti, fra gli avvocati, anche fra i magistrati, giù giù, fino ai cittadini di San Casciano. E ho fatto una ipotesi richiamandomi ad una osservazione dell’equipe De Fazio, a un testimone del processo e ad altre osservazioni fatte da me, ricavandole dagli atti. E da qui, il riferimento alla scorta; come uno dei tantissimi esempi di relazione più diretta che un magistrato può avere con un membro dell'istituzione poliziesca. Proprio perché il professor De Fazio ha fatto quella osservazione a proposito della lettera spedita alla Della Monica. Quindi voglio dichiarare qui che conosco benissimo, ne sono consapevole fino a che punto sia rischioso, delicato, ammirevole, e degno di rispetto il lavoro delle scorte. E ho cara l'occasione per rivolgere un pensiero e un ringraziamento anche ai parenti delle vittime, da cittadino a tutti coloro che hanno perso la vita svolgendo questo compito, dal caso Moroa Capaci, a via D'Amelio. Questo lo dico perché, anche perché stamattina, fermandomi dal giornalaio, ho aperto questo giornale che è La Repubblica; il quale giornale, dopo aver relegato l'informazione circa la mia discussione a difesa del signor Mario Vanni di cingile mattinate intere, prima un trafiletto; poi, in quattro righe, nelle notizie in breve. Qui si parlava di quella battuta, scherzosa fatta col dottor Giuttari circa la scommessa. Oggi arriva con questo titolo: "Ritratto di mostro in divisa. Il maniaco è un poliziotto insospettabile e ve lo dimostro.” E a leggere questo articolo sembrerebbe che io vi avessi intrattenuto questi giorni su questa ipotesi di cui mi sono occupato per dieci minuti, perché mi sembrava doveroso, all'interno di una valutazione complessiva di una serie di atti, che mi portavano, come convinzione personale, ad aprire questa ipotesi. Ma non ne parliamo più. Poi, voglio dire, questo giornalista che ha scritto questo articolo, pubblicato in cinque colonne in questo modo, non era nemmeno qui mi ha telefonato ieri sera. Lasciamo perdere. Rioccupiamoci del processo, come ho fatto finora, non facendo altro che citare carte e richiamandomi puntualmente, sempre,sulle carte, sul dibattimento, sulle indagini preliminari, su tutto quel lavoro che c'è dietro questo processo. Facendo da parte mia, fra l'altro, un lavoro piuttosto pesante, eh. Perché no è mica facile approfondire un processo di questa complessità. É un motivo di amarezza, vedere che poi lo sforzo, il lavoro, diventa deformazione giornalistica a questo livello. Allora... . 
Avvocato Mazzeo: (voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Lo so, lo so. Lo sapevo, ma volevo essere sicuro. Vi ha parlato il Pubblico Ministero di un riscontro obiettivo appellandosi, richiamandovi una ipotesi dei due coltelli che agirebbero sul corpo della povera Nadine Mauriot. E io, per contrastare questo inesistente cosiddetto "riscontro obiettivo", vi richiamo alle pagine che vanno dalla pagina 62 alla pagina 85 delle deposizioni testimoniali qui in udienza del professor Pierini e anche del professor De Fazio. Richiamandovi in particolare, le pagine: 62, 63,64, 65, 66, 67, 68;. poi la pagina 72, la pagina 74, la pagina 75 e la pagina 84. Per dire che cosa? Ve lo accenno molto brevemente, perché stamattina vado di fretta. Pagina 62, professor... L'avvocato Filastò fa questa domanda al professor Pierini, Dice: "In una certa zona, immaginando idealmente un cerchio come la figura geometrica formata dalla lesione" — si sta parlando dell'asportazione del seno sinistro di Nadine Mauriot - 11 attraverso la quale si arriva all'escissione del seno, si nota parallelamente una lesione, diciamo cosi, principale" - parallelamente alla lesione, diciamo così principale - "una serie, 5-6, piccole lesioni più superficiali che si accompagnano, si collocano parallelamente, rispetto alla lesione principale." E qui io faccio presente questa circostanza per chiedere al professor Pierini qual è il suo parere circa la possibilità che questi segni siano il prodotto, si tratti di segni di attacco, così li definisco io. Vale a dire: come prove. E questa sarebbe una ipotesi. Poi gli faccio presente che . esiste - anche un'altra ipotesi che è quella per cui il coltello usato sia dotato di un doppio filo di lama. Vale a dire: da una parte la lama vera e propria; dall'altra, una costola zigrinata. Il professor Pierini, immediatamente, mi corregge - a pagina 63 — correttamente. Mi dice:. "Guardi, avvocato, che qui non abbiamo a che fare con delle lesioni nel senso di incisioni; abbiamo a che fare con delle abrasioni. Quindi, non incisione della cute, ma abrasioni. E quindi sappiamo che l'abrasione non incide il derma. E quindi qui non abbiamo una vera e propria incisione del derma." "E allora, proprio in rapporto a questo fatto" — mi spiega il professor Pierini a pagina 65: "noi infatti abbiamo detto profilo probabilmente zigrinato del coltello." E abbiamo detto a pagina 59: "Detti meccanismi possono essere amplificati dalla perdita al filo di taglio dovuta alla precedente colluttazione." Cioè a dire: due ipotesi. Profilo zigrinato del coltello; perdita del taglio, amplificazione di queste abrasioni, corrispondenti alla perdita del filo di taglio dovuto alla precedente colluttazione che sappiamo qual è stata e sappiamo ' - - che è quella che ha visto la morte del povero giovane francese. Cioè, noi non sappiamo - dice il professor Pierini — "se lo strumento tagliente era in perfette condizioni d'uso; oppure se avesse mai potuto subire delle alterazioni. In questo caso, il profilo di abrasione, potrebbe essere stato dato non tanto da un tagliente zigrinato, perché così fatto dalla ditta produttrice, ma potrebbe essere dato anche da vizi o nella regolarità nel filo di lama." Allora, quindi a questo punto, quello che per prima cosa si può tranquillamente escludere, è una azione diversa. Vale a dire che queste lesioni possono essere il prodotto volontario di due azioni diverse: una, quella di chi tenta; un'altra della escissione vera e propria. Questa è una ipotesi assolutamente da scartare. Infatti, alla domanda che io gli faccio: "É più probabile con un reiterato tentativo volontario, prima di compiere questa escissione globale, oppure è più probabile la seconda ipotesi?" Il professor Pierini risponde: "Io vi dico che, se fossero stati dei tentativi" - dice il professor Pierini a pagina 68 "i tentativi sarebbero arrivati all'incisione del derma. Per guanto riguarda invece la seconda ipotesi, vale a dire che siano il prodotto involontario o della zigrinatura del coltello, o delle non perfette condizioni della lama, è compatibile con un movimento" — dice il professor Pierini - "che noi abbiamo ipotizzato a pagina 58, che è quello di abduzione dell'ulna sul radio...”, eccetera, eccetera... Quindi, l'ipotesi compatibile è questa; l'altra non è compatibile. Poi io faccio delle domande, a pagina 72, su quelli che sono sempre i loro accertamenti, avvenuti attraverso il contributo delle immagini computerizzate. E qui, il professor Pierini, dice: ”É chiaro che tutto questo avviene nella considerazione di un delitto, insomma, ecco. Di una e tanto più, a maggior ragione, se da parte di colui che l'ha commesso esistevano motivazioni di carattere sadico-sessuale. E allora, a questo punto, l'unica cosa che possiamo dire, è che il contributo dell'elaborazione elettronica delle immagini è tale da avvalorare ulteriormente la possibilità che ad azionare l'uso dell'arma da. punta e taglio sia stata sempre la stessa persona. Malgrado le differenti lesioni riscontrate in un caso, rispetto all'altro. Ecco. Poi, in un momento successivo, io gli faccio presente e gli contesto quello che è... Gli contesto, no, gli ricordo quello che è la loro conclusione, per cui... con riferimento, questo, in particolare alla lesione subita, a quella impronta da stampo che si trova su un osso del giovane Kraveichvili e dico il coltello, dico: "Voi avete detto" — aperte virgolette — "che": 'il coltello dovrebbe quindi essere dotato di una lama robusta con doccia di rinforzo; avere due fili di taglio, di cui uno zigrinato tipo sub. E possedere caratteristiche di notevole robustezza'. E voi avete scritto" - gli ridico — 'i dati sopra elencati indicano quindi come il coltello appartenga con grande verosimiglianza ad un modello sportivo, comunque speciale'." E il professor De Fazio, insiste, dice il professor De Fazio: "Questo è una ipotesi che è supportata da questi elementi dell'analisi virtuale." Dopodiché, sempre su questo punto, il professor De Fazio dice - che comunque loro hanno affacciato anche l'ipotesi di coltelli diversi, usati in modo tale, in modo tale da dar luogo lo stesso tipo di lesività, che poi abbiamo autorizzato in base all'analisi virtuale, io gli dico: "Ma questo è meno verosimile, professore?" E il professor De Fazio, dice: "Certo, meno plausibile.” Poi si parla dell'impronta; si dice che quella impronta, io gli chiedo se: "É compatibile con la ipotesi che avete fatto circa il coltello che avrebbe provocato l'escissione pubica?" E dice Pierini: "Dunque, sì. In base all'escissione pubica, il coltello doveva essere dotato di un tagliente molto robusto. Poi anche qui nessuno può dire: un coltello, più coltelli... Non lo so. Per quanto riguarda infatti la lesione a livello del radio, questo ci confortava nell'idea che si trattasse di un coltello particolarmente robusto. Sicuramente di tipo speciale, non ordinario." Ecco, e questa è l'analisi brevissima della prova generica con riferimento al coltello usato — al coltello - con l'ipotesi più plausibile, e d'altra parte, i periti questo possono fare: soltanto fare delle ipotesi più o meno plausibili, durante, nel corso il delitto degli Scopeti. 

venerdì 19 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 marzo 1998 - Quattordicesima parte

Segue dalla tredicesima parte.

Avvocato Filastò: Allora a chi appartiene questo puzzo di morto? Chi è che emana questo odore di putrefazione? E' la povera Nadine Mauriot che è morta. Alle 17.30 di pomeriggio la signorina Nadine Mauriot è morta, perché lo dice la Sabrina Carmignani, e non c'è niente da fare, vero, secondo me, non c'è proprio nulla da fare. La questione è questa e non c'è nulla da fare. Vedete, ora io dico, tutto questo trova anche degli addentellati da un punto di vista della prova generica, vale a dire degli accertamenti fatti dai periti, i quali constatano, e poi lo potete vedere da voi, la presenza della larva della mosca mortuaria, che è un animale che si sviluppa nella forma della larva e poi... perché ci sono anche le mosche, fra l'altro, che nascono sui cadaveri, almeno dopo due giorni. E le osservazioni del perito Maurri il quale continua, a ritenere che questi ragazzi siano morti la domenica e non il sabato precedente, sono osservazioni che non sono propositive, nel senso di dire: 'no, no, io ho dei dati obiettivi per dire che queste persone sono morte la domenica', perché non ce li ha questi dati. Ha tutti dei dati che portano, spostano la morte al giorno prima. L'unico dato qual è, se ci pensate un attimo? Una sorta di deduzione che fa anche il Pubblico Ministero qui a questa udienza quando discute quest'aspetto del problema, e vi dice: signori cari, ma ci pensate, ma come è possibile che due cadaveri siano rimasti lì per due giorni senza che nessuno se ne sia accorto? Perché non ci son rimasti almeno un giorno e mezzo? No, quanto son rimasti? Dalla sera, diciamo 24, fino al giorno dopo quando sono stati trovati. No, e quindi. . . Come ci son state queste ore qui, possono esserci state il doppio e perché no, o non l'ha fatto apposta il signor serial-killer della provincia di Firenze - chiamalo signore, ora un'altra, mi doveva scappare anche il signore per il serial-killer, maledetto lui - di nasconderli: la ragazza dentro la tenda e quell'altro poveraccio dentro un cespuglio con i bidoni sopra. Gli elementi tanato-cronologici, sono tutti... l'aspetto negroide del viso, le labbra protundenti dei due cadaveri, la presenza della mosca, della larva della mosca... Consultate un qualsiasi testo di medicina legale, io ho consultato il Tuvo (?), che è un po' come dire, è una specie di Bibbia e vedrete se questi non sono tutti reperti che si sviluppano dopo almeno due giorni. Dice 'c'era il calore', va be', certo. In certe condizioni si sviluppano prima, ma almeno come limite minimo è quello. Tant'è vero che, prendete la perizia De Fazio, e quelli sono medici legali anche loro, e quelli sono persone che di cadaveri ne vedono anche loro, eccome se ne vedono, ne vedono tantissimi, la perizia De Fazio comincia e dice:"Sul delitto dei francesi, avvenuto il sabato, nella notte di sabato, fra il 7 e l'8 settembre..." eccetera. Non lo mettono neppure in dubbio. E hanno visto i cadaveri, li hanno esaminati, hanno partecipato alla necroscopia e questa cosa non la mettono neppure in dubbio. E se così è, perché così è, non si può anche qui prendere la tessera del puzzle, perché è così, perché la Sabrina Carmignani il puzzo di morto l'ha sentito e non c'è nulla da fare, il puzzo di morto è il puzzo di morto; non è assolutamente distinguibile e confondibile con niente altro, e lì non ci sono pattumiere, e lì non ci sono cadaveri di animali, non c'è un accidente di niente che possa provocare questo terribile odore. Non c'è niente da fare e le. cose stanno così. E poi i testimoni portati dal Pubblico Ministero qui a dirvi: 'ma noi l'abbiam visti domenica'. Domenica, come fanno a dirlo domenica. Uno fra 1'altro è venuto qui e c ' ha detto : 'io addirittura pensavo che fosse venerdì'! Altro, io direi, autogol del Pubblico Ministero. Porta un testimone che deve dire di aver visto. . . invece: 'ma io per dir la verità all'epoca pensavo di averli visti addirittura di venerdì'. E invece era probabilmente, sì, forse. . . o sarà sabato, invece. E se poi avete qualche dubbio, Signori della Corte di Assise di Firenze, su queste cose io vi ho detto, siccome è un punto importantissimo, voi capite, perché se questi sono morti il sabato invece che la domenica... Perché voi capite, i processi son fatti così, a un certo punto, certe cose sembrano, come dire, si radicano, mi sembra di vedere come una concrezione di tipo da minerale, insomma, che si inserisce lì e, porca miseria, a scalzarla ce ne vuole, perché è lì è rimasta ferma in quel modo e non c'è... insomma, la gente dice: ma cosa rompe le scatole questo avvocato, ora si sa tutti, son morti di domenica. Ma come si sa tutti? Se voi aveste dei dubbi, sentite quella parente della Nadine Mauriot.
Presidente: Parente...?
Avvocato Filastò: Della Nadine Mauriot, Presidente, che è indicata negli atti, c'è, è negli atti del Pubblico Ministero. Voi la chiamate e sentite che questa signora è già stata interrogata, cosa vi dice: 'non è possibile, perché il lunedì mattina i bambini dovevano andare a scuola e questi dovevano essere là il lunedì. Non è possibile che si siano trattenuti a Firenze anche la domenica. Ed era il primo giorno di scuola'. Ma volete che questa povera donna, Nadine Mauriot, questa bella ragazza, la volete così madre snaturata da far andare i bambini soli a scuola il primo giorno di scuola da soli? No. Non glielo fate questo dispetto alla memoria di questa ragazza. Dovevano partire, non sono partiti. Dovevano partire la mattina di domenica, non sono partiti, son rimasti lì; sono rimasti lì perché hanno trovato la belva, si sono imbattuti, con tutto il rispetto per le belve, perché le belve non fanno queste cose che fa questo individuo perfido. Speriamo prima o poi di vederlo in faccia. Signor Presidente, io ce n'ho ancora per un'oretta e mezzo, mi manda a domani mattina? Perché non ce la fo più, e credo anche la Corte non ce la faccia più.
Presidente: Anche per regolarci un pochettino, volevo sapere, le repliche delle parti, quanto tempo impiegano e quante ve ne sono, perché la Corte, i membri della Corte, devono sapere se portare... quando si ritirano in Camera di Consiglio, quindi, un minimo di tempo, almeno una giornata prima bisogna saperlo. Domani, allora, parla, finisce l'avvocato Filastò. Bene?
Avvocato Filastò: Grazie Presidente.
Presidente: Subito poi ci sono le repliche...
Avvocato Filastò: E ancora grazie per avermi consentito di parlare seduto.
Presidente: No, no, no, avrebbe potuto chiederlo prima avvocato. Una cortesia si può fare a lei e agli altri, chi lo desidera.
Avvocato Filastò: Grazie Presidente, ancora.
Presidente: Pubblico Ministero?
P.M.: Presidente, il Pubblico Ministero un po' - da parlare in replica ce l'ha. Io non so se è possibile parlarne immediatamente dopodomani, dipende da quanto tempo impiega, quanto tempo occupa il difensore domani, dagli argomenti che affronta. Non vedo come si possa fare una replica nel momento stesso in cui finisce. Tra l'altro mi sembra anche che...
Presidente: Va be', si possono toccare gli argomenti che ha trattato nei giorni precedenti. Cioè, capito, cioè...
P.M.: Ciò...
Presidente: Quello di domani mattina io lo capisco.
P.M.: Ciò, Presidente, presuppone che poi questa replica duri vari giorni. Non ho capito se...
Presidente: Sì, sì, ma io non voglio mettervi limitazioni di tempo, voglio sapere che, insomma, subito dopo l'avvocato Filastò si inizia con le repliche. Questo voglio dire. Con le repliche andiamo uno dietro all'altro, non facciamo le sospensioni, voglio dire, se dura due giorni, tre giorni è un discorso, ma se si può esaurire in un giorno, io non lo so, si può fare mattina e pomeriggio e si chiude. Sennò questo processo è come... non arriva mai in fondo. Va be', domani mattina se ne parla.
P.M.: Vorrà convenire col P.M. che per la replica...
Presidente: No, no, io volevo sapere solamente sapere quanto tempo occorreva per la replica sua, nel suo complesso.
P.M.: Ah, io non credo molto, però, ecco, mi... cioè, spezzarla, insomma, una ragione anche di convenienza un attimo, perché non vedo come iniziare subito domani e poi, evidentemente, dovrei poi riprendere l'indomani per quello che dice domani il difensore. Insomma, mi capisce che non è...
Presidente: No, domani lo finisce lui.
Avvocato Filastò: (voce fuori microfono)
P.M.: Certo.
Presidente: Lui finisce... alle undici finirà sicuramente. Io non credo che possiamo permetterci di sospendere l'udienza alle undici per andare a dopodomani.
P.M.: Assolutamente no, Presidente, perché possiamo...
Presidente: Quello dicevo io. Al limite si andrà alla mattina e pomeriggio.
P.M.: Per lo stesso motivo possiamo continuare...
Presidente: Mattina e pomeriggio.
P.M.: Presidente, per lo stesso motivo possiamo continuare oggi pomeriggio, se c'è soltanto un'ora non vedo perché si chieda guesta al P.M.
Presidente: Io per me, per me son disposto, però...
P.M.: Perché si chiede... Presidente...
Presidente: ...non ce la fa più, dice non ce la fa.
P.M.: Ho capito, ma, insomma, allora abbiamo sempre usato... Comunque...
Avvocato Colao: Presidente, scusi.
Presidente: Ha parla... No, non mi sento oggi di andare al pomeriggio non per difficoltà mia, io posso stare benissimo qui, però se l'avvocato...
P.M.: Sono d'accordo con lei...
Presidente: ...ha parlato stamattina dalle nove e venti, sinceramente, insomma...
P.M.: ...sono d'accordo con lei, Presidente, le facevo comunque presente la obiettiva necessità...
Presidente: Le altre parti, chi vuol fare le repliche? Chi c 'è?
Avvocato Colao: Presidente, scusi, io dicevo questo, se lei sabato fa una sospensione, mi sembrerebbe opportuno. E se le parti civili potessero parlare lunedì...
Presidente: Lunedì?
Avvocato Colao: No, non lo so, io sto chiedendo perché... 
(voci sovrapposte)
Presidente: No, no, no, lunedì... parlano dopo il Pubblico Ministero...
Avvocato Colao: ...sembrava che l'avvocato Filastò parlasse...
Presidente: ...subito attacca le parti civili e eventualmente qli altri difensori.
Avvocato Colao: ...per due giorni, e invece poi è andato molto avanti.
Presidente: No, no, si va in continuazione, non possiamo fare sospensioni.
Avvocato Colao: Se lo stesso fa il P.M., ha capito? Quindi, per avere un calendario, non lo so, noi faremo una breve replica, ma...
Presidente: Ormai... è fatta, dovete toccare dei punti specifici che non vi tornano. E basta, punti precisi. E basta.
Avvocato Colao: Sì, d'accordo.
Presidente: Senza fare più altri discorsi...
Avvocato Colao: No, ma per sapere...
Presidente: ...stavolta non si fanno più, eh. Si sta un po' precisi, eh.
Avvocato Colao: No, ma che si fa sabato, scusi?
Presidente: Come?
Avvocato Colao: Sabato lei tiene udienza, o no?
Presidente: Vedremo se si tiene udienza o andiamo in Camera di Consiglio. Io non posso saltare da giovedì a sabato.
Avvocato Colao: Va bene, d'accordo.
Presidente: A lunedì.
Avvocato Colao: Avevamo degli impegni anche noi, quindi volevamo...
Presidente: Eh, ma gli impegni non vengono...
Avvocato Colao: ...sapere come fare a regolarci, ecco.
Presidente: D'altra parte la replica è facoltativa. Chi si sente la fa, chi non si sente non la fa. Comunque, domani mattina alle nove e mezzo... alle 9.00.
P.M.: Bene, Presidente, grazie.
Presidente: L'udienza è tolta. Ordino nuovo accompagnamento del Vanni.

giovedì 18 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 marzo 1998 - Tredicesima parte

Segue dalla dodicesima parte.

Avvocato Filastò: Allora, questo lo sto dicendo per valutare l'attendibilità del signor Calamosca. Il quale viene a dire - non è mica scemo il Calamosca, vero; Quando lui inventa le storie, in quell'ambiente mefitico che è il carcere, poi lui, insomma, cerca di raffazzonare qualche cosa - il quale vi viene a dire: Vinci se ne accorge che quella è l'arma, quella che spara e uccide le coppie, quella che ha venduto lui.Implicitamente voi dovete dire che Vinci se ne accorge perché l'ha letto sul giornale. Eh, perché altro sistema lui non ne ha per saperlo, eh. Come non lo sa nessuno al mondo, prima di una certa data, che quella è la pistola, la pistola che spara nel '74, nell'81 di giugno, nell'81 di ottobre, è la stessa pistola che ha sparato nel '68, come non lo sa nessuno al mondo, salvo l'omicida delle coppie - lui lo sa - così non lo può sapere nemmeno Vinci. Anche se lui è quello che un giorno ha venduto una calibro 22 a qualcuno, no? Siamo d'accordo su questo? Lo possiamo mettere come punto fermo? Allora, il Calamosca vi dice: lui, però, a un certo punto, siccome sa di essere lui il venditore della pistola incriminata, sta sul chi vive, ha paura, viene da me, vuole il passaporto, era tutto teso e tutto il resto. No? É quello che vi è venuto a dire, no. E questo quando? Quando ve l'ha detto il Calamosca? A Ferragosto del 1982. É vero? E questo difensore ha dimostrato che a Ferragosto del 1982 non lo sapeva nessuno che quella pistola era la stessa, che la notizia arriva molti mesi dopo. Ve l'ho dimostrato portandovi i giornali che voi, questa volta, correttamente, avete allegato agli atti. Quindi, il signor Calamosca, tutto quello che vi è venuto a raccontare, da furbastro, perché poi un tipo come Calamosca c'ha sempre qualche cosa da vendere e da comprare lui, eh. Non credete mica che l'abbia fatta gratis questa cosa, Calamosca è un personaggio dentro fino a quassù con i sequestri dei sardi, eh. Questo mi pare abbia dovuto dirlo anche il dottor Giuttari. Lui è stato processato, poi siccome è uno di quelli che si tiene proprio - furbo delle tre cotte - alla larga, eccetera, ma lui è sospettato che in questa sua tenuta grandissima, che c'ha una tenuta grandissima con queste case, lui... lì ci sono state delle prigioni, secondo dei sospetti pesantissimi che gli sono costati un giudizio, che l'ha negato qui, spudoratamente, dice: io, in galera? Come no? Accidenti. Come si chiama il sequestro di Bologna, quel tipo di Bologna?
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: É un pezzo non mi viene in mente, insomma, lui è stato dentro, poi è stato assolto in Appello, è stato tenuto... è venuto fuori in Appello ma è stato dentro per quel sequestro lì. Quindi, è uno di quelli che proprio, insomma, sa come giostrare, come dare... E però stavolta gli è andata male, perché una piccola carta, un piccolo giornale, un piccolo foglio di giornale, lo smentiscono platealmente, e tutto quello che dice deve essere buttato in una fogna con lui e tutto il resto. Il quale, tra l'altro, in tutta questa storia ha avuto anche un ruolo in un processo che si fece, fece lui, intentò il processo per diffamazione a un giornalista. Giornalista, sì, di una rete locale, TV, questo "Gei", un investigatore privato di Lecce che venne qua convinto di trovare il "mostro di Firenze" anche lui, ma quanti ce n'è stati? E a un certo punto lo individuò nel Calamosca, questo giornalista, che prese su, disse quello: 'lo so io chi è il mostro, è il Calamosca'. Questo si è arrabbiato e ha fatto una querela per diffamazione. Ha fatto anche bene, l'ha fatto condannare. Va be'. Andiamo avanti, torniamo agli aspetti, come dire, un po' più... un po' meno generali del nostro processo e affrontiamo da questo punto di vista qua, un altro preteso riscontro, che sarebbe quello rappresentato dalla Sabrina Carmignani. Allora, la Sabrina Carmignani dove è andata a finire? Mah. Eccola. Cosa dovrebbe riscontrare la Sabrina Carmignani? Dovrebbe riscontrare che alle 17.30 di quella domenica, circa nella piazzola c'era una macchina di cui l'autista fa macchina indietro, con una persona - una persona — e che dovrebbe servire, chi lo sa, dal punto di vista dei "compagni di merende". Mah, insomma, mi sembra un qualche cosa di estremamente poco valido, perché Vinci può essere andato con una macchina qualsiasi e da questo punto di vista la Sabrina Carmignani può essere, sostanzialmente, equiparata a James Taylor, che sono tutte indicazioni che vengono in questo processo, come dire, ad abundantiam, quasi per fare un po' numero, il quale James Taylor avrebbe visto un'autovettura senza nessuno a bordo, una FIAT 131 color argento. Ma che è la macchina del Lotti? No, non è la macchina del Lotti. Non ha mai avuto una 131 color argento. La macchina di Pacciani? No, nemmeno di Pacciani, perché Pacciani anche Pacciani non ha mai avuto una 131 color argento. La macchina di Faggi? Neppure, perché non l'ha avuta nemmeno il Faggi la macchina 131 color argento. Allora? Allora? La macchina, sì, va be', sì, va be', la macchina, certo; è una strada, ci sono delle macchine e si capisce, che volete fare? Cose che capitano, alle strade, di esserci delle macchine in un certo posto, anche in un certo giorno. Ma la Sabrina Carmignani però ci è utile. E dobbiamo occuparcene perché rappresenta uno dei temi della generica di cui questo difensore si deve occupare perché insieme a quella generica prova del fatto, voglio dire, che è uno dei temi di questo... la difesa di Vanni si occupa, come ha fatto per Baccaiano, per rilevare un altro gravissimo, a mio parere, contrasto con le dichiarazioni di Lotti. Perché la Sabrina Carmignani, secondo chi vi parla vi dà la prova del fatto che il delitto del 1985 agli Scopeti è avvenuto di sabato e non di domenica. Per fare questo non ci sono soltanto le dichiarazioni di Sabrina Carmignani fatte al dibattimento, ma ci sono quelle anche rese ai Carabinieri, processo verbale di sommarie informazioni che sono state rese ai Carabinieri il 9 di settembre del 1985. Se voi non le avete, siccome devono essere allegate, perché su questo punto vennero fatte delle contestazioni alla Sabrina Carmignani, eccole qua, questa è una copia che io... Glieli potresti porgere? Glieli puoi porgere te, ti dispiace? Allora, Sabrina Carmignani dice questo, in questo verbale ai Carabinieri: "Verso le 17.30 circa di ieri 8 corrente, unitamente al mio fidanzato Galli" - che sono confermate da Galli - "ci siamo recati agli Scopeti, nei punti in cui sono stati rinvenuti i cadaveri di due persone, in data odierna. Preciso che ci siamo fermati vicinissimo alla tenda, molto piccola, di colore grigio chiaro. Poiché pensavamo di disturbare la gente che eventualmente fosse dentro a dormire, sempre a bordo della nostra autovettura siamo venuti nuovamente a ritroso fermandoci a pochi metri di distanza, dove abbiamo consumato un panino. Volevamo ancora rimanere, ma temendo di dare disturbo ci siamo allontanati. A domanda risponde: "Ricordo che davanti alla tenda, che si affaccia verso la strada, ho notato un po' di sporco, mi sembrava cose da mangiare e una macchia di unto, senza peraltro notare bene di cosa si trattasse." Ora voi pensate a quella chiazza di sangue, ritenuto tale, che viene trovata davanti alla tenda dei francesi e che è sangue di quella poverina delle Nadine Mauriot, tanto che qualcuno - in maniera, secondo questo difensore, fantasiosa - ritiene che sia il prodotto dell'aver appoggiato per terra il feticcio. Che sì, può anche darsi, fra l'altro. "Ricordo bene" - attenzione ancora, ora - "che vicino alla tenda vi era una macchina di colore chiaro, mi sembra; anzi, sono sicura che era una Golf i cui fari erano orientati verso la terra, a distanza di circa un metro e mezzo." Che posizione è di questa macchina? La stessa posizione in cui si trova la macchina dopo, al momento in cui vengono scoperti i cadaveri. E qui invece, secondo la ricostruzione, siamo nel pomeriggio e questi ragazzi dovrebbero ancora andare a cena alla Festa dell'Unità, no, spostando la macchina. L'hanno riportata rimettendola allo stesso esatto punto? Bah, può darsi ma è molto difficile. E queste sono due cose. Ma non è mica finita. "Poi è vero che" - precisa - "che parlando di cosa untuosa" - no, non ha parlato di cosa untuosa, ha parlato di macchia di unto - "voleva riferirsi a un pezzo di carta." Ma ne ha già parlato prima, ha parlato di macchia di unto. Però qui aggiunge qualche cosa, alla fine di questo verbale: "Da come si presentava esteriormente" - sta parlando della tenda - "con un rigonfiamento nella parte inferiore..." immaginatevi la tenda chiusa, tenda chiusa che ha un rigonfiamento nella parte inferiore, verso la persona che guarda, così dice la Sabrina Carmignani. "...ho avuto la sensazione che all'interno della tenda vi fosse almeno una persona." No, questo è ... alla fine di questo verbale. "La parte della tenda era aperta, ribadisco che al mio arrivo ho potuto notare che la parte anteriore della tenda era aperta e che parte di essa, più precisamente il lembo superiore destro, era piegato all' esterno.” Come vi dirà poi al dibattimento, quando vi dirà che la tenda gli appariva sciupata. E come vi si presenta la tenda dopo il delitto? Sciupata? Perché qualcuno, forse il ragazzo, mentre scappava o forse l'inseguitore gli è andato addosso e l'ha piegata. Là c'è poi quel che dice la Sabrina Carmignani al dibattimento, quando vi dice che, vedete, questo dello sciupamento della tenda, vi dice : "Non era...” - dice a pagina 90 del verbale del dibattimento del 30 giugno 97, fascicolo numero 13 - "Non era tirata come una normale tenda, era un po' sciupata. E però" - dice - "Poi però, un po' per il cattivo odore, un po' perché la tenda c'era tutto sporco..." "Cattivo odore", eh, insomma. Che poi questo cattivo odore si precisa di che cattivo odore si parla: si parla di puzzo di morto! L'avvocato Pepi chiede: "Ecco non lo potrebbe specificare che tipo di odore è?" La signorina Carmignani risponde: "Non lo so, era un. . . cioè, più che altro dava l'impressione se c'è qualche animale morto da giorni, ecco, più o meno quello." L'odore della putrefazione. E a questo punto voi sapete che tipo di accertamento successivo ha svolto questo difensore su questo punto. Il quale difensore, interrogando alcune persone, alcuni indagatori che erano arrivati sul posto, ha domandato loro se avevano fatto una certa ricerca. Qual è questa ricerca? Il sedile posteriore della macchina dei francesi, sul sedile posteriore della macchina dei francesi è inserito un passeggino da bambini, un seggiolino da bambini. Quando gli inquirenti, coloro che fanno le prime constatazioni arrivano sul posto, trovano i due cadaveri, uno quello della Nadine Mauriot, e l'altro quello del Kraveichvili, immediatamente si accorgono che ci sono i cadaveri di questi due giovani, ma non c'è il bambino. E allora siccome c'è il seggiolino del bambino, queste persone si attivano subito e vanno a cercare dappertutto. Che cosa? Il cadavere del bambino, che altro devono cercare? In quel momento li, queste persone, questi indagatori hanno questa orribile intuizione, che insieme ai due giovani, l'omicida abbia ammazzato anche il bambino, di cui c'è lì il seggiolino. Ma del bambino non c'è traccia. Allora si mettono a cercare, a cercare tutto intorno, in maniera approfondita. E va bene, un bambino piccolo, potrebbe... se avessero trovato un cane morto, se avessero trovato un gatto morto, se avessero trovato un animale morto, qualsiasi, immediatamente avrebbero detto: ecco, guardate, qui c'è un animale morto. Potrebbe essere, eh, va be', decomposto o che, chissà, l'avrebbero detto, no? Invece non l'hanno trovato. Quindi, l'animale morto, lasciando da parte la chiazza, lasciando da parte la macchina, lasciando da parte il lembo della tenda sciupato, così com'è nel momento successivo al delitto, c'è questo odore di putrefazione che non appartiene ad un animale morto. Perché le ricerche sono state fatte e, a domanda: 'no, non abbiamo trovato nulla di questo genere'.

mercoledì 17 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 marzo 1998 - Dodicesima parte

Segue dall'undicesima parte.

Avvocato Filastò: Nel corso dell'indagine i nostri indagatori starebbero indagando per trovare i mandanti, il misterioso dottore e/o il misterioso mago, oppure il mago dottore, il mattore, il mattone e che altro volete che sia'. Rapporti, quindi, fra Vinci, Indovino, Pacciani. Allora, Vinci è il proprietario dell'arma all'origine, che uccide Barbara Locci e Antonio Lo Bianco con quell'arma. Indovino è il mago praticante la magia nera, no -per questo ci sono i rapporti fra loro, no - che è portatore di quell'intenzione che ho detto, di procurarsi quell'arma come feticcio, si rende acquirente a son di milioni, Indovino, munifico, pagando Francesco Vinci, lautamente; tant'è vero che Calamosca dice: "Aveva un sacco di soldi." Acquirente dell'arma e Pacciani è l'esecutore materiale insieme agli altri "amici di merende", il quale usa l'arma che gli hanno procurato, Vinci e Indovino, con questa sua pregnanza magica che costituisce e che integra, in qualche modo, il rituale. Vinci finisce in carcere accusato di essere il "mostro di Firenze"; si teme che possa parlare e accusare colui o coloro ai quali ha consegnato l'arma; il gruppo si attiva per commettere il delitto mentre lui è in carcere: i tedeschi. Ed ecco perché il dottor Giuttari si attiva per scoprire i rapporti fra Vinci, il mago Indovino e Pacciani. Ecco perché vi produce i riscontri del bar di Prato; ed ecco anche, in che senso e con quale significato, sotto il profilo della prova, Lotti che non capisce nulla di tutto questo, vero - perché fargliela capire a Lotti una cosa di questo genere non è possibile - Lotti dice: "Il delitto dei tedeschi fu commesso per far uscire Vinci di galera." Ed è un'affermazione che, se ha un senso, si inquadra in questo percorso logico indagatorio che ho detto, il quale in questo modo dovrebbe riuscire a risolvere questo - che ho definito -mistero dei misteri, del passaggio e del perché del passaggio dell'arma. E invece questa parte ombratile e magica di questo processo, che puzza proprio di inquisizione, eh, puzza di inquisizione, sotto il profilo proprio dell'oggetto dell'indagine, capite? Qui siamo dentro la più bieca superstizione, perché bisogna proprio essere, come dire... Io ho detto, qualche tempo fa, che è un processo che per certe cose mi ricordava il processo di Salem, ma no, ma no, qui siamo dentro all'horror di serie C. Proprio di quelli dei film americani più brutti, quelli fatti peggio; quelli che da un punto di vista narrativo, Stephen King, direbbe: "Contravvengono la regola aura del narratore che è quella della sospensione della incredulità del lettore." Ed è intorno a questa ipotesi, magica, esoterica che dovrebbe svolgersi quell'indagine che si farà, che si dovrebbe fare, sui mandanti, sui misteriosi mandanti, doviziosi mandanti; e che è un'indagine che come ho detto e come ripeto - confermando la scommessa - non si farà mai, perché manca la materia prima, perché mancano i mandanti, perché mancano i maghi, perché manca proprio da un punto di vista di serietà; ma poi manca il buonsenso nell * affermare un'ipotesi di questo genere. Tutta questa storia è un tale pasticcio in forma irrazionale, fino alla raffazzonata, incolta congettura iniziale - perché è una congettura incolta è raffazzonata quella iniziale - che è in qualche modo, forse, raccolta dalla sentina del carcere, dalla peggiore sentina del carcere, che le pretese fonti di prova sono state vergognosamente squalificate e squalificanti, sto parlando dello Sgangarella, del Calamosca. Il quale al momento in cui uno cerca di approfondire un discorso dice: "No, no, io mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Arrivederli e grazie a loro dell’attenzione." E se ne va. Fino al punto, che come dicevo prima, correttamente il Pubblico Ministero vi passa sopra ed è costretto a fare su quest'episodio processuale, insomma, in modo così di... ma non parliamone. Non parliamone che è meglio. E la difesa, però, purtroppo, questo non lo può fare, perché è costretta ad analizzare, perché esiste questa dichiarazione di Lotti che invece di essere riscontrata obiettivamente prova, al contrario, l'esistenza di pesanti interventi, purtroppo. E qui si tocca con mano l'intervento esterno. Pista magica, messe nere, acquisto di pistola dal Vinci, Vinci ricattatore quindi ucciso, Vinci pieno di soldi, Vinci che viene visto a San Casciano con Pacciani e Vanni. Da chi? Dal Lotti, naturalmente. 
Mario Vanni: Chi lo conosce? 
Avvocato Filastò: Chi lo conosce? Bravo, Vanni. Ed è fra l'altro, l'approfondimento di tutto questo, eh, beh, è passato anche all'attenzione di questa Corte, perché il Presidente giustamente, vista una certa lacuna nelle istanze istruttorie del Pubblico Ministero, ha detto: ma qui manca il Calamosca, scusi. Cos'è, una svista? No, non era una svista. Si è visto che non era una svista -scusate il bisticcio - quando è venuto il Calamosca. Era un abbandonare una certa linea che effettivamente, basta... basta, capite, basta metterla insieme, capite, basta metterla insieme, pensarci un momentino; invece di tenerla lì come una specie di sottinteso, basta esplicitarla come ho fatto io, per dire: ma che scherziamo, ma siamo alle porte del 2000 e si sta a parlare di queste cose ancora in questo Paese, triste, da questo punto di vista. In cui rigalleggiano, sembra che davvero sì, come in un film dell'orrore di serie B, certi fantasmi rigalleggino qui dentro e ci riportino a situazioni inquisitorie di secoli fa. Eppure c'è chi ci crede, eh. Eppure c'è chi ci crede. C'è il controesame della parte civile, avvocato Colao, a Calamosca... non mi ricordo a chi, che vuol sapere dove venivano espletati questi riti di interrogazione del cartellone. In cucina, avvocato Colao, venivan fatti questi; dove lo fanno tutti. Perché questi riti di interrogazione del cartellone probabilmente li avrà fatti anche lei, non lo so, io sì, vi ho già raccontato, ma ci son centinaia di persone, migliaia di persone, milioni di persone in questo Paese che fanno queste cosette, perché a volte possono anche essere divertenti, a volte meno. Qui, fra l'altro, ricordo che ci fu un intervento dell'avvocato Pepi, il quale disse: ma tutte queste cose non fanno parte del processo, sono irrilevanti. E qui intervenne il Presidente che respinse l'opposizione - pagina 48-49 dell'udienza del 27/06/97 — e dice: "Noi non conosciamo il movente di questo delitto, tanto per essere chiari, di questi delitti... di questi delitti." Bravo, signor Presidente. Bravo signor Presidente. Fece proprio bene a respingere questa opposizione, perché questa cosa andava invece approfondita, poi invece abbiamo fatto qui... è giusto richiamare il Calamosca, certamente, andava fatto, l'abbiamo fatto. Bene, ottimo. E l'abbiamo fatto. Gli è stato chiesto al dottor Giuttari - e risponde a pagina 40 - sul passaggio dei soldi a Vinci, da questo gruppo al Vinci; perché il gruppo che acquista, il Vinci è quello che vende: "Avete fatto delle indagini sul passaggio dei soldi?" Dice: "No, questo non è stato fatto." Dice il dottor Giuttari. Che volete fare, che si deve fare? E sul punto il dottor Giuttari, se la cava in questo modo : "No, le dichiarazioni di Calamosca sole no." Perché lo capisce che il Calamosca non è decente, vero, come personaggio. "Perché dall'altro lato abbiamo anche una consistenza patrimoniale non giustificata del Pacciani." E qui si inserisce questa cosa dei soldi di Pacciani, che siccome ha messo da parte un po' di soldi, quindi anche là, dice il dottor Giuttari: "Abbiamo una situazione che parte dall'81, quando iniziano i delitti, e che può essere una situazione analoga a quella del Vinci Francesco." Come, come, come? Un momentino, scusate, fermi tutti, eh. Qui siamo alla ricerca dei soldi che sarebbero passati dal gruppo dei maghi facoltosi di Faltignano, maghi facoltosi che dormono in una casa in cui ci piove, accidenti, dentro e che si curano un cancro facendosi fare delle iniezioni dalla briaca Ghiribelli, che non mi sarei fatto fare io da lei neppure, che devo dire, un manicure, sbronza come era; si sta cercando di afferrare questo passaggio di danaro per l'acquisto di questa arma-feticcio e si dice: ma il Pacciani c'ha i soldi. Come? E che vuol dire? Ma il Pacciani dovrebbe essere fra quelli che li spende per comprare l'arma, no? "E quindi potrebbe esserci qualche cosa di analogo rispetto a Francesco Vinci." Come? Analogo? Che c'entra? Ora qui dovrei sprecare un sacco di tempo - ma ve ne ho già parlato - e dire perché Pacciani c'ha i soldi, e perché poi possono essere tanti motivi, alcuni... Ma poi il motivo è lì, è la persona che non vive, è la persona che monetizza ogni cosa, monetizza le figlie, monetizza le girate quando va in campagna, perché piglia gli asparagi selvatici, monetizza i cani che gli affidano, monetizza ogni cosa, insomma, una persona così, negli anni e con gli interessi, perché questi soldi lui li mette a fruttare, vero. Si può arrivare eccome a questi soldi. E tutto questo di fronte ad una persona come Francesco Vinci, che muore in quel modo, riguardo al quale non si sa assolutamente... non si sa quasi nulla, salvo che è morto e che è stato ammazzato, lui è il servo pastore, e l'unica cosa che so io, ve l'ho detta, quella dell'incontro alle Cascine del Riccio, visto da lui, fra una certa persona e la Barbara Locci. L'uccisione di Vinci è collegata ai delitti del "mostro"? Beh, sì, può darsi benissimo. E lo possiamo, però, per questo ritenere il venditore, per quelle ragioni esoteriche assurde che ho detto, di quella arma che a suo tempo ha sparato alla Barbara Locci, a questi terzi maghi o esoterici che hanno in mente i riti? E dobbiamo, da questo, dire che questo processo ha portato un benché minimo contributo probatorio all'idea che questo signore poi ricatta in seguito questi terzi, lucrando ingenti quantità di danaro, oltretutto senza aver fatto accertamenti sulle sue disponibilità all'epoca, che non se ne fanno? No, non si può fare, no. É tutto un fuor d'opera. No, è tutta una cosa da respingere in blocco. Ed è poi da respingere in blocco perché, vedete, il Vinci... va bene, il Vinci trova un signore che un bel giorno Vinci è là che gira per chissà dove con la sua calibro 22, con la guale ha ucciso la Barbara Locci e Antonio Lo Bianco, trova un facoltoso signore il quale vuole per l'appunto quell'arma per quella ragione che si è visto - esoterico-magica, da magia nera, da riti e tutto quello che vogliamo - e trova guesto qui che dice: 'senti, vendimi quest'arma te la pago benissimo, quanto vuoi?' 'Cinquanta milioni'. Tale gli dà cinquanta milioni. Benissimo. E lui ha venduto un'arma Vinci, no. Poi Vinci, va bene, sente dire che una calibro 22, che ce n'è tante, ammazza delle persone in giro, no. Questo lo sanno tutti. Ma che sia quella che ha venduto lui come fa a saperlo? Perché lui si è tenuto i reperti delle pallottole? Ma capite? Voglio dire, ma siamo a ragionare in questo modo. Vinci sa che a un certo punto deve aver capito che i delitti avvenuti nella provincia di Firenze erano stati fatti con quell'arma lì. Come fa? Lui un giorno ha trovato un signore e gli ha detto: 'vendimi quell'arma'. Lui gliel'ha venduta, questo gliel'ha pagata benissimo. Basta. I collegamenti li fanno i periti e li fanno da un certo momento in poi, no. É vero? E lui come fa a farli? Non ha strumenti per farlo. 
Segue...
 
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