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venerdì 27 febbraio 2015

Ennio Pisi - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 13 gennaio 1998

Presidente: Chi abbiamo dopo, avvocato?
Avvocato Bagattini: Pisi, signor Presidente.
Avvocato: Pisi.
Presidente: (voce fuori microfono)
Avvocato Bagattini: Pisi Ennio.
Presidente: Pisi Ennio. Come si chiama lei?
Ennio Pisi: Pisi Ennio.
Presidente: Le generalità, per cortesia.
Ennio Pisi: Sono nato il XX/XX/XX. A Xxxxxx. 
(voce fuori microfono) residente?
Ennio Pisi: Residente a Xxxxx. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza." 
Presidente: Prego.
Avvocato Bagattini: Posso, signor Presidente.
Presidente: Prego, prego.
Avvocato Bagattini: Signor Pisi, lei ha detto di abitare in via Xxxxx.
Ennio Pisi: Sì.
Avvocato Bagattini: Quindi molto vicino all'abitazione del signor Faggi.
Ennio Pisi: Sì.
Avvocato Bagattini: Ecco, vuole far capire dove si trova la sua abitazione rispetto a quella del signor Faggi?
Ennio Pisi: Noi abbiamo un cancello in comune; prima abito io e circa 20 metri dopo abita il signor Faggi.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Lei svolge un'attività artigianale?
Ennio Pisi: Sì, faccio il ferro battuto.
Avvocato Bagattini: E lo fa nell'abitazione, nell'immobile di via Xxxxx?
Ennio Pisi: Sì. Sopra ci abito e sotto c'ho il lavoro.
Avvocato Bagattini: Sotto ha il laboratorio. È corretto dire che dalle sue finestre lei vede l'abitazione del signor Faggi?
Ennio Pisi: Sì, sì.
Avvocato Bagattini: Da quanto tempo lei abita in quel luogo?
Ennio Pisi: Da quando mi sono sposato, circa 29-30 anni; ventinove anni per l'esattezza.
Avvocato Bagattini: E quindi da circa 29 anni lei conosce il Faggi?
Ennio Pisi: Sì.
Avvocato Bagattini: Senta, vorrei che lei riferisse, nei limiti ovviamente del suo ricordo, quali e quante autovetture nel corso di questi anni ha avuto il Faggi. Ovviamente, ripeto, quelle che lei ricorda e possibilmente di collocarle nel tempo.
Ennio Pisi: Ma lui di vetture ne ha avute... ora, il numero esatto...
Avvocato Bagattini: Diverse.
Ennio Pisi: SI, sì. Diciamo, nell'arco che ho visto io, diciamo 7 o 8.
Avvocato Bagattini: Uhm.
Ennio Pisi: Forse 7. Macchine abbastanza... insomma, faceva il rappresentante. Mi sembravano quasi tutte macchine usate. Mi sembra inizialmente aveva una macchina nuova, poi tutte macchie usate. Devo dire le marche?
Avvocato Bagattini: Se se le ricorda.
Ennio Pisi: Che marche mi ricordo, sì, ora un po' me ne intendo. Mi sembrava una Opel, una Opel Record...
Avvocato Bagattini: Si ricorda il colore di questa Opel Record?
Ennio Pisi: Sì, era cremina, giallina; un affare... avorio.
Avvocato Bagattini: Sì.
Ennio Pisi: Poi ha avuto una Croma metallizzata, mi pare una Croma metallizzata; poi...
Avvocato Bagattini: Metallizzata, scusi... metallizzata? Ci sono vari tipi di metallizzato. Il grigio argento, oppure...
Ennio Pisi: Metallizzata argento.
Avvocato Bagattini: Argento. Quindi un grigio chiaro.
Ennio Pisi: Grigio chiaro, sì.
Avvocato Bagattini: Sì.
Ennio Pisi: Poi un Peugeot familiare, quelli tipo a cassone, quelli grossi. Un Peugeot familiare vecchio.
Avvocato Bagattini: Si ricorda il colore?
Ennio Pisi: Anche quello giallino, giallino. Giallo.
Avvocato Bagattini: Uhm.
Ennio Pisi: Poi mi sembra l'Argenta. E l'Argenta o azzurrina, o un azzurrino... ma sempre metallizzata, mi sembra, 1'Argenta.
Avvocato Bagattini: Ho capito.
Ennio Pisi: O azzurrina chiara, un affare del genere.
Avvocato Bagattini: Ho capito.
Ennio Pisi: E poi...
Avvocato Bagattini: Senta... Dica, dica.
Ennio Pisi: Poi una macchina targata Viterbo;- era una 33 bianca.
Avvocato Bagattini: Ecco, questa 33... Alfa Romeo, immagino, no?
Ennio Pisi: Sì.
Avvocato Bagattini: Quando la colloca nel tempo? Più vicino ai giorni nostri, o più vicino...
Ennio Pisi: Sì, sì. Recente, nell'arco di 5 anni, mi sembra.
Avvocato Bagattini: Senta, conclusivamente vorrei farle questo tipo di domanda: lei ricorda di aver mai visto autovetture in disponibilità del Faggi di colore rosso?
Ennio Pisi: No. All'interno della nostra proprietà assolutamente, no. No, perché...
Avvocato Bagattini: Quindi, all'interno della loro proprietà, o della vostra proprietà, lei intende le macchine a disposizione del Faggi e le macchine dei familiari del Faggi?
Ennio Pisi: Sì.
Avvocato Bagattini: Quindi, non macchine rosse.
Ennio Pisi: No.
Avvocato Bagattini: Ricorda, invece, macchine nere?
Ennio Pisi: No, assolutamente. Macchine... perché, essendo vicino, io non ho... Anche perché, normalmente, la mattina, quando va via sta lì, pulisce il vetro, sta lì, sicché ci si saluta. Sicché, voglio dire, lo noto, ecco, l'avrei visto, una macchina rossa.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Senta, ha mai notato, sempre in relazione alle autovetture, macchine con pneumatici maggiorati, cerchi in lega, insomma, con assetto e aspetto sportivo?
Ennio Pisi: No, no, assolutamente.
Avvocato Bagattini: A proposito di macchine sportive, lei può riferire qualche cosa sulla condotta di guida del Faggi? E' una persona, che lei sappia, prudente, attenta, oppure uno spericolato, o comunque una persona che amasse guidare velocemente?
Ennio Pisi: No, una cosa che... troppo pignolo, troppo metodico, tutto lì; la mattina la tiene in moto mezzora e io dormo sopra, sicché mi dà anche fastidio, voglio dire. Sta lì, pulisce, guarda lo specchio...
Avvocato Bagattini: Usa le cinture di sicurezza il signor Faggi?
Ennio Pisi: Sì, sì, tutto imbracato, sì.
Presidente: ... per riscaldarla un po'.
Ennio Pisi: Sì, è di legge, è di legge. Ma, normalmente, a volte si può avere un po' di fretta, invece lui... Quando io facendo, non so, nella mia attività carico e scarico del materiale e a volte sono nel mezzo al corridoio, insomma, al vialino. Lui non scende, sta lì con la cintura nella proprietà privata; aspetta che finisca, un quarto d'ora, venti minuti, perché lui la macchina la mette dentro e...
Avvocato Bagattini: Insomma, allora lui rimane dei minuti in macchina con la cintura di sicurezza ancora.
Ennio Pisi: Sì, sì.
Avvocato Bagattini: E dice: ma non potrebbe alzarsi e dire: 'ovvia, muoviti che devo entrare'?
Ennio Pisi: No, tuttora; ma lo fa così, per educazione. Perché magari sa che io finisco, gli dico: 5-10 minuti, Giovanni'. Sì, sì, lui sta lì con la macchina lì in moto, spenta. Io finisco, sposto il camion e lui entra.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Le è mai successo di vederlo in paese o in altre parti guidare la macchina...
Ennio Pisi: Sì.
Avvocato Bagattini: ... e verificare che tipo di guida avesse?
Ennio Pisi: Se uno ce l'ha davanti e si va a 50, lui va a 45. Stai lì finché non c'è il posto per superarlo; nell'arco degli anni, non tante volte.
Avvocato Bagattini: Certo, certo, certo.
Ennio Pisi: Quelle quattro o cinque volte è capitato di averlo davanti.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Senta, lei ricorda di aver visto il Faggi alla guida di auto che poi ha verificato che non fossero sue?
Ennio Pisi: No, assolutamente. Sono sicuro di no perché neanche nella sua macchina... è un pignolo, uno che... se uno è a piedi, ecco, voglio dire, non la darebbe, non la cederebbe neanche... Che so, il genero che gliela prende per fare la revisione, ma sennò no.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Che il genero cos'è, meccanico?
Ennio Pisi: Sì, sì, fa il meccanico lì vicino.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Senta, veniamo un pochino alle abitudini del signore Faggi che lei, essendo dirimpettaio, avrà avuto modo in qualche modo di verificare.
Ennio Pisi: Io mi posso anche... posso rispondere alle domande, ma mi posso dilungare anche, se vi interessa, a dirvi qualcosa come persona. Non so...
Avvocato Bagattini: Sì, sì, infatti questo le stavo dicendo.
Ennio Pisi: Non che io...
Avvocato Bagattini: Lei ha mai visto il Faggi uscire la sera con la macchina? O meglio, diciamo, la domanda facciamola in maniera diversa: lei sa che tipo di abitudini serali avesse il signor Faggi?
Ennio Pisi: Ecco, appunto. Io la stradina è piccola, ci passa una macchina sola e sicché io, lavorando, ho un fuoristrada, poi mia figlia la Panda, io ho il camion, sicché - davanti c'è la strada - entriamo dentro tutti. E io a caricare il materiale. E lui si arriva... le sue abitudini sono rientrare le 7 la sera, le 6 e mezzo; poi nell'inverno non è che si giudichi, che è buio. E lui, nulla, lui non la lascia neanche nella strada: entra dentro, sta lì e aspetta. Aspetta perché la macchina fuori lui, nell'arco che sono io, circa trent'anni, lui la macchina non l'ha mai lasciata fuori. Mai.
Avvocato Bagattini: Quindi aspetta e poi la mette in garage.
Ennio Pisi: Aspetta e poi la mette in garage. Poi io vado al circolo, lui va a piedi e io a volte vado in macchina, lo incrocio. Lui sempre a piedi; sempre a piedi, sempre a piedi.
Avvocato Bagattini: E lui si reca...
Ennio Pisi: La macchina la mette dentro.
Avvocato Bagattini: Si reca a questo circolo, che poi cos'è, una Casa del Popolo, un bar?
Ennio Pisi: Sì, sì.
Avvocato Bagattini: Ecco. Lei avrà avuto, modo di osservarlo all'interno di questa Casa del Popolo e quindi potrà riferire che cosa facesse: se giocava a carte, se parlava, se beveva.
Ennio Pisi: Normalmente le mie... un po' d'età ci corre tra me e il Faggi, sicché, voglio dire, io la partita a carte, la partita al biliardo...
Avvocato Bagattini: Se la fa.
Ennio Pisi: ... coi miei amici la faccio. Lui no, lui è una persona, anche più anziana... Ma anche da primo. Si mette a sedere al tavolino e parla con quelle due-tre persone strette, non è che sia una persona che abbia...
Avvocato Bagattini: Ecco, a questo tavolino o al banco, lei ha mai visto il Faggi assumere alcoolici o superalcoolici?
Ennio Pisi: No. No, no, lui pre. . . Normalmente... a volte, ci siamo trovati insieme, negli ultimi anni eh, neanche prima perché i primi anni ero un po' più giovane, sicché lui magari, non è che mi desse tanta confidenza, buongiorno e buonasera basta. Invece negli ultimi 10 anni, se a volte era prima lui alla cassa, me lo offriva lui il caffè, ecco.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Quindi c'ha il ricordo di questo caffè.
Ennio Pisi: No, no, io l'ho visto con un gelato nell'estate, o un caffè. Poi alcoolici...
Avvocato Bagattini: Ma a proposito di caffè, dicevo, l'ha mai visto con il caffè e ammazza caffè?
Ennio Pisi: No, no.
Avvocato Bagattini: Uhm.
Ennio Pisi: Il circolo è piccolino. Voglio dire, oggi giorno poi c'è diverse persone che beve, ma lui non l'ho mai visto.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Senta, lei ha ricordo, per averlo sentito, per averlo visto, di atteggiamenti violenti, di liti realizzate dal signor Faggi? Oppure il Faggi è una persona mite, tranquilla?
Ennio Pisi: No, tranquillo. A volte, con me personalmente no, mai, anche perché abbiamo degli alberini in condominio, non so, la balaustra a volte da risistemare. Prima non mi intere...
Avvocato Bagattini: Ha avuto mai delle discussioni con lui?
Ennio Pisi: No, no, assolutamente.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Le risulta che abbia mai dato luogo a manifestazioni di carattere violento?
Ennio Pisi: No. Né a casa, né...
Avvocato Bagattini: Ho capito. Senta, lei come tutti noi, anche se da un altro punto di vista, avrà seguito questo processo e il processo che fu fatto a suo tempo al signor Pacciani e quindi immagino che abbia presente l'aspetto sia di Pacciani che di Vanni?
Ennio Pisi: Sì. Sì, sì.
Avvocato Bagattini: Ecco. Premesso questo, lei ha mai visto questi due signori, o uno di loro due, in compagnia del Faggi, o comunque nei pressi di casa del Faggi?
Ennio Pisi: No, lì a casa non li ho mai visti. E neanche al circolo queste persone non l'ho mai viste.
Avvocato Bagattini: In compagnia del Faggi li ha mai visti?
Ennio Pisi: In compagnia...
Avvocato Bagattini: Del Faggi, li ha mai visti?
Ennio Pisi: In compagnia del Faggi il Pacciani e il Vanni?
Avvocato Bagattini: Eh.
Ennio Pisi: No, no, assolutamente.
Avvocato Bagattini: Senta, una ultima domanda. Quando si verificò l'omicidio cosiddetto di Calenzano, lei già abitava in via Xxxxx.
Ennio Pisi: Sì.
Avvocato Bagattini: Ecco. In relazione a quella sera, lei ha la possibilità di ricordare qualche cosa di particolare che avvenne nei pressi dell'abitazione del Faggi, oppure no?
Ennio Pisi: No. Dal Faggi, lì a casa no. Niente di anormale.
Avvocato Bagattini: Ho capito.
Ennio Pisi: A i' circolo magari, visto, veniva.... chi diceva una cosa, chi ne diceva un'altra, il giorno dopo magari, nei giorni a seguire. Ma la sera dal Faggi non...
Avvocato Bagattini: Grazie, signor Presidente. Grazie, signor Pisi.
Presidente: Pubblico Ministero?
P.M.: Nessuna domanda, grazie.
Presidente: Le altre parti? 
Avvocato Pellegrini: Soltanto una, avvocato Pellegrini. Se riesce a collocare le due macchine, di cui lei ha parlato, 1'Argenta e la Croma, nel periodo, se ci riesce, se...
Ennio Pisi: Sì, sì. Dunque, prima delle Alfa Romeo, diciamo della 75, o delle 75. Se n'ha avute una o due, più o meno uguali, non lo so. Prima anche della bianca, che era targata Viterbo. Mi ricordo il particolare della targa Viterbo. Che poi si parlava, perché lui comprava macchine usate e nel parlare lui diceva: 'son tutte bone, l'ha tenuta la moglie dell'avvocato, la moglie del dottore'. 'Ma tu compri una macchina usata'. Dice sempre le son bone. Comunque, prima di queste due macchine e diciamo... forse 10 anni l'Argenta, anche di più, anche... magari il tempo... mi sembra 1'Argenta e la Croma, ecco, susseguirsi nel solito periodo. Perché mi sembra che abbia avuto qualche incidente. Una volta lo riportò un vigile da Empoli, che picchiò con un camion. Sicché me lo raccontava, poi sa, a volte ti racconta delle cose e lui ci sta anche un'ora e tu puoi perdere cinque minuti, ma poi un tu vedi l'ora di... insomma, di ritornare a lavorare, insomma, c'è da fare. E m'aveva raccontato che gli era successo gli incidenti, che non voleva più lavorare, che non si sentiva con i riflessi tanto... E allora dice: 'ma no, è successo così e cosà'. Le deve aver rotte per un incidente. E poi... ecco. Dal genero, siccome io mi servo come meccanico anch'io, di averla vista 11 con il muso rotto, tamponato, un affare del genere. Mi sembra la Croma. 0 la Croma o l'Argenta. L'Argenta credo di no, di non averla vista incidentata. La Croma sì. Comunque prima... Le ultime macchine che mi ricordo io, prima della 75, era la 33 bianca. 33 bianca sì. AW. Pellegrini: Quindi queste due, si è detto 10-12, non so, quanti anni fa più o meno?
Ennio Pisi: Sì, sì. Ora, visto, io c'ho... lì per lì, son già nonno e mi sembra ieri di avere la bambina piccolina, invece ora c'ho il nipotino, sicché il tempo passa. AW. Pellegrini: Capita a tutti.
Ennio Pisi: Eh, lo so. Ma mi sembra comunque intorno ai 10-15 anni, ecco, diciamo. AW. Pellegrini: Grazie.
Ennio Pisi: Prego.
Presidente: Bene, può andare grazie.
Ennio Pisi: Benissimo.
Avvocato Bagattini: Per completare l'esame, signor Presidente.
Presidente: Ah, scusi.
Avvocato Bagattini: Lei ha detto, l'ultima, la 75, la penultima, la 33 bianca targata Viterbo. Croma e Argenta sono le macchine immediatamente precedenti alla 33?
Ennio Pisi: Ma mi sembra che nel periodo di mezzo non so se c'è stata questa Peugeot familiare gialla, questa Peugeot gialla grossa. Non so se è stata nel mezzo questa Peugeot.
Avvocato Bagattini: Quindi, o immediatamente prima, o nel mezzo c'è stata la...
Ennio Pisi: Sì. La 75...
Avvocato Bagattini: E' ora.
Ennio Pisi: È ora. La 33 bianca prima della 75. Non so se nel mezzo alla Croma e a quell'altra c'è stata questa Peugeot gialla.
Avvocato Bagattini: Ho capito.
Ennio Pisi: Perché l'ha tenuta poco tempo.
Avvocato Bagattini: Bene, grazie.
Ennio Pisi: Posso andare?.
Presidente: Sì. Se non ci sono altre domande può andare. Grazie.
P.M.: Nessuna il P.M., grazie.
Ennio Pisi: Bene.

giovedì 26 febbraio 2015

Antonio Felli - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 13 gennaio 1998

Presidente: Buongiorno. ... i testi.
Giudice a latere: Grazie, cominciando da...
Avvocato Filastò: Presidente, avrei un'istanza da fare...
Presidente: Dica.
Avvocato Filastò: ... che riguarda Mario Vanni. Il quale, ieri, è stato colto da malori vari, vomito, cade per terra, eccetera, per cui il medico curante ha disposto il suo ricovero d'urgenza in ospedale. E però, mi dicono, io ho parlato con il signor Bartalesi, con il cognato, si, che i Carabinieri fanno... hanno dei problemi, delle difficoltà a acconsentire questo ricovero, per cui faccio istanza alla Corte perché dia il nulla osta per il ricovero ospedaliero di Mario Vanni. In una, direi, per quello che mi riguarda, non ho nessun dato, nessun certificato.
Presidente: Nessuna certificazione le hanno mandato?
Avvocato Filastò: Questa certificazione... No, ho avuto solo una telefonata ieri sera allo studio. Fra l'altro poi ho richiamato stamattina il signor Bartalesi, mi ha confermato questa situazione. In ogni caso informandosi presso i Carabinieri che sono informati e che hanno anche la certificazione, la Corte può acquisire tutte le informazioni necessarie sul punto.
Presidente: L'unica cosa... Sì, sì, ora sentiamo il parere del P.M. e poi provvederemo. L'unica cosa è avvertire il Vanni, possibilmente, che rinunci a comparire anche nelle prossime udienze...
Avvocato Filastò: Sì, questo... io l'andrò a trovare e farò fare... certo, se lui dovesse rimanere ricoverato... certamente.
Presidente: Pubblico Ministero, su questa istanza...?
P.M.: No, no, Presidente, ovviamente nessun tipo di opposizione, ci mancherebbe. Forse sarebbe opportuno che la Corte, a questo punto, disponesse una visita medico-legale che consentisse, almeno alla Corte, di avere ima visione più corretta di quello che è lo stato di salute di questo signore, che, mi sembra che fino a che se ne stava dove era, non aveva accusato... anzi, era migliorato, dopo una settimana di casa, o quindici giorni in queste condizioni, che il medico curante soltanto certifica così gravi da ricovero. Penso che si potrebbe - la Corte - disporre un'immediata visita medico-legale che consentirebbe di prendere una decisione quantomeno più documentata. Comunque, remissivo a qualsiasi decisione della Corte.
Avvocato Filastò: A me dispiace dover obiettare anche in una situazione di questo genere al Pubblico Ministero. Ma in carcere il signor Mario Vanni ha subito un ictus, altro che migliorato! Insomma, mica per dire, vero. Ora che il carcere migliori la salute della gente è una cosa nuova.
Presidente: E poi la Corte si riserva, ora lo vedremo, mica seduta stante. Allora, può entrare il teste, il...
Giudice a latere: Felli, signor Presidente.
Presidente: Si chiama Felli?
Giudice a latere: Felli, sì.
Presidente: Come si chiama lei? ?
Antonio Felli: Felli Antonio.
Presidente: Felli Antonio. Dove è nato?
Antonio Felli: Xxxxxx. 
(voce fuori microfono) Che giorno?
Antonio Felli: XX/XX/XX
(voce fuori microfono)
Antonio Felli: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
Avvocato Bagattini: Posso, signor Presidente?
Presidente: Prego, prego.
Avvocato Bagattini: Signor Felli, vuol dire alla Corte, per cortesia, di quale paese lei è originario?
Antonio Felli: Io, diciamo, sono nato a Xxxxx, però di origine sono di Xxxxx.
Avvocato Bagattini: Xxxxx dove si trova?
Antonio Felli: So' sei sette chilometri di distanza l'una dall'altra.
Avvocato Bagattini: Si, dico, ma dove si trova rispetto all'Italia?
Antonio Felli: Provincia Xxxxx
Avvocato Bagattini: Provincia Xxxxx
Antonio Felli: Sempre in provincia Xxxxx.
Avvocato Bagattini: Ecco. Lei poi si è trasferito dove?
Antonio Felli: A Xxxxx.
Avvocato Bagattini: Questo quando è avvenuto?
Antonio Felli: Nel 1953.
Avvocato Bagattini: E da allora ha sempre abitato lì?
Antonio Felli: No, diciamo, sono stato a Xxxxx per due anni e mezzo circa, fino al '59 quando sono andato militare, sono tornato a casa nel '61, di... gli ultimi di marzo, i primi di aprile. So' torntato a Xxxxx, dove risiedo tuttora.
Avvocato Bagattini: Comunque sia, dopo l'Xxxxx, sempre in provincia di Xxxxx.
Antonio Felli: Sissignore.
Avvocato Bagattini: Senta, lei ha avuto modo di conoscere il signor Giovanni Faggi? E se sì, in quali circostanze?
Antonio Felli: Dunque, io nel 1971 c'avevo da ristrutturare e ... la casa dove sto tuttora. E allora, facendo dei lavora nei campi, un conoscente mi disse: 'se devi prende il materiale, mattonelle per il pavimento di questi ... , vai da un mi ' parente a Castiglione della Pescaia che ci parlo anch'io e ti fo fa' un prezzo, insomma, bono'. Andai, appena ebbi tempo, a Castiglione della Pescaia dove era questo negozio, e lì, siccome il principale era occupato in ufficio, ero fuori un po' all'ombra perché s'era d'estate e mi misi a sede' in un muricciolo, e lì c'era una macchina targata Firenze e c'era uno che s'accostò. Che poi alla fine era questo Faggi. E mi domandò cosa ci facevo, gli spiegai la faccenda come mai ero lì, mi disse: 'mah, guarda, io sono un rappresentante, se te permetti io... sono stato un agricoltore' - disse che era un agricoltore - 'ero agricoltore anch'io prima di fa' questa cosa, di esse' rappresentante, sicché insomma conosco un po' l'agricoltura, se un ti dispiace le mattonelle te le do io e ti fo un prezzo'... vi dico anche che prezzo mi faceva, sul listino mi faceva 50 più 20 più 5 se pagavo in contanti. E così, mi sembrò abbastanza... sa, che poi mi disse: 'allora gli porto il materiale' - e mi diede tre o quattro piastrelle - 'intanto gli do queste poi ritorno fra qualche giorno e gli porto il materiale da sceglie'. E io, gli dico la verità, lì per lì, gente mai vista e conosciuta, andai anche a Grosseto dove sapevo, lui mi aveva detto che serviva altra gente, rivenditori di queste mattonelle, andai a domanda' se... se queste mattonelle lo smalto era bono o no. Questi mi dissero: 'mah, è bono, comunque, sa poi bisogna vedere la prima e seconda scelta non è che si capisce bene'. E niente, dopo qualche giorno capitò, portò il materiale, alla mi' famiglia li piacque, e si fece l'ordine. Dopo qualche tempo mi telefonò - ossia, all'epoca un mi ricordo nemmeno se c'avevo il telefono, se telefonò lì al distributore lì vicino - che il materiale era pronto e s'andò a prende' a Reggio Emilia, a Sassuolo. Ossia, si pass... noi s'andò... io andai con Morandi Morando che scaricava...
Avvocato Bagattini: Ecco, signor Felli, può... Scusi, signor Felli, forse si può anche un attimino sintetizzare, tutto sommato. Quindi, questo è il... sono le circostanze di tempo e le altre nelle quali ha conosciuto il signor Faggi. Dopo questa fornitura di mattonelle lei continuò a frequentare o a sentire il signor Faggi? E se sì, per quali motivi?
Antonio Felli: Io... Dunque, siccome io c'ho i parenti qui a Pistoia e allora una volta, venuto a trova' i mi' poveri suoceri che ora sono morti, una mattina... siccome lui capitava giù, mi diceva... perché poi altri clienti, disse: 'se c'hai qualche amico gli si dà il materiale, gli fo risparmia', guadagno qualcosa anch'io perché, insomma, se le vendo così è meglio'. Va be', io qualche ami... e mi diceva: 'gente sicura, gente che paga', e io qualche amico di quelli sicuri gliel'ho presentato e lui gli dava questo materiale. Va bene? Poi una matt...
Avvocato Bagattini: Quindi, siete rimasti in contatto anche per questo motivo relativo alla vendita delle piastrelle...
Antonio Felli: Diamine, lui mi disse: 'quando c'hai qualche amico...
Avvocato Bagattini: ... anche ad altre persone.
Antonio Felli: ... quando c'hai qualche amico mi telefoni poi ti rimborso' - scherzando - 'ti rimborso la telefonata. Io venqo giù e si guarda'. E ha dato il materiale a diversa gente lì.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Quindi, voglio dire, fra di voi si è instaurato un rapporto...
Antonio Felli: Un rapporto di amicizia.
Avvocato Bagattini: ... più che di conoscenza, di amicizia.
Antonio Felli: Sì, che poi io ero più giovane, c'avevo anche...
Avvocato Bagattini: Ecco, nell'ambito di questo rapporto di amicizia. È mai successo che abbiate fatto dei viaggi insieme?
Antonio Felli: Uno... a parte un paio di volte...
Avvocato Bagattini: Io le faccio questa domanda...
Antonio Felli: ...lui con la macchina ed io con il camion a Reggio Emilia....
Avvocato Bagattini: Le faccio questa domanda perché, dall'agenda che è stata sequestrata al signor Faggi presso la sua abitazione, l'agenda del 1981, risulta l'appunto relativo a un viaggio effettuato a Celano.
Antonio Felli: A Celano...
Avvocato Bagattini: Nel Fucino.
Antonio Felli: Preciso.
Avvocato Bagattini: Ecco, lei, a proposito di questo viaggio, può dire qualche cosa?
Antonio Felli: Devo dire... Bisogna le rifaccia tutto... Siamo partiti la sera, pomeriggio da Ticciana, dove sto io. ..
Avvocato Bagattini: Quindi, lei conferma che, effettivamente, ebbe a fare un viaggio...
Antonio Felli: Sì, sì, sicuramente. Io gli dico...
Avvocato Bagattini: ... con il signor Faggi.
Antonio Felli: Io gli dico il tragitto. Siamo partiti di pomeriggio e siamo arrivati a Celano era quasi...
Avvocato Bagattini: Quindi, scusi, il signor Faggi è venuto a Sticciano con la sua macchina?
Antonio Felli: Con la sua macchina.
Avvocato Bagattini: Ricorda che macchina avesse?
Antonio Felli: Una Opel Record 2300 Diesel.
Avvocato Bagattini: Diesel.
Antonio Felli: Diesel, sì.
Avvocato Bagattini: Si ricorda il colore se era chiaro o scuro?
Antonio Felli: Praticamente, quasi un colore così. Beige, più scuro del beige, insomma, un po'....
Avvocato Bagattini: Un pochino più scuro del beige.
Antonio Felli: Diciamo, quasi come questo colore.
Avvocato Bagattini: Marroncino, d'accordo. Quindi, da casa sua partiste alla volta di Celano.
Antonio Felli: Di Celano, sì.
Avvocato Bagattini: Ecco. Dove arrivaste...
Antonio Felli: Era, diciamo, era buio, insomma, la sera tardetto. Sa, lo portai a trova' qualche mio parente, cugini...
Avvocato Bagattini: E rimaneste a dormire lì?
Antonio Felli: Sì. Noi s'andò a cena, gli dico anche questo, s'andò a cena, e siccome andai a casa di un cugino, disse: 'guarda vi porto a cena da Guerinuccio', è un ristorante del posto. Con diversi mi' parenti s'andò a cena in questo ristorante e si stiede fino a... un so', mezzanotte, mezzanotte e mezzo. Poi s'andò fuori, salutai i parenti, s'andò in casa di una mia zia, che ora non c'è più, e si dormì lì. La mattina ci siamo alzati, siamo andati in casa di uno zio mio, fratello del mio povero babbo, che era mezzo invalido, insomma, a casa, s'è salutato e poi siamo andati nel ... dove i mi' cugini erano a levare le carote e le patate.
Avvocato Bagattini: E le patate.
Antonio Felli: Che noi ci siamo andati apposta perché lui dice: 'siccome che dice a Calenzano c'era un Felli che era di Celano', ecco perché lui volse andare a cena, perché gli dicevano tanto di questo Celano, 'che ci voglio andare'. E io, siccome ero di Celano: 'va be', ti ci porto io'. E ci si andò. Prese queste carote e queste patate si tornò in su a Celano, che venne mezzogiorno, mezzogiorno e qualcosa. Si mangiò, che lui mangiava pochissimo quando viaggiava dice che non doveva mangia' per via...
Avvocato Bagattini: Va be ', va be '.
Antonio Felli: Va be'. E poi si venne via. Si passò a Albinia da una mia cugina e si prese un canino.
Avvocato Bagattini: Quindi pranzaste lì in Abruzzo.
Antonio Felli: Sì.
Avvocato Bagattini: A casa dei suoi parenti.
Antonio Felli: Sì, sì.
Avvocato Bagattini: Ecco, quindi dopo il pranzo ripartiste alla volta di casa sua...
Antonio Felli: Sì, di casa mia.
Avvocato Bagattini: Fermandovi ad Albinia.
Antonio Felli: Esatto.
Avvocato Bagattini: Uhm.
Antonio Felli: E si fece una piccola tappa lì a Albinia al Pino Grande, per essere esatto, dalla mia cugina. E lì si prese questo canino,, si mise in una scatola di scarpe e si venne a casa.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Una volta a casa...
Antonio Felli: Una volta a casa ci si salutò, cinque, dieci minuti lì fuori, così.
Avvocato Bagattini: Ho capito.
Antonio Felli: E lui, siccome diceva che di notte non viaggiava volentieri per via, insomma, che viaggiava meglio di giorno, e se ne andò.
Avvocato Bagattini: Ho capito.
Antonio Felli: E si ritornò a casa, insomma.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Senta, questo viaggio io le ho detto, le ho anticipato che, dall'agenda del Faggi, risulta avvenuto nel 1981.
Antonio Felli: Io se...
Avvocato Bagattini: Aspetti, prima di parlare dell'anno, vuol riferire qualche cosa a proposito della stagione? Si ricorda se fosse estate, primavera?
Antonio Felli: Era autunno.
Avvocato Bagattini: Autunno.
Antonio Felli: Autunno. Autunno. Poi...
Avvocato Bagattini: Lei sa qual è il periodo di raccolta delle patate e delle carote?
Antonio Felli: Ora, sarà gli ultimi di ottobre, primi di novembre; non lo so, un affare così. Però il giorno preciso io non lo ricordo.
Avvocato Bagattini: Ma infatti non glielo sto affatto chiedendo. Per quello che riguarda l'anno, lei è in condizione di riferire qualche cosa?
Antonio Felli: Io non lo so se '80 o '81; questo non me lo ricordo. Siccome so che nell'80 è morto il mio poro babbo, di maggio, non ricordo se era l'80, sempre il mese di ottobre...
Avvocato Bagattini: Di ottobre...
Antonio Felli: ... o l'81. Questo io... senz'altro '80 o '81, però, siccome presi questo canino e si diceva sempre: 's'è preso...', l'ho domandato anche ai mia. Dice: 'ma, noi questo canino quando si prese? Nell'80 o nell '81? '. Dice: 'Boh, o '80 o '81'. Insomma, siamo lì.
Avvocato Bagattini: Ho capito.
Antonio Felli: Però...
Avvocato Bagattini: Senta, questo tipo di viaggio con destinazione Celano ... fu ripetuto anche negli anni successivi una o più volte, oppure...
Antonio Felli: Questa è una cosa...
Avvocato Bagattini: 0 no?
Antonio Felli: Questa è una cosa che io assolutamente non ricordo perfettamente. Mi sembra come... anche a me mi sembra due volte, però, o che io l'ho accavallata in un'unica volta, non lo so, nella mente... però, ecco, io di quella volta lì ricordo tutto perfettamente.
Avvocato Bagattini: Ho capito.
Antonio Felli: Bene, poi la seconda volta gli giuro che io non ricordo assolutamente, ossia... niente, m'è sparita così.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Senta, alcune altre domande poi ho finito, per quello che mi riguarda. Lei ha riferito che mangiava poco, almeno in quell'occasione, mangiava poco. Lei si ricorda -ci sembra di capire che l'abbia frequentato in più di un'occasione - se aveva l'abitudine di bere Giovanni Faggi?
Antonio Felli: No, assolutamente no.
Avvocato Bagattini: No. Senta, lei si ricorda se, nell'arco di questa frequentazione, lo ha mai visto discutere animatamente, in maniera violenta, con altre persone?
Antonio Felli: Mai, mai, è sempre stato...
Avvocato Bagattini: E' una persona che si sapeva far benvolere, oppure era una persona...
Antonio Felli: Da tutti, da tutti. Qui nella mi' zona lo conoscono... a tutti quelli che ha dato il materiale, io dico ci sarà cento persone che lo conoscono. Che è stato anche a cena o a pranzo da tutta quella gente che forniva questo materiale. È tutta gente che lo stimava e penso che lo stimano tuttora, non lo so.
Avvocato Bagattini: Aveva un carattere anche mite, per quello che lei può dire?
Antonio Felli: Mite, sorridente... Era bravo, festoso. Questo, questo...
Avvocato Bagattini: Ho capito. Senta, un'ultimissima domanda è questa. Mi riferisco a quel viaggio: lei ricorda se in modo particolare nel tragitto del ritorno il Faggi fosse agitato, fosse poco sereno, manifestasse preoccupazione?
Antonio Felli: Niente. Un piccolo particolare...
Avvocato Bagattini: Sì.
Antonio Felli: Si pagò in autostrada, era sorridente. Siccome c'era la tesserina per pagare il pedaggio, e lì non l'accettarono, disse: 'che gl'è, del Vaticano?'. Per dire, era allegro, era scherzoso.
Avvocato Bagattini: Era tranquillo. Quindi, voglio dire, non notò niente di particolare.
Antonio Felli: Assolutamente no.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Si ricorda se, essendo, ci pare di capire, la prima volta che si era recato in quei luoghi, manifestò entusiasmo o contentezza per aver visto quella regione, le montagne?
Antonio Felli: Sì. Gli piacque perché lui ne aveva sentito parlare da questi di Calenzano, dove stava lui, che erano di Celano, e dice che gliene avevano sempre parlato perché dice si trovavano lì nella Casa del Popolo. E sicché, dice: 'non credevo fosse così', insomma.
Avvocato Bagattini: Ecco.
Antonio Felli: E gli piacque. Insomma, poi il Fucino penso che non piace a lui e basta, piace un po' a tanti.
Avvocato Bagattini: Ho capito. Quindi nessun tipo di preoccupazione.
Antonio Felli: Assolutamente.
Avvocato Bagattini: Grazie, signor Presidente. Grazie, signor Felli.
P.M.: Nessuna domanda, grazie.
Presidente: Le altre parti? 
Avvocati: Niente, grazie.
Presidente: Può andare, grazie.
Antonio Felli: Buongiorno.
Presidente: Buongiorno. 
Segue...

mercoledì 25 febbraio 2015

Francesco Bruno - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 12 gennaio 1998 - Ventitreesima parte

Segue dalla ventiduesima parte

Francesco Bruno: Quindi, non è detto che oggi non ci sia una...
Avvocato Filastò: Certo. Nel momento in cui lei ci ha fatto questa descrizione di un personaggio ipotetico, questo però nelle sue valutazioni ha attinenza con il caso che ci occupa?
Francesco Bruno: Con il caso?
Avvocato Filastò: Quando lei in questa ultima... rispondendo a questa mia ultima domanda, lei ha fatto una... ha prospettato una sorta di modello psicologico.
Francesco Bruno: Sì...
Avvocato Filastò: Anche comportamentale. Ecco, volevo sapere se questo modello che lei ci ha prospettato aveva attinenza col caso che ci occupa.
Francesco Bruno: Sì. È il modello a cui ho pensato, e naturalmente l'ho fatto non solo come esempio, ma perché ritengo che il soggetto autore di questi omicidi è molto probabile che abbia un tipo di deviazione, abbia avuto un tipo di deviazione paranoicale della personalità, con personalità multipla. E che poi possa essere sfociato o addirittura nella guarigione, perché si può anche guarire da questo. O nella malattia conclamata.
Avvocato Filastò: Malattia conclamata che può avere, come lei ha detto, richiesto l'uso di cure specialistiche.
Francesco Bruno: Certo. La perdita dell'autonomia, perché...
Avvocato Filastò: Perdita dell'autonomia.
Francesco Bruno: Sì.
Avvocato Filastò: Benissimo. Ecco, volevo chiederle questo, professore. Quando lei parla di personalità multipla, lei inserisce all'interno di questo anche... Lei è d'accordo? Perché noi abbiamo ascoltato una diagnosi della équipe del professor De Fazio, che ci ha parlato di perversione sotto il profilo sessuale.
Francesco Bruno: Sì.
Avvocato Filastò: Io vorrei prima di tutto, le chiedo di precisare un po' meglio, fare uscire un po' di più dal generico questa terminologia, questo termine "perversione”, e indicare quale è la forma di perversione che le sembra, che lei ritiene attinente ai casi che ci occupano; e come questa perversione interagisce all'interno di quella personalità multipla di cui lei diceva con quelle altre cose che lei ci ha detto. Vale a dire questo atteggiamento, che è una sorta di alibi morale che si sarebbe creato questa persona in rapporto a questi delitti.
Francesco Bruno: Si è visto...
Avvocato Filastò: È ben chiara, questa domanda.
Francesco Bruno: Sì sì, chiara.
Avvocato Filastò: Un po' complessa, ma...
Francesco Bruno: Si è visto che i serial killer, nella maggior parte i serial killer non hanno un'unica perversione sessuale, ma sono... hanno molte perversioni, hanno molti spunti di perversione. Per perversione sessuale normalmente si intende la perversione dell'istinto sessuale, che può rivolgersi verso... non verso l'oggetto naturale eterosessuale, ma verso altri tipi di oggetto. O la perversione delle modalità attraverso cui si perviene al piacere sessuale. E queste perversioni sono tali quando sono obbligate. Cioè, per esempio, un soggetto che riesce a trarre piacere solo attraverso il rapporto con dei minori impuberi, noi lo definiamo pedofilo, cioè affetto da "pedofilia", che è una perversione sessuale. Nei serial killer, quasi mai c'è una perversione di questo tipo, cioè una perversione obbligata. Molte volte ci sono... sono dei poli perversi, in un certo senso, esistono tante perversioni. Quali, per esempio, il sadismo, quale per esempio la omosessualità, quale per esempio anche la pedofilia, la gerontofilia, la necrofilia, e così via. Nel nostro caso direi che uno spunto di perversione può trovarsi nel feticismo, ovverosia nel portar via questi trofei mutilando il corpo della donna, per poterli conservare, evidentemente. Non c'è un altro scopo, alla utilizzazione di questo tipo di trofei, se non quello di poter, attraverso la conservazione di questi oggetti, ripercorrere e riprovare il piacere che si è avuto al momento in cui questi oggetti sono stati rilevati. Quindi, ecco, direi che nel soggetto sicuramente c'è traccia di questo feticismo; sicuramente c'è una omosessualità inconscia, non... Perché dico inconscia? Dico inconscia perché non ci sono elementi che ci inducono a ritenere che il soggetto abbia una omosessualità cosciente. L'attenzione che dà all'uomo, al maschio, è molto ridotta. Si potrebbe anche dire che non abbiamo la certezza del sesso dell'omicida, nel senso che non è sicuro al cento per cento che possa essere un maschio. E in teoria si potrebbe trattare anche di una donna. Ma possiamo ragionevolmente escludere questa possibilità, sia perché le donne numericamente, statisticamente sono molto ridotte fra i serial killer; e sia perché l'appuntare il proprio desiderio patologico sul corpo femminile è tipicamente maschile. In più, il soggetto dà prova di avere una corporeità robusta, un certo tipo di forza. Per cui, diciamo, tutti questi elementi insieme fanno pensare ad un maschio. E anche il tipo di paranoia a cui mi riferivo prima è tipico del maschio, non della donna, la donna non ha quasi mai queste forme di paranoia, queste sono tipiche del maschio. Per questo diciamo che il 99,9% delle probabilità è che questo assassino sia un maschio che abbia una latente omosessualità, sicuramente da lui non riconosciuta, sicuramente da lui non vissuta. Che però lo porta, poi, all'odio verso, in realtà, il corpo femminile, che suscita in lui curiosità e odio contemporaneamente e paura soprattutto. E quindi questi sentimenti sono tipici di una persona che non ha maturato la propria sessualità; non avendola maturata è probabile che in lui convivano diverse tendenze perverse. Sicuramente, ecco, non mi sembra che in lui ci sia, ad esempio sia rilevante la componente del sadismo; perché lui sta bene attento, cerca di uccidere i corpi delle persone prima di lavorare su di essi. E il sadico, invece, avrebbe bisogno del contrario. Quindi, è un tipo di, questo è un tipo di perversione che non emerge dagli atti omicidiari. Ciò non toglie che naturalmente possa esserci anche questa.
Avvocato Filastò: Ecco, a proposito della sessualità di questa persona, così come lei l'ha individuata, le è risultata una sessualità - sto parlando della parte, come dire?, apparente della persona, la parte esponibile insomma - le è risultata una sessualità, come dire?, normale o iperattiva, o piuttosto coattata e inibita?
Francesco Bruno: E' una sessualità immatura, inibita, ridotta, apparentemente di tipo, apparentemente e anche... cioè, se fosse vissuta, sarebbe vissuta in senso eterosessuale. Però è probabile, al momento in cui gli omicidi sono stati compiuti, è probabile che a quel momento l'omicida non avesse mai avuto rapporti sessuali. Non, questo tipo di omicidi, non sono quelli per intenderci del, non so... questo è un mutilatore differente dallo squartatore. Ci sono dei serial killer che, per esempio, se la prendono con delle prostitute o con altre vittime e agiscono sul corpo di queste dilaniandolo in maniera totale. E anche anarchica, cioè senza una precisa strategia. Queste spesso sono persone che tendono a vendicarsi della sessualità femminile, e possono aver avuto... Possono essere sposati, possono aver avuto delle manifestazioni sessuali paranormali. Al contrario, il soggetto di cui stiamo parlando esplora il corpo femminile con molta attenzione, e nel secondo delitto in particolare.
Avvocato Filastò: 1974, Stefania Pettini.
Francesco Bruno: Esattamente. È dove pone le premesse di quello che farà successivamente, e successivamente andrà a colpire questi organi partendo non dall'organo più semplice, cioè dal seno che sarebbe più semplice da portar via, ma dal pube, che invece è un organo piuttosto difficile insomma da operare, così come lui ha operato. E evidentemente c'è una spinta, una pulsione patologica grave, ma molto forte, che spinge verso il pube piuttosto che non verso il seno, che verrà dopo, verrà successivamente. E c'è un bisogno forte di portar via l'organo che consente la sessualità, che consente il,... sessuale. Molti serial killer hanno questa paura, vivono l'organo sessuale femminile come estremamente terrificante. E molte volte, per esempio, lasciano i cadaveri in modo tale da esporre quest'organo o addirittura da nasconderlo. Noi ci troviamo, in questo caso, appunto con un soggetto che evidentemente ha una grande paura, una grande - preoccupazione di quest'organo. Ed è per questo che escludo ragionevolmente che questa persona possa aver avuto dei rapporti sessuali maturi, o comunque adulti.
Avvocato Filastò: Ho capito. E da questo punto di vista lei ha tentato anche di... Sempre con riferimento a questo speciale particolare tipo di perversione sessuale, che in questo modo almeno a me risulta più precisato, insomma, mi risulta attendibilmente precisato. Per esempio, sto pensando proprio al fenomeno esibitorio del cadavere femminile, come avviene in alcuni dei delitti: a gambe divaricate quasi sempre, esposto in posizione sopraelevata, eccetera, ecco. Ma da questo lei ha tentato anche una anamnesi con riferimento a delle situazioni familiari di questa persona? Che abbia a che fare con la madre, con il padre, con dei rapporti speciali?
Francesco Bruno: Sì. È possibile, secondo me è altamente possibile che il soggetto possa aver avuto dei traumi durante la sua infanzia. E uno dei traumi che è più suggestivo indubbiamente per una situazione successiva di questo tipo, è il fatto che la madre, per esempio, possa esser stata operata per un tumore all'utero e alla mammella. Che, una volta, per i calcinomi mammari spesso si portava via anche l'utero, negli anni '50, perché si riteneva che questo tipo di tumore potesse poi riprodursi anche nell'utero. Ecco, è un fatto abbastanza banale, nel senso che tutti possono avere una madre che è stata operata per questa cosa. Ma un soggetto che è già particolarmente predisposto alla paranoia, e che ha avuto un'educazione particolare, e che è particolarmente legato alla madre, può aver tratto da un trauma di questo genere la materia per poi dare corpo alle proprie fantasie in questi atti omicidiari, ripetendo sul cadavere femminile quelle  manipolazioni che la madre aveva subito nella sua fantasia. Questo è...
Avvocato Filastò: È un'ipotesi, ovviamente.
Francesco Bruno: Questa ovviamente è un'ipotesi. 
Avvocato Filastò: Era un'ipotesi.
Francesco Bruno: ... in maniera suggestiva.
Avvocato Filastò: Certamente. Ora io le chiedo, conclusivamente, e poi ho finito, professore, questo. All'interno di queste sue valutazioni, ecco, sono valutazioni attraverso le quali lei conclusivamente definisce l'azione di una sola persona, in tutti gli omicidi?
Francesco Bruno: Allora, su questo punto vorrei essere estremamente chiaro. Se noi analizziamo, da un punto di vista criminologico, gli omicidi, non abbiamo alcun motivo - dico: alcuno - se non qualche considerazione che possiamo fare nell'ultimo omicidio, per poter pensare a un gruppo di omicidi, o a una coppia omicida. Al contrario, abbiamo una serie di elementi che fanno pensare a un'unica mano, cioè un unico modus operandi. Che non cambia mai, per tutti e otto gli omicidi. C'è un ricordo delle esperienze precedenti, e una messa a frutto di questa esperienza, che è sempre la stessa, e che aumenta progressivamente nel tempo, facendo ben vedere come l'omicida del sesto omicidio, l'assassino del sesto omicidio aveva imparato dall'esperienza del quinto, del quarto, del terzo.
Avvocato Filastò: Per esempio, nello scegliere il bersaglio testa invece che tronco.
Francesco Bruno: E così via.
Avvocato Filastò: E così via.
Francesco Bruno: Esattamente. Ma non solo per questo. C'è anche, ecco, si sono molti sbizzarriti su interpretazioni di vario tipo, no? Sulla serie omicidiaria: perché otto? perché sette?, da quando si comincia, e così via. Ci sono per esempio delle analogie molto importanti, fra l'ottavo omicidio e il primo omicidio, che furono quelle, insieme al... perché qui si trascura, ma c'è stato un messaggio che poi l'assassino ha mandato nell'ottavo... dopo l'ottavo omicidio, dopo l'ultimo omicidio.
Avvocato Filastò: Certo.
Francesco Bruno: Ecco.
Avvocato Filastò: La lettera spedita alla dottoressa Della Monica.
Francesco Bruno: La considerazione di quel messaggio, la considerazione delle rilevanti analogie fra il primo e l'ultimo omicidio, mi condussero già nell'86 a dire che, con molta probabilità, quello sarebbe stato l'ultimo omicidio. Perché? Perché gli omicidi possono anche essere interpretati, secondo ima ratio, secondo un'idea per quanto delirante del soggetto, che ha un capo e una coda. E che, quindi, consente di capire come lui, a un certo punto, possa aver detto: basta, questo è l'ultimo di questa serie omicidiaria. Allora, c'è quindi una ragione, no? Una mente che non può appartenere a un gruppo di persone, ma che è evidentemente la mente di un'unica persona. Questa è la prima considerazione fondamentale. C'è poi un'altra considerazione fondamentale. In letteratura - io posso portare qui migliaia di casi e probabilmente glieli farò avere - dove si...
Avvocato Filastò: Mi farebbe piacere, professore.
Francesco Bruno: Le farò avere tutti i casi della letteratura.
Avvocato Filastò: La ringrazio.
Francesco Bruno: Tutti i casi della letteratura che noi abbiamo analizzato, sono migliaia e migliaia: io sfido chiunque a trovare una cooperativa, un gruppo di mostri. Non esistono in letteratura, sarebbe il primo caso. Non solo. Ma addirittura un gruppo di mostri che agisce neanche per un obiettivo sessuale, ma che agisce così, non si sa bene perché. Ma in ogni caso c'è un'ultima considerazione. Quindi, abbiamo detto, prima considerazione: il fatto che l'analisi oggettiva degli omicidi non consente di trovare elementi a sostegno dell'ipotesi di più persone. Però, non si può escludere, intendo dire soltanto sulla base delle analisi degli omicidi, ma che tuttavia è largamente improbabile. La seconda considerazione riguarda appunto l'analisi della letteratura, con la impossibilità materiale di trovare un precedente di questo tipo; un precedente anche semplicemente simile a questo. C'è un terzo motivo fondamentale: i gruppi, ecco, si fa sempre riferimento, anche perché è uno dei pochissimi, al gruppo di Manson che negli Stati Uniti uccise Sharon Tate, eccetera.
Avvocato Filastò: Certo.
Francesco Bruno: I gruppi hanno sempre, sono legati fra loro da un fanatismo che fa capo a una fede, a una ideologia o a gualche cosa. E agiscono per lo più per uno o per due, tre episodi. Dopo di che inevitabilmente si sfaldano. Non si può tenere un segreto di questo tipo per venti anni, da parte di tre persone che continuano, tre, quattro, cinque persone, che continuano a compiere i loro omicidi come se niente fosse. E nessuno di queste persone cede, no?, a un certo punto. Questo non è riscontrato, perché tutte le volte che, appunto, esistono gruppi omicidiari che... non che compiono delitti da serial killer, ma che compiono delitti di altra natura, ma che comunque possono somigliare a quelli dei serial killer, inevitabilmente gli atti omicidiari non sono mai più di due o tre, proprio perché il gruppo poi tende inevitabilmente a sfaldarsi. E si sfalda inevitabilmente, mano a mano che aumenta il numero di atti in cui ci si coinvolge. Perché, là dove ci sono tante teste, basta mettere tre persone insieme, è evidente che cominciano... non ci può essere sempre quella stessa lunghezza d'onda.
Avvocato Filastò: Certo.
Francesco Bruno: Quella stessa sinergia, agire come un solo uomo. Sarebbe veramente un fatto che, nella storia di questi omicidi, di queste cose non si è mai verificato. Quindi, sulla base di queste tre considerazioni, ritengo assolutamente più probabile, molto ma molto più probabile la possibilità che si tratti di un'unica persona. Quindi, neanche di due persone. Anche perché una seconda persona, soprattutto se non avesse avuto un ruolo essenziale, probabilmente appunto sarebbe venuta meno nel tempo. Quindi questa è la mia considerazione.
Avvocato Filastò: Io non ho altre domande, per ora.
Presidente: Le altre parti? Bene, allora si va a domani mattina, alle 10.00 domani mattina. Bene, ore 10.00. Buonasera, professore. L'udienza è tolta.

martedì 24 febbraio 2015

Francesco Bruno - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 12 gennaio 1998 - Ventiduesima parte

Segue dalla ventunesima parte.

Avvocato Filastò: Ecco, da questo punto di vista, per esempio, è piuttosto... glielo chiedo se è riscontrabile spesso in letteratura o comunque rappresenta un dato indicativo di quello che lei sta dicendo, il fatto che in questa catena di delitti, ad un certo numero di assalti, corrispondano l'identico numero di vittime. Cioè, nel senso, non ha mai lasciato dietro di sé un ferito questa persona.
Francesco Bruno: Ci sono dei parametri numerici che sono addirittura indicativi. Cioè, non soltanto, non sono soltanto le due vittime che ogni volta vengono lasciate sul campo...
Avvocato Filastò: Morte.
Francesco Bruno: Morte, certo. Ma la metodicità con cui esegue l'omicidio in cui colpisce prima con l'arma da fuoco per essere sicuro di ottenere subito la messa fuori gioco di entrambe le persone; poi, colpisce l'uomo, che è più pericoloso, e lo colpisce con questo meccanismo di... cosiddetto overkilling, cioè vuole essere sicuro al cento per cento che la persona sia morta. Quindi lo colpisce sia con l'arma da fuoco, sia con l'arma da taglio. E poi dedica le sue attenzioni al corpo femminile che è l'oggetto della ritualità patologica con l'arma da taglio, sempre spostando questo corpo femminile dall'automobile in cui sono stati sorpresi, portandola in un posto da dove possa controllare. Sceglie il posto con molta attenzione; da una parte... un posto che possa servire quasi come tavolo chirurgico e quindi che abbia, sia leggermente sollevato sul terreno. E che sia posto in una condizione da cui possa controllare tutti i luoghi di accesso, i luoghi... al luogo in cui compie l'omicidio. Quindi questo denota uno studio attento del luogo. Non è un luogo scelto a caso. In questo luogo, appunto, poi si dedica a queste escissioni chirurgiche compiute con una certa manualità, una certa abilità. E porta a termine, diciamo, il suo complesso rituale. Evidentemente in maniera molto organizzata, perché riesce ad avvicinarsi alle coppie senza che queste lo percepiscano; riesce ad andarsene senza lasciare testimonianze affidabili, o tracce affidabili. Pur portandosi via, in quattro casi su otto, dei feticci piuttosto voluminosi. E quindi, indubbiamente, essendo preparato a questo. Quindi, una persona che arriva, che è dotata, oltre che dell'arma da fuoco, anche di un'arma da taglio, anche di, evidentemente, un mezzo luminoso, e anche di contenitori in cui tenere poi questi feticci.
Avvocato Filastò: A proposito di questo mezzo luminoso, è attendibile, è verosimile o probabile che questo mezzo luminoso sia di forma tale, come del resto hanno detto anche i periti De Fazio e gli altri, con riferimento in particolare all'omicidio dei francesi dell '85, che sia in una forma tale da consentire l'uso delle mani. Vale a dire, una forma a caschetto o comunque tipo occhiale, anche. Perché se ne trova in commercio anche di tipo occhiali, che consentono una illuminazione senza che questo implichi la necessità di usare le mani per...
Francesco Bruno: Per come vengono atte le escissioni chirurgiche, direi che è possibile, diciamo, è certamente possibile che utilizzi uno strumento tipo, che so io, casco da minatore, oppure luce da otorinolaringoiatra, insomma, ecco. Che possa essere utilizzata sul capo. Però non è assolutamente detto, perché potrebbe fare ugualmente le stesse cose con una pila, o con uno di questi che si usano, per esempio, per gli incidenti stradali. Sono delle pile, insomma, che illuminano abbastanza bene il terreno e che possono stare in piedi vicino al posto in cui ha operato...
Avvocato Filastò: Che hanno un piedistallo su cui appoggiare...
Francesco Bruno: Un minimo piedistallo.
Avvocato Filastò: Un minimo di piedistallo in cui appoggiare...
Francesco Bruno: Quello che è certo è che lui ha una attrezzatura, ecco. Questa persona si muove con una attrezzatura che utilizza.
Avvocato Filastò: Una attrezzatura che comprende, per esempio, un fodero per il...
Francesco Bruno: I contenitori.
Avvocato Filastò: ... conteni...
Francesco Bruno: Adesso questi contenitori possono essere di vario tipo, comunque sicuramente dei contenitori, sicuramente delle... diciamo, appunto, dei coltelli. Sicuramente, appunto, l'arma con cui...
Avvocato Filastò: La fondina.
Francesco Bruno: Probabilmente la fondina, probabilmente anche una possibilità di ricambio, perché chiaramente gli atti a cui lui sottopone le vittime sono tali che non può non sporcarsi con del sangue e con le condizioni anche del terreno, spesso in campagna. Quindi, io credo che abbia anche la possibilità anche di avere un ricambio da qualche parte.
Avvocato Filastò: Sì. Vorrei che, se lei naturalmente ha fatto delle osservazioni sul punto, vorrei chiedere: l'uso costante in otto casi su otto della stessa arma da fuoco, può essere riferito soltanto ad un fenomeno di carattere casuale, vale a dire che usa quell'arma da fuoco perché quella si ritrova, oppure acquista, secondo la sua valutazione di tipo più psicologico che altro, psichiatrico che altro, ma ha anche un significato come dire rivendicativo, di firma?
Francesco Bruno: Oggettivamente è una firma, ma lo è oggettivamente. Naturalmente qui non siamo nella testa di costui, non possiamo che fare delle ipotesi. Ma la ipotesi principale che corrisponde, che ha qualche elemento di oqgettività, anche perché corrisponde un po ' al modus operandi che viene mantenuto in tutti e otto gli episodi, è che il soggetto sia molto prudente. Quindi una persona di una prudenza assoluta, il quale è probabilmente in possesso di una pistola e di un armamento di questa pistola, limitato. Quindi ha delle munizioni che sono probabilmente limitate, numericamente. Sicuramente evita, o ha evitato con molta attenzione di acquisire nuove munizioni in modo legale, o anche in modo illegale. Credo che siano state fatte moltissime indagini in tanti anni su questo punto; e che queste indagini non abbiano portato da nessuna parte, proprio forse perché questa persona ha questa pistola, ha queste munizioni. È sicuro sulla non rintracciabilità della pistola e delle munizioni. E questo ha utilizzato nel compiere dei delitti complessi, difficili. Perché assalire una coppia non è facilissimo. C'è sempre la possibilità, insomma, si combatte contro due persone, c'è sempre la possibilità che una di queste due persone possa sfuggire al controllo. E allora, la necessità di usare l'arma da fuoco da distanza ravvicinata, ravvicinatissima. La necessità di avvicinarsi al veicolo in modo tale da non destare alcun sospetto, alcuna attenzione da parte della coppia; il cogliere la coppia nel momento di maggiore rilassatezza. Perché tutte, quasi tutte le coppie sono state colte nell'attimo, nei momenti precedenti, diciamo, quando si passa dal petting all'atto sessuale vero e proprio, prima ancora che potessero compiere quest'atto sessuale. E l'unica volta in cui invece l'atto sessuale è stato verosimilmente compiuto, c'è stato quella famosa situazione per cui, che sia stato visto, o comunque la macchina si è messa in moto e lui ha dovuto risolvere un imprevisto che... di grandissima difficoltà dal punto di vista dell'assassino. Quindi, io credo che... 
Avvocato Filastò: Lei si riferisce all'episodio di Baccaiano?
Francesco Bruno: Esatto.
Avvocato Filastò: Ecco, lì però, non so se lei ha presente le considerazioni fatte dal professor De fazio, dall'equipe del professor De Fazio, questo atto sessuale... le vittime, anche in questo caso, erano vestite.
Francesco Bruno: Sì.
Avvocato Filastò: Entrambe. E l'atto sessuale a cui fa riferimento lei e che probabilmente è rintracciabile attraverso l'esistenza - questa non è una domanda, è una precisazione per sapere se...
Francesco Bruno: Sì, il profilattico che si è usato...
Avvocato Filastò: Il profilattico usato, era probabilmente riferibile ad un episodio pregresso...
Francesco Bruno: Precedente, sì...
Avvocato Filastò: Precedente. Anche perché lo stato di corruzione di questo materiale...
P.M.: E' una domanda, o...
Avvocato Filastò: No, l'ho premesso prima, che non è una domanda, è una precisazione...
P.M.: No...
Avvocato Filastò: ... rispetto, che sto facendo io e per la quale io chiedo al professor Bruno se è d'accordo oppure no su questa mia precisazione.
Francesco Bruno: No, io... Sì, posso essere d'accordo, ripeto, il punto fondamentale è questo: la scelta del momento, è una scelta attenta. Cioè, le coppie vengono prese sempre, appunto, in questo momento di passaggio all'atto.
Avvocato Filastò: Di passaggio all'atto.
Francesco Bruno: E' il momento in cui c'era minore attenzione da parte delle coppie che avevano delle effusioni in macchina.
Avvocato Filastò: Certo.
Francesco Bruno: Questo era in risposta all'uso della pistola e all'uso delle munizioni che evidentemente l'assassino ha la necessità di esser sicuro di colpire le due persone, ucciderle e poi poter lavorare tranquillamente. Quindi, l'uso della pistola, secondo me, non è soltanto, o comunque non è solo per uno scopo di firma degli omicidi, quanto perché appunto, per le coppie, deve utilizzare un'arma da fuoco, un'arma che gli consente di uccidere e di uccidere rapidamente. Questo... Poi si vede nella serie omicidiaria come lui utilizzi progressivamente sempre meno colpi. Probabilmente da una parte la reiterazione sempre dello stesso tipo di omicidio, fa sì che impari con l'esperienza. E, in secondo luogo, tende a risparmiare evidentemente qualche cosa che è limitata nella quantità.
Avvocato Filastò: Benissimo. Quindi, nella sua valutazione, lei esclude ima malattia mentale, intesa come psicosi vera e propria, la sua valutazione del soggetto - la domanda è questa - e quindi una situazione in cui il soggetto non ha mai perso la sua autonomia.
Francesco Bruno: No, dunque, io non è che escludo ima psicosi vera e propria. Dagli elementi che abbiamo a disposizione, l'ipotesi più possibile è che il soggetto sia stato affetto da una forma di paranoia. La paranoia è una psicosi lucida, secondo cui una persona, a causa della quale una persona identifica un persecutore o dei persecutori. E questi diventano un pensiero costante, fisso. E, a un certo punto, in particolari soggetti, si determina la volontà di liberarsi da questi persecutori anche attraverso l'omicidio. Naturalmente la persecuzione non è data soltanto da persone, ma anche da ideologie, fatti religiosi... Ecco, ci sono delle forme di fanatismo che sono molto vicine alla paranoia. Una personalità paranoicale di questo tipo che possa essere dotata di una personalità multipla, ovvero sia dalla possibilità di compiere anche degli omicidi valendosi di una personalità perversa. E vivendo invece la maggior parte del tempo con una personalità adeguata socialmente. E' possibile, è possibile proprio grazie alla paranoia. Cioè, in altri termini, io mi sento particolarmente attratto da una forma di pensiero religioso, secondo cui le coppie che fanno l'amore in macchina apertamente, al di fuori del matrimonio, sono...
Avvocato Filastò: Mostrandosi.
Francesco Bruno: Mostrandosi, eccetera. Sono da perseguire, perché commettono dei peccati, dei peccati che per me sono gravissimi e che - appunto, qui la paranoia -mi impediscono di vivere serenamente. Naturalmente questa è una costruzione psicologica che il soggetto fa a suo uso e consumo, e che è basata invece su una incapacità personale di amare, una incapacità personale di poter avere un comportamento sessualmente libero, maturo, adulto, come vogliamo chiamarlo. E allora succede che questo soggetto può nascondere in se stesso naturalmente questi pensieri, i pensieri patologici, non parlarne con nessuno, mantenere un comportamento esteriore assolutamente morigerato, adeguato, tale da suscitare anche l'ammirazione da parte degli altri. E poi, invece, in alcuni momenti trasformarsi in un feroce assassino. Ma lui non si sente un assassino, lui si sente una sorta di mano di Dio, una sorta di strumento per compiere un... far compiere un destino superiore, di cui in qualche modo lui è partecipe. E allora dentro di sé non c'è contrasto fra il suo ruolo omicidiario e la morigeratezza del suo comportamento esteriore. E almeno non c'è contrasto finché l'omicidio è sporadico. Quando invece l'omicidio tende ad essere reiterato, e quando soprattutto il soggetto comincia a sentire piacere nel compiere questi omicidi e nel compiere le ritualità connesse agli omicidi, allora questo tipo di personalità può entrare in crisi e può esplodere la psicosi vera e propria. Non è detto che nel nostro soggetto, a un certo momento, non sia esplosa una psicosi vera e propria che poi lo abbia portato a poter usufruire di terapie o di cure, e quindi questo abbia determinato la fine degli omicidi.
Avvocato Filastò: Ho capito. 

lunedì 23 febbraio 2015

Francesco Bruno - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 12 gennaio 1998 - Ventunesima parte

Segue dalla ventesima parte.
Presidente: Allora, c'è il professor Bruno?
Avvocato Filastò: Sì.
Presidente: ... lo sentiamo domani mattina?
Avvocato Filastò: Il dottor Perugini, verrà domattina, Presidente. L' abbiamo avuto...
Presidente: Per domattina c'è anche il teste dell'avvocato...
Avvocato Filastò: Sì, due per l'esattezza. 
(voce fuori microfono) Due testi, Presidente.
Presidente: Bene. Ecco, volevo sapere, il professore, cosa ha fatto nell'altro processo?
Avvocato Filastò: Dunque, il professore è stato sentito all'udienza del 15 luglio del '94, nella sua qualità di consulente tecnico della difesa di Pietro Pacciani. Ed ha riferito in ordine ad alcune valutazioni da lui fatte, con particolare riferimento proprio alle perizie, alle relazioni svolte dai periti dell'équipe del professor De Fazio. Quindi, sostanzialmente, si ripete qui quello che è qià avvenuto nel processo Pacciani.
Presidente: Bene. Allora, lei è il professor Bruno Francesco?
Francesco Bruno: Sì. Francesco di nome, e Bruno di cognome. Nato a Xxxx, provincia di Xxxx. 
(voce fuori microfono)
Francesco Bruno: Come? E residente a xxxxx.
Presidente: Allora, ecco, la formula è quella dei testimoni.
Francesco Bruno: Sì. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza".
Presidente: Ecco, vuole essere ripreso dalla telecamera oppure no, professore?
Francesco Bruno: Sì, non c'è problema.
Presidente: Bene. Prego, avvocato Filastò.
Avvocato Filastò: Professore, ci vuole dire qual è la sua professione, i suoi titoli accademici?
Francesco Bruno: Io sono psichiatra forense, e sono professore di criminologia e di psichiatria forense all'Università di Roma, La Sapienza.
Avvocato Filastò: Dunque, lei ha esaminato le relazioni e credo anche, forse, le dichiarazioni dibattimentali dei periti De Fazio, Luberto, Galliani e... quelli che abbiamo ascoltato oggi. Sì o no?
Francesco Bruno: Sì. Sì, ebbi modo di occuparmi della vicenda di questi delitti già nel 1985. E studiai, perché all'epoca diciamo per scopo istituzionale, in quanto, appunto, ero dipendente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; e dato che questa serie di delitti aveva avuto una rilevante attenzione da parte dell'opinione pubblica, un grande allarme sociale, fui incaricato di studiare da un punto di vista criminologico, cioè direi parallelamente alla perizia che nel frattempo veniva fatta dal professor De Fazio, questa serie omicidiaria. E quindi già allora feci uno studio, che poi perfezionai l'anno successivo, con l'ultimo dei delitti. E poi, successivamente, ebbi modo appunto di considerare, di vedere anche la consulenza fatta dalla équipe di Modena, che approvavo in pieno. Perché non c'erano differenze tra quelle che erano le mie conclusioni e le conclusioni a cui erano giunti i colleghi di Modena. Tranne, forse, che per qualche aspetto psicologico, nella ricostruzione diciamo dell'identikit psicologico del possibile autore di questa serie omicidiaria.
Avvocato Filastò: Ecco, professore, lei all'interno di questo esame, di queste sue valutazioni, ha in linea più generale, direi più scientifica, meno attualizzata, esaminato il tema dei cosiddetti «serial killer".
Francesco Bruno: Sì. Diciamo, all'epoca ancora non si parlava di serial killer; c'erano stati già i primi studi del FBI che riguardavano la realtà americana. E comunque in Italia si cominciò a parlare di serial Killer, proprio in relazione a questo, al caso del cosiddetto mostro di Firenze. E io poi ho avuto modo di studiare successivamente il fenomeno, organizzare un convegno internazionale a Roma due anni fa su questo tema. E quindi di analizzare un po' tutta la letteratura esistente che continua tutt'oggi ad essere aggiornata sui serial killer italiani e internazionali.
Avvocato Filastò: Benissimo. Ci vuole allora, sulla base di questa sua esperienza, vuole tentare una definizione di serial killer anche proponendo una diagnosi differenziale, rispetto per esempio a quel che viene definito, sempre con termini inglesi, perché la letteratura è in massima parte inglese, "mass murder" o altri tipi di omicidi in cui, appunto, risulta non chiaro il movente, la motivazione relazionale, rispetto... ecco. E anche la differenziazione che si trova in letteratura in punto di serial killer, cosiddetti organizzati e serial killer disorganizzati.
Francesco Bruno: Sì, dunque, bisogna precisare una cosa: che la gran parte della letteratura fino a qualche anno fa era basata su studi e su lavori fatti dalle polizie, in particolare dall'FBI, ma anche dalla Polizia inglese e così via. La caratteristica di uno studio fatto dalla Polizia, è essenzialmente che sono studi di ordine pratico e basati esclusivamente sui comportamenti. Per cui, per esempio, la definizione che l'FBI dava del serial killer era di un soggetto che aveva compiuto almeno tre omicidi in serie, in momenti differenziati, in luoghi differenziati. Da un punto di vista criminologico, invece, il nostro lavoro è stato un po' diverso, perché abbicano cercato di valutare anche le motivazioni e non soltanto il comportamento, così come si manifesta, ma anche le motivazioni che spingono a compiere determinati omicidi. E per questo abbiamo introdotto una categoria che era quella della cosiddetta mostruosità; cioè, omicidi di rilevante impatto per le caratteristiche di mostruosità relative, o al numero dei casi, o alle modalità con cui gli omicidi stessi vengono fatti, o alle motivazioni che sono dietro. E abbiamo distinto fra, per esempio, serial killer e "mass murder" e intendendo per serial killer quegli omicidi che, quegli assassini che compiono una serie di omicidi. E non è importante il numero, che siano due, o tre, o cinque, o dodici, ma di vittime per lo più non conosciute e spinti da motivazioni patologiche in momenti naturalmente diversi. Motivazioni patologiche per lo più di ordine sessuale, o comunque riconducibili ad un movente sessuale. Il "mass murder" invece è un assassino che, per la maggior parte dei casi, per motivazioni anche queste patologiche, cioè di una vera e propria malattia mentale, non per scopi sessuali, in una unica occasione o in più occasioni diverse uccide persone innocenti a lui sconosciute con lo scopo di, uno scopo rivendicativo, uno scopo paranoicale. Scopo di, abbiamo detto, un po' il contrario di quella persona che si suicida perché vuole togliersi dal mondo. In un certo senso il "mass murder" vuole uccidere il mondo che è rappresentato spesso dalla sua famiglia e poi dai passanti della strada, oppure da... non so...
Avvocato Filastò: Frequentatori di un supermercato...
Francesco Bruno: Come suoi nemici.
Avvocato Filastò: Certo.
Francesco Bruno: E ci sono poi gli omicidi di entrambi i genitori, per esempio. E i baby killer e così via. Nella casistica, gli americani hanno distinto due grandi categorie di serial killer, serial killer organizzati e disorganizzati a seconda della capacità di organizzare il proprio comportamento. Per cui ci sarebbero dei serial killer che sono capaci di premeditare e di eseguire i loro omicidi con molta cura, evitando di lasciare delle tracce, quindi cercando in tutti i modi di non farsi scoprire; e ci sono invece dei serial killer che, come presi da raptus, non riescono a tener conto delle situazioni complessive. E quindi lasciano molte tracce e molte volte vengono presi addirittura con coltello in mano perché non tengono conto delle circostanze. Si è visto...
Avvocato Filastò: Questo sarebbe il serial killer disorganizzato.
Francesco Bruno: I serial killer disorganizzati. Si è visto che i serial killer disorganizzati naturalmente sono meno intelligenti di quelli organizzati, hanno più grossolani disturbi mentali. E sono, appunto, nei loro omicidi sono caratterizzati dall'impulso molto più che non i serial killer organizzati che invece organizzano con molta attenzione il loro comportamento. C'è da dire che queste due categorie non sono assolutamente separate in modo netto, nel senso che può esserci il caso di un serial killer organizzato che, a un certo punto, disorganizza il suo comportamento perché si introduce in lui una crisi mentale più acuta o un bisogno più acuto di uccidere. Per cui, mentre in alcuni omicidi compiuti prima c'è stata una grande organizzazione, poi in altri omicidi questa organizzazione viene meno. E, mentre al contrario però, un serial killer che comincia già in modo disorganizzato, assai difficilmente può diventare organizzato. Ecco, questi continuano ad essere disorganizzati e i più delle volte vengono catturati, proprio per la grande mole di tracce che lasciano.
Avvocato Filastò: Ecco, lei in questa... fatta questa premessa, che da un certo punto di vista è metodologica e da un altro punto di vista è terminologica - per intendersi proprio sul significato del ter... del significante, starei per dire - lei ha esaminato, unitariamente e comparativamente i delitti del cosiddetto "mostro di Firenze". Li ha visti tutti, esaminati in maniera approfondita?
Francesco Bruno: Sì...
Avvocato Filastò: Approfondita naturalmente sulla base di quelli che sono stati i dati che le sono stati forniti, mi immagino, dal difensore di Pietro Pacciani.
Francesco Bruno: Sì, li ho... Sì, ancor prima, appunto, valutando ancor prima già...
Avvocato Filastò: Ancor prima, sì, certo...
Francesco Bruno: E comunque, sì, ho analizzato tutta questa serie omicidiaria che è di particolare interesse, perché l'unica serie omicidiaria che si conosca, così lunga, con ben otto episodi riguardante sempre e solamente delle coppie, delle coppiette. Questo è un dato che in letteratura abbiamo pochissimi precedenti. E comunque mai esclusivi. Ci sono dei serial killer americani che hanno ucciso delle coppie, ma non solo delle coppie. Ecco, il caso del "nostro di Firenze", si caratterizza per questa costanza in cui per otto omicidi, per otto episodi firmati, diciamo in un certo senso, ci sono, l'obiettivo è rappresentato da coppie. Questo è il grado essenziale.
Avvocato Filastò: E come, secondo quelle definizioni che abbiamo visto poco fa, secondo la sua valutazione, questi delitti sono attribuibili a un serial killer, e come serial killer, ad un serial killer organizzato, o disorganizzato?
Francesco Bruno: Secondo diciamo i risultati di quella che è la ricerca che io ho fatto in questo settore, direi che gli elementi, tutti gli elementi che abbiamo, indicano come autore di questa serie omicidiaria un serial killer altamente organizzato. Quindi non semplicemente organizzato, ma altamente organizzato che è stato capace di condurre questa sua attività omicidiaria per molti anni, lasciando pochissimi elementi utili per le indagini. È un serial killer quindi direi unico. Ci sono moltissimi elementi che fanno pensare all'azione di un'unica persona che ha individuato, come obiettivi della sua, del suo delirio delle coppie, e che ha esercitato un... diciamo, una ritualità omicidiaria tale da essere inequivocabile per il significato patologico che gli è connesso e che è un significato evidentemente di natura sessuale e che trova, diciamo, il suo humus in una patologia di base ovviamente della persona che compie questi delitti. Il che non vuol dire che questa persona, appunto, pure essendo portatore di una patologia, non sia organizzato, intelligente, capace di premeditare con attenzione i propri delitti e portarli a termine.
Avvocato Filastò: Quindi, quando lei dice serial killer altamente organizzato, lei riconosce a questa persona alcune doti non comuni di intelligenza, freddezza e determinazione?
Francesco Bruno: Sì, direi di sì. Sicuramente si tratta di una persona di buone, notevoli capacità intellettive e si tratta di una persona che ha una sua metodicità per compiere questi omicidi che hanno tutti una stessa matrice per quanto riguarda il modus operandi e che hanno tutti un significato molto omogeneo. E l'omicida si distingue anche per un altro aspetto estremamente importante: la grande capacità di autocontrollo e la grande capacità di volgere a proprio favore, affrontare e volgere al proprio favore, gli imprevisti che nella lunga catena di omicidi si sono talvolta verificati e che mai gli hanno fatto perdere la calma in maniera tale da, così, da lasciare a metà, per esempio, l'operazione che stava svolgendo. E quindi si tratta sicuramente di una persona che ha avuto, durante questi omicidi, una grande calma, una grande capacità di controllo della situazione. E queste sono doti assolutamente non comuni. 

venerdì 20 febbraio 2015

De Fazio, Luberto, Beduschi, Galliani e Pierini - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 12 gennaio 1998 - Ventesima parte

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Flanz

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