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lunedì 14 gennaio 2013

Avvocato Rosario Bevacqua - Udienza del 21 aprile 1994 - Prima parte

A.B.: Grazie, signor Presidente."Alètheia", dicevano i padri della nostra gente quando volevano riferirsi alla verità. Un concetto che è stato ribadito nei secoli, oggetto dei pensieri dell'uomo. Un concetto che dai presocratici agli ultimi filosofi del nostro Novecento, si è atteggiato in maniera diversa: dapprima conoscenza, poi rivelazione, quindi coerenza, da ultimo è la concezione di Nietzche. Utilità, verità come utilità. Loro sanno, conoscono Nietzche, è quello che scrisse quel famoso libro "Also sprach Zarathustr" - Cosi parlò Zarathustra - . È un libro che ha ispirato un grosso musicista del Novecento, Strauss, ma che purtroppo ha anche ispirato Hitler. Ecco, io non voglio, non vorrei che per ricercare la verità noi dovessimo adottare la concezione della utilità. Poiché a me è utile valorizzare determinate circostanze, poiché per me è utile - non mi rivolgo assolutamente al signor Pubblico Ministero verso il quale io ho sempre nutrito, e nutro ancor di più oggi, la stima massima - poiché io oggi ho necessità di avere un colpevole, devo comunque e in ogni caso trovarlo. Loro sanno che gli errori giudiziari sono duplici, perché mettono in galera un innocente e non riescono ad afferrare il colpevole. E loro sanno che i Greci ricordavano l'errore, lo chiamavano "psèudos". Presidente, questo qua comincio, ma poi finisco. Mi rendo conto che è importante anche tracciare delle metodiche difensive sul piano strettamente culturale. Noi stamattina abbiamo iniziato questo giudizio attraverso una proposizione errata, cioè non è stato il "psèudos", l'errore di valutazione, è stato l'errore di prospettazione da parte del Pubblico Ministero a tracciare la via attraverso cui voi dovete percorrere insieme a noi queste maledette vicende che hanno caratterizzato purtroppo per anni la cronaca giudiziaria del nostro paese. Pietro Pacciani, un contadino di Mercatale, un contadino del Mugello che vive a Mercatale ed ha anni 70, fra otto mesi. Un nome. Altezza, 1,55. Situazione patologica, 1978, infarto al miocardio; 1983, ricaduta per infarto al miocardio. Attualmente, ipertensione arteriosa, affetto da diabete, affetto anche da un polipo alla gola ed ha un altro polipo, credo, al retto. Questo è il "mostro" che il signor Pubblico Ministero mostra alla vostra attenzione, alle vostre intelligenze perché voi possiate giudicarlo e quindi condannarlo. Per la verità il Pubblico Ministero, con la lealtà che lo distingue, ha proposto a voi degli elementi di giudizio, sostenendo che comunque se questi elementi non perverranno sul piano probatorio ad una situazione di certezza, di spessore accusatorio, egli sarà il primo, ed io me lo auguro, prestissimo, a richiedere un proscioglimento dell'imputato. Ma quali sono gli elementi d'accusa del signor Pubblico Ministero? Io ho avuto modo di discutere questi elementi che sono stati cristallizzati nella ordinanza del Tribunale del riesame, estensore uno dei Giudici che qui sono stasera a far parte di questa nobile Corte di Assise e io discussi unitamente ai motivi egregi che aveva proposto il collega, avvocato Ventura, al quale faccio un doveroso saluto, e affettuoso, e l'attuale collega, l’attuale difensore del Pacciani, il collega Fioravanti, e discussi davanti alla Corte Suprema di Cassazione, discussi quel ricorso. Quali erano gli elementi portanti dell'Accusa. Gli elementi portanti dell'Accusa che oggi vengono riproposti alla loro attenzione erano: il rinvenimento nell'orto di Pacciani di una cartuccia e delle microstrie; un sequestro a casa Pacciani di un blocco da disegno Skizzen Brunnen; un portasapone marca Deis. Questi erano e sono ancora gli elementi portanti dell'Accusa che oggi sul finire della sua fatica ha riproposto, non portando o gettando sul tavolo del gioco - ma il giudizio non è mai un gioco - l'asso nella manica, il famoso quadro. Io voglio ricordare a lor signori quello che la Corte Suprema di Cassazione ebbe a sostenere allora a proposito di questi indizi; e la Corte Suprema ribadì che questi indizi - il blocco, il bossolo, il portasapone - erano indizi equivoci per la carenza assoluta di certezza, cioè carenza assoluta di appartenenza alla persona del Pacciani. E la Corte Suprema, invece, mi prese di contropiede signor Presidente, signori eccellentissimi della Corte, perché non avrei assolutamente pensato di dovere discutere, per esempio, sulla personalità del Pacciani; né avrei dovuto discutere, per esempio, sul fatto che certamente l'arma era solo una, ma l'arma non fu mai trovata, non è stata mai trovata; né, per esempio, sul fatto che Pacciani avesse una personalità sul piano strettamente criminale - si dice nella sentenza - tale da potere indicare al Pubblico Ministero o all'Accusa una sua presenza nel processo, una sua presenza in questi misfatti. Ed allora se questo è, io parlo, mi scusino i signori giudici popolari, in particolare sul piano strettamente giuridico ai giudici togati - io mi auguro che qualcuno di lor signori abbia conoscenza del diritto - e se è vero, come è vero, che già la Corte Suprema di Cassazione ha sostenuto che questi indizi che mi vengono oggi riproposti sono indizi equivoci, perché mancano dello spessore della certezza, quindi non sono neppure indizi, io mi domando, signori eccellentissimi, perché Pacciani ancora è qui a rispondere. Perché, vedano, se la Corte Suprema di Cassazione in un caso di questo tipo avesse seguito un iter interpretativo corretto, come avrebbe dovuto fare, evidentemente avrebbe allora annullato quella ordinanza del Tribunale della Libertà, dicendo: 'Ci sono dei sospetti, questi indizi sono soltanto incerti, andate avanti con le indagini'. E ci saremmo tutti appagati. Perché, signori eccellentissimi, noi tutti vogliamo che si trovi il vero "mostro"; ciascuno di noi anela a che finalmente costui che certamente è malato di mente, io non dimenticherò mai, egregio signor Pubblico Ministero, quello che il Procuratore della Repubblica di Firenze disse più volte dopo questi misfatti: uomo che sei malato, vieni da noi; noi ti accoglieremo; tu non potrai essere responsabile sul piano criminale, penale, perché tu, nel momento in cui commetti questi delitti, non sei sano di mente. Perché non può essere sano di mente, signor Presidente, signori eccellentissimi della Corte di Assise di Firenze, un personaggio di tale fatta. Non è possibile! Non può essere uno come noi in quel momento. È una belva! È un uomo al di fuori della normalità. E se questo è, è chiaro che noi dobbiamo andare a ricercare con attenzione questi elementi portanti dell'Accusa. Io non ho fatto alcuna eccezione, signor Presidente, signori della Corte, su tutto il materiale che è stato allegato nel fascicolo del dibattimento. L'articolo 431 indica in maniera ben precisa quali sono i documenti che possono far parte della immediata valutazione che deve fare, che può fare il magistrato giudicante. Fra questi, se non erro, esiste anche la possibilità di fare entrare "nel fascicolo del dibattimento" tutti gli atti di rogatoria estere. Per la verità il signor Pubblico Ministero alcuni li ha fatti entrare, non so se tutti. Non lo so. 
P.M.:Non dipende da Pubblico Ministero, è il GUP che fa il fascicolo. 
A.B.: È il GUP. E allora io ripropongo a lor signori, chiedo scusa, ripropongo a lor signori, attraverso la produzione che farò, la lettura immediata, attenta, di questi documenti: sono le dichiarazioni di quei signori cui si è rivolta la Polizia italiana, quei signori di Osnabruck, ai quali è stato domandato se quel blocco potesse essere, potesse appartenere comunque a quel ragazzo, potesse essere stato venduto da quel negozio; se quel blocco costasse un certo numero di marchi, in un certo periodo di tempo. Voi avete la prova agli atti che quel blocco non apparteneva assolutamente al povero Mayer, perché attentamente valutando queste circostanze, voi vedrete che il blocco che ha fornito la sorella all’autorità inquirente era un blocco più grande del fratello su cui la stessa sorella aveva disegnato delle cose, tante croci, per la verità. Il blocco che è stato reperito a Pacciani era di gran lunga inferiore come dimensioni, 17 per 24 centimetri. Era un'altra cosa, ed è un'altra cosa. L'unico elemento che lo individua come blocco venduto da questo Prelle Press, è costituito da dei segni grafici - esattamente 4,20, 4,60 scritti a matita - che sono certamente stati vergati da una o due dipendenti della Prell-Pres. Il resto, diceva Amleto, è silenzio. Perché è silenzio? Perché, signor Presidente, sentito, il titolare di questa ditta, disse: "sicuramente, nel 1980, questo blocco, a Osnabruck da me costava 4,60". Ci sono addirittura agli atti - ve li produrrò, ci sono agli atti - le copie fotostatiche delle fatture che indicano i vari… la varia merce e che accanto a questo tipo di merce, scritto a penna, segnano anche, indicano esattamente il prezzo di vendita. Nel 1982 questo blocco veniva venduto a circa 5,20 o 40 marchi. Nel 1980, questo signor Vesterol - se non erro, si chiama - ebbe a dire: "è vero, questo blocco, nel 1980 poteva certamente costare 4,60". Ed allora, perché, quando noi abbiamo la prova certa, assoluta, che questo blocco non può appartenere a quel povero ragazzo, perché andare ancora avanti a cercare l'impossibile? A cercare di adattare comunque un indizio alla persona del Pacciani? Perché? Come facciamo ad adattarlo alla persona del Pacciani? Dobbiamo cercare di ipotizzare che Pacciani è uso, per esempio, a ricordare dopo anni che cosa? Degli accadimenti passati. E trascriverli in un blocco. Ma guarda caso, quali sono questi accadimenti? Gli accadimenti sono di una banalità sconcertante: 'ho comprato un sacco di cemento da tizio, ho comprato, sono andato a cercare gli occhiali da caio, ho comprato lo sportello per chiudere la nicchia del gas'. E gli inquirenti, con grande attenzione e insistenza, vanno a vedere, a domandare; fanno addirittura una ulteriore indagine - mi pare che si chiama Esda - per vedere quello che c'era sotto. Perché si deve vedere comunque quello che c'è sotto. Ormai l'idea è questa: è Pacciani sicuramente è lui, è lui il "mostro di Firenze". Dobbiamo cercare di trovare qualche cosa. Perché? E perché Pacciani è un poveraccio; è uno che ha delle pendenze, si dice, criminali. È uno che nel 1951 ha ucciso - il Pubblico Ministero stamattina ha detto: "ha ucciso, e da lì si nota la sua tendenza a guardare" -. Eh, leggete quella sentenza. Ha visto, lui, la sua futura sposa – perlomeno lui sperava che diventasse tale - che veniva, si inoltrava in un campo con un signore, con un giovane, l'ha seguita, palpitante. Dopo l'ha vista eclissarsi dietro una siepe e voleva vedere. Cosa ha visto? Siamo d'accordo, ma non è il guardone. È un fatto naturalissimo, direi. Non è naturale uccidere, siamo d'accordo, ma qua dipende esclusivamente dal carattere delle persone. '51, c'è un seno sinistro, questo seno - che non è matematico, è l'opposto del coseno – questo seno di questa ragazza caratterizza un'idea fissa. L'idea fissa secondo cui quest'uomo, da quel momento, ha avuto la volontà di colpire, di uccidere, estirpare - chiedo scusa della terminologia non corretta - escindere addirittura questo, il seno di queste vittime, lui che ha sempre amato le donne. Addirittura lo si accusa, signor Presidente, lei fu anche relatore, perlomeno fu presente in quel giudizio, che lo vide imputato di un reato piuttosto brutto, molto brutto. Dire brutto è poca cosa. Fu accusato - si vedrà se anche questo potrà essere stato un errore, non lo so - fu accusato dalle figlie di averle violentate. Lui che ama le donne, è assolutamente incompatibile con la figura del "mostro", che le donne non ama, le vilipende, le distrugge. Questa proposizione di accusa è una proposizione che noi abbiamo visto - eccellentissimi signori della Corte di Assise di Firenze – proliferare man mano che ci si avvicinava all'udienza preliminare. Addirittura si è cercato di adattare, in maniera devo dire abnorme, ma con l'intelligenza dei miei illustri contraddittori accusatori, con motivazioni suggestive, ma che non trovano alcun supporto sul piano delle argomentazioni, sul piano dell'equilibrio, sul piano dell'esegesi delle carte del processo. Si è detto addirittura, signori, che questo Pacciani, dopo aver ucciso, dopo avere scontato, ha ricercato la sua donna - la donna per la quale aveva ucciso - e proprio dovunque questa donna andasse, lui si recava lì, nella prossimità di questi luoghi per commettere i misfatti. Fantasia ne abbiamo un po' tutti. D'altro canto questo è un processo che desta interesse e che alimenta la fantasia. Ma noi, come dicevo prima, dobbiamo ricercare la verità. Il primo elemento era quell'elemento del blocco, della cui incertezza probatoria vi ha già detto la Corte Suprema di Cassazione. Loro sanno che esiste un vincolo endoprocessuale, interno, un vincolo che vincola anche i Giudici. Se la Corte Suprema di Cassazione ha ritenuto che quell'elemento indiziante è un elemento incerto, e se altri elementi nel processo, nel dibattimento, non riescono a portare un suffragio ulteriore di prova logica di spessore probatorio, questo elemento, questo giudizio resta nel processo. Così come resta il giudizio, sempre della Corte Suprema, a proposito della incertezza del bossolo, anzi, del proiettile. È inquietante questo momento del processo. È inquietante perché in questi momenti arriva di tutto ai signori inquirenti: arrivano lettere anonime; si trovano proiettili stranissimi che possono o non possono essere compatibili con una certa arma di cui si sconosce assolutamente la identità, però siccome è un proiettile con un'H dietro, siccome è un proiettile che può essere entrato in quest'arma, allora questo è un indizio a carico del Pacciani. Ed è un indizio "forte", fra virgolette, perché? Perché ha delle caratteristiche peculiari: pur non essendo stato sparato ha delle microstrie che assomigliano a due dei tantissimi proiettili che sono stati sparati, e quindi dei bossoli relativi, perché i proiettili purtroppo hanno attinto quelle povere vittime, ed allora questo è un elemento portante dell'Accusa. Ed allora, io da uomo della strada domando alla loro intelligenza: ma guarda caso, nella serialità degli omicidi, questa pistola non si è mai inceppata. Si deve inceppare proprio lì, nell'orto del Pacciani. Non solo, ma questo proiettile, guarda caso, si inceppa la pistola e va a finire dentro un palo da vigna, nascosto. Devo pensare che quella sera Pacciani avesse nel suo giardino una coppia che stava amoreggiando e lui ha tentato di ucciderla, ma è saltato il proiettile, si è inceppata l'arma ed è andata a finire nel palo. È una, cosi, digressione assolutamente innocente per la difesa che non si avvarrà certo di questo argomento sul piano scientifico per dimostrare l'assoluta infondatezza del dato indagativo. L'altro elemento, signor Presidente: l'asta guidamolla. Io produrrò la copia di un giornale "La Nazione" del 5 maggio 1992, dove veniva a tutta pagina smontata una pistola del tipo Beretta LR, con tutti i pezzi. C'era l'asta, la molla, il percussore, la canna, tutto il resto. Voi l'avete sotto gli occhi, ve la produrrò - 5 maggio 1992 -. Guarda caso, dopo venti giorni, il 25 maggio 1992, arriva con una lettera anonima, l'asta guidamolla e un pezzo di straccio che ancora guarda caso, sembrerebbe appartenere ad uno straccio che c'era anche, parte di questo straccio, si trovava nel garage di Pacciani. Si dice, da parte dell'anonimo, che questa asta guidamolla si trovava dentro un barattolo rotto che qualcun altro lo aveva trovato e lui lo manda tranquillamente ai Carabinieri. Anonimo. E allora io dico: ma perché soltanto l'asta guidamolla? Voi pensate un uomo che divide questa pistola, da una parte l'asta guidamolla, con la molla, manca la molla; da un'altra parte mette sotto ad un altro ulivo, la canna; da un'altra parte tutto l'apparato meccanico e poi l'imbracciatura, o come si chiama, l'impugnatura della pistola. Però arriva solo un'asta guidamolla. Guarda caso, se fosse arrivata a me, che una volta me ne intendevo - ora non mi intendo più di queste cose – anche di quelle cose, io avrei detto che probabilmente era un pezzo di ferro inutile, inutilizzabile, di nessun valore. Invece ha valore. E questo dovrebbe avere valore nel giudizio, secondo la Corte Suprema di Cassazione, questo è un elemento di giudizio. Io, signori della Corte, non voglio ulteriormente tediarvi. 

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