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martedì 6 novembre 2012

Arturo Minoliti - Deposizione del 15 luglio 1994 - Prima parte

Il maresciallo dei Carabinieri Arturo Minoliti fu ascoltato il 15 luglio 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.
  
Presidente: Bene, signori buongiorno. L'udienza è aperta. Ci siamo tutti. L'imputato è assistito dall'avvocato Bevacqua, anche in sostituzione dell'avvocato Fioravanti. Benissimo. Molto bene. Allora, diteci che cosa ci aspetta stamani.  
P.M.: Presidente, il P.M. intenderebbe sentire gli ultimi, anzi, l'ultimo teste, che è il maresciallo Minoliti. Dopodiché sono oggi presenti i periti dell'università di Modena, dell'Istituto di Medicina Legale, che hanno provveduto a fare quella perizia che è in atti relativa alla ricostruzione della dinamica in epoca antecedente all'imputazione a carico del Pacciani.  
Presidente: Benissimo. allora, sentiamo il maresciallo Minoliti.  
P.M.: Minoliti, sì.  
Presidente: Maresciallo, buongiorno. Si accomodi. Lei era già stato sentito, vero?  
A.M.: No, Presidente.  
Presidente: No. Nell'ambito...  
P.M.: No, mai sentito.  
Presidente: Lo vediamo sempre. E allora le generalità e poi la formula magica da leggere.  
A.M.: Maresciallo Minoliti Arturo, comandante della Stazione di San Casciano Val di Pesa, Firenze. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di guanto a mia conoscenza".  
Presidente: Benissimo. Allora risponda, per cortesia, alle domande del Pubblico Ministero.  
P.M.: Presidente, così per chiarezza e per metodo, volevo riassumere alla Corte che al maresciallo Minoliti, essendo l'ultimo teste del P.M. come Polizia Giudiziaria e avendo fatto parte il maresciallo Minoliti delle indagini, come componente i Carabinieri e all'interno delle SAM, farò delle domande su argomenti vari che sono già stati trattati, per completezza. Le domande sono diverse. Dicevo, la prima è questa: se il maresciallo Minoliti, se ricorda di aver fatto accertamenti anagrafici sulle vicende appunto anagrafiche della signora Sperduto Maria Antonia. Soprattutto per guanto riguarda il trasferimento di questa signora dalla via Chiantigiana a via Faltignano; e da lì a dove è andata, mi sembra a Poggibonsi, e in che epoca. Perché alcuni testi ci hanno raccontato movimenti di questa signora a seguito prima della morte del marito e altre vicissitudini; mi sembra importante focalizzare, se lei lo ha fatto, attraverso le vicende anagrafiche, per quanto riguarda la via di Faltignano, quando ci andò ad abitare e da quando si trasferì altrove.
A.M.: Sì.  
P.M.: Se lei ha dei documenti, meglio ancora.  
Presidente: Vogliamo dire da quando presta servizio a San Casciano...  
P.M.: Sì, certo.  
Presidente: ... e da quanto si occupa di queste indagini, prima?  
P.M.: Certo. È vero, lo avevo dato erroneamente per scontato.  
A.M.: Allora, mi sono interessato delle indagini dal '91, perché io sono giunto a San Casciano quale Comandante di Stazione esattamente il 25 aprile 1991. E precedentemente alla scarcerazione del Pacciani Pietro, siccome erano... dovevano essere attuati degli accertamenti e delle attività di Polizia Giudiziaria, venni contattato dal dottor Perugini che mi mise al corrente di quanto naturalmente doveva poi successivamente accadere. Cioè, successivamente alla scarcerazione del Pacciani.  
P.M.: Le indagini che intendevano fare. Prima del suo trasferimento a San Casciano, si era mai occupato di queste indagini lei?  
A.M.: Sì, mi ero occupato, perché dal giugno dell '82 fino al 25 aprile 1991, prestavo servizio quale Sottufficiale in sottordine alla Stazione di Scandicci, ragion per cui mi sono interessato di tutte quelle attività di indagine che venivano di volta in volta disposte dall'autorità giudiziaria in merito ai duplici omicidi.  
P.M.: Bene. Allora torniamo alle vicende anagrafiche della signora Sperduto Maria Antonia.  
A.M.: Allora, la signora Sperduto Maria Antonia, come risulta dal cartellino rilevato presso l'ufficio anagrafe del comune di San Casciano Val di Pesa, si è trasferita anagraficamente in via Faltignano, numero 5/A esattamente in data 30/12/1980.  
P.M.: Quindi, mi scusi, per focalizzare, poco dopo la morte del marito.  
A.M.: Esattamente, perché la morte del marito risale al...  
P.M.: Quello che si suicidò... quella vicenda lì.  
A.M.: Esatto. Risale al 24 dicembre del 1980, di quello stesso anno.  
P.M.: Quindi, pochi giorni dopo si trasferisce in via Faltignano.
A.M.: Anagraficamente, sì.  
P.M.: Bene. Quanto rimane in questa...
A.M.: Successivamente lei si trasferisce per il comune di Poggibonsi in data 6 luglio del 1983.
P.M.: '83. Quindi nell'85, omicidio del 1985, almeno anagraficamente, la signora Sperduto non abita più in via di Faltignano.
A.M.: Esatto.  
P.M.: Ha qui lei con sé i documenti dell'anagrafe?  
A.M.: Ho qui il cartellino originale dell'anagrafe del Comune di San Casciano Val di Pesa, di cui ho anche copia, se la Corte...  
P.M.: Ecco, io chiedo poi che sia acquisito agli atti, perché è un documento importante ai fini, ovviamente, di questo solo punto. Passando ad un altro argomento, Maresciallo, vorrei chiederle questo: lei si è occupato sia delle perquisizioni a carico del Pacciani, sia delle indagini insieme alla SAM?  
A.M.: Sì.  
P.M.: Ecco. Un teste, recentissimamente, ci ha detto di aver visto Pacciani su un auto che gli è sembrata una 132, mi sembra abbia detto.  
Presidente: Cioè una persona che gli è sembrata Pacciani.  
P.M.: Sì, certo, certo. Chiedo scusa, una persona che assomigliava, o almeno a lui. Lei ha mai accertato se Pacciani ha posseduto auto di questo genere?  
A.M.: Sì, abbiamo fatto degli accertamenti, ma non risulta un'autovettura di...  
P.M.: Di questo tipo.  
A.M.: ... del tipo che mi dice.  
P.M.: Per caso, fra le persone che nel corso del processo, amici o conoscenti del Pacciani, sono stati, per cosi dire, sottoposti ad accertamenti, c'è qualcuno che risulta dalle vostre indagini già fatte, ovviamente, che possedesse un'auto simile alla 132? O un'auto uguale?  
A.M.: Sì, in effetti abbiamo una persona, ed esattamente il signor Faggi Giovanni...  
P.M.: Che voi avete perquisito, fra l'altro.  
A.M.: ... che è stato posto a perquisizione, il quale, nel periodo andante dal 14 gennaio '83, fino al 30 dicembre del '92, ha posseduto un'autovettura FIAT Argenta di colore grigio metallizzato.  
P.M.: Fu accertato, all'epoca, che targa aveva quest'auto?  
A.M.: Sì, esattamente. Nel corso della perquisizione che fu effettuata nei suoi confronti, la stessa fu estesa anche all'autovettura, come di prassi nelle operazioni...  
P.M.: Era una FIAT Argenta.  
A.M.: Ed era una FIAT Argenta.  
P.M.: Io non sono molto pratico. L'Arge...  
Presidente: In che anno, Maresciallo, scusi?  
A.M.: Esattamente, Presidente, dal 14 gennaio '83, al 30 dicembre del '92.  
P.M.: C'è il documento del PRA?  
A.M.: Abbiamo un documento che praticamente, attraverso le interrogazioni della banca dati posti di Polizia...  
P.M.: Ecco, allora possiamo fornire anche questo... chiediamo che sia acquisito anche questo. Dicevo una cosa, Maresciallo, l'Argenta è un'auto che è il modello della 131, 132, sa niente in proposito?  
A.M.: È un modello che si può confondere abbastanza facilmente, ritengo, per una persona che non sia molto esperta in autovetture.  
P.M.: Con la 131, 132. Auto di questo tipo.  
Presidente: Era una macchina ibrida, che aveva elementi, ricordo, della 132, specie la fiancata. Una macchina fallita come modello, ma che...  
A.M.: Sì, sì. Posso aggiungere che è una macchina di grossa cilindrata, quella...  
Presidente: ... che echeggiava la 132.  
P.M.: È una tre volumi.  
A.M.: È una tre volumi, esatto.  
P.M.: Bene, grazie. Un'altra cosa ancora, saltando ovviamente, sono accertamenti che lei ha fatto nel tempo e quindi le chiedo i risultati. Quando la Corte si recò al bivio fra via di Faltignano e via di Scopeti, nel sopralluogo, si ebbe l'impressione che quel bivio... c'era anche lei, se non sbaglio, avesse... fosse stato spostato almeno apparentemente la segnaletica. Mi sembra che lei fu incaricato di fare qualche accertamento, proprio dal Presidente, sul posto. Lei ricorda gli esiti di questi accertamenti?  
A.M.: Sì, ricordo esattamente gli esiti di questi accertamenti, anche se non è stato possibile documentarli, ma ci siamo dovuti avvalere di quello che ci è stato riferito dal Comando locale dei Vigili urbani di San Casciano e presso l'ufficio tecnico del comune di San Casciano. La posizione dei segnali di arresto orizzontale, cioè lo stop, cioè quello che è stato rilevato nel corso del sopralluogo da parte della Corte, effettivamente è più avanzata rispetto alla posizione originaria che si aveva tempo addietro. Questo tipo di cambiamento di segnalazione è stato effettuato nel corrente anno a seguito di una serie di lavori di ripristino e di aggiustamento della segnaletica stradale su tutto il Comune di San Casciano Val di Pesa.  
P.M.: Quindi di questo tipo di accertamento non c'è... non è possibile ottenere documentazione.  
A.M.: Non c'è documentazione. Assolutamente.  
P.M.: Ancora un altro argomento: quando era in atto l'intercettazione ambientale nell'abitazione del Pacciani, noi sappiamo che una certa sera - abbiamo saputo nella ricostruzione fatta da altri testi - la signora Manni rientrava da un interrogatorio come persona informata sui fatti presso l'ufficio del P.M. a Firenze, e, rientrata a casa, ci fu una sorta... noi non sappiamo, perché in casa non c'era nessuno, almeno per quello che ci hanno raccontato, c'è solo intercettazione ambientale, di litigio tra moglie e marito. Lei, a seguito di questo litigio, fu informato dai colleghi che facevano l'intercettazione ambientale, fece qualcosa, ne sa qualcosa del motivo, o cosa successe dopo il litigio?  
A.M.: Sì, esattamente. Io quella sera anzi, posso aggiungere che personalmente accompagnai la signora Manni Angiolina presso gli uffici della Procura per essere interrogata...  
P.M.: Ricorda che giorno era?  
A.M.: Era il 19 maggio dell'anno 1992.  
P.M.: Quindi dopo la cosìddetta maxiperquisizione.  
A.M.: Esattamente.  
P.M.: Qualche giorno dopo.  
A.M.: E successivamente provvidi a riaccompagnarla a casa. Feci rientro alla Stazione e ali'incirca verso le 21.30 fui informato dal personale, dai colleghi che si trovavano presso la base dove c'era tutta la strumentazione per l'intercettazione ambientale, che in casa Pacciani era in corso un diverbio fra la Manni Angiolina e il Pacciani Pietro. A seguito di questo diverbio, verosimilmente si era addivenuti a vie di fatto, tanto che la Manni Angiolina era scappata di casa. Io non ritenni all'epoca di intervenire in quanto… altrimenti avremmo, così, fatto scoprire che eravamo al corrente di quanto avveniva in casa Pacciani. Però successivamente io fui interessato dalla signora Ninci Lucia, presso…  
P.M.: Quindi lei non intervenne di iniziativa...
A.M.: Non intervenni.  
P.M.: Ecco. Ma fu qualcuno... La signora?  
A.M.: La signora Ninci Lucia, presso di cui la signora Manni Angiolina si rivolse per cercare aiuto, che mi avvertì telefonicamente perché aveva dei problemi con la guardia medica.  
P.M.: Cioè, scusi, problemi in che senso?  
A.M.: Problemi perché, siccome la Manni Angiolina accusava di aver ricevuto delle percosse dal marito...
P.M.: Così diceva lei.  
A.M.: Così diceva la signora Manni Angioina, chiese a me di intervenire, affinché la guardia medica si portasse in Mercatale per far visitare la...  
P.M.: Perché l'aveva già contattata questa signora e non era andata? Non lo sa.  
A.M.: Non era andata subito, perché la guardia medica aveva probabilmente dei problemi.  
P.M.: Quindi lei intervenne su sollecitazione di questa signora, non che fu lei a mandare la guardia medica di sua iniziativa.  
A.M.: No, no, assolutamente no.  
P.M.: Ecco, fu la signora, questa vicina presso cui la Manni si era rifugiata, a chiedere la sua collaborazione, per intenderci.  
A.M.: Esatto, esatto. Per chiedere, perché la signora Manni Angiolina era in evidente stato di agitazione...  
P.M.: Così dicevano loro.  
A.M.: Così dicevano...  
P.M.: Lei la vide?  
A.M.: Io no.  
P.M.: Ah. ecco.  
A.M.: Io non intervenni subito perché preferii in quella circostanza far si che le cose andassero per il loro verso. Però...  
P.M.: Perché lei non voleva far scoprire l'intercettazione.  
A.M.: Esattamente. Però rimasi in contatto con la signora Ninci e la pregai naturalmente, anche nel corso della notte, se si fossero verificate altre situazioni...  
P.M.: Perché la Manni rimase a casa di questa signora?
A.M.: No, la Manni dopo andò a casa della figlia Rosanna.  
P.M.: Ah, ecco.  
A.M.: Quindi... Però, nel caso che ci fossero stati dei problemi, di avvisarmi telefonicamente e chiedere il mio intervento, dove necessario.  
P.M.: Lei sa se la signora Manni, successivamente, si è lamentata per quell'episodio, se è stato fatto un rapporto alla Procura Circondariale per quel fatto?  
A.M.: Allora, ricordo che, siccome era mia abitudine, a seguito della maxiperquisizione, mi portavo molto spesso in Mercatale per poter naturalmente contattare più persone, per cercare di assumere più informazioni possibili sulla vicenda per cui si stava indagando. E quella mattina incontrai la Manni Angiolina con la figlia Rosanna, in piazza, e rivolgendomi a lei le chiesi come stava, se c'erano problemi. Mi disse la Manni, appunto, dell'episodio che era capitato la sera precedente. Io la invitai a proporre, nei termini di legge, querela...  
P.M.: Se aveva intenzione.  
A.M.: Se aveva intenzione di proporre querela. Lei mi disse che non aveva questa intenzione, facendomi chiaramente capire che aveva timore per altre ripercussioni che si potevano verificare in suo danno. Fu fatto...
P.M.: Lei ebbe... Prego, prego.  
A.M.: Feci comunque, siccome mi fu recapitato dalla guardia medica...  
P.M.: D'ufficio.  
A.M.: ... d'ufficio, feci...  
P.M.: Come sempre avviene. La guardia, i referti che vengono inviati.  
A.M.: Esatto. Feci la notizia di reato interessandola la Procura della Repubblica presso la Pretura Circondariale di Firenze.  
P.M.: Lei non ebbe atti di querela.  
A.M.: Non ricevetti mai atti di querela.  
P.M.: Benissimo. Benissimo.

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