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giovedì 19 luglio 2012

Francesco Donato - Deposizione del 5 luglio 1994 - Prima parte

Il dottor Francesco Donato fu ascoltato il 5 luglio 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.
  
P.M.: Presidente, se possiamo andare avanti.  
Presidente: Prego.  
P.M.: Io vorrei sentire il consulente tecnico del P.M., dottor Donato, innanzitutto, quale consulente tecnico nell'ambito della perizia di cui ci hanno parlato ieri i periti Benedetti e Spampinato, perché in quell'occasione, quella dell'incidente probatorio davanti al GIP, il P.M. nominò quale consulente tecnico il dottor Donato che partecipò alle operazioni. E anche sul fatto che il dottor Donato, prima di partecipare a queste operazioni, aveva fatto quegli accertamenti tecnici che hanno poi motivato la perizia. Quindi, su questo punto innanzitutto, e su altri che vedremo più avanti, vorrei sentire il dottor Donato.  
Presidente: Facciamolo entrare. Si accomodi, Dottore. Benissimo. È consulente, quindi non c'è bisogno di formule sacramentali. Prego, signor Pubblico Ministero. 
P.M.: Dottore, può spiegare innanzitutto alla Corte qual’è la sua professione?  
F.D.: Sì. Sono il dirigente del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica per la Toscana, con sede presso la Questura di Firenze.  
P.M.: Dottor Donato, io ho diverse cose e diversi argomenti su cui fare le domande. Partirei dai primissimi accertamenti che furono a lei delegati, in questo caso non come consulente del P.M., ma come dirigente del Gabinetto di Polizia Scientifica, quando fu repertato il proiettile nell'orto del Pacciani. Lei fu il primo a vederlo, dopo gli ufficiali di Polizia Giudiziaria e a fare le prime valutazioni sul punto. Le chiedo, come ufficiale di Polizia Giudiziaria addetto al Gabinetto di Polizia Scientifica di cui era il dirigente, quali furono le caratteristiche o comunque gli elementi che destarono il suo interesse che poi hanno portato a quella perizia che sappiamo.  
F.D.: Si.  
P.M.: Partirei un attimo dal precisare questo alla Corte. Lei fece un elaborato già all'epoca.  
F.D.: Sì. Quando mi pervenne in ufficio il reperto che era stato sequestrato nella megaperquisizione nel giardino dell'imputato, la richiesta che mi venne fatta fu quella di comparare la morfologia dell'”H”, della lettera “H” che si vedeva impressa sul fondello di questa cartuccia, con le altre lettere “H” che erano state oggetto di una precedente perizia dell'allora, credo, Giudice Istruttore, perizia Iadevito. Cioè, in quel momento non... era una cartuccia integra, quindi non si pensava minimamente che fosse stata incamerata. Si pensava ad una cartuccia come quella trovata anche presso l'ospedale di Ponte a Niccheri. Quindi il quesito che il P.M. mi formulò con quell'invio fu quello di verificare la morfologia di questo punzone.  
P.M.: Quindi, mi scusi, eh, perché noi, nessuno sapeva che c'erano possibilità ulteriori di verifica.  
F.D.: Certo.  
P.M.: Quindi lei... Fu lei, insomma.  
F.D.: Sì. In effetti, dall'esame che feci al microscopio, oltre ad osservare le corrispondenze morfologiche dell'”H”, notai subito che sul margine della corona del fondello di questo bossolo, c'erano delle caratteristiche microstrie, microstrie che erano causate da un congegno dell'arma e per fare questo feci anche delle prove in laboratorio con analoghe cartucce e analoga arma. In effetti l'impronta di... che si trova con queste microstrie è dovuta all'impronta cosiddetta di spalletta mento. La nostra scuola italiana, tutto sommato, di balistica forense, non tiene mai in considerazione queste impronte. Normalmente sono impronte secondarie. Tant'è vero, tant'è vero che, quando io scoprii questa impronta, a uno dei periti, del Collegio dei periti, tutto sommato cadde un po' dalle nuvole, perché non sapeva effettivamente a cosa mi riferissi. Solo dopo, dinanzi a delle prove, in effetti, che si fecero, si riuscì a capire che in effetti era un'impronta dovuta all'urto della cartuccia nel momento in cui viene fuori dal serbatoio, dal caricatore, prima che si alloggi nella camera di scoppio. In quel momento però, siccome eravamo in presenza di cartucce calibro 22 con percussione anulare che va a ricoprire quella stessa sede dove la cartuccia urta con la testata dell'otturatore, era un'ipotesi un po' peregrina andare a verificare se effettivamente su tutti i residuati balistici era possibile rinvenire queste impronte di microstrie. Tant'è vero che io conclusi l'utilità del giudizio delle microstrie presenti su quel fondello di questa cartuccia, e richiesi io stesso al P.M. la possibilità di fare un accertamento ulteriore per comparare queste microstrie presenti e, dico, se siamo fortunati, si può vedere se su tutta questa serie di duplici omicidi, su questo bossolame repertato ci possa essere qualche cosa. Per quanto riguarda queste impronte di spallettamente, dicevo, la scuola anglosassone la tiene in ampia considerazione. E la scuola anglosassone è maestra in campo di balistica forense. Io ho avuto modo anche di confrontarmi con i colleghi di Scotland Yard proprio sulla utilità e sulla valenza probatoria di questa impronta. Loro ne fanno un uso routinario. Cioè, accanto alle impronte primarie del percussore, dell'estrattore e dell'espulsore, valutano anche tutte le impronte secondarie che sono quelle sia delle labbra del caricatore, se lasciano dei tagli, e in maniera particolare questa della massa culatta-otturatore. Perché? Perché ogni arma ha la sua impronta della massa culatta-otturatore. La sua impronta...  
P.M.: Ecco, questo dovrebbe spiegarcelo bene, perché noi...  
F.D.: In effetti...  
P.M.: ... non riusciamo a capire come questa impronta possa essere identificativa di un'arma.  
F.D.: Esatto.  
P.M.: Qual è il meccanismo e perché lei ha questa certezza.  
F.D.: Per quanto... A parte il fatto, l'abbiamo anche accertato con prove varie di laboratorio, comunque, per quanto l'arma è un congegno meccanico e sembrerebbe fatto in serie, questo tipo di congegno viene limato pezzo per pezzo per pulire le sbavature della fresa che ha fatto questo congegno.  
P.M.: Quindi viene pulito a mano.  
F.D.: Quindi nel momento... Pulito a mano.  
P.M.: Oh!  
F.D.: Quindi, pulito con lo scovolino... E almeno negli anni... Ora ci saranno anche gli strumenti più automatizzati, ma nonostante il sistema automatizzato imprime su ogni pezzo il proprio elemento, la propria impronta, perché questi scovolini con l'uso si logorano, quindi lasciano questi microsolchi, microstriature che sono poi utilissime, alla stessa stregua di quanto avviene per le rigature della canna, per esempio, dove l'elicoide è fatto dal tornio che serve appunto a ripulire le sbavature con lo scovolino, e quindi sono proprio quelle le identità che devono essere prese in considerazione per un'identità balistica. Non sono tanto i macroprofili che a volte possono anche coincidere in armi dello stesso tipo - questo per esempio per la canna - ma quello che sono, sono le impurità del metallo, sono le imperfezioni che sono state lasciate dalla limatura per eliminare le sbavature della fresa. 
P.M.: Mi scusi, Dottore, quindi questo è un segno di identificazione pacifico per questo tipo di armi...  
F.D.: Certo.  
P.M.: ... così costruite, indipendentemente dal fatto che voi, o i periti, abbiano fatto un'analisi comparativa su alcune armi.  
F.D.: Certo. Cioè, ogni arma...  
P.M.: Cioè, loro ne hanno... ne hanno provate tre e hanno avuto questa prova, ci hanno detto ieri. Ma lei dice che la scuola, o comunque il congegno è talmente... la prova, cosi, secondaria è talmente pacifica che sia individualizzante, che è un dato accertato al di là del fatto che si possa fare la prova su più armi.  
F.D.: Certo.  
P.M.: È questo il concetto.  
F.D.: Certo. È un dato tanto acquisito che, non solo noi, ma anche in altri paesi d'Europa lavorano anche su questa microstria. Perciò facevo riferimento...  
P.M.: Come elemento individualizzante.  
F.D.: ... facevo riferimento a Scotland Yard, insomma.  
P.M.: Quindi non c'è bisogno di fare una analisi comparativa su più armi. È un dato...  
F.D.: Si, è un dato vis... Cioè, una volta impressa sul reperto che dobbiamo esaminare, è un'impronta da valutare ed esaminare.  
P.M.: Individualizzante.  
F.D.: Esatto. Oltre tutto, oltre tutto, nelle prove di laboratorio che io feci, prima che si arrivasse alla consulenza che poi il P.M….  
P.M.: Alla perizia.  
F.D.: ... mi diede, e quindi ad assistere i periti, io feci una serie di prove, anche, e quindi notavamo l'identità praticamente di queste microstrie sia sulle cartucce che venivano sparate, e quindi modificate dal percussore, dall'azione dello sparo, sia sulle cartucce che venivano semplicemente incamerate. Quindi c'era questa continuità. Con quelle stesse armi ci davano identità…  
P.M.: Ogni singola arma. 
F.D.: Ogni singola arma dava le proprie caratteristiche. Quindi questo è "ad abundantiam" a provare che...
P.M.: Avete fatto anche una prova.  
F.D.: Esatto. Proprio come se fosse una, direi, impronta digitale dell'arma. A differenza delle impronte digitali, dove invece è richiesto dalla Suprema Corte un numero minimo di punti di identità, e quindi sono 14-16, qui non vengono indicati. Perché, innanzitutto, ogni arma, essendo un congegno, non ha, riproduce la stessa impronta digitale, quindi è chiaro che la valutazione è data da tutti quegli elementi tipici che in quella tipica arma ha agito, per come ho detto, lo strumento che ha ripulito le sbavature, eccetera. E quindi sono importanti ritrovare la posizione, l'andamento, il fascio delle microstrie, il loro livellamento altimetrico. Sono questi i fattori utili e che sono necessari per individuare. Quindi il primo giudizio che si dà è l'utilità di queste microstrie per poterle comparare. Questo è il primo giudizio. Se non ci fosse il giudizio di utilità non si potrebbe passare ad esami e confronti. Nella cartuccia, in reperto, questo giudizio io l'avevo dato, e quindi poi si è potuti passare alla seconda fase. In questa seconda fase...  
P.M.: Quella dei periti. 
F.D.: ... in cui io, ecco, ho assistito il P.M. come consulente, investito formalmente come consulente, io mi sono recato a Gardone Valtrompia dove era la sede dell'ingegner Benedetti che fece questa perizia insieme al generale Spampinato e dove abbiamo potuto ancora suffragare, infatti anche Benedetti condivideva con me questa impronta di spallettamento, questa tipicità di questa impronta. Abbiamo fatto ancora ulteriori prove con le armi, ma non solo. I reperti provenienti dai serial killer, dai duplici omicidi, sono stati analizzati singolarmente e abbiamo visto corrispondenze dei fasci di microstrie. Quindi la prima identità, la prima utilità è stata data sui fasci di microstrie provenienti sui singoli reperti che provenivano dai duplici omicidi. Fatto questo, abbiamo detto è una costante importante; vediamo se succede anche qui quello che successe a me in laboratorio, a riprodurre. E allora, in quella fase Benedetti prese tre armi e si... quello che già ho avuto modo...  
P.M.: Perché ne prese tre e non cento, ad esempio?  
F.D.: Ma ne ha preso tre giusto per esemplificare il caso...  
P.M.: Perché era pacifico il dato.  
F.D.: Sì, era pacifico il dato, e per esemplificare ancora meglio, per poter poi dare al Magistrato, una documentazione...  
P.M.: La dimostrazione di un dato pacifico.  
F.D.: ... di come si erano verificate le cose. Anche in questi esperimenti fatti lassù infatti abbiamo assistito quello che io poi avevo potuto sperimentare qui a Firenze. Io qui vorrei, però, puntualizzare una cosa che mi sembra, anche dal conforto, diciamo, che ho avuto dai colleghi anglosassoni. È vero che la cartuccia sequestrata a seguito della perquisizione, è una cartuccia integra, mentre i bossoli sono bossoli sparati. Quindi nel loro insieme sembrerebbero test disomogenei, non e'è dubbio. Sennò...  
P.M.: Ce l'hanno spiegato chiaramente ieri.  
F.D.: Però, se noi analizziamo le microstrie sul fondello, sono superfici omogenee. Se i test ottenuti in laboratorio vengono fatti con lo stesso tipo di cartuccia, abbiamo test omogenei, la superficie è omogenea. Perché? Mi spiego subito. Perché l'impronta che assume nel momento dall'uscita dalle labbra del caricatore, prima che si alloggi con un piccolo movimento anche rotatorio - ed ecco perché poi si spiega a volte queste impronte a destra o a sinistra del percussore; ci ha una piccola rotazione la cartuccia prima che si alloggi nella camera di scoppio - dicevo, queste impronte su queste superfici sono omogenee, perché sono impronte cosiddette a freddo. Quindi non c'è nessun problema sul discorso dell'azione termica dello sparo. Perché l'azione termica dello sparo agisce sul percussore che va a deformare che cosa? Va a deformare le superfici adiacenti, adiacenti, vicine, prossime all'impronta del percussore. Ma tutto ciò che è a monte o a valle, cioè nelle superfici nette, pulite... 
P.M.: Non è deformato.  
F.D.: Non è deformato. E siamo in presenza di superfici omogenee. Quindi era una puntualizzazione che volevo dare sulla scorta anche di un confronto avuto anche con colleghi non italiani. E quindi, su questo...  
P.M.: Prego, vada. . . Questa è la sua esperienza.  
F.D.: Ecco, quindi su questo...  
P.M.: Cosa è emerso allora...  
F.D.: Sul discorso che è venuto fuori a me mi è sembrato che il Collegio peritale, nella relazione che poi ne è venuta fuori, hanno sempre evidenziato queste microstrie come abbondantemente documentato, devo dire, un lavoro veramente molto egregio che hanno fatto, e viene…  
P.M.: Dove parlano di coincidenze, coincidenze…  
F.D.: Coincidenza. Parlano di rilevanti identità, di significativa identità, di coincidenza, di punti di identità coincidente, di corrispondenze.  
Presidente: Lei sa, appunto, che il Collegio peritale dice: "Siccome non abbiamo avuto a disposizione campioni omogenei..." 
F.D.: Sì, appunto, appunto, vengo, Presidente…  
Presidente:  Perché c'è quella obliterazione...  
F.D.: Eh, vengo, vengo proprio...  
Presidente:  Sì, quindi noi non possiamo, per principio, dire…  
F.D.: Però, ecco…  
P.M.: Però ci può spie... tecnicamente il dottor Donato...  
Presidente: No, solo per ricordarvi.  
F.D.: Sì, sì, volevo... Esatto, però volevo puntualizzare, essendo superfici, come, Presidente, lei ha visto benissimo, infinitesimali, piccole, allora in questi casi se l'identità esiste, e i periti ce lo dicono, su porzioni piccole, dove è più difficile trovare l'identità, e non c'è dubbio, va da se che maggiori superfici ci danno maggiori identità. Cioè, su un'ampia superficie maggiori sono i punti coincidenti. Cioè, è molto più difficile trovare punti qualificati come quelli che sono stati dimostrati mi sembra...  
P.M.: Su spazi piccolissimi.  
F.D.: Su spazi piccolissimi. E mi sembra che su alcuni spazi piccolissimi ci sono delle coincidenze rilevantissime con una serie di frecce che loro hanno indicato, quindi che sono molto rilevanti. In effetti la terminologia usata dagli stessi periti parla di identità, di rilevante identità. Non hanno mai adoperato un termine di analogia, di somiglianza, di corrispondenze cosi vaghe che possono portare a quella conclusione della probabilità. Quando ci sono termini di identità, di corrispondenze, il giudizio non può che avere due corna del discorso, cioè identità o non identità. Ecco…  
P.M.: Senta una cosa, ma lei, nell'esame con i periti, avete trovato in questi piccoli spazi così millesimi... cosi...  
F.D.: Infinitesimali.  
P.M.: Infinitesimali, in cui lei dice c'erano identità...  
F.D.: Certo.  
P.M.: ... invece qualche elemento che vi ha destato perplessità perché era contrario?  
F.D.: No, direi che erano di gran lunga superiori i numeri coincidenti che i numeri inferiori si... ritornavano poi dove? Dove ritornavano i punti di... Più ci avvicinavamo all'impronta del percussore, e più trovavamo dismorfie. Eh, ma gli stessi periti infatti nella loro relazione lo dicono: che le disuguaglianze eventualmente riscontrate sono dovute all'azione termica del percussore.  
P.M.: Ecco.  
F.D.: Quindi la disuguaglianza è data e si ritrova, e si riscontra, come ben visibile in quella documentazione abbondantissima, devo dire e ribadisco, vicino alle impronte del percussore dove effettivamente, è pacifico, le superfici non sono omogenee.  
P.M.: Nelle parti...  
F.D.: Ma nelle parti omogenee, che io ritengo omogenee, c'è una rilevante...  
P.M.: Anche se piccoliss...  
F.D.: ... quantità di punti coincidenti, e identità del resto come lo dicono gli stessi periti.  
P.M.: Senta una cosa, Dottore, lei ricorda se nell'ambito di questo lavoro fatto dai periti si fece qualche esame - non lei, ovviamente, i periti - per vedere se, putacaso, quella... quelle caratteristiche di sparo che si diceva e si è detto, sono di una pistola, potessero essere ad esempio di una carabina? Ieri qualcuno, tramite il difensore, ci ha fatto questa obiezione. Il dottor... l'ingegner Benedetti ha detto di non ricordare se... di non sapere se è stato fatto questo tipo di analisi. Lui non ci sapeva rispondere. Lei ricorda qualcosa in proposito? F.D.: Sì. Questo fu... si fece, non in questa consulenza in cui io fui consulente per la cartuccia rinvenuta a seguito della perquisizione, ma fu fatta a seguito di quella consulenza fatta da Benedetti e dall'ingegner Salza, quando io fui pure consulente del P.M. e mi recai anche in quella occasione a Gardone Valtrompia. 
P.M.: Ecco.  
F.D.: Questa analisi è stata fatta dall'ingegner Salza. Io lo... 
P.M.: Personalmente.  
F.D.: Personalmente. Tant'è, tant'è, non so se posso dirlo, posso suggerire il discorso…  
P.M.: Prego, prego. 
F.D.: Proprio stamani… 
A.B.: Ancora l'ingegner Salza deve essere sentito, Presidente.  
P.M.: No, eh... però lei c'era quando... 
F.D.: Sì. Sì, sì, c'ero...  
P.M.: …l'ingegner Salza fece questo.  
F.D.: ... e so che è stata fatta, è stata fatta…  
P.M.: Bene.  
F.D.: ... oltre alle considerazioni della poco, diciamo, manualità di quest'arma lunga...  
P.M.: Va be', questo non ci interessa, perché... 
 F.D.: ... va fatto una considerazione. Però, ecco, io so che l'ingegner Salza ha esaminato delle carabine, anche se poi appunto...  
P.M.: Beretta.  
F.D.: Delle carabine, si. Ritenendo che non erano per delle diversità di posizioni delle tre impronte. So che questo esame è stato fatto, e credo che Salza sia senz'altro disponibile, anche perché stamattina, ripeto, mi ha telefonato perché dalla stampa era venuta fuori… Non so, appunto, Presidente, se posso dirlo, ma...  
P.M.: Lo dica, poi sentiremo Salza....  
F.D.: ... sul giornale era venuto che... Esatto. Una parte era stata avanzata e si era messo in dubbio il discorso che poteva essere anche una carabina. Salza si è allarmato e mi ha chiamato, dice 'Dottore, si ricorda quando abbiamo fatto... che lei era consulente, io non l'ho messo per iscritto, però io feci questo esame, allora, sulle carabine. Benedetti non lo sa perché è un esame che feci io, e quindi su queste cose posso tranquillamente dire che la diversità d'impronta del percussore, estrattore ed espulsore, è completamente difforme da quella della pistola'. 
Presidente: Va be', questo semmai lo facciamo dire... Avvocato Bevacqua: Questo lo dirà salza. 
P.M.: Lo facciamo dire all'ingegner Salza.  
Presidente:  Oppure lo accerteremo in...  
F.D.: Certo.  
P.M.: Lo accerterà la Corte in modo diverso.  
Presidente:  Comunque...  
P.M.: Interessava sapere che il dottor Donato era in quella…  
Presidente: Relata…  
P.M.: No, al di là del "relata... "  
F.D.: Infatti ho detto se potevo riferire.  
P.M.: …in quella consulenza che fece lui…  
F.D.: Non è mia scienza e quindi, come tale non posso...  
P.M.: ... aveva presente il problema. Bene, io su questo punto, non ho altre domande. Andrei per ordine e prima di passare ad altri argomenti col dottor Donato. 

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