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venerdì 1 giugno 2012

Riccardo Cagliesi Cingolani - Deposizione del 29 aprile 1994 - Prima parte

Il professor Riccardo Cagliesi Cingolani fu ascoltato il 29 aprile 1994 nel processo a Pietro Pacciani.Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni. 

Il testo che segue contiene dettagli espliciti e raccapriccianti. Se ne sconsiglia la lettura a persone sensibili ed impressionabili.
 
Presidente: Chi introduciamo, signor Pubblico Ministero?  
P.M.: Introduciamo uno dei due medici legali che ha provveduto poi all'autopsia, professor Cagliesi Cingolani.  
Presidente: Professor Cagliesi. 
A.F.: Questo è il medico legale.  
Presidente: Buongiorno, Professore. Si accomodi lì, per cortesia, e legga quella formula.  
R.C.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità, e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.  
Presidente: Bene, dia per cortesia, le generalità alla signorina.  
R.C.: Mi chiamo Riccardo Cagliesi Cingolani, sono nato a Xxxxxx il XX/XX/XX; risiedo a Xxxxxx in via Xxxxxxx, XX. 
Presidente: Risponda, per cortesia, alle domande del Pubblico Ministero.  
P.M.: Professore, ricorda... anzitutto, qual è la sua professione?  
R.C.: Faccio il medico legale, sono... all'epoca del delitto di cui si tratta, ero assistente ordinario presso l'Istituto di Medicina Legale. Attualmente sono professore associato presso il medesimo Istituto universitario.
P.M.: Ecco Professore, si ricorda lei di avere avuto un incarico relativamente all'autopsia dei corpi di Mainardi Paolo e Migliorini Antonella? 
R.C.: Certamente.  
P.M.: Ricorda di averla fatta con dei colleghi o da solo?  
R.C.: La feci insieme alla dottoressa Parrini e anche con il professor - ora attualmente – professor Maurri.
P.M.: Ricorda, Professore, di essere lei, eventualmente, essere andato sul luogo del fatto?  
R.C.: No, io sul luogo del fatto non sono mai stato. 
P.M.: Ricorda se qualcuno, invece, degli altri suoi colleghi è andato sul fatto?  
R.C.: Non sono in grado di ricordarlo.  
P.M.: Non è in grado di dirlo. E quando, come e dove lei ha visto i corpi, prima di procedere all'autopsia?
R.C.: Presso l'Istituto di Medicina Legale.  
P.M.: Erano sul tavolo autoptico o avevano ancora... Scusi, ad esempio in alcuni casi è stata portata l'autovettura - vedremo - con ancora un cadavere dentro. In questo caso lei...?  
R.C.: No, io vidi i corpi già presso l'Istituto di Medicina Legale.  
P.M.: Quindi lei l'autovettura non l'ha mai vista?  
R.C.: Io l'autovettura l'ho vista, ma l'ho vista alcuni giorni dopo - non saprei precisamente il giorno in cui l'ho vista - perché fui portato a vederla presso una caserma che mi sembra di ricordare fosse a Signa, la caserma dei Carabinieri.  
P.M.: Quindi lei ha fatto l'autopsia sui due corpi. Poi per completare il suo incarico ha anche visto l'autovettura.  
R.C.: Esattamente.  
P.M.: Quindi l'oggetto del suo incarico, deduco, oltre la semplice autopsia prevedeva la possibilità, con i limiti che ha un'indagine del genere, di ricostruire la dinamica del fatto?  
R.C.: Sì.  
P.M.: Dell'aggressione. Bene. Per ora mi vorrei limitare con lei ai risultati dell'autopsia.  
R.C.: Sì.  
P.M.: Le dico subito che noi negli atti abbiamo poche foto di quella autopsia. Mi sembra di aver capito che eventuali altre foto, eventualmente, sono a Medicina Legale, o è una mia supposizione? 
R.C.: No.  
P.M.: Non ci sono.  
R.C.: A me sembra di ricordare che esistessero delle foto, che credo siano le uniche. In Istituto non...  
P.M.: Che avete allegato alla perizia.  
R.C.: Allegate a suo tempo alla relazione peritale. 
P.M.: Foto fatte in Istituto? 
R.C.: Beh, si.  
P.M.: Bene. Contemporaneamente, dopo o prima?  
R.C.: Contemporaneamente.  
P.M.: A documentare il lavoro medico autoptico.  
R.C.: Per documentare il lavoro e con riferimenti, ovviamente, nel testo.  
P.M.: Siccome le foto che per ora abbiamo sono poche, vediamo se possiamo ricostruire i colpi da cui sono stati attinti questi giovani, e le direzioni, facendo molto affidamento sulla sua memoria e sul suo elaborato, poco sulle foto che abbiamo. Comunque, qualcuna l'abbiamo. Al P.M. interessa che lei ci spieghi, innanzitutto, cominciando dal cadavere del ragazzo: da quanti colpi fu attinto, come, in quali zone del corpo, se - siccome noi sappiamo che c'è stato un periodo di sopravvivenza all'ospedale - quanto può avere inciso l'attività di soccorso, e se questa ha portato qualche elemento che non le ha permesso poi di - a seguito, non so, di interventi chirurgici o cose di questo genere - di valutare appieno gli elementi o, in caso contrario, ce lo dirà lei. Questo è il primo punto: il ragazzo.  
R.C.: Dunque, il ragazzo fu attinto da 4 colpi di arma da fuoco. 
P.M.: Il Mainardi.  
R.C.: Il Mainardi.  
R.C.: Dei quali: 1 alla spalla sinistra, direi versante latero-posteriore della spalla sinistra, e 3 al cranio. Di questi 3 colpi al cranio solo 1 fu endocranico, nel senso, cioè, che attraversò la scatola cranica ledendo il cervello, ed è l'unico, cioè l'unico, è quello che certamente ebbe la sostanziale rilevanza causativa del decesso. Gli altri 2 colpi esplosi al cranio non entrarono nella scatola cranica, ma rimbalzarono contro strutture ossee molto... cioè, uno rimbalzò contro la struttura ossea della base del cranio restando al di fuori; l'altro fu invece un colpo trasfosso, vale a dire attraversante, praticamente la faccia dalla mandibola alla guancia.  
P.M.: Quindi, se non ho capito male io, in sede autoptica voi repertate un solo proiettile?  
R.C.: Dunque, in sede autoptica noi repertammo...  
P.M.: Se lo ricorda. Non è che abbia poi…  
R.C.: ... i frammenti, diciamo meglio - perché dentro si spezzettarono tutti - di 3 proiettili.  
P.M.: Di 3 proiettili.  
R.C.: Perché 3 furono i proiettili ritenuti, e una sola la ferita trapassante.  
P.M.: Ecco, comunque 3 furono - sia pure poi come ci ha descritto lei - quelli che entrarono e di cui c'erano tracce.  
R.C.: SI, 1 penetrante alla spalla; 2 penetranti al cranio, dei quali soltanto 1 attraversando poi anche l'encefalo; il quarto semplicemente imbastendo - se così si può dire - la cute dell'emifaccia sinistro e poi riuscendo.  
P.M.: Quelli al cranio, ci può sintetizzare o far capire meglio la direzione?  
R.C.: Si, sono tutti colpi sparati, naturalmente facendo riferimento alla testa, eh.  
P.M.: Bene.  
R.C.: Non al resto del corpo.  
P.M.: Alla testa.  
R.C.: Facendo riferimento alla testa, sono tutti colpi sparati dalla sinistra alla destra. E questo è abbastanza intuitivo. Quello alla faccia entrò subito dietro l'angolo sinistro della mandibola, e con direzione in alto verso destra - sto sempre facendo riferimento come se fossi io il ferito.  
P.M.: Sì, sì, benissimo, abbiamo capito.  
R.C.: In alto verso destra e un po' in avanti, eh? uscì alla guancia appena al lato del naso. Quello alla spalla fu esploso alla spalla sinistra, quindi versante latero-posteriore della spalla sinistra, con direzione da sinistra a destra pressoché orizzontale, pressoché trasversale.  
P.M.: Di questi 4 colpi...  
R.C.: Gli altri 2...  
P.M.: Prego.  
R.C.: Gli altri 2, cioè quelli proprio al cranio, uno entrò nel meato uditivo, rimbalzò contro le strutture solide della base del cranio e si fermò dopo aver lussato l'ottavo dente superiore sinistro. Il quarto, quello che attraversò la scatola cranica, entrò da poco sopra e dietro l'orecchio e attraversò il cranio, anche questo, in posizione, in direzione trasversale da sinistra verso destra e un pochino in avanti, ma non molto.  
P.M.: Di questi 4 colpi che lei fu in grado di individuare sul corpo del ragazzo, fu possibile - dai colpi - dedurre qualcosa in merito alla distanza dell'arma?  
R.C.: No, certamente non si trattava di colpi esplosi a bruciapelo, nel senso cioè che non si trovarono in stretta prossimità dei fori di entrata tracce di polvere da sparo.  
P.M.: Questo ci può portare a ipotizzare una distanza minima?  
R.C.: Questo ci può portare a ipotizzare una distanza che, direi, possa andare da alcuni centimetri in là.  
P.M.: Da alcuni centimetri, quanti? 
R.C.: No, questo non credo di poterlo dire. 
P.M.: Non lo può dire. Scusi un attimo, di questi 4 colpi ce ne sono, da come ci ha descritto lei, alcuni per i quali si può dedurre una potenza maggiore e alcune sicuramente meno? Nel senso: possono aver incontrato un ostacolo prima di colpire il ragazzo? Noi sappiamo che c'era nell'auto - presumibile posizione del ragazzo che è stato portato via dal sedile anteriore sinistro - sportello sinistro, vetro rotto. E' compatibile per qualcuno - 1, 2, 3 o nessuno - di questi colpi, una diminuzione della potenza o della velocità del proiettile dovuta al fatto che ha incontrato prima il vetro? O su questo non è stato possibile acquisire nessun tipo di...?
R.C.: No, non credo, no, no.  
P.M.: Non si può dire nulla di certo.  
R.C.: Non si può dire nulla in proposito, no, direi di no.  
P.M.: Rispetto a questa ricostruzione, che io ho fatto ora circa la posizione dovuta a elementi oggettivi diversi da quelli medico legali, lei può dirci qualcosa in merito alla ipotetica posizione in cui si trovava il ragazzo rispetto allo sparatore?  
R.C.: Beh, Sono colpi tutti sparati dal suo fianco sinistro, con direzione da sinistra a destra, quindi certamente, diciamo, il vivo di volata dell'arma si doveva trovare alla sinistra del ragazzo. Non so a che distanza, ripeto.  
P.M.: Mi scusi, sull'auto noi abbiamo visto, nelle foto la possiamo prendere quella foto del parabrezza per cortesia? Il parabrezza anteriore dell'auto. Ecco, c'è, sembra di vedere - cosi è stato repertato dalla Scientifica - sul parabrezza, sembra proprio in prossimità dello sterzo dell'auto, un colpo che se il ragazzo era dietro quell'effrazione, quel colpo, avrebbe dovuto avere un colpo in fronte, o giù di lì, dal davanti. Questo colpo non c'è.  
R.C.: Non c'è. Sono tutti colpi di là, sono. Alla regione auricolare.  
P.M.: Benissimo. Sul cadavere del ragazzo ci ha da aggiungerci altro che ci possa illuminare dal punto di vista delle sue conclusioni medico¬legali?  
R.C.: No, per completare del tutto la lesività...  
P.M.: Dal punto di vista del solo ragazzo. 
R.C.: Del solo ragazzo?  
P.M.: L'aspetto della sopravvivenza, o meno.  
R.C.: La sopravvivenza...  
P.M.: Cioè, il fatto che...  
R.C.: ... la sopravvivenza la conosciamo, nel senso, cioè, che fu. . . arrivò a morte la mattina del giorno di poi, verso le 8, mi sembra di ricordare, in ospedale.  
P.M.: Lei non andò a vederlo?  
R.C.: No. Senza nessun intervento chirurgico.  
P.M.: Non fecero...  
R.C.: No. Il colpo mortale fu certamente quello trapassante il cranio. È entrato da dietro l'orecchio, che poi, il cui proiettile si fermò dalla parte opposta della scatola cranica.  
P.M.: Nessun intervento medico poteva avere alcun tipo di speranza, insomma.  
R.C.: Mah, a quel punto no.  
P.M.: No. Ha lei, per caso, da aggiungere qualcosa?  
R.C.: Semmai la possibilità dei singoli colpi di permettere ancora degli atti coordinati o meno.  
P.M.: Ecco, vediamo.  
R.C.: Vale a dire...  
P.M.: Dal momento che noi sappiamo che almeno l'auto si è spostata.  
R.C.: Abbiamo parlato di 4 colpi. Quello alla spalla certamente è causativo di una intensa sintomatologia dolorosa alla spalla, ma ancora del tutto compatibile con compimento di qualsiasi atto.  
P.M.: Una manovra di guida.  
R.C.: Come anche una manovra come quella per scappare.  
P.M.: Quindi mi scusi, questo primo colpo...  
R.C.: Potrebbe essere...  
P.M.: . . . potrebbe essere stato sparato nella piazzola.  
R.C.: ... potrebbe essere il primo dei 4 colpi che attinsero il ragazzo. Anche se non necessariamente. Circa gli altri 3, uno certamente incompatibile con la conservazione in vita, quello trapassante l'encefalo; ma direi tutti e tre, per l'importanza delle sedi attinte, tali da comportare un'alterazione, se non addirittura un'abolizione - anche gli altri due, oltre quello trapassante il cervello - dello stato di coscienza. Quindi, direi incompatibili con la possibilità di compiere degli atti coordinati come una manovra di retromarcia con la macchina.  
P.M.: Quindi, una semplice deduzione sua...  
R.C.: Sì.  
P.M.: ... con le premesse che ci ha fatto finora, se può, la dinamica relativa al ragazzo, essere ipotizzata in questo modo: un colpo alla spalla sinistra in un primo momento, quindi assolutamente non mortale, doloroso quanto vogliamo, un'azione del ragazzo sull'auto, uno spostamento altrove, e i colpi mortali successivi. Noi sappiamo che nel mezzo, prima o dopo, ci sono anche dei colpi ai fari dell'autovettura.  
R.C.: Ai fari, sì.  
P.M.: Su questi colpi lei, dal punto di vista medico legale e da quello che ci ha detto, ci può dire qualcosa? O sono deduzioni che possiamo fare tutti, e non... Nei limiti delle deduzioni, ovviamente.  
R.C.: Nei limiti delle deduzioni forse sono... no, niente di particolare.  
P.M.: Quindi lei dice, la cosa possibile è uno sparo alla spalla, movimento, in qualche modo è riuscito a fermare il ragazzo, comunque l'ha ucciso con i colpi dopo che si era spostato dalla parte opposta.  
R.C.: O nel mentre che si stava spostando perché la macchina stava andando indietro. Quindi ci sta anche che li abbia, che i colpi siano stati ricevuti...  
P.M.: Lo seguiva.  
R.C.: Ecco, esattamente.

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