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giovedì 24 maggio 2012

Nunzio Castiglione - Deposizione del 28 aprile 1994

L'allora Dirigente superiore della Polizia di Stato Nunzio Castiglione fu ascoltato il 27 ed il 28 aprile 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni del 28 aprile.

Presidente: Prego, un altro teste.  
P.M.: Facciamo passare il dottor Castiglione.  
A.B.: Sempre per la stessa posizione?  
P.M.: Sì, sì, la stessa, una domanda unica, sì.  
Presidente: Buonasera, si accomodi. Bene, abbiamo il dottor Castiglione.  
P.M.: Sì, Presidente. Chiedo scusa. La domanda che vogliamo fare al dottor Castiglione, di cui abbiamo già saputo ieri le notizie in merito alla competenza. Volevo sapere, Dottore, ricorda di essersi occupato, a livello di elaborato peritale, del caso relativo all'omicidio di cui stiamo trattando oggi? E cioè quello di Calenzano dell'ottobre '81. C'è un elaborato suo insieme al generale Spampinato.  
N.C.: Si, sì, certamente, lo ricordo.  
P.M.: Ecco, ora al di là dei particolari, che abbiamo già appreso dal Generale, volevo vedere se con lei riusciamo ancora a focalizzare meglio il punto che quei colpi, quei bossoli, repertati nell'occasione, erano uguali a quelli dei precedenti omicidi di cui abbiamo parlato finora, e in base a quale elementi voi siete stati in grado di dire che erano sparati dalla stessa arma. Se lei riesce a essere sintetico, e magari usando termini, anche il meno tecnici possibile, che consentano a noi e ai Giudici soprattutto - quelli che hanno meno esperienza di balistica - di capire bene il perché voi siete arrivati a queste determinazioni, a stabilire che era la stessa arma che li aveva sparati.  
N.C.: Beh, indubbiamente inizialmente per un collegamento puramente logico, no? Un certo fatto avvenuto qualche anno prima, qualche tempo prima diciamo, e un certo fatto avvenuto nel... durante... che ha cagionato il nostro intervento.  
P.M.: Dal punto di vista balistico, invece?  
N.C.: Dal punto di vista balistico si tratta di un accertamento che viene condotto inizialmente di routine, per vedere di risalire, di capire da quale arma possono essere stati sparati, e soprattutto se i segni che si riscontrano sui bossoli, cioè sui reperti, siano quanto meno inizialmente utili per confronti. Intendo dire, se questo materiale repertato - chiunque esso sia - nel caso nostro i bossoli presentano degli elementi tali da permettere eventualmente l'identificazione. Quindi lo studio generale che prima si conduce è quello di vedere se il reperto abbia in sé delle caratteristiche tali - i famosi contrassegni accanto ai caratteri generali - che possano permettere l'individuazione dell'arma, ove questo fosse necessario. Eseguita questa prima operazione di carattere puramente speculativo e di conoscenza per l'osservatore, peraltro è un'operazione che viene condotta sotto uno speciale microscopio che consente, appunto, di individuare esattamente i segni, i contrassegni che si cercano, come dicevo ieri, e quindi l'impronta di percussione e quella di estrazione e quella di espulsione, ultimato questo esame si cerca di risalire eventualmente, o di collegare gli attuali reperti a quelli che possono essere, di cui si può avere conoscenza perché in precedenza, come nel caso, ci sono stati dei fatti analoghi. A questo punto si esegue una comparazione fra il reperto attuale e quello precedente, mettendoli direttamente sotto osservazione contestuale, in quanto il microscopio comparatore permette la visione istantanea dei due reperti e quindi l'eventuale controllo di tutti i particolari che interessano ai fini della identificazione. Questo è la premessa di carattere generale.  
P.M.: Nel caso specifico cos'è che permise di dire che erano identici? I segni? E che quindi erano sparati dalla stessa arma?  
N.C.: Perché l'esame di carattere generale, che come le dicevo venne condotto inizialmente, permise di evidenziare alcune particolarità che sono insite nel bossolo stesso. Cioè accanto a quella che può essere la vera, l'impronta di percussione, che poi è posizionata in questo tipo di cartuccia, è posizionata in senso anulare cioè proprio vicino al bordo della capsula, permise di evidenziare alcuni segni di cui era rimasto - anche in me obiettivamente debbo dire - un certo ricordo visivo: cioè erano delle striature semilunari che si notavano accanto alla percussione e che, naturalmente, si ripetevano in modo continuo su tutti. Quindi l'esame fatto inizialmente sul tipo di percussione, e poi condotto sull'esame particolare di queste striature, e poi sui segni lasciati dall'estrazione e dall'espulsione, permise di concludere che si trattava di una identità in senso certo. Cioè la famosa equazione cartesiana che zero non può essere uguale che a zero, non può essere uguale all'uno. Il concetto di identità in senso assoluto, il concetto cartesiano che la Polizia Scientifica tiene come base per i suoi elaborati e i suoi risultati.  
P.M.: La ringrazio, Dottore. Io non ho nessun'altra domanda.  
Presidente: Domande, signori? La difesa?  
A.B.: (fuori microfono): …  
Presidente: Va bene. Può andare, Dottore, grazie. Buongiorno.  

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