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mercoledì 16 maggio 2012

Maria Grazia Cucurnia - Deposizione del 28 aprile 1994 - Prima parte

La dottoressa Maria Grazia Cucurnia fu ascoltata il 28 aprile 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.

Il testo che segue contiene dettagli espliciti e raccapriccianti. Se ne sconsiglia la lettura a persone sensibili ed impressionabili.
Presidente: Proseguiamo.  
P.M.: Io passerei ai medici legali che hanno provveduto a fare l'esame dei cadaveri. Sono più di uno. Dico subito che alcuni ci sono stamani e alcuni no. Vedremo se possiamo fare con quelli che ci sono, se è necessario integrare più avanti...  
Presidente: Con quelli che non ci sono evidentemente non possiamo fare!  
P.M.: Nel senso integrare nel pomeriggio, intendevo, Presidente.  
Presidente: Bene.  
P.M.: Allora chiamerei... l'autopsia è stata fatta esattamente dal Professor Maurri, che stamani non c'è; dal professor Marello, che sappiamo per motivi personali non può essere presente;  
Presidente: E dalla dottoressa Cucurnia.  
P.M.: Dalla dottoressa Cucurnia.  
Presidente: La quale c'è.  
P.M.: La quale c'è.  
Presidente: Perfetto. Facciamola venire, dottoressa Cucurnia. Buongiorno Dottoressa.  
M.G.C.: Buongiorno.  
Presidente: Si accomodi, prego. Legga per cortesia quella formula.  
M.G.C.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.  
Presidente: Si accomodi prego. Dia le generalità alla signorina.
 M.G.C.: Maria Grazia Cucurnia, nata a Xxxxxx, XX xxxxxxxx 'XX.
Presidente: Medico legale.  
M.G.C.: Specialista in medicina legale.  
Presidente: Vuole rispondere per cortesia alle domande del Pubblico Ministero?  
M.G.C.: Si.  
P.M.: Dottoressa, lei si occupò di effettuare l'autopsia insieme a dei suoi colleghi, sui corpi di Baldi Stefano e Cambi Susanna, è vero?  
M.G.C.: Si.  
P.M.: Lei ricorda di aver visto i corpi per la prima volta nell'Istituto di Medicina Legale o di essere stata anche sul posto?  
M.G.C.: No, andai sul posto.  
P.M.: Lei è andata sul posto?  
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Le dissero che quello che vide, rispetto ai corpi dei ragazzi, era la posizione in cui erano stati trovati, o quando arrivò lei ebbe la sensazione, o qualcuno le disse, che erano stati mossi?
M.G.C.: No, erano stati lasciati nella posizione in cui erano stati trovati. Questo almeno mi fu detto, effettivamente...
 P.M.: Così le fu detto. Ricorda in proposito su questi corpi e sulle posizioni di aver fatto già sul posto qualche esame e qualche considerazione, al di là di quello che è stato poi l'esame autoptico? Mi riferisco, innanzitutto, alla circostanza che i corpi si trovavano a una certa distanza dall'auto. Lei ha fatto qualche considerazione, o qualche rilievo dal punto di vista medico-legale, su questa posizione rispetto all'auto? Vado subito al dunque: c'erano segni di trascinamento sul luogo? Lei li ha visti? Si pose dal punto di vista medico-legale, cioè ricostruzione della dinamica - è una delle domande che le fanno i Giudici - dal punto di vista della ricostruzione, il problema dello spostamento dei corpi? Fece qualche osservazione per il suo fine medico-legale su questo punto?  
M.G.C.: Sì, diciamo che i corpi non furono molto mossi, diciamo, spostati dalla posizione. Quindi ci si limitò a osservare quei reperti che maggiormente si evidenziavano. Diciamo che sul terreno non ricordo tracce particolari.  
P.M.: Lei non li ricorda?  
M.G.C.: Non ricordo. Forse anche perché il terreno era abbastanza erboso, per cui non si potevano rilevare. Mi ricordo che c'era una foglia macchiata di sangue, questo particolare.  
P.M.: La vide anche lei?  
M.G.C.: Si.  
P.M.: Era in che posizione?  
M.G.C.: Senta, mi sembra che fosse vicino alla macchina, ma non ricordo se dalla parte... forse dalla parte sinistra. Ma non sono sicura, non sono sicura.  
P.M.: Dalla parte del ragazzo?  
M.G.C.: Sì, dalla parte del ragazzo.  
P.M.: Benissimo.  
M.G.C.: Ma non sono sicura. Dunque poi, ecco, un altro particolare, naturalmente diciamo che i particolari che più colpirono furono: le lesioni evidentissime sul corpo della ragazza, va bene?, e certi imbrattamenti ematici a livello degli abiti. Che però, sul momento, non erano particolarmente significativi perché, per non manomettere, diciamo, troppo, non furono spogliati e quindi non si poterono mettere in rapporto effettivamente con le lesioni sul corpo. Ecco, altri reperti che, diciamo, in quel momento furono osservati per un eventuale spostamento del corpo, furono, non so, il rilevare alcuni reperti indicativi, sui corpi, di trascinamento. Ora, questi, ecco, che si potevano vedere...  
P.M.: Perché voi avete una risposta...  
M.G.C.: Che si potevano vedere, diciamo così, al momento del sopralluogo, mi sembra che fossero solo sul corpo della ragazza ad un arto inferiore.  
P.M.: C'era un segno di trascinamento.  
M.G.C.: Perché si vedevano bene delle striature giallastre, chiaramente non vitali, a una delle due gambe, ora non mi ricordo. Poi dopo, in Istituto, si potè naturalmente osservare meglio, e furono anche fotografati. E poi sullo stivale del ragazzo, mi sembra. Perché la ragazza aveva un solo stivale, indossava; mentre l'altro era all'interno dell'auto.  
P.M.: Bene.  
M.G.C.: Ecco, mi sembra che anche sullo stivale ci fossero delle striature e delle tracce di fango che potevano far pensare ad un trascinamento.  
P.M.: Vogliamo vedere due foto, una del ragazzo e una della ragazza, sul luogo?  
Presidente: Non riprendiamole, eh?  
P.M.: Prima del ragazzo e poi della ragazza.  
Presidente: Si giri pure.  
P.M.: Dottoressa, così vede se questo suo ricordo su questi reperti corrisponde alle foto.  
Presidente: Magari tenga vicino il microfono, per quanto può, Dottoressa. E se lo giri in maniera che... Attenzione a non riprendere eh, chiaro?  
P.M.: Può vedere se in questa foto riconosce qualche elemento corrispondente a ciò che ci ha detto, relativamente al... ?  
M.G.C.: No, sul ragazzo in questa foto non si vede niente, perché lo stivale è coperto dal pantalone.
P.M.: Proviamo con un'altra foto, grazie. Ne abbiamo un'altra. No, va be'. Quelle che abbiamo sono qui, e quindi il reperto, lei dice, era sullo stivale.  
M.G.C.: Era sullo stivale, sì.  
P.M.: Quindi, qui nelle foto...  
M.G.C.: Non si vede nella foto.
 P.M.: Andiamo alla ragazza. La ragazza, ci ha detto, erano?  
M.G.C.: Ecco, la ragazza mi sembra... vede alla gamba sinistra, al ginocchio? Si vedono - dovrebbero essere quelle - delle striature che farebbero pensare ad un trascinamento. Qua si vedono, ecco. Se ben ricordo, devono essere quelle lì. Che poi si vedono meglio nelle foto successive.  
P.M.: Va bene. Fermiamoci qua, poi le vediamo sul tavolo anatomico.  
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Bene. Allora, Dottoressa, passiamo un attimo a descrivere la vostra attività sul tavolo anatomico. Nel senso, prima di ricostruire la dinamica - cosa che avete fatto nell'elaborato - avete descritto separatamente per l'uomo e per la donna quali erano i colpi, se non sbaglio, sia di arma da fuoco che di arma bianca.
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Vogliamo partire dall'uomo?  
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Quali furono i colpi da arma da fuoco, se ci furono colpi da arma bianca, quanti dell'uno, quanti dell'altra? Cronologia, se è possibile, di questi colpi.  
M.G.C.: Se è possibile. Allora dunque, nell'uomo - eventualmente posso anche aiutarmi un attimo? –  
P.M.: Penso che la Corte non abbia nessuna difficoltà. Il Codice glielo consente.  
Presidente: Anzi, meglio. Così evitiamo...  
P.M.: Senz'altro.  
M.G.C.: Diciamo, allora nell'uomo - andiamo in senso topografico, poi magari... - allora abbiamo: al volto c'era un foro di ingresso in corrispondenza dell'ala sinistra del naso, "colpo di arma da fuoco con foro di ingresso in corrispondenza dell'ala sinistra del naso, proiettile..."  
P.M.: Da sinistra, sparo da sinistra?  
M.G.C.: Sì, sì.  
P.M.: Provenienza, scusi, da sinistra.  
M.G.C.: Diciamo sì, ala sinistra del naso. Poi vedremo un attimo.  
P.M.: Rimaniamo... ha ragione lei, Dottoressa, sono andato troppo avanti.  
M.G.C.: Poi il proiettile era ritenuto a livello, all'interno sempre delle strutture facciali, vicino alla mandibola. Questo proiettile era ritenuto.  
P.M.: Questo proiettile, se già ce lo può dire, è un proiettile che può avere avuto influenza immediata sulla morte?  
M.G.C.: No, questo sono lesioni non mortali, perché non aveva interessato nessuna struttura vitale.  
P.M.: Bene. Ci può dire intanto i colpi di arma da fuoco in tutto quanti erano, sul ragazzo?
M.G.C.: Sul ragazzo erano 4.  
P.M.: 4 colpi. Ci descrive gli altri 3?  
M.G.C.: Dunque, poi abbiamo l'altro proiettile a livello della regione toracica anteriore destra, bene?, il quale fu trovato semiritenuto - una parte del proiettile fuoriusciva - in regione sottoascellare sinistra.  
P.M.: Il foro di entrata non...?
 M.G.C.: Foro di entrata, regione toracica destra.  
P.M.: Bene.  
M.G.C.: Va bene? Foro di uscita - esisteva perché il proiettile era parzialmente fuoriuscito, però il proiettile fu poi, diciamo...  
P.M.: Estratto.  
M.G.C.: ... estratto al momento dell'autopsia.  
P.M.: Questo è il proiettile, diciamo il numero 2. Non diciamo "primo" o "secondo", il numero 2. Questo ha qualche possibilità di avere avuto influenza con la morte?  
M.G.C.: Sì, diciamo che è stato il colpo mortale perché interessò cuore, polmone e grossi vasi.  
P.M.: Benissimo, questo è quello mortale. Andiamo al numero 3.  
M.G.C.: Poi abbiamo un numero 3, sempre andando in ordine, diciamo, topografico. Abbiamo un proiettile a livello della regione anteriore sinistra del torace, il quale, con decorso inferiore, fuoriesce sempre dall'emitorace sinistro.  
P.M.: Quindi destra-sinistra.  
M.G.C.: Così.  
P.M.: Obliquo.  
M.G.C.: Con una forte obliquità verso il basso.  
P.M.: Alto-basso.  
M.G.C.: Esatto.  
P.M.: Dall'alto verso il basso. Questo rispetto alla morte può avere avuto influenza?  
M.G.C.: No, perché è un proiettile che ebbe un decorso abbastanza superficiale, interessò solo marginalmente il lembo polmonare, quindi è un proiettile che di per sé non avrebbe determinato la morte. 
P.M.: Quarto colpo? 
M.G.C.: Quarto colpo alla base del torace destro. Questo fu trovato ritenuto a livello dell'emitorace sinistro. Un proiettile con un decorso leggermente obliquo verso l'alto che interessò la faccia superiore del fegato e, diciamo, non chiaramente mortale, però può avere contribuito - determinando una emorragia endoperitoneale - alla morte.  
P.M.: Comunque il colpo, quello più caratteristicamente mortale, è il secondo? Il numero 2, scusi.
M.G.C.: SI, sì.  
P.M.: Questi colpi avevano caratteristiche, sul corpo, tali da poterci dare indicazioni sulla distanza dello sparo?  
M.G.C.: Dunque, erano tutti colpi che presentavano un orletto escoriato.  
P.M.: Quindi, scusi?  
M.G.C.: Quindi una distanza superiore ai 40 centimetri, ma ovviamente non eccessivamente superiore ai 40 centimetri - diciamo fra i 40 centimetri e massimo potevano essere 80, un metro al massimo. Perché, diciamo, questi proiettili in fondo sono stati rinvenuti, cioè ritenuti in gran parte, quindi evidentemente una eccessiva forza viva...  
P.M.: Non ne avevano.  
M.G.C.: Anche ammettendo che sia stato sparato attraverso il vetro del finestrino.  
P.M.: Ammettendolo, non... Su questo punto, circa la dinamica dello sparo sul ragazzo, da che direzione - la distanza, ci ha detto, fra i 40 e gli 80 per le considerazioni che ci ha fatto.  
M.G.C.: Sì.  
P.M.: Da quel che ho capito sono tutti da destra verso sinistra, i colpi.  
M.G.C.: Sì, la direzione in tutti era da destra verso sinistra.  
P.M.: Ingresso-uscita. Quindi torna molto bene con quella circostanza finestrino di destra forato, il ragazzo seduto, presumibilmente, sul sedile di destra.  
M.G.C.: Di sinistra. Cioè, dipende se...  
P.M.: Non lo so, non lo sappiamo.  
M.G.C.: Quello della guida, diciamo.  
P.M.: Va bene, non lo sappiamo. Comunque sono tutti da destra. La possibilità di dire, di questi 4 colpi, cronologicamente quale fu il primo, quale fu l'ultimo, quali tempi di sopravvivenza?  
M.G.C.: Guardi, una ricostruzione...  
P.M.: Se furono, mi scusi, tutti morfologicamente tali da pensare a uno sparo in brevissima successione? 
M.G.C.: Allora, ecco, una cosa che fu notata guardando i tramiti di questi colpi fu che quello al naso e l'altro, sempre non mortale, al torace, che fuoriuscì - quello dotato di una obliquità verso il basso, entrato all'emitorace sinistro e fuoriuscito sempre alla base dell'emitorace sinistro - avevano praticamente una traiettoria parallela fra di loro. E quasi parallela fra di loro anche gli altri due. Cioè quasi fossero sparati in rapida sequenza, perché quattro... 
P.M.: A due a due, insomma.  
M.G.C.: Però diciamo due e altri due, ecco. Questo dava questa sensazione. E la ricostruzione che fu fatta al momento, più verosimile, fu questa. Cioè, che siccome al momento del sopralluogo c'era il sedile dalla parte della ragazza buttato giù, mentre invece quello del ragazzo era su, allora supponendo, diciamo, che il ragazzo fosse al posto di guida e la ragazza fosse accanto, un'ipotesi poteva essere quella che il ragazzo fosse stato inizialmente colpito mentre era, diciamo, piegato verso il corpo, verso la ragazza. In questo caso i primi due colpi tornerebbero bene con quelli, cioè con la traiettoria al naso e l'altro al torace. Poi, una volta colpito, il ragazzo può avere avuto la reazione di ritirarsi su, anche perché questi due colpi non erano certo mortali, né particolarmente...  
P.M.: Ha sparato quelli mortali.  
M.G.C.: ... traumatizzanti, e allora sia stato colpito all'emitorace destro, e ci siano stati gli altri due colpi mortali.  
P.M.: Chiarissima, Dottoressa. Colpi di arma, segni di colpi di arma bianca ci sono?  
M.G.C.: Dunque questi, sì. Erano: 1 alla regione laterale sinistra del collo, e 3 al dorso. Sì, 3 erano, a livello della ragione scapolare e interscapolare.  
P.M.: Risp… prego, prego.  
M.G.C.: Erano, diciamo, tutti, ecco, anche il colpo al collo tenga presente che era tangenziale, cioè prendeva la regione laterale del collo. Quindi dava la sensazione, cioè ricostruendo, sono colpi inferti tutti posteriormente - anche quello del collo, anche all'esame delle codette e dei margini della ferita – e chiaramente non mortali. Cioè, scusi, non mortali e non inferti in vita, perché avevano...  
P.M.: Quindi "post mortem", è questo che a me... era l'unica domanda che le volevo fare.  
M.G.C.: Sì, sì.
P.M.: Questo si deduce dalla caratteristica della ferita?  
M.G.C.: Sì, sì, assolutamente privi di infiltrazione emorragica.  
P.M.: Bene. Sul tipo di coltello che ha provocato queste 3 ferite, foste in grado di dire qualcosa?  
M.G.C.: Ma, guardi, si poteva dire questo, cioè che...  
P.M.: Le cose certe e poi, se ci sono, delle cose in dubbio, me le, ce le...  
M.G.C.: Sì, ecco. Diciamo che le cose certe è che era un coltello con una lama monotagliente, perché avevano un margine molto acuto e l'altro più smusso, come c'è in corrispondenza della costola del coltello.
P.M.: Quindi una parte tagliente e una costola.  
M.G.C.: Sì, diciamo che il margine tagliente era veramente tagliente perché c'erano delle ferite molto regolari come margini. E poi, diciamo, sulla larghezza della lama ma direi non cose molto certe non si possono dire perché...  
P.M.: Non le diciamo.  
M.G.C.: Ecco, non le diciamo.  
P.M.: Vediamo le foto del ragazzo. C'è qualche altra cosa su questa foto?  
M.G.C.: No. C'era quella lesione da frammento di vetro a un dito, forse. Non so se...  
P.M.: Un frammento di vetro a un dito?  
M.G.C.: Sì, al primo dito della mano destra c'era un piccola ferita, diciamo, con un piccolissimo foro d'ingresso e un piccolissimo foro di uscita, che naturalmente non poteva esser stata determinata da un proiettile. Quindi si pensò a una scheggia di vetro che avesse... ecco.
Segue...

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