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giovedì 3 maggio 2012

Aurelio Bonelli - Deposizione del 27 aprile 1994

Il professor Aurelio Bonelli fu ascoltato il 27 aprile 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.

Il testo che segue contiene dettagli espliciti e raccapriccianti. Se ne sconsiglia la lettura a persone sensibili ed impressionabili.

Presidente: Un altro teste.  
P.M.: Sì. Il dottor Bonelli, brevemente.  
Presidente: Dottor Bonelli. Si accomodi, Dottore. Legga per cortesia quella formula.  
A.B.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza".  
Presidente: Vuol dare le generalità al segretario, Dottore, per cortesia?  
A.B.: Aurelio Bonelli, nato a Firenze il XX/XX/XX, specialista in Medicina Legale, Università di Firenze.
Presidente: Vuole rispondere, prego, alle domande del Pubblico Ministero?  
A.B.: Certo.  
P.M.: Dottore, innanzitutto ci vuol chiarire qual’era la sua professione il 6 giugno '81?  
A.B.: La mia?  
P.M.: Professione, il suo incarico.  
A.B.: Il mio incarico: ero già specialista in Medicina Legale - essendomi specializzato nell'80 - ed ero assistente volontario in Istituto.  
P.M.: Quindi lei fece parte del collegio, insieme al Professor Maurri, per questo caso?  
A.B.: Sì.  
P.M.: E' così?  
A.B.: Sì.  
P.M.: Ricorda di essere stato sul posto o di aver visto i corpi in Istituto?  
A.B.: No, io sono stato sul posto.  
P.M.: E' stato anche sul posto.  
A.B.: Sono l'unico che è stato sul posto del "pool".  
P.M.: Ecco, e quando andò sul posto lei vide i corpi anche quando venivano mossi e messi sul carro che li portava via? Ebbe modo - se ricorda, la domanda è molto semplice - lei guardando il corpo e guardando i luoghi, se li vide nel momento, ci sa dire qualcosa su un eventuale trascinamento, sull'ipotesi che voi fate per come la ragazza si trova dall'auto a una discreta distanza? Cioè, lei ha memoria su segni posteriori, sui vestiti o sul corpo, di trascinamento? Se ce l'ha, se non ce l'ha ci dice che...  
A.B.: No, non ce l'ho, ma mi ricordo che, appunto, la ragazza era lontana dall'auto. Ho quest'immagine.
P.M.: Dal punto di vista medico-legale vi siete posti il problema di verificare come ci è andata?  
A.B.: No, anche perché in fase di sopralluogo si cerca di manomettere il meno possibile la salma. Di conseguenza sposta...  
P.M.: Benissimo. Nel momento in cui invece avete fatto l'esame, siete, ricorda di aver fatto delle valutazioni sul punto, o non lo ricorda?  
A.B.: Sì, abbiamo valutato lo scarso imbrattamento, sia terroso sia erboso, sugli indumenti della ragazza.
P.M.: Che vi aveva fatto propendere per una...  
A.B.: Sì, per una trasposizione non certo per trascinamento.  
P.M.: Benissimo, grazie. Vorrei mostrare allora la foto numero 43 un attimo. Noi abbiamo già avuto moltissime delucidazioni dal professor Maurri.  
A.B.: Sì.  
P.M.: Vorrei che lei guardasse un attimo, sulla mammella sinistra c'è un segno.  
A.B.: Sì.  
P.M.: Se lo ingrandiamo un attimo, se lei ci può spiegare che valutazioni faceste. Se vedendo innanzitutto il segno, le ricorda qualcosa? Se è di arma da fuoco, se è di ingresso, se è vicino, se è lontano, se è di uscita.
A.B.: Mah, questa è un'area crostosa e non ha assolutamente caratteristiche di forame di ingresso o di uscita questa, a mio avviso.  
P.M.: Cos'è quindi?  
A.B.: È una escoriazione con crosta sovrastante. 
P.M.: Secondo...?  
A.B.: Secondo me, sì.  
P.M.: Vogliamo vedere dalla parte opposta, sempre sull'altro seno, se non sbaglio c'è un segno diverso. Ecco, c'è qualcosa. E poi leggiamo le due didascalie. Leggiamo la didascalia, per cortesia.  
A.B.: SI.  
P.M.: "Particolare della regione sottomammellare – non dice altro - destra".  
A.B.: Sottomammellare destra.  
P.M.: E quell'altra didascalia, scusi? Quella precedente? "Particolare della ferita descritta al rilievo numero 43". Qui si parla di una ferita. Lei ci dice che è una crosta, Dottore.  
A.B.: Va be', ferita. C'è sotto una ferita, un'area escoriata.  
P.M.: Lei non ricorda che tipo di ferita è? Causata da cosa? La vuol guardare meglio, Dottore? Il professor Maurri ci ha, a volte... insomma, ammettiamo poi non è stato in grado di darci più dettagli, ma prima ci ha parlato di un colpo, di un proiettile entrato. 
A.B.: Sì. Io, se non mi ricordo male il problema dei proiettili.  
P.M.: Allora, è una crosta di una escoriazione o è un colpo di entrata?  
A.B.: No, per me questo non è un colpo di entrata. Cioè può essere l'impatto di un proiettile, ma può essere anche l'impatto di un proiettile che non ha più forza viva, e che quindi determina, avendo scarsa massa, un trauma contusivo. Come son tutte le contusioni. Rientrano nell'ambito contusivo le escoriazioni, le ecchimosi, le ferite...  
P.M.: Ricorda di averlo descritto nella perizia, questo?  
A.B.: Certo. Questa immagine?  
P.M.: Sì. 
A.B.: Sì.  
P.M.: E come l'avete descritta, se lo ricorda?  
A.B.: Io mi ricordo, deve essere stata descritta per forza, visti i caratteri, come un'area escoriata con crosta sovrastante.  
P.M.: Benissimo. Andiamo all'altra, allora, a quella che mostravo prima, ecco. Qui?  
A.B.: Questa è, mi ricordo, questa era una tumescenza.  
P.M.: Una, prego?  
A.B.: Una tumescenza, che alla palpazione faceva apprezzare una sensazione di un qualcosa di duro. Poi fu riscontrato, se non mi ricordo male, questa è la donna, fu riscontrato trattarsi, sottostante, di un proiettile.
P.M.: Era questo che volevo sapere. Il fatto che sia un proiettile che è entrato da quell'altro foro è una illazione che sta facendo ora io?  
A.B.: Per me sì, perché per me quel proiettile proviene dalla regione posteriore.  
P.M.: Benissimo, grazie, non ho altre domande.  
Presidente: Qui lo dice comunque, la lesione al capezzolo.  
P.M.: Perfetto. No, no, era per vedere di chiarire quell'aspetto che ci era rimasto.  
Presidente: Altro?  
P.M.: Non ho altre domande per il teste, grazie.  
Presidente: Nessuna domanda signori? Possiamo licenziare il teste, allora.  
P.M.: Possiamo licenziare il teste.  
Presidente: Buongiorno, Dottore.  
A.B.: Grazie.

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