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venerdì 29 ottobre 2010

Emilio Calosi - Deposizione del 24 maggio 1994 - Prima parte

Emilio Calosi fu ascoltato il 24 maggio 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni. 

Presidente: Va bene signori, diamo inizio all'udienza, signor Pubblico Ministero proseguiamo esame dei suoi testimoni.
P.M.: Vorrei sentire Calosi Emilio
Presidente: Calosi Emilio. Allora, il fogliolino con la formula magica, ecco, si sieda pure signor Calosi, sieda pure, stia comodo, ecco, vorrei però che i testi si voltassero verso la Corte, perchè così si evita... ecco, benissimo, per favore, ecco, grazie, benissimo, diamogli allora quella formula Romano per cortesia, da leggere, legga pure, ci vede?
Emilio Calosi: Consapevole delle responsabilità morali e giuridiche che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è in mia conoscenza.
Presidente: Vuol dare le sue generalità per cortesia? Come si chiama, dove sta...
E.C.: Emilio Calosi
Presidente: Nato a..
E.C.: San Casciano il xx/xx/xxxx
Presidente: Residente
E.C.: A Montefiridolfi
Presidente: Ascolti, le telecamere le vanno bene oppure preferisce non essere ripreso?
E.C.: Non essere ripreso.
Presidente: Non essere ripreso, benissimo, allora non inquadriamo il teste per cortesia inquadriamo altri soggetti. Signor Pubblico Ministero prego a lei le domande.
P.M.: Grazie presidente. Signor Calosi, lei conosce il Pacciani Pietro?
E.C.: Si.
P.M.: Come mai? Vuole spiegarcelo? Come l'ha conosciuto...
E.C.: L'ho conosciuto tramite l'azienda, venne a lavorare nella nostra azienda.
P.M.: Ecco, lei dove lavorava? Qual'è questa azienda? In che periodo siamo...
E.C.: Io lavoravo ai Rosselli Del Turco, però glieran due fratelli, io lavoravo dall'altro fratello.
P.M.: Lei lavorava con un fratello e il Pacciani con un altro.
E.C.: Però io facevo, siccome ero trattorista, facevo un pò qua e un pò là.
P.M.: In che epoca siamo?
E.C.: L'epoca, lui gliè arrivato nel '73 e quindi io poi io mi sono ammalato nel '79, siamo stati insieme 6 anni.
P.M.: Dal '73 al '79. Ecco, insieme come mai? Aldilà del lavoro, l'abitazione sua dov'era?
E.C.: L'abitazione...
P.M.: La sua Calosi
E.C.: La mia era in Via Collina, 4
P.M.: E quella del Pacciani?
E.C.: E l'era in Via S.Anna, 3 mi sembra.
P.M.: Erano vicine fra loro?
E.C.: Cin... Quasi un chilometro
P.M.: Ecco, invece prima, erano più vicine in un primo momento? All'inizio abitavate dirimpetto
E.C.: Io sono andato via prima che gli arrivasse lui
P.M.: Lei è andato via prima che arrivasse lui, come mai è andato via?
E.C.: Prima venti giorni, quindici...
P.M.: Come mai?
E.C.: Come mai, perchè siccome gli era ott'anni che c'ero e poi e veniva lì... insomma, ne cambionno due o tre per quelle bestie, 'nsomma io mi venne a noia e...
P.M.: Ecco lei però se si ricorda...
E.C.: Aveo già chiesto prima di conoscere...
P.M.: Di andar via e però si trasfreì proprio nel momento in cui arrivò lui?
E.C.: Si.
P.M.: Non è che per caso la ragione è diversa?
Avvocato Bevacqua: Signor presidente, abbia pazienza signor giudice, faccia le domande, mi perdoni.
P.M.: La ragione per cui si trasferì lei ha detto che era perchè voleva cambiar casa
E.C.: Si anche. Miglioravo, venne l'occasione di pote' anda' via
P.M.: L'occasione in che senso?
E.C.: E' perchè gli arrivava un altro, lo conoscevo e insomma, prima c'ero tornato per far compagnia a una famiglia che c'era già, quindi poi gli arrivava uno nuovo e io un ci avevo più nulla da, d'impegno, insomma.
P.M.: Signor Calosi lei però alla Polizia giudiziaria nel verbale del 13 luglio '90 a questo proposito ha detto una cosa diversa, sul motivo per cui si trasferì, la ricorda o vuole che legga, con l'autorizzazione della Corte, cos'ha detto?
E.C.: Mha, io un me lo ricordo.
Presidente: Via, allora leggiamoglielo
P.M.: Leggiamoglielo, dice, le case, allora leggiamo... "Con il Pacciani abitavamo in due case coloniche di proprietà della fattoria sita in via S.Anna 1, dove abitavo io, e via S.Anna 3 ove abitava il Pacciani", sembra ci sia solo un numero di differenza, dice: "le case erano una dirimpetto all'altra", dice lei, "e separate da una strada interpoderale. Quando giunse il Pacciani, tramite il fattore, seppi che questo era stato in carcere per aver ucciso un uomo perchè trovato a far l'amore con la sua fidanzata". Lei dice subito dopo: "Per tale motivo e perchè avevo convenienza parlai con i proprietari e mi trasferii in un'altra casa", è così?
E.C.: E' così, ho firmato anche.
P.M.: Come mai non ce l'ha detto prima? Che necessità c'era? Eh?
E.C.: Un mi so' ricordato.
P.M.: Bene, senta una cosa, lei sa qualcosa
E.C.: Mi sembra d'avello saputo dopo...
P.M.: Lo dice lei
E.C.: Si, si, si è giusto.
P.M.: Il Pacciani o qualcuno le raccontò qualcosa di quell'omicidio del '51 che a lei rimase impresso?
E.C.: Io quello che ho saputo, saputo tutto da i' Pacciani.
P.M.: E cosa ha saputo di quell'omicidio?
E.C.: A me mi disse gli avea trovato con la su' fidanzata e che l'ammazzò eppoi l'ho sotterrato
P.M.: E poi scusi?
E.C.: L'aveva sotterrato
P.M.: Lui l'aveva sotterrato
E.C.: Si e disse che se unn'era quella strulla un lo trovaano.
P.M.: E', fu trovato per colpa della donna. Ho capito. Senta una cosa e riguardo ai rapporti del Pacciani con la moglie cosa ci può dire?
E.C.: La moglie... anche quella... e l'ho detto di già, ma insomma...
P.M.: Si l'ha detto di già però io bisogna che glielo richieda, lei deve essere così cortese da ridircelo.
E.C.: Va bene. Nei confronti della moglie io posso constatà solo una cosa, quando s'andava a pigliare della roba a casa sua, bisognava ce lo mettessi dalla finestra perchè la unn'era... l'era chiusa o...
P.M.: Era chiusa chi, scusi?
E.C.: Era chiusa la casa e lei la ci porgea la roba dalla finestra, se c'era bisogno d'un forcone, se c'era bisogno di quarche cosa ci dava dalla finestra.
P.M.: Cioè era chiusa e non si poteva aprire la porta
E.C.: Per ragioni che non volesse entrare, che s'entrassi dentro o per ragioni che io un lo so, comunque noi bisognava, la ci assistea dalla finestra o un fiasco d'acqua o...
P.M.: E anche nei confronti delle figlie erano chiuse o..
E.C.: Anche loro.
P.M.: Questo era dovuto a qualche motivo particolare? Era geloso, non lo so...
E.C.: Ss... Io... Si pensava, non lo so.
P.M.: Lei non lo sa. Senta una cosa, sa se il Pacciani in quell'epoca, in quel periodo o l'ha visto lei o l'ha saputo aveva minacciato qualcuno con coltelli ad esempio?
E.C.: Minacciato... lì gli ha avuto di dire con le mani.
P.M.: Con un coltello o con un forcone mai?
E.C.: Forcone si.
P.M.: Cosa fece? Chi minaccio col forcone e come?
E.C.: Col forcone, però io voglio esse' sincero, unn'ero presente.
P.M.: Ecco, allora cosa successe e come lo sa.
E.C.: Lo so da, tutti lo sanno, i' mi fratello
Avvocato Bevacqua : Mi oppongo presidente.
Presidente: Perchè?
Avvocato Bevacqua: Perchè non si sa, sta riferendo una circostanza che gli è stata riferita
Presidente: Va be' adesso ci dirà da chi ce l'ha riferito
P.M.: Va be' se ce lo dirà bene, sennò,
E.C.: Primi i fratelli
Presidente: Il su' fratello?
Avvocato Bevacqua: E' vivo suo fratello o è morto?
E.C.: E un'altro gliè vivo.
Presidente: E un'altro?
P.M.: Prima minacciò suo fratello, se non ho capito male
Avvocato Bevacqua: Il vivo o il morto?
E.C.: Il mi' fratello l'ha minacciato dopo
Avvocato Bevacqua: Io ho domandato se ha minacciato il fratello vivo o il fratello morto.
Presidente: Avvocato...
Avvocato Bevacqua: Mi scusi presidente
Presidente: Avvocato lei farà le domande quando toccherà a lei
P.M.: Grazie, grazie.
Presidente: Potrà riprendere l'argomento e svilupparlo
Avvocato Bevacqua: Mi perdoni.Mi scusi, è un problema di ammissibilità della domanda
Presidente: Io l'ammetto, quindi il problema è superato
Avvocato Bevacqua: Io ho il diritto anche di fare il mio dovere no? Di difensore
Presidente: Certamente e lo fa altrimenti continuiamo a becchettarci, senza alcun costrutto e perdita di tempo, ricordate quello che vi ho detto ieri.
P.M.: Però oramai che è risolto il problema possiamo andare avanti. Allora, ci può raccontare la minaccia nei confronti di suo fratello in cosa consisteva?
E.C.: No unn'era i mi' fratello
P.M.: Ah, scusi allora ho capito male
E.C.: I' mi' fratello co' i' forcone un ci ha a che vede'
P.M.: Allora nei confronti di un altro Calosi.
E.C.: I' guardia, i' guardia!
P.M.: Ci spieghi lei perchè altrimenti non riusciamo a capire.
vEcco, io so che i'guardia, siccome 'sto guardia...
P.M.: Chi è il Guardia scusi?
E.C.: Guardiacaccia è quello che ci guardava tutti, insomma, come anche come operai
P.M.: Si
E.C.: Insomma, prima gli erano d'accordo loro, tutte due, poi a un certo punto quest'uomo cominciò a andà verso casa, insomma io unno so per quale ragione, un giorno gli disse che un lo voleva più alla su casa prese i' forcone psss e gli levò il cappello. Questo, almeno, se poi la va a Monte lo domandi anche a altri, lo sanno tutti questo...
P.M.: Tutti a Montefiridolfi sanno questo.
E.C.: Si, la po' ferma' chi la vole
P.M.: Con un forcone fece questo?
E.C.: Si.
P.M.: Senta un pò, conosce Calosi Carlo?
E.C.: Si.
P.M.: Il lattaio.
E.C.: Si.
P.M.: Nei confronti di Calosi Carlo fece qualche minaccia?
E.C.: Si. Comunque io presente unn'ero nemmeno allora.
P.M.: Lei non era presente. Ricorda però di aver parlato di questo fatto?
E.C.: Si, si.
P.M.: E l'aveva minacciato con un coltello?
E.C.: ...
P.M.: L'ha detto lei. Lo chiappò al collo...
E.C.: Va be'
P.M.: No va bè, ce lo spieghi, scusi...
E.C.: No, io mi ricordo altro che lo chiappò per il collo se un ci s'era noi gli andava a finì poco bene.
P.M.: Con un coltello, mi scusi... Le leggo cos'ha detto: "A tale proposito ricordo che una volta il Pacciani aveva minacciato un un coltello Calosi Carlo ora deceduto, quest'ultimo faceva il lattaio, portando il latte a casa del Pacciani era stato da questi come ho detto minacciato" è così?
E.C.: Si.
P.M.: Grazie. Senta una cosa, lei ricorda se vicino all'abitazione vostra, quella comune all'inizio perlomeno, c'era una macchia? Di rovi?
E.C.: La macchia l'era distante 120 metri
P.M.: 120 metri. Cioè si vedeva questa macchia
E.C.: 100, 100
P.M.: E Pacciani aveva fatto qualcosa a questa macchia?
E.C.: C'era degli alberi s'era attaccato dei rovi o macchie, insomma fece tutto pulito.
P.M.: Come mai?
E.C.: Lasciò l'albero e basta. Perchè diceva che, gli fu detto così, in confidenza, dice...
P.M.: In confidenza da lui stesso
E.C.: Dagli altri no da i' mi fratello perchè lui ci aveva più confidenza, dice: "Come mai tu hai tagliato la macchia?" o anche un certo Nesi...
Avvocato Bevacqua: Chi sono gli altri presidente, scusi?
P.M.: Intanto ha detto il fratello, no? Quindi ci abbiamo già un riferimento
E.C.: Gli disse: "Perchè tu hai levato quella macchia che ti dava noia se gli andavan lì la gente?
P.M.: Prego, scusi...
E.C.: "Ti davan noia se gli andavan lì la gente?", 
P.M.: La gente chi?
E.C.: Insomma a amoreggiare...
P.M.: Ecco, la domanda era stata questa: Come mai hai tagliato la macchia, ci andavano lì le coppiette a far l'amore ti davan noia? E' questo?
E.C.: Si. Dice: "Pero, da i' muretto e ci'ha nella casa si vedeva, dice, ci aveva le figlie le vedevano ogni cosa, le vedevano la gente, e lui non voleva le vedessero.
Presidente: Questo sembra piuttosto naturale in fondo, no?
E.C.: Si.Si.
Presidente: Aveva due figlie, non voleva...
P.M.: Senta una cosa...
E.C.: Sembrò naturale.
Presidente: Lei non è che si meraviogliò di questo?
E.C.: No, allora no.
P.M.: Eppoi si? Come mai dopo s'è meravigliato?
E.C.: Mi son meravigliato pe icchè sia successo poi con le figlie.

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