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mercoledì 21 luglio 2010

Michele Baratta


Dal febbraio 1985 al 1991 era stato fidanzato con Elisabetta Narducci, sorella di Francesco. Il 31 maggio 2002 dichiarò agli inquirenti quanto segue.
"Francesco non lo conoscevo bene perchè dopo poco tempo che frequentavo la famiglia avvenne la disgrazia; ricordo che Elisabetta era "innamorata" verso di lui, nel senso che era molto legata al fratello. Io ho incontrato Francesco sotto casa pochissimi giorni prima della sua scomparsa e mi sembrò normale ma fu un incontro fugace. Seppi della scomparsa di Francesco da Elisabetta perchè quella sera dovevamo vederci e non potemmo farlo per quel motivo. Nei giorni della scomparsa io ed Elisabetta ci sentivamo quotidianamente al telefono e quando fu ritrovato il cadavere fu come se Elisabetta si sentisse liberata da quella snervante attesa. Circa i rapporti tra Elisabetta e Francesca Spagnoli (moglie di Francesco Narducci n.d.r.), posso dire che Elisabetta odiava ferocemente Francesca, ed anche prima della scomparsa di Francesco i loro rapporti erano piuttosto freddi perchè Elisabetta soffriva per la mancata riuscita del matrimonio di Francesco. Dopo la sua morte Elisabetta se la prendeva con Francesca dicendo che era colpa sua perchè non gli aveva voluto mai bene. Ribadisco che una sera Elisabetta prese a calci e graffiò con una chiave la macchina di Francesca; ciò avvenne in Piazza Piccinino. Ricordo anche che alcuni mesi dopo la morte di Francesco, portai Elisabetta da un mio amico, tale Capitanucci Stefano che abitava all'Elce. Nel corso del nostro incontro Elisabetta volle farsi leggere le carte da Stefano e questi gli disse che bisognava liberare l'anima irrequieta di Francesco, implicato nei delitti del mostro di Firenze e che per far questo bisognava affidarsi a dei rituali magici, nel corso dei quali il venerdì, mi pare, di tre settimane consecutive bisognava bruciare, mi pare, dei chiodi di garofano o incenso o comunque spezie nella villa dei Narducci a San Feliciano. Mi sembra che il Capitanucci spiegò il motivo della scelta del luogo alludendo al fatto che era l'ultimo luogo che Narducci aveva visitato prima di morire. Accompagnai Elisabetta nella villa dove lei compì i rituali prescritti, sempre la sera dopo cena, all'insaputa dei genitori. Stando al buio lei metteva dei chiodi di garofano ed altre essenze, non esclusa la rosa canina, in una ciotolina che appoggiava a terra. Ricordo che quando il Capitanucci fece quelle allusioni al coinvolgimento di Francesco nelle vicende del cosiddetto mostro di Firenze, Elisabetta non fece strane reazioni e comunque non ebbe reazioni che mi sarei aspettato e cioè quella di chi insorge nei confronti di una affermazione calunniosa nei confronti di una persona cara. Io avrei reagito molto diversamente, tanto più che a quei tempi già si parlava di questo coinvolgimento di Francesco nelle vicende fiorentine."
 Rif.1 La strana morte del dr.Narducci pag. 49

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