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venerdì 12 febbraio 2010

Gaetano Ferrero

Maresciallo dei carabinieri di Lastra a Signa. Nell'udienza del 18 marzo 1970, nel processo contro Stefano Mele, dichiarò quanto segue.
"Alla confessione (di Stefano Mele n.d.r) si giunse attraverso l'opera di persuasione fatta da un cognato del Mele, Mucciarini Piero. Il Mucciarini si presentò spontaneamente in caserma, anzi era il Mele che ci chiedeva di affidare il bambino alla sorella, moglie del Mucciarini e costui pertanto fu presente all'interrogatorio del Mele e firmò il relativo verbale. Dopo qualche giorno di permanenza del bambino in casa sua, il Mucciarini mi riferiva che anch'egli aveva cercato di indagare presso Natalino per apprendere la verità su quella sera ma senza risultato perchè il bambino diceva di non aver visto nulla. Pensando che il bambino dovesse necessariamente saper qualcosa e per toglierlo da un ambiente che ritenevo interessato, lo feci ricoverare nell'Istituto Vittorio Veneto, che fu indicato dagli stessi familiari e parlai con il direttore perchè mi tenesse informato ove il ragazzo avesse detto qualcosa. Dopo qualche giorno, il direttore mi telefonò e allora mi recai all'Iistituto ove interrogai il bambino che con mezze parole, data anche l'età, disse che quella notte si era svegliato ai primi spari ed aveva visto la mamma immobile e lo zio, cioè Lo Bianco, gli aveva detto: "La mamma è morta, ci hanno sparato" e poi anche lui si era addormentato. Il bambino aggiunse di essere sceso dall'auto e di aver visto fra le canne Salvatore. Interrogai altre volte il bambino che in seguito fece il nome di uno Zio Piero come autore del delitto, abbandonando la versione sul Salvatore e dicendo che questo Zio Pierino aveva una figlia a nome Daniela. Accertammo dopo che il Mucciarini, che lavorava come panettiere, la notte del delitto non era al lavoro perchè era la sua giornata libera. Io, quasi fin dall'inizio ebbi qualche sospetto sia sul Mucciarini che su tutti i congiunti dei protagonisti del fatto e cercai di indagare sul passato di Mucciarini ma poi a seguito della confessione resa dal Mele, si abbandonarono queste indagini. Escludo comunque che nel corso degli interrogatori al bambino sia stato fatto da noi per primi il nome di Pierino. "
Rif.1 - La Città - 23 agosto 1984 pag.4

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