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venerdì 4 dicembre 2009

Autodifesa semiseria di Mario Spezi

Nel novembre 2004, Mario Spezi, dopo aver subito perquisizioni, intercettazioni ed il sequestro, tra le altre cose, di una "piramide tronca in pietra di colore verde scuro a base esagonale, occultata dietro la porta della sala da pranzo" scrisse il pezzo che segue per il settimanale Panorama.

Autodifesa semiseria del cronista fiorentino indagato per favoreggiamento
"Hai avuto coraggio ad ammettere che lo conoscevi!" mi disse qualcuno nel febbraio scorso dopo che alla tv avevo confermato di essere stato amico di Francesco Calamandrei. Mi dissi: "E perché?". Aveva ragione l'altro. Mi ritrovo anche io indagato. Da 30 anni sono cronista di giudiziaria e di nera, ma non avevo capito la corretta logica delle indagini. Ora la conosco e posso applicarla. Comincio da Calamandrei. Lo conobbi, credo, nel 1967, io studente di legge fuori sede, lui studente di farmacia. Fu la goliardia. Francesco era intelligente, spiritoso al limite del cinismo, un vero fiorentino. Si organizzavano belle cene e una fu a Montespertoli. Eravamo in tanti. Appuntamento sotto la farmacia di San Casciano, cinque o sei auto. Qualcuno dice: "Perché non portiamo anche Torsolo, che ci fa ridere?". Fu portato Torsolo, il «grullo» del villaggio, Mario Vanni, l'inventore (molto più tardi) dell'espressione «compagni di merende». Vanni arrivò con tanto di bandiera italiana, saluto fascista, "eja eja alalaà e torneremo!".
Molti anni dopo Vanni ripeté il suo numero davanti alla Corte d'assise, ma non ricevette lo stesso successo. Fu espulso dall'aula e condannato all'ergastolo.
Intanto la goliardia era finita. Francesco si sposò nel 1969. E, come a volte accade, sparì. Non lo vidi per quasi 20 anni. Lui, credo, stava in farmacia; io divenni giornalista. Mi sono occupato di terrorismo nero e rosso, Anonima sequestri, P2, Ustica, caso Calvi, e dal 1981 anche del mostro. Quello stesso anno feci anche una mostra. Di caricature (io ho pubblicato per 20 anni caricature sulla Nazione). A quella mia prima mostra ebbi l'onore di ricevere anche la visita di Piero Luigi Vigna, che frequentavo quotidianamente per lavoro. Attenti, adesso: Vigna alla mostra di Spezi. E, appena un anno dopo (era il giugno 1982), Spezi torna su un nuovo delitto del mostro. Dove? Ma a Montespertoli, il luogo della cena goliardica di 15 anni prima! Non basta. La notte del delitto del mostro, a Montespertoli, c'è anche il giudice Vigna, che era venuto alla mia mostra. A dire il vero era lì per giocare a scopone con il sindaco e altri amici. Ma Vigna possedeva una Beretta calibro 22. Spezi incontrò Vigna al bar del tribunale e glielo disse, scherzando (giuro che scherzavo!). E Vigna, che oltre a essere magistrato e uomo integerrimo, è anche dotato di grande humour, stette allo scherzo. È un inquirente all'antica, certe nuove tecniche investigative non le conosce. Devo, ora, essere preoccupato per Vigna? Nei primi anni Novanta, per caso, incontrai di nuovo Calamandrei. Era un altro uomo: depresso, stanco, amareggiato. La vita lo aveva colpito duramente. La moglie si era ammalata: schizofrenia. Era arrivato a denunciare lui come mostro di Firenze e altri di altre orribili faccende. Avevano svolto accertamenti, non era risultato niente. Lei fu internata e interdetta. Lui non lo rividi per molti anni, fino al gennaio scorso. Mentre io continuavo a non frequentare Calamandrei, per il mio lavoro feci tante conoscenze e chissà come verranno adesso valutate. Conobbi, per esempio, il magistrato Paolo Canessa, il pm di Pacciani e anche di Calamandrei, e, confesso, accadde che alcune notti di sabato (anche senza luna) passammo del tempo insieme attorno alla mezzanotte. Avevamo i figli nella stessa classe e ci toccava andarli a riprendere alle prime festicciole. Riconfesso: ingannavamo l'attesa chiacchierando, non solo di mostro. Devo stare in pensiero per il dottor Canessa?
Conobbi Michele Giuttari, anche fuori della questura. Mi offriva il caffè da Giacosa e torno a chiedermi: devo stare in pensiero anche per il dottor Giuttari? In fondo lui, che frequentava i miei conoscenti Vigna e Canessa, frequentava anche me, che frequentavo Calamandrei, che conosceva Vanni. Forse ora Giuttari chiederà al giudice Mignini di farsi una perquisizione da solo. Così, tanto per tentare di vederci chiaro.
Rif.1 - Panorama 25 novembre 2004

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