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mercoledì 4 novembre 2009

Simonetta Farci

Agente di commercio a Capoterra (CA). Il 27 aprile 2006 rilasciò spontaneamente alcune dichiarazioni al PM di Perugia Giuliano Mignini.
"Ho vissuto sin dall'età di quattro anni con mia zia, sorella di mia nonna materna, Porcu Maria, deceduta qualche anno fa per un cancro al cervello. Era amica di Francesco e Salvatore Vinci, originari di Villacidro. Con mia zia vivevo a Cagliari, i miei genitori mi avevano affidato a lei, come usa fare in Sardegna. Ricordo che in occasione del primo delitto attribuito al cosiddetto mostro di Firenze, quello dell'estate 1968, mi stavo preparando per il mio compleanno, quindi lo ricordo bene. L'uccisione colpì molto mia zia perché la considerava come fosse la moglie di uno dei Vinci cui lei era molto legata. Maria Porcu mi diceva che la Locci era una donna molto leggera e che i Vinci erano a conoscenza delle sue abitudini amorose. Mia zia mi diceva che i Vinci si confidavano con lei, perché credo che con uno dei due vi fosse stato del tenero. Lei sapeva molte cose della loro vita. Mi disse che si trattava di un crimine non passionale, contrariamente a quello che si ipotizzava. I Vinci sapevano delle scappatelle della Locci e avevano deciso di impaurirla. Mia zia Maria, continuando a parlarmi di questo delitto, mi disse che uno dei due Vinci, presentatosi nei pressi dell'auto dove si trovavano i due amanti, (...) al momento decisivo si spaventò, gli cadde l'arma di mano o forse addirittura la lasciò andare e si allontanò. Nei pressi però vi era un guardone che frequentava un'antica villa che si trovava vicino. Nel periodo estivo questo guardone che si chiamava l'artista, un uomo di mezza età, era ospite della villa. Era un musicista di nome Ferrara e pare che fosse cliente della Locci. Sembra che fosse un pervertito e comunque alterato mentalmente. Mia zia diceva che avesse delle brutte abitudini e aveva commesso delitti su prostitute. È morto alcuni anni fa e da allora non si sono più verificati i delitti. Il Ferrara era conosciuto in zona e aveva rapporti con i Vinci. Sempre a dire di mia zia, era il vero padre di Mario Spezi. (...) Aggiungo che Spezi frequentava il clan Vinci e veniva considerato un personaggio legato ai servizi segreti o alla polizia. Durante il periodo dei delitti del mostro di Firenze, Spezi venne in possesso della pistola marca Beretta di suo padre, il musicista Ferrara. Mia zia mi diceva che il mostro era un giornalista del quotidiano La Nazione, come se vi fosse stato un passaggio di consegne dal padre al figlio. Diceva che Pacciani, Vanni e Lotti erano guardoni che sapevano di questi delitti. Secondo lei si trattava di un gruppo composto da guardoni, persone legate all'esoterismo, feticisti, etc... ognuno copriva l'altro e tutti sapevano chi fosse il vero mostro. (...) Nessuno sa che io sono qua, a Perugia, e le confesso che sino ad ora non ho parlato perché ho paura di Mario Spezi e compagnia".
Tali dichiarazioni furono citate in tribunale a Firenze, il 27 settembre 2007, dall'avvocato Gabriele Zanobini, difensore dell'ex farmacista di San Casciano Francesco Calamandrei. Venuto a conoscenza di dette dichiarazioni Mario Spezi incaricò l'avvocato Alessandro Traversi di denunciare Simonetta Farci per calunnia poichè: "l'intera deposizione è farcita di affermazioni, oltre che false, deliranti, che offendono gravemente la reputazione, non solo del giornalista, ma anche dei suoi più stretti familiari."
Nella foto Giuliano Mignini
Rif.1 - Capoterra on line
Rif.2 - La Nazione - 01 ottobre 2007

2 commenti:

Carlo ha detto...

Ma la Farci fu poi effettivamente querelata, processata e condannata per calunnia?

pico ha detto...

dna di spezi vs dna di ferrara.............molto semplice

 
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