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lunedì 2 novembre 2009

Marzia Pellecchia - Prima parte

Negli anni '80 su consiglio dell'amica Lina Giovagnoli, che si era prestata ad aiutarla economicamente, aveva iniziato a prostituirsi. Il 4 febbraio 2003, davanti alla Polizia Giudiziaria, dichiarò: "Con la Lina sono andata a San Casciano, negli anni Ottanta. Si iniziò anni '80, '80/'81 o giù di lì. Era una casa di campagna, un rudere... ...perché era diroccato. No, no, giardino non c’era. La strada era con dei massi in terra. Era un po’ difficoltosa. Il pavimento era in cotto. Era uno dei pavimenti vecchi di prima, c’era un camino, me lo ricordo perché cuocevano la carne lì gli uomini. In questa casa andai con la Lina, me lo propose lei. Trovai uomini. C’erano uomini, tre/quattro persone. Non avevo mai visto queste persone. Poi, un’altra volta andai anche con un’altra signora, sempre amica della Lina, tale Loredana Miniati. Andai massimo tre volte, una con la Lina e la Miniati e due con la Miniati e la Lina non c’era." Relativamente alle prestazioni richieste: "No, le prestazioni che venivano fatte erano normali, normali, no, no, normali. Erano atteggiamenti, erano persone un po’ scortesi con le ragazze, volgarotti, gente che beveva, sì, un pò contadinotti, le solite facce di sempre". Descrisse inoltre alcune ragazze viste in Via Bellini, presso l'abitazione della Giovagnoli: "Angela, che stava a Prato, l’Emma, una volta ci vidi una brasiliana. A San Casciano invece c’ero io, poi la Lina, poi la Angela Giovagnoli e poi Anna Cantini, (...) una volta ho visto un medico, diceva che faceva il medico e lui si era portato la sua donna; l’ho visto due volte, una volta venne solo e una volta portò una ragazza, bella, giovane, alta un metro e settantacinque; questo medico non era fiorentino. Io ho smesso di andare sia a Firenze, sia in via Bellini, sia nella casa di campagna a San Casciano, nell’anno '82-'83. Ho smesso perché la Lina mi disse che non se la sentiva più. Sull’82 così si finì. Oltre a San Casciano sono stata anche in una casa a Prato". Poi a domanda su che cosa avvenisse in questi incontri, la Pellecchia riferiva: "...c’erano sempre e solo queste tre o quattro persone, molto volgari"; a domanda se si facessero orge, lei rispondeva testualmente: "No si andava ognuno per conto proprio". Poi gli si chiedeva: Che c’era qualche cosa di strano? Aveva notato qualche cosa di strano? "No, non c’era niente di strano, roba di droga, niente, bevevano tanto, io non ho visto che si drogassero, (...) gente volgarotta, si spogliavano, si mettevano a ballare nudi, (...) si cominciava alle sette, sette e mezzo, le otto, fino alle ore ventiquattro. Le veniva mostrato l’album fotografico numero 4 del 4 febbraio 2003 e alla foto numero 1, le veniva chiesto:
-Le mostro la foto numero 1 e poi lei mi dice se le dice qualche cosa oppure se non le dice nulla.
-Mi pare di conoscerlo, questo è il Pacciani.
-Ma di quale foto sta parlando?
-Di questa, della foto numero.. ...Francesco... non si capisce. Questo signore poi mi pare di averlo già visto.
-Dove, signora?
-Non mi ricordo se a San Casciano o in via Bellini. Sì, non è una faccia nuova, ecco... anche questo non è una faccia nuova.
-Di chi sta parlando, signora?
-Della foto numero 2. Della foto numero 2, non mi è una faccia nuova (trattasi del Vanni).
Poi veniva mostrata altra foto, (la numero 3) e la Pellecchia riferiva:
-Anche questo, il seguente signore, io l’ho visto o a San Casciano o in via Bellini
La foto numero 3 era quella del Lotti. Poi la foto n. 4.
-Anche questo io l’ho visto o in via Bellini o a San Casciano
-Di questa... di questo è sicura, della foto numero 4?
-Di queste... di queste sono più sicura di tutte.
Poi vi era la foto n. 5 bis, (Vinci Salvatore), e diceva:
-Anche questo mi pare di averlo visto o a San Casciano o in via Bellini.
Poi alla foto n. 6 la Pellecchia evidenziava:
-Anche questa l’ho già vista, o a San Casciano o in via Bellini, più a San Casciano.
La foto numero 6 corrispondeva al Calamandrei. E a precisa domanda:
-Ma dov’è che l’ha visto? E’ sicura, signora?
-Ora... eh, son foto che di vent’anni fa è un po’ un problema; mi sembra più di averlo visto in via Bellini; forse l’anno scorso andrei sul sicuro, foto di vent’anni fa potrebbe essere, l’ho già detto.
Poi gli si mostrava la foto n. 7.
-Anche questo l’ho già visto.
-Di chi parla, si gnora?
-Eh, questo è lo Zucconi.
-L’ha vista anche questa per sona?
-Sì, sì.
-Lei guardi bene la fotografia numero 7 e ci dica che cosa le dice.
-Mi dice che io l’ho già vista anche questa persona qui, non sono sicura dove l’ho visto. L’ho visto a San Casciano o in via Bellini, anche qui sono incerta, sono incer ta.
Poi le veniva mostrata la foto n. 8, corrispondente al Narducci, e la Pellecchia riferiva:
-Sono incerta.
-Incerta in che senso?
-Incerta in dove lo posso aver visto.
-Ma lei è sicura di averlo visto?
-Sì. Può anche darsi che lo abbia visto, non sono sicura però.
-E che cosa le dice? Qual è il ricordo?
-Una persona di buone maniere, molto raffinata, di buona educazione.
Della foto numero 8:
-Potrebbe essere anche questo, però non ne sono sicura. Mi disse “sono dottore”.
Si trattava sempre del Narducci. Poi si passava alla foto n. 9:
-A me non mi pare di averlo visto in nessun posto.
E poi si continuava:
-Nemmeno questo.
-Di che sta parlando?
-Della foto numero 10.
La foto numero 10 corrispondeva al Calamandrei. Quindi, quest’ultimo era stato riconosciuto nella foto numero 6, mentre nella foto n. 10 non veniva riconosciuto dalla Pellecchia, avendo detto prima di "non averlo visto in nessun posto". Poi si passava alla foto n. 11 (corrispondente ancora al Narducci).
-E questo l’ho visto a San Casciano.
-Ah. E’ sicura di questo?
-Sì, sì, questo sì...
-Se lo ricorda bene? Le disse chi era questo signore?
-No, no.
-Le disse che lavoro faceva?
-No, no. Era venuto in macchina, poteva essere un industriale.
Poi si passava a chiederle in quali altri posti lei ricordava di essere stata e lei diceva: "Sono stata anche in una villetta a Poggio a Caiano". A domanda se ricordasse qualche nome delle persone con le quali si incontrava, rispondeva: "Non mi ricordo di aver conosciuto qualcuno di nome Francesco di San Casciano. Sono persone che ho visto due volte in questa casa, ci sono stata due volte e basta, sto parlando della casa di San Casciano. (...) Queste feste nella casa di San Casciano venivano fatte infrasettimana, mai di sabato nè di domenica, e venivano fatte dalle diciannove e trenta a mezzanotte".
-Ci ribadisce le donne che venivano con lei nella casa di San Casciano?
-La Angiola Giovagnoli, detta Lina, l’Anna Cantini, che abita in via della Casella, vicino a me, e la Loredana Miniati. Non ho mai visto ragazze minorenni.
-Ma il proprietario di questa casa di San Casciano chi potrebbe essere?,
-Mha, potrebbe essere quello rappresentato dalla foto numero 4 (Giovanni Faggi).
Circa la foto num. 11, ove era rappresentato il medico Jacchia, la Pellecchia diceva: "Anche questo mi pare, ma non son sicura, non lo so. La casa a me non dava l’idea di essere abitata, era diroccata".
-Ma questo signore che è scritto su questo foglio intestato qui -pag. 67, che il sovrintendente Natalini riferiva essere Francesco Calamandrei - “le dice nulla?
-No, non saprei
-Ma è sicura?
-Io non lo conosco questo Francesco Calamandrei.
-Non le dice nulla?
-Nulla.
-Ma fra questi uomini c’era qualcuno, li ha mai sentiti parlare di Perugia, dell’Umbria?
-No, io non li ho mai sentiti parlare di Perugia e dell’Umbria
-Il nome Narducci Francesco l’ha mai sentito nominare?
-Nz (che sembrerebbe un no).
-E in questi ambienti qui si parlava di magia nera, si parlava di riti?,
-No, no, non ho mai sentito parlare....
-Nemmeno che riguarda le messe nere, le sette sataniche, così, crocifissi, questa robaccia qui?
-Non ho mai visto mai roba così, mai vista.
Segue...
Rif.1 - Sentenza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze contro Francesco Calamandrei del 21 maggio 2008

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