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venerdì 13 novembre 2009

Marco Reinecke

Figlio della prima moglie di Rolf Reinecke. Il 16 ottobre 2003, dichiarò che il padre nel 1983/1984 era tornato, senza dire loro nulla, ad abitare in Germania, che odiava la moglie, tanto che era stata la loro madre a chiedere la separazione, che era morto per infarto in Germania nel 1995, che la nuova moglie, Francoise Walther, era interessata alla magia e frequentava maghi ed astrologi. Aggiunse: "in merito al duplice omicidio dei tedeschi avvenuto a Giogoli nel 1983, ricordo quanto segue: mio padre la domenica del duplice omicidio o i giorni immediatamente successivi, poteva essere la domenica successiva, si giustificò di un ritardo o di un mancato appuntamento, in quanto trattenuto dalle autorità competenti a seguito del ritrovamento dei due ragazzi tedeschi uccisi a Giogoli. Mio padre mi disse che la sera prima del ritrovamento dei due corpi, sul tardi, aveva visto un furgone Volkswagen appartato in un boschetto. L’aveva rivisto la mattina successiva nello stesso punto con un vetro rotto. Si avvicinò e vide due ragazzi morti, notò i capelli lunghi e per questo non capì se si trattava di due uomini o un uomo e una donna. Disse che aveva spontaneamente consegnato una pistola calibro 22, che lui deteneva da tempo con regolare licenza alle autorità presenti, che lui stesso aveva provveduto a chiamare. Mio padre si dimostrò allarmato in quanto era venuto a conoscenza che i delitti commessi dal cosiddetto mostro di Firenze erano stati eseguiti proprio con una pistola calibro 22 Preciso meglio, mio padre, nel dirmi che era allarmato, mi fece capire di esserlo proprio per eventuali problemi con la giustizia derivanti dal fatto di aver consegnato una pistola calibro 22 che era dello stesso tipo di quella usata nei delitti del cosiddetto mostro di Firenze. Era anche rammaricato dal fatto di non detenerla più. Questa è stata la prima ed unica volta che mio padre mi ha parlato del duplice omicidio di Giogoli".
In una successiva occasione, il 17 novembre 2003, riferì che il padre era socio nel Club nautico di Carrara e di quello di Cala Galera, vicino a Porto Ercole e che possedeva un motoscafo abbastanza grande con due motori fuori bordo. Aggiungeva anche che in una occasione il genitore lo aveva portato al lago Trasimeno a visitare il Museo dell’aviazione.
Circa il racconto fatto in relazione alla scoperta dei due cadaveri, va rilevato che, dagli atti, risulta che il Reinecke all’epoca ebbe a dichiarare di aver scoperto il furgone la mattina del giorno del ritrovamento dei cadaveri e non già la sera precedente e che, quando si era avvicinato ad esso, aveva pensato che l’occupante stesse dormendo. La polizia giudiziaria constatava inoltre che non risultava che lo stesso avesse consegnato una calibro 22, nè che a seguito della perquisizione eseguita nella sua abitazione, fosse stata rinvenuta un'arma di detto calibro.
Rif.1 - Sentenza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze contro Francesco Calamandrei del 21 maggio 2008

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