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venerdì 30 ottobre 2009

Elisabetta Marinacci

Il 20 aprile 2005 dinanzi ai PM Dott. Mignini e dott. Crini in Roma dichiarò: "Premetto che io sono amica da lunga data di ...omissis... che ho conosciuto al conservatorio di Santa Cecilia. Circa quattro anni fa fui trasferita alla cattedra musicale dell'Istituto Marco Polo, presso la scuola media Franco Ferrara di Roma. Recentemente, parlando con ...omissis... le ho detto dove insegnavo, e per rimarcare questa affermazione e anche il fatto che il Ferrara fosse stato nostro docente di direzione di orchestra, ...omissis... ha mostrato un vivo interesse per questa figura, mi ha fatto capire che avrebbe gradito sapere qualcosa di più di questo personaggio, poi mi ha invitato a parlare dell’argomento con G.C. amica della stessa che io non conoscevo, poi ho avuto un colloquio con quest'ultima, con la mia amica ...omissis... mi pare fosse Gennaio di quest'anno. Poi mi ha fatto domande sui rapporti di mio padre nell’ambiente fiorentino e io le ho raccontato quanto avrei riferito alla sezione di polizia giudiziaria di Perugia. Nel '73 mio padre si era operato di ernia al disco presso il professor ...omissis... di Firenze e sia per questo episodio, sia per la paraplegia che lo colpì in seguito all’incidente automobilistico che subì nell’anno '96, mio padre ha poi frequentato il centro traumatologico ortopedico di Firenze, tra i quali collaboratori di ...omissis... c'era anche Jacchia. L'episodio che ho descritto è accaduto pochi mesi prima della morte di mio padre, morto esattamente il giorno prima dell’omicidio degli Scopeti, il 7 Settembre 1985. Durante il viaggio verso Milano decidemmo di fermarci a San Casciano perché io dovevo fare una tesi di storia della musica e stavo approfondendo il periodo medioevale. (...) Mio padre soffriva di disturbi gastrici che derivavano dall’immobilità e quindi entrammo nel centro di San Casciano, c’è un’unica farmacia, che so essere quella del dottor Calamandrei e ci siamo recati per acquistare il farmaco Exen che mio padre assumeva per i disturbi. Quando siamo entrati erano presenti in farmacia, il titolare, un uomo di 40-45 anni, abbastanza robusto e uno più magro e molto meno alto del farmacista che ho saputo essere il farmacista. Ricordo che aveva questi capelli scuri, la pelle del volto piuttosto scura e l’espressione torva." Le fu mostrato un album contenente fotografie, la Marinacci riferì: "...l'uomo che vedo raffigurato nella foto l'ho visto altre volte e non escludo che possa essere il giornalista conosciuto nella farmacia del Calamandrei. L’uomo che vedo potrebbe essere il farmacista anche se quello era più giovane. Da come il farmacista si è rivolto a mio padre ho avuto la sensazione che si conoscessero; nel presentarmi il farmacista mio padre mi disse che era il dottor Calamandrei; anche il giornalista presente conosceva di fama mio padre il quale ha cominciato a rappresentare i suoi problemi di salute. A questo punto il giornalista, rivolto al Calamandrei, gli ha suggerito di fare una visita dal Dottor Narducci di Perugia e il Calamandrei ha convenuto con il giornalista; anche mio padre ha detto di conoscere di fama il Narducci. Pensavo che dovessimo recarci a Perugia per la visita, e invece il farmacista parlando a telefono con quest’ultimo che chiamò in quel momento si sentì dire che tanto quest’ultimo si sarebbe dovuto recare a San Casciano Val di Pesa entro un paio di giorni e a quel punto il farmacista gli ha detto che poteva visitare mio padre nell’ambulatorio annesso alla farmacia e l’appuntamento fu così fissato. Aggiungo anche che circa due anni prima mi ero allontanata da casa dopo una lite con ì miei genitori accettando di presentarmi nella zona di Tor Vergara, che aveva inserito un annuncio di lavoro sul quotidiano il Messaggero. E questo medico che aveva inserito un annuncio sul Messaggero. mi ha tenuta segregata con violenze e minacce nella mia abitazione per circa quattro mesi e durante questo periodo mi ha portato anche in Toscana ma non ricordo dove; all’epoca quest’uomo aveva 48 anni, rammento anche che questi aveva amicizie molto importanti. Posso dire che al momento di lasciare la farmacia, sentii il giornalista rivolgersi al farmacista chiedendogli, “è uno dei nostri?”, alludendo a mio padre. La cosa mi colpì tanto che in auto chiesi a mio padre spiegazioni di quell’espressione ma mio padre non mi rispose come faceva quando non voleva che ci interessassimo di queste cose. Non so se questa domanda potesse alludere alla massoneria, di cui comunque ho sentito parlare in casa, dopo un paio di giorni tornammo alla farmacia del dottor Calamnandrei e lì incontrammo un dottore che mi venne presentato come il dottor Francesco Narducci. Posso dire che quest uomo, avrà avuto trent’anni, mi colpì per il bell’aspetto, aveva capelli e occhi chiari, all’incirca uno e settanta, lo riconosco perfettamente, non c’è dubbio, 1,2,3 e 4, ma in particolare nella foto numero 2. Era una persona distinta, vidi che parlava con il farmacista e mi sembrò proprio che si dessero del tu, dopo un breve colloquio salimmo al piano superiore della farmacia e quindi con il dottor Narducci, la visita durò circa un’ora e anche il Narducci consigliò l’intervento suggerendo a mio padre una gastroscopia; aggiungo anche che mio padre frequentava personaggi importanti come ...omissis..."
Il Narducci, che poi lei aveva riconosciuto, era stato introdotto dal musicista ...omissis... nominato nelle dichiarazioni di ...omissis... del 27 aprile 2006, la quale riferiva, per il punto che qui interessa, che lei era la nipote della sarta amica dei Vinci e quest’ultimo gli aveva riferito che in realtà il “mostro di Firenze” non era il Pacciani ma il figlio naturale del musicista ...omissis..., il quale all’epoca del '68 soggiornava in Castelletti a Lastra a Signa, era un depravato ed alcolizzato, cliente della Locci, e sosteneva che quella sera non fu il Mele, che era stato condannato con sentenza passato in giudicato, a commettere gli omicidi, ma il ...omissis... di cui ha parlato anche la ...omissis... il quale sparò con la calibro 22 che aveva lui, e che poi aveva passato al giornalista, suo figlio naturale, il quale poi con la medesima pistola avrebbe commesso tutti i successivi sette duplici omicidi, protetto prima dal Questore ...omissis..., che era come lui sardo, che, a sua volta, proteggeva i sardi che operavano i sequestri in Toscana, e poi che era ugualmente stato coperto dal dottor ...omissis..., all’epoca non ancora capo della polizia.
Rif.1 - Sentenza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze contro Francesco Calamandrei del 21 maggio 2008

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