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giovedì 16 aprile 2009

Barbara Locci

Nacque l'8 giugno 1937 a Villasalto in provincia di Cagliari. Nel 1960 conobbe Stefano Mele e si sposò. I due si trasferirono a Prato in casa dei genitori di Stefano. Il 25 dicembre dell'anno succesivo nacque Natale. E' di quegli anni la frequentazione di Barbara di un bar di piazza Mercatale a Prato che tutti chiamavano il "bar dei sardi". Qui conobbe Giovanni Vinci di cui divenne l'amante. Palmerio Mele, padre di Stefano, si accorse della vivacità sessuale della nuora e dell'incapacità del figlio di farsi rispettare e li cacciò di casa. Questi andarono ad abitare a Lastra a Signa in via XXIV maggio, 177. Durante una fiera a Lastra a Signa, Giovanni Vinci presentò Barbara Locci ed il marito, al fratello minore Salvatore che di lì a poco ne divenne il nuovo amante. Salvatori Vinci nel 1961 si stabilì a casa di Stefano Mele e vi rimase fino al 1967, quando entrò in scena il terzo dei fratelli Vinci, Francesco. Anche Francesco ebbe una storia con Barbara, forse la più morbosa e passionale. Nonostante la gelosia di Francesco, Barbara ebbe comunque modo di frequentare altri uomini in quegli anni e di essere nominata "ape regina" da chi la conoscesse. Nell'estate del 1968 Barbara Locci conobbe Antonio Lo Bianco. Il 21 agosto i due, con il piccolo Natalino Mele, si recarono al Cinema Giardino Michelacci a Lastra a Signa. Secondo "La leggenda del vampa" quella sera veniva proiettato il film Helga, il miracolo dell'amore, un film tedesco vietato ai minori di 14 anni. Dal testo "Storia delle merende infami" emerge invece che il film proiettato era Nuda per un pugno d'eroi un film giapponese di guerra. I tre entrarono al cinema per assistere al secondo spettacolo, il gestore della sala, Elio Pugi, nei giorni successivi, li riconobbe nelle foto pubblicate sui giornali. Al termine della proiezione i tre recuperarono la Giulietta 1660 di proprietà del Lo Bianco e si appartarono poco distanti dal cinema. Natalino Mele dormiva da un pezzo, quando i due giovani, in atteggiamenti intimi, furono raggiunti da 4 colpi di pistola ciascuno, nel primo degli otto omicidi attribuiti al "mostro di Firenze". Dell'omicidio fu inizialmente accusato Stefano Mele che processato nel marzo del 1970 fu condannato per i reati di omicidio, calunnia, detenzione e porto abusivo d'arma alla pena di sedici anni e dieci mesi di reclusione e a tre anni di ricovero in casa di cura e custodia.

2 commenti:

Spix ha detto...

Vale come commento a tutto il sito: complimenti! Hai fatto (e stai facendo) davvero un gran bel lavoro!

Flanz ha detto...

Grazie!!
Ciao

Flanz

 
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