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domenica 8 marzo 2009

Rosina Massa

Originaria di Domus Novus in provincia di Cagliari, il 23 aprile del 1962 si sposò con Salvatore Vinci. I due abitavano alla Briglia di Vaiano in provincia di Prato. Dal loro matrimonio vengono alla luce tre figli: Marco, Giancarlo e Roberto. Il carattere violento e le sempre maggiori perversioni sessuali del marito, la fecero fuggire, nei primi anni '70, a Trieste con un giovane di nome Sergio.
Il 15 aprile 1985, davanti al magistrato Adolfo Izzo, rilasciò le dichiarazioni che seguono.
"Una volta, Salvatore mi riaccompagnò a casa in moto, a Prato. Passammo da certi Mele, anche loro sardi, dove lui abitava, perché non potevamo ancora permetterci una casa tutta per noi, e io stavo a servizio. Mi disse di aspettare fuori perché doveva cambiarsi la camicia. Vidi uscire una donna con pochi capelli (Barbara Locci ndr) e allora chiesi a mio marito chi fosse e lui mi disse che era un'altra che abitava lì aspettando di trovare una sistemazione." (...)
"Eravamo giovani sposi, che una sera Salvatore arrivò a casa con una coppia di amici e mi disse che avremmo dovuto ospitarli per quella notte. Bene. Più tardi, quando mi alzai per andare in bagno, sentii dei bisbigli venire dalla stanza dove era la coppia e riconobbi la voce di mio marito. Entrai e che ti vedo? Salvatore a letto con quei due! Chiaro che mi arrabbiai. Dissi alla donna e a suo marito, se era il marito, di andarsene e alla svelta. E sapete che fece Salvatore? Si arrabbiò da far paura, mi afferrò per i capelli e mi costrinse a inginocchiarmi davanti a quei due e a chiedergli scusa! E mica finì lì. Un'altra volta mi presentò un'altra coppia giovane, si erano appena sposati, e prendemmo a frequentarci. Una sera restarono a dormire da noi. Ebbene, quella notte, mi sentii toccare da una mano ghiacciata e udii un rumore strano, come se fosse caduto qualcosa. Feci per accendere la luce e sentii la voce di mio marito che mi disse di non farlo, che non era successo niente. Passò un'altra oretta e mi sentii di nuovo toccare sulla gamba, e questa volta mi alzai di scatto e accesi la luce. Bè, nel mio letto, oltre a mio marito, c'era anche il suo amico, Saverio! Scattai in piedi e andai in cucina tutta frastornata, volevo capire che cosa stesse accadendo. E fu lì che Salvatore mi raggiunse. Cercò di tranquillizzarmi, mi disse che non dovevo meravigliarmi, che non c'era niente di strano, e mi invitò a tornare a letto. E poi, il giorno dopo, riprese l'argomento, per dirmi che lui aveva già avuto un'esperienza a tre, anche con la moglie del suo amico, la Gina, e mi diceva di fare la stessa cosa, che era divertente, che nel continente si usava così. Insomma, alla fine mi ritrovai Saverio a letto con Salvatore, che prima ebbe un rapporto con me e poi con il suo amico. Andò avanti per diverso tempo. Se protestavo, mi picchiava. Mi fece avere rapporti anche con Saverio, mentre lui stava a guardare, e poi anche esperienze a quattro. E, quando era così, Salvatore e Saverio si toccavano, si accarezzavano, prendevano a turno il ruolo dell'uomo e della donna, davanti a me e alla Gina! E da allora Salvatore ha cominciato a portarmi in casa i suoi amici, ma anche conoscenze occasionali, e io dovevo stare con loro. Mi portava nei cinema a luci rosse, adocchiava delle persone, poi me le presentava e magari mi faceva avere rapporti con loro, anche in macchina, ma spesso a casa. E mi dispiaceva ancora di più, perché in quel periodo era arrivato dalla Sardegna suo figlio Antonio, che aveva solo quattro anni. Lo chiamavamo Antonello, adesso. Avevo paura che assistesse a tutto quel giro perverso di coppie, ai nostri litigi, a lui che mi maltrattava."
Il 14 luglio 1994, durante il processo a Pietro Pacciani, fu ascoltata in merito alla sua relazione con Salvatore Vinci. La donna confermò che il marito la obbligava a partecipare a incontri a tre e a quattro e spesso veniva portata al parco delle Cascine per adescare uomini con cui avrebbero avuto rapporti sessuali. Disse inoltre: "I coniugi Biancalani erano gli amanti di mio marito", "Tutt'e due". Asserì di non aver mai visto o conosciuto Pietro Pacciani.
Rif.1 - Dolci colline di sangue pag.
Rif.2 - La Stampa - 15 luglio 1994 pag.12
Vedi anche:
Rosina Massa - Deposizione del 14 luglio 1991

1 commento:

acciderbino ha detto...

C'è un errore probabilmente di stampa all'inizio: Rosina non fuggì a Trieste all'inizio degli anni '70.
Fuggì una prima volta tornando in Sardegna verso metà del 1974 (e ricordiamo che il delitto Pettini Gentilcore avvenne in settembre di quell'anno), ma non trovando di che vivere fece ritorno da Salvatore a fine anno. Invece fuggì a Trieste con un certo Sergio (dipendente di Salvatore e partecipe dei consueti "menages a troix") che appunto era triestino, ma qui siamo all'inizio degli anni '80. Poco dopo iniziarono i delitti propriamente seriali.

 
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