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domenica 1 febbraio 2009

Suor Elisabetta

Anna Maria. Originaria di Piacenza. Suora dell' ordine delle Figlie della Carità fondato da San Vincenzo de' Paoli. Conobbe Pietro Pacciani presso il carcere di Sollicciano, lo ospitò dopo l'assoluzione in Appello, presso la casa di accoglienza Il Samaritano in via Dè Michelozzi, 2 a Firenze, destinata a detenuti che usufruivano di benefici penitenziari ed ex-detenuti. Innocentista, ha sempre sostenuto l'estraneità di Pietro Pacciani ai delitti del mostro di Firenze. Il 28 giugno 1996, durante una conversazione telefonica, intercettata dalla Polizia, Suor Elisabetta aveva detto a Pacciani: "...poi presto ci vediamo per andare alla posta (...) riprendo tutto, mettiamo a posto le cose, se lei vuole lasciarli a me questi fogli li riprendo io (...)". Fu richiesta al PM una autorizzazione ad effettuare una perquisizione domiciliare a Suor Elisabetta perchè "si ha il fondato motivo di ritenere che presso l'abitazione possano rinvenirsi cose o tracce pertinenti ai delitti per i quali si procede e in particolare per il reato di associazione per delinquere finalizzato alla commissione di omicidio ai danni di giovani coppie". Il 3 luglio 1996, il capo della squadra mobile, Michele Giuttari ed i suoi collaboratori si presentarono alle sette di mattina presso il centro di accoglienza. Furono sequestrati appunti, agende, memoriali e lettere, e 157.890.039 milioni in buoni postali fruttiferi emessi dagli uffici postali di Monteferididolfi, San Casciano, Cerbaia e Mercatale e libretti di risparmio aperti a Mercatale e Scandicci, affidati da Pacciani a Suor Elisabetta perchè: "la mì' moglie era malata e con i quattrini 'un ci capisce nulla, neanche io sono bravo". Relativamente all'entità degli importi Suor Elisabetta dichiarò: "Pacciani mi disse che tali somme derivavano in parte dai proventi del suo lavoro in carcere durante il periodo della prima detenzione, in parte da somme che aveva ricevuto dalla propria sorella, in parte dalle pensioni dei suoceri e ancora in parte dal proprio lavoro".
Dopo 13 ore in Questura, Suor Elisabetta, espresse le sue perplessità con l'avvocato difensore di Pacciani, Nino Marazzita e con alcuni giornalisti: "Sono allibita finalmente ho avuto l' opportunità di toccare con mano l'incapacità totale degli investigatori a seguire un filo logico nelle loro domande. (...) Noi non abbiamo niente da nascondere. Pacciani è stato assistito come tutti gli altri che seguiamo. Lui ha bisogno di questo tipo di assistenza: poveretto, non può più contare sulla moglie perchè gliel' hanno presa e lo hanno ingannato, non facendogliela più trovare. (...) Pacciani è uno che crede, quindi ancora di più è doveroso dargli una mano".
Rif.1 - La Stampa - 4 luglio 1996 pag.12
Rif.2 - Corriere della Sera - 5 luglio 1996 pag.15
Rif.3 - Il mostro pag. 239
Vedi anche:
Suor Elisabetta e Pietro Pacciani


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