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mercoledì 15 luglio 2009

Edoardo Iacovacci

"Agente della DIGOS di Firenze, verso le 10,30 (sabato 7 settembre 1985 n.d.r.) stava percorrendo la strada degli Scopeti, provenendo dalla città e diretto verso S.Casciano, quando, avendo necessità di soddisfare un bisogno corporale, si era immesso nella piazzola dove si trovavano l'auto Golf bianca e la tenda dei giovani francesi. Dopo aver fatto inversione di marcia nei pressi della tenda, intorno alla quale non vi era nessuno, era tornato sui suoi passi fermandosi più in basso, ma sempre sulla stradina sterrata che immetteva al piazzaletto più interno. Soddisfatti poi i suoi bisogni si era trattenuto in macchina a leggere il giornale ed in quel mentre aveva visto un ciclomotore tipo Gilera di colore celeste procedere lentamente sulla strada asfaltata, provenendo da S.Casciano e diretto verso Tavarnuzze. A bordo vi era un uomo dai capelli grigi, lisci, età sui 50 anni, di corporatura robusta, indossante una camicia celeste a quadretti chiari. Costui, fermatosi all'altezza dello sbocco della stradina sterrata con la strada asfaltata, aveva appoggiato il ciclomotore ad un pino e si era inoltrato nella macchia sottostante al punto in cui si trovava l'auto dello Iacovacci. Questi lo aveva sentito muoversi dentro la macchia per circa cinque minuti, dopodiché era uscito e, ripreso il motorino, se ne era andato in direzione di Tavarnuzze. I fatti così riferiti sinteticamente risultano da una relazione di servizio stesa dallo Iacovacci in data 10 settembre 1985, diretta ai dirigenti dell'epoca della DIGOS e della Squadra Mobile, incredibilmente rimasta priva di alcun seguito ed addirittura introvabile, tanto che l'unica copia che è stato possibile acquisire era quella che lo stesso Iacovacci aveva tenuto per sé.
Sentito dal PM ai sensi dell'art. 362 CPP il 10 febbraio 1994, lo Iacovacci precisava di non essersi mai occupato delle indagini sul c.d. "mostro" ed anche quando erano comparse sui giornali le prime foto del Pacciani in relazione alla serie di duplici delitti non aveva mai fatto mente locale per cercare di ricordare se la persona effigiata sui giornali potesse essere la stessa che aveva visto nella situazione descritta nel settembre 1985. Tale associazione egli non l'aveva mai fatta, in primo luogo perchè sui giornali si era parlato delle più svariate persone accusate di essere il mostro e poi scagionate, in secondo luogo perchè la persona che lui aveva visto quel giorno e che aveva descritto nella sua relazione, come corporatura era più snella e appariva più alta rispetto alle foto del Pacciani pubblicate sui giornali. Del fatto di cui era stato testimone aveva ricordato solo nell'ottobre-novembre 1993 durante un corso di aggiornamento in Questura tenuto dall'ispettore Lamperi: inutilmente però la relazione da lui stesa era stata ricercata sia presso l'archivio della SAM, sia in quello della DIGOS, ricerca resa difficile anche dal fatto che egli non sapeva sotto quale voce fosse stata archiviata: egli stesso poi, dopo aver inutilmente cercata la copia della relazione in suo possesso, l'aveva trovata casualmente in casa sua a Firenze dentro una cartelletta. A richiesta del PM lo Iacovacci ripeteva di aver visto bene l'uomo, perchè aveva appoggiato il motorino ad un pino a 15/20 metri di distanza. Egli aveva avuto la sensazione che costui fosse un guardone perchè lo aveva udito camminare all'interno della macchia come se cercasse qualcuno e lo aveva sentito dirigersi all'altezza del piazzale dove si trovavano la Golf e la tenda, i cui occupanti egli riteneva fossero all'interno a dormire: lo sconosciuto si era trattenuto lì un po' e poi era tornato indietro riprendendo il motorino e andandosene. Lo Iacovacci ripeteva poi che la persona effigiata nelle foto che l'ispettore Lamperi gli aveva mostrato (erano le già ricordate immagini del Pacciani scattate in occasione della festa dell'uva del 1983 a Mercatale) assomigliava come fisionomia all'uomo che egli aveva visto quella mattina.
In dibattimento lo Iacovacci ripeteva la sua versione dei fatti, precisando che, quando l'uomo si era inoltrato nella boscaglia, gli aveva dato l'impressione non di chi avesse necessità di soddisfare un bisogno fisico, ma piuttosto di uno che fosse alla ricerca di una probabile compagna di esso teste che si fosse appartata un attimo all'interno dei cespugli: insomma un guardone. Chiestogli di precisare le caratteristiche somatiche dell'individuo dichiarava che la fisionomia era quella di un uomo alto circa m.1.70, capelli brizzolati, pettinati all'indietro, gambe un po' arcuate, stomaco prominente, camicia chiara a quadrettoni, pantaloni blu.
Lo Iacovacci nella relazione di servizio aveva specificato che trattavasi di un ciclomotore di colore celeste che gli pareva essere un "Gilera". Interrogato sul punto dal PM aveva riferito che l'ispettore Lamperi gli aveva fatto vedere una foto del motorino sequestrato al Pacciani: in proposito egli precisava che il motorino in possesso dell'uomo era abbastanza malandato e lui aveva scritto nella relazione che gli sembrava un "Gilera" perchè simile ad uno, anch'esso in sequestro, posteggiato nel cortile della Questura che gli sembrava fosse un "Gilera". Comunque il motorino da lui visto era di un colore azzurro celestino sbiadito, il serbatoio era sicuramente a goccia, posto non orizzontalmente, parallelo alla strada, ma in posizione obliqua tra il manubrio ed i pedali. Quando l'ispettore Lamperi gli aveva mostrato le foto del motorino del Pacciani, gli era sembrato di riconoscere con sicurezza la forma del motorino dell'uomo, anche se i colori non erano quelli: le foto infatti raffiguravano un motorino giallo e celeste, mentre quello da lui visto non era sicuramente giallo ed il celeste gli era sembrato più sbiadito."
Fu ascoltato nell'udienza del 6 giugno 1994 nel processo a Pietro Pacciani.
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)
Vedi anche:
Edoardo Iacovacci - Deposizione del 06 giugno 1994

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