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domenica 6 settembre 2009

Benito Acomanni

"Il piu' grande venditore di automobili di Firenze" si definì nell'udienza del 30 maggio 1994 durante il processo a Pietro Pacciani. Riferì: "Ricordo tutto. Non a caso a scuola mi chiamavano Pico della Mirandola. Nel febbraio 1981 mi trovavo, in un bosco nella zona di Crespello, nel mio furgone, un Ford Transit, con una signorina. Lo vidi con un berretto munito di visiera, sotto la quale campeggiavano, sul volto roseo, degli occhiali che mi sembrarono sprovvisti di lenti". Lo interruppe il PM: "Come fa a esserne sicuro?", rispose Acomanni: "Assenza di riflessi sulla superficie vetrosa. Un fenomeno fisico elementare", indossava un soprabito beige, pantaloni color sabbia, scarpe da lavoro. L'uomo cercava di aggirare il furgone dalla parte anteriore in modo da portarsi verso lo sportello dal lato dove si trovava la donna. L'Acomanni aveva allora rimesso in moto il mezzo allontanandosi di alcuni chilometri in direzione di Panzano, fermandosi poi più in alto su una stradella sterrata laterale alla strada. Poco tempo dopo però aveva sentito arrivare un ciclomotore e, guardando dallo specchio retrovisore, aveva visto lo stesso individuo, alla guida di un motorino di colore rosso con le ruote raggiate, il quale, dopo essersi fermato posteggiando il motomezzo sulla strada asfaltata, sul lato opposto rispetto all'imbocco della stradella dove l'Acomanni era in sosta col furgone, aveva poi attraversato la carreggiata in direzione di questo. Il teste ha riferito di essersi a quel punto allarmato, poiché aveva potuto notare che l'uomo, oltre l'abbigliamento già descritto, calzava anche guanti neri, forse di gomma o di plastica, non giustificati dal clima, visto che era un pomeriggio di sole e non faceva freddo. Inoltre, non appena raggiunto il bosco, lo sconosciuto sembrava diventato un'altra persona: aveva aumentato l'andatura, procedeva rapidamente verso il furgone, con il ventre proteso verso terra, quasi come un gatto. Rendendosi conto del potenziale pericolo, visto che il guardone doveva conoscere bene la zona se era stato in grado di rintracciare in breve tempo il furgone, l'Acomanni era disceso dall'automezzo e, raccolti alcuni sassi, li aveva scagliati all'indirizzo dell'individuo: questi, sorpreso, si era rialzato ed era poi tornato sui suoi passi, riprendendo il motorino e ripartendo verso Mercatale.
L'Acomanni ha spiegato poi che il collegamento tra il guardone incontrato nel bosco ed il Pacciani egli lo aveva fatto solo molti anni dopo quando nel 1992 aveva visto un servizio televisivo su costui e la di lui immagine riprodotta su giornali. In particolare poi a sollecitare la sua memoria erano state quelle foto dove il Pacciani compariva portando un berretto con visiera rialzata, come il guardone visto nel bosco di Crespello. Ancora si era accorto che la figura di quell'uomo egli l'aveva già vista e corrispondeva ad una persona incontrata per caso a Mercatale Val di Pesa in casa della vedova Assunta Ricci: tale persona lo aveva portato a vedere una casa in piazza dei Popolo che diceva di avere acquistato per le figlie.
Ciò era avvenuto in un periodo successivo a quello in cui si era verificato l'episodio del quardone, ma egli non aveva riconosciuto all'epoca il Pacciani, mentre il collegamento era avvenuto invece anni dopo quando aveva visto le immagini di costui col berretto a visiera rialzata.
Rif.1 - Corriere della Sera - 31 maggio 1994 pag.19
Rif.2 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani
Vedi anche: Deposizione del 30 maggio 1994

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